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Il Calcio Racconta

1971… quando in Iran le donne potevano giocare a calcio

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Lo scorso 10 ottobre è stata una data storica per il calcio iraniano. Non tanto per la roboante vittoria per 14-0 della nazionale sulla Cambogia (incontro valido per le qualificazioni ai prossimi Mondiali) quanto per la presenza di circa 3.500 tifose sugli spalti dello stadio Azadi di Teheran. Un evento eccezionale dal momento che alle donne era vietato l’ingresso nei campi di calcio dal 1981.

Delle deroghe erano state concesse solamente per eventi di grande portata, come per i mondiali di Russia 2018, dove le donne andarono in trasferta a seguire la nazionale, e per la finale di Champions League asiatica, in cui era impegnato il club iraniano del Persepolis.

Questa “apertura” però “è valida solo per le partite internazionali” ed è avvenuta solamente a seguito delle pressioni fatte dalla FIFA e dall’eco mondiale che ha suscitato la morte di una giovane tifosa dell’Esteghlal, squadra di serie A iraniana militante nella Persian Gulf Pro League, che si è bruciata davanti al tribunale per rivendicare il diritto delle donne di poter entrare allo stadio.

Eppure 48 anni fa le ragazze iraniane potevano addirittura giocare a calcio.

Tanto che nel mese di maggio del 1971 si disputò una doppia amichevole contro le azzurre.

Promotrice di questa iniziativa era stata la Regina d’Iran Farah Diba, che decise di invitare nel suo paese la nazionale di calcio femminile della FFIGC, da poco costituitasi e presieduta da Leandro Franchi.

Il calcio femminile in Iran era stato introdotto nel 1969 da Farvis Abutaleb, che lo aveva scoperto due anni prima durante un viaggio in Giappone. Quest’ultimo, dopo aver radunato un discreto numero di praticanti, aveva allestito a Teheran un mini torneo a cui parteciparono 3 squadre (Taj, Deihim e Afssar) ed era diventato l’allenatore della nazionale.

L’idea aveva riscosso il gradimento della Regina Farah Diba, che l’aveva sostenuta in quanto riteneva che questo sport potesse stimolare e sostenere l’emancipazione della donna iraniana.

La selezione azzurra, partita alla volta di Teheran, era composta da sedici calciatrici ed era guidata dall’Avv. Trabucco. Si giocarono due match, entrambi allo stadio Amjadieh. Nel primo, disputatosi il 7 maggio, l’Italia si impose per 2-0 grazie alle reti segnate nella ripresa da Medri e Bertolo. Altra vittoria delle italiane, questa volta per 5-0 (marcatrici Nonni, Gerwien, autrice di una doppietta, Pesenti e Gualdi), nella partita del 9 maggio.

La comitiva azzurra rientrò il 13 maggio non prima di aver ricevuto tutti gli onori del caso. Infatti le italiane, nel loro ultimo giorno di permanenza, nella mattinata erano state protagoniste di un ricevimento organizzato dall’Ambasciatore Gerolamo Pignatti presso la sede dell’Ambasciata d’Italia. Poi nel pomeriggio furono le ospiti d’onore della Regina Farah Diba all’Imperial Country Club per la gara inaugurale della settima prova professionisti del tennis. Ed infine la sera vi fu una grande festa nella villa del Dott. Giuseppe Panocchia, che ricopriva il ruolo di Primo Segretario dell’Ambasciata.

Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile” della GEO Edizioni (Prefazione scritta dal Vice Presidente L.N.D. Delegato per il Calcio Femminile Sandro Morgana).

Ingegnere palermitano con la passione per il giornalismo e il calcio femminile. Autore di due libri: "Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista" e "Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile".

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Un giovane attaccante “povero”: Pulici, bravo ma sfortunato

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Un titolo che sembra una condanna, “povero” e “sfortunato” i termini utilizzati per descrivere il giovane Paolino Pulici. Così, in maniera impietosa, l’attaccante granata viene definito. L’articolo de “La Stampa”, datato 3 aprile 1970, passa poi ad analizzare tutti gli errori

“L’attacco del Torino, con diciannove reti, è uno dei più poveri del campionato, e l’attaccante più povero è Paolo Pulici. Lo avevano definito «il nuovo Riva», un «prodigio», una «forza della natura», invece non segna reti da un anno. Ricapitoliamo con Pulici la sfortunata serie delle più clamorose occasioni, mancate”, questa la premessa prima di analizzare tutti gli errori dell’attaccante partita per partita.

“JUVENTUS-TORINO 1-2: al 35′ del secondo tempo butta fuori un pallone d’oro regalatogli da Tancredi.

FIORENTINA-TORINO 00 verso la fine del primo tempo, su rimando di Sattolo, l’attaccante salta Ferrante e spara alto sulla traversa.

TORINO-BARI 0-1: Colautti sbuccia la palla e Pulici solo davanti a Spalazzi tira fuori sulla sinistra del portiere.

TORINO-VERONA 2-1: inizialmente sfiora il palo su splendida rovesciata. Al 45′ ‘ spara in porta e Ripari ferma in area con un braccio. Poletti manca il rigore.

TORINO-BRESCIA 1-0: al 15′ del secondo tempo scarta Botti e Busi, poi Boranga in uscita gli strappa il pallone dai piedi.

TORINO-LAZIO 3-0: palo al 32′ del secondo tempo. Al 34′ potrebbe segnare ma Papadopulo lo butta in terra. Il rigore è trasformato da Moschino.

PALERMO-TORINO 1-0: allo scadere del primo tempo Pulici segna la sua prima rete; Di Tonno annulla inspiegabilmente. Al quarto d’ora della ripresa salta la difesa ed al momento di aggirare Ferretti si allunga troppo il pallone che finisce sul fondo.

BRESCIA-TORINO 0-1: per due volte, al 14′ del primo tempo ed al 42′ della ripresa, due magnifici tiri del forte attaccante superano il portiere avversario, ma prima Volpi, poi Zecchini respingono sulla linea di porta.”

“In molte di queste partite Pulici è stato protagonista”, prosegue l’autore dell’articolo cercando a questo punto di giustificarlo, “imponendosi per dinamicità e potenza, in tutte ha avuto sfortuna. Il suo, tuttavia, non è un male cronico. La deconcentrazione al momento del tiro è una questione psicologica che si risolverà automaticamente nel momento, in cui una palla non «stregata» entrerà in porta. Pulici, comunque, non sembra fare drammi: «Inizialmente ho sperato in una maggiore fortuna che evidentemente mi è mancata. Ora non mi dispero: scendo in campo tranquillo come sempre, ma per quanto mi sforzi pare che non ci sia nulla da fare. Eppure, l’anno scorso ho fatto una sfilza di reti. Spero in queste ultime quattro partite e chissà che nell’ultima non riesca a fare un piacere alla Juventus, segnando un gol al Cagliari». Evidentemente non ha fretta di segnare ed è giusto, compirà vent’anni tra pochi giorni, di fronte a sé ha molti anni di carriera. Ma Pulici fa affidamento, soprattutto, sulla legge delle probabilità”.

Nelle successive quattro partite “Paolino” non riuscirà a trovare la via della rete, e il Toro riuscirà a portare a casa solo un punto con il Bologna, e perdendo sonoramente 3-0 con il Milan, di misura con il Vicenza e, nell’ultima giornata, incasserà 4 reti dal Cagliari.

La carriera di Pulici andrà sempre meglio, comincerà a segnare gol a grappoli e vincerà la classifica cannonieri per ben tre volte, 1972/73 (17 reti), 1974/75 (18 reti), 1975/76 (21 reti). Due volte vincitore della Coppa Italia, vincerà il campionato nel 1976 con il Torino, dopo 27 anni dalla tragedia di Superga. Con Graziani costituirà il duo conosciuto come “I gemelli del gol”, finalizzatori del celebre tremendismo granata di Gigi Radice.

 

 

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La Fondazione Genoa emana un comunicato relativo al Campionato 1914-15

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Solo stamattina abbiamo raccontato di come l’Avv. Mignogna, in rappresentanza degli interessi della società Lazio, si sia espresso in relazione al Campionato 1914-15. Nello stesso articolo abbiamo dato conto della risposta di Giancarlo Rizzoglio, Comitato Storico Scientifico Museo del Genoa, dalle colonne de “Il Secolo XIX“ .

Ora arriva anche la risposta della Fondazione Genoa tramite un comunicato sul proprio sito ufficiale. Di seguito il testo integrale:

“Il Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893, rilevando ancora una volta come si cerchi di mistificare la documentazione storica proprio in un momento così drammatico del nostro Paese, si trova suo malgrado costretto a replicare alle larghe inesattezze e alle valutazioni del tutto superficiali apparse in questi giorni su prestigiosi quotidiani sportivi a tiratura nazionale e su alcuni siti web di matrice laziale.

In riferimento alla notizia secondo cui sull’Almanacco Italiano del Calcio 1926/27 ci fosse la “prova finale “in base al quale nel campionato 1914/15 il primato assegnato al Genoa fu limitato solo al Girone Settentrionale, il Comitato, invitando a leggere i testi nella loro interezza e senza omissioni di sorta, precisa quanto segue:

  1. L’Almanacco Italiano del Calcio 1926/27 indica senza mezzi termini che il “campionato di 1° Categoria, a sistema regionale, si è svolto fra 36 squadre divise in sei gruppi“indicando solo e soltanto le squadre del Nord Italia, senza far riferimento alcuno ai campionati del Centro e del Sud. Ciò prova ancora una volta quanto dal Comitato da sempre sostenuto, ossia che all’atto dell’assegnazione del titolo italiano si prese in considerazione esclusivamente il campionato del Nord Italia, per le note e comprovate ragioni di netta superiorità tecnica.
  2. Lo stesso almanacco afferma che “il girone semifinale (del campionato di 1° Categoria, n.d.r.) si è disputato tra 16 squadre “e che “ il girone finale ( del campionato di 1° Categoria, n.d.r.) fu disputato, dal Torino, dall’Internazionale, dal Milan e dal Genoa, ma, con lo scoppiare della guerra con l’Austria, fu sospeso alle sue ultime gare. Venne, dopo la guerra, attribuito al Genoa Club (del campionato di 1° Categoria, n.d.r.).

Il Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893, sottolinea:

1) la F.I.G.C. aveva sotto la propria giurisdizione il movimento calcistico dell’intera Penisola, con competenza assoluta sul massimo campionato e delegata ai comitati regionali per gli altri.

Il quadro degli avvenimenti delineato da parte laziale, a livello decisionale tra la Lega del Nord e la Lega del Sud, si venne a determinare a partire dal Campionato 1922/23, dopo aver caratterizzato quello precedente nella “scissionista” Confederazione Calcistica Italiana;

2) conseguentemente la decisione federale di assegnare il titolo a una squadra (nella fattispecie, il Genoa) senza ulteriori specificazioni territoriali aveva valore per tutta l’Italia;

3) il Campionato Meridionale ebbe l’annullamento delle due partite dell’aprile 1915 per irregolare tesseramento di due giocatori della stessa squadra (l’Internazionale Napoli) e venne sicuramente ripreso in forma ufficiale il 16 maggio 1915;

4) se da parte laziale si vuole chiedere oggi un titolo che, all’epoca dei fatti, mai la Lazio rivendicò, appellandosi alla mancata disputa delle finali centro-meridionali ed eventualmente nazionali, ossia la concessione del titolo nazionale ex aequo con il Genoa, lo si deve fare nel rispetto della veritiera e completa ricostruzione storica dei fatti”.

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Vicenza vs Chelsea e quella notte magica del 2 aprile 1998

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – Era il 2 Aprile del 1998, un giovedì e a Vicenza era una giornata uggiosa.

Il Vicenza guidato da Francesco Guidolin e con giocatori di spicco come Mimmo Di Carlo, Fabio Viviani e Gigi Brivio era il detentore della Coppa Italia.

Dopo aver eliminato i polacchi del Legia Varsavia, gli Ucraini dello Shakhtar Donetsk e gli Olandesi del Roda quel piccolo grande Vicenza, miracolo di quel calcio italiano di fine anni novanta, aspettava allo stadio Romeo Menti la temibilissima squadra inglese del Chelsea per la gara valida per le semifinali di Coppa delle Coppe.

All’epoca i “blues” erano guidati da Gian Luca Vialli che era anche giocatore. In squadra vi erano anche altri due italiani Zola e Di Matteo, il forte Rumeno Dan Petrescu, l’Uruguaiano Poyet e il francese Frank Lebœuf che qualche mese dopo divenne campione del mondo con la Francia.

La febbre per il match era salita da tempo e nelle due settimane precedenti i botteghini erano stati presi d’assalto. Le vecchie biglietterie che si trovavano tra la tribuna e il settore ospiti registravano lunghissime code; con il biglietto veniva dato in omaggio un poster con al centro riprodotta una foto del Teatro Olimpico progettato da Andrea Palladio simbolo di “vicentinità”.  La febbre per la partita del secolo dei biancorossi continuava a salire.

La stampa locale parlava del possibile pericolo hooligan a Vicenza ma nei giorni prima della partita si vedevano per il centro di Vicenza turisti con maglia blu del team londinese che si comportavano tranquillamente facendo foto con macchine fotografiche con ancora la vecchia e amata pellicola Kodak.

Ed eccoci al 2 Aprile 1998, nella città bagnata dalla pioggia, già dal pomeriggio le persone si dirigevano verso lo stadio Menti, tutti col prezioso tagliano in tasca. I controlli delle forze dell’ordine cominciavano già da Piazza Matteotti, presso il ponte di ferro altro controllo e poi verso i settori.

L’atmosfera era incredibile! Adrenalina a “mille” condita da pioggia battente. All’epoca vi era ancora il famoso palo in tribuna che disturbava le dirette televisive così la troupe di Mediaset si mise nel settore distinti.

Al calcio d’inizio le due squadre scendevano con le seguenti formazioni:

Vicenza: Brivio, Belotti, Di Cara, Mendez, Ambrosetti, Ambrosini, Di Carlo, Schenardi, Viviani, Zauli, Luiso.

Allenatore: Francesco Guidolin

Chelsea: De Goey, Ckarke, Duberry, Le Saux, Leboeuf, Petrescu, Di Matteo, Newton, Wise, Vialli, Zola.

Allenatore: Vialli

In palio la finale della Coppa delle Coppe a Stoccolma contro la vincitrice di Stoccarda Lokomotiv Mosca.

Nei settori dello stadio tutto esaurito spiccavano gli impermeabili dei tifosi e le bandierine bianco rosse con il logo delle due squadre consegnate prima della partita. Dalla curva sud scendeva il grande bandierone con lo sponsor dell’epoca. Sulle note di 2001 odissea nello spazio, mentre si alzava una coreografia con un tricolore che riempiva tutta la curva sud e gli stendardi che componevano la scritta vincere, gli inglesi occupavano tutto il vecchio settore ospiti dello stadio. Anche i rivali storici del Vicenza i veronesi gemellati da anni con la squadra inglese erano presenti per tifare Chelsea.

In campo fu subito un attacco da parte degli undici di Guidolin e dopo 16 minuti Lamberto Zauli da Roma centrò la rete battendo il gigante olandese il portiere De Goy. L’esultanza durò un minuto, lo stadio scoppiò per la gioia dei ventimila del Menti.

Quella rete decise la partita di una squadra e di una città, una partita che passò alla storia, incoronando un momento e un giorno memorabile.

Al ritorno s’imposero gli inglesi ma quella è un’altra storia. Trasferta Londinese rimasta nella storia con 3.500 tifosi al seguito. La partita di ritorno divenne anche una canzone cantata dalla punk rock vicentina Derozer dal titolo Fedeli alla Tribù.

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