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Addio a ‘Todo’ Calvanese, eroe del “clamoroso al Cibali”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – All’età di 84 anni si è spento lo storico attaccante del Catania, protagonista negli anni ’60 delle stagioni in Serie A: Todo Calvanese.

Era l’eroe del “Clamoroso al Cibali” urlato, secondo leggenda, da Sandro Ciotti il 4 giugno 1961 in Catania – Inter. La leggenda narra anche che Calvanese, dopo il gol segnato, sia corso a palleggiare nei pressi della panchina nerazzurra per prendersi gioco dei rivali. Ieri, in Argentina all’età di 84 anni dopo una breve malattia è scomparso, dopo che qualche mese fa era venuta a mancare la moglie.

Argentino, arrivò in Italia, al Genoa, nel 1959. Passò poi al Catania l’anno successivo. In Italia ha vestito anche le casacche dell’Atalanta dal 1962 al 64 e della Juventus nel 1962 disputando solo gare di Mitropa Cup. Ma è con il Catania che possiamo identificare il calciatore, con 123 presenze e 25 reti. Proprio una di queste marcature è entrata nella storia nel giorno appunto del famoso “Clamoroso al Cibali” quando il Catania si vendicò del 5-0 patito a San Siro nella gara d’andata e facendo così perdere il titolo all’Inter … “l’oriundo si portava da solo tutto in avanti. Il terzino Facchetti e il portiere Da Pozzo si precipitavano su di lui e tutti e tre cadevano a terra: Calvanese si riprendeva per primo e spediva la palla nella rete rimasta priva di ogni difensore. Faceva 2-0” (Cit. Stampa Sera, 5 giugno 1961).

Chiuse la carriera nel ’67 e cominciò ad allenare le giovanili della società etnea, ma non ebbe in questa veste una grandissima fortuna.

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16 gennaio 1985 – La Juventus vince la Supercoppa Europea

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Nel giorno in cui tutta Italia del nord fu ricoperta dalla famosa “nevicata del secolo”, la Juventus e tutta la famiglia Agnelli, in collaborazione con il Comune di Torino e la Protezione Civile, fece di tutto perché in una Torino con trenta centimetri di neve, si potesse giocare quella partita che, con il senno di poi, fece la storia del club.

Si doveva giocare a tutti i costi: furono spazzate le vie di accesso allo Stadio Comunale, fu liberata dal ghiaccio la pista dell’aeroporto di Caselle per rendere possibile l’atterraggio dell’aereo del Liverpool, fu spalato a tempo record il campo da gioco e fu scelto di giocare con un pallone rosso per renderlo il più visibile possibile ai tifosi, previsti in oltre 55.000 quella sera.

L’organizzazione per la disputa del trofeo, meteo a parte, fu travagliata dal principio, visto il fittissimo calendario di impegni delle due squadre. Fu spostata infatti volutamente a fine anno, poiché il presidente Boniperti non vedeva favorevolmente l’eventualità di incontrare due volte il Liverpool vista anche la possibilità di “pescarli” in Coppa Campioni. Quando la UEFA propose il 13 dicembre per la partita di andata, da Torino arrivò il rifiuto. Questo limbo si interruppe dopo i sorteggi dei quarti di Coppa Campioni, nei quali la Juve evitò il Liverpool. Le due squadre così raggiunsero un accordo per disputare una gara unica al comunale di Torino il 16 gennaio.

Così la Juventus si aggiudicherà la Supercoppa europea battendo 2-0 il Liverpool, con una doppietta di Zbigniew Boniek, il quale illuminerà lo stadio con due colpi fantastici, uno per tempo, scrivendo la miglior partita della sua carriera in Italia.

La Juventus agli ordini di Trapattoni scese in campo con Luciano Bodini in porta, Luciano Favero e Antonio Cabrini terzini, Sergio Brio stopper, Gaetano Scirea (capitano) libero, Massimo Bonini e Marco Tardelli centrocampisti, Massimo Briaschi ala destra, Zibi Boniek ala sinistra, Paolo Rossi centravanti e Michael Platini in cabina di regia, una formazione stellare.

I Reds invece, venivano dalla vittoria ai rigori all’Olimpico contro la Roma in Coppa Campioni nel 1984, ma quella di Torino invece, fu decisamente una tappa da dimenticare nella loro storia delle competizioni europee.

Fu una partita prevalentemente equilibrata e con il gioco in mano ai Reds, le cui azioni offensive però non portarono ai risultati sperati grazie ad un’ottima azione difensiva della Juventus, la quale impostò le azioni sul contropiede e sulla velocità di Boniek, che da quella sera ebbe il soprannome di “bello di notte” affibbiatogli dall’avvocato Agnelli.

Fu merito di due assist di Briaschi che lo lanciarono verso Grobbelaar e gli diedero l’occasione, in entrambi i casi sul finire dei tempi, di colpire la squadra avversaria e regalare una serata storica al club bianconero.

Con quella vittoria, la Juventus fu la prima formazione italiana ad entrare nell’albo d’oro di una competizione che resta la terza più importante in Europa dopo la Champions League e l’Europa League.

L’immagine dell’immortale capitano Gaetano Scirea con la coppa e con la maglia degli avversari, rimarrà negli occhi e nei cuori di chiunque abbia vissuto quel periodo e di ogni vero tifoso juventino, grato ad una società e ad una squadra forte che fece razzia di trofei in quegli anni.

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Maradona: «Ho l’ernia del compact-disc»

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Napoli – Inter del 15 gennaio 1989, i nerazzurri comandano la classifica con 22 punti mentre i partenopei seguono con 19. Una grandissima attesa quindi preceduta da tante problematiche… “una partita di calcio, una sfida fra club celebri, un’ernia del disco, un massaggiatore fiammingo mai arrivato, un calciatore argentino arrabbiato, una paura diffusa, una popolazione in ansia, alcuni biglietti falsi, molti carabinieri tesi, un gran bel sole, un brasiliano riconfermato, una storia di cavalli, un allenatore bonzo“ (Cit. La Stampa, 15 gennaio 1989). È questa la descrizione dell’attesa.

Si vocifera di un problema per Maradona: “Ernia del disco?”, commenta il campione argentino al termine degli allenamenti, “Ho visto gente con l’ernia del disco, sta immobile, se si muove soffre. Guardate me. Io casomai ho l’ernia del compact-disc, per passione musicale. Scherzi a parte mi sento benino, non al cento per cento ma forse al novantanove. Contro l’Inter gioco, e penso di poter giocare bene. Però lasciatemi dire che sono scosso per le voci intorno a me e dunque intorno al Napoli: sono una mancanza di rispetto per chi lavora a curare la nostra salute, dico il dottor Acampora, dico il fisioterapista Carmando…” (Cit. La Stampa, 15 gennaio 1989).

Poi ci pensa Acampora, medico sociale del Napoli: “Il mal di schiena di Maradona è sotto controllo, senza complicazioni”.

Ah, la contesa terminerà 0-0.

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1998: Christian Panucci sportivo dell’anno

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Savona e la sua provincia hanno deciso, con il referendum de La Stampa (Ed. Levante) dove sono arrivate circa 150 mila schede, di incoronare Christian Panucci Sportivo dell’anno e atleta più rappresentativo della provincia della città ligure. Questa la notizia sfogliando il quotidiano La Stampa del 14 gennaio 1999.

Il difensore del Real e della Nazionale italiana, a soli 25 anni è campione d’Europa e del Mondo, con la maglia di una delle società più prestigiose: il Real Madrid. Nel corso dello 1998 ha vinto con le merengues la Supercoppa di Spagna, la Coppa dei Campioni d’Europa e la Coppa Intercontinentale per club. Unico italiano a vestire, sino a questo momento, la maglia del Real. Un palmares importantissimo pur essendo così giovane: due volte campione d’Italia con il Milan, una volta campione di Spagna con il Real Madrid, due volte campione d’Europa con la Nazionale Under 21, due volte vincitore della Coppa Campioni (Milan e Real), una volta vincitore della Coppa Intercontinentale (Real), vincitore di una Supercoppa di Spagna e di un identico titolo in Italia, «Bravo ’92» come miglior giovane calciatore europeo.

Di seguito la classifica completa:

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