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La Penna degli Altri

Scudetto ’27, fra Torino e Bologna c’è una pista ex aequo per Gravina. E la Lazio ora sente vicino il titolo 1915

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TUTTOSPORT (Simone Di Stefano) – Tra tanto contendere, alla fine potrebbe anche esserci all’orizzonte l’ipotesi che Torino e Bologna possano festeggiare assieme lo scudetto conteso del 1927 senza più farsi la guerra a forza di frecciate e altro. «Tanto che volete, uno scudetto non si nega a nessuno…», ghignava ieri tra il serio e il faceto Gabriele Gravina […] «La commissione sta facendo una ricerca storica incredibile – ha quindi aggiunto il capo del calcio italiano […] Non solo sul caso Torino 1927 ma anche sullo scudetto conteso dal Genoa del 1925 e, andando ancora più a ritroso, quello che la Lazio reclama del 1915. A riesaminare le carte e le testimonianze fino alle sentenze dell’allora Federcalcio, ci ha pensato proprio la commissione di esperti e di saggi storici […] «Credo che per i primi dieci giorni di dicembre avremo qualche piccola avvisaglia di riscontro su questa attività», apre Gravina «Poi – prosegue – cominceremo a discutere sulla fattibilità dell’assegnazione».

[…] Quasi un secolo dopo – grazie a una mole di documenti e testimonianze raccolti da Tuttosport – è stato il Torino di Urbano Cairo a farsi carico della volontà di riconquistare quello che sarebbe stato il primo scudetto granata, soprattutto alla luce di tutta una serie di inchieste e rivalutazioni del caso […]

La Lazio contesta il tricolore del 1915 e chiede l’assegnazione dell’ex aequo con il Genoa. Un campionato che non si disputò mai per intero a causa dell’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Lo scudetto però fu assegnato d’ufficio dalla Figc dopo la fine della Grande Guerra, con una sentenza o delibera mai ritrovata. […] Anche in questo caso, la Figc potrebbe propendere per un’assegnazione ex aequo […]

Articolo pubblicato su TUTTOSPORT del 6 novembre 2019

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Lello Antoniotti, talento del calcio della Valle d’Aosta; il Baggio valdostano

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AOSTASPORTS.IT (Paola Colosetti) – Il 17 gennaio 1928, nasceva a Bard, uno dei migliori se non il migliore talento calcistico espresso dalla Val d’Aosta […] Quella di Lelio “Lello” Antoniotti è una storia ormai lontana, di un talento innato e cristallino, è stato uno dei giocatori più pregiati dopoguerra, ma frenato dalla sfortuna tra gli anni 40 e 50. Molto ammirato da Peppino Meazza e da Valentino Mazzola […] Un attaccante nato, ma atipico, non avendo un fisico robusto ma grazie alla sua concezione del gioco basata sulla tecnica, l’intelligenza e la velocità, sapeva anche vedere lo sviluppo delle azioni, facendo funzionare l’intero settore d’attacco come un vero e proprio regista avanzato. Come accostamento a un giocatore moderno senz’altro il più vicino è Roberto Baggio.

Da Bard durante il periodo della guerra si sposta a Novara, dove inizia a giocare nello Sparta. Qui lo preleva la Pro Patria di Busto Arsizio per la stagione 1946-47, in Serie B. E’ un esordio folgorante, a diciotto anni mette a segno ben 22 reti, trascinando la squadra alla promozione in Serie A, mostrando le doti del potenziale campione.

Il 5 ottobre, nella vittoria per 1-0 contro la Fiorentina, segna il suo primo gol nella massima serie; alla fine della stagione saranno undici le sue reti, su 33 gare, con la Pro che termina all’ottavo posto in Serie A. Nel 1948-49, inizia benissimo, andando a bersaglio 8 volte in 15 gare, tra cui una tripletta alla Sampdoria. La stagione però gli riservò un brutto colpo, venendo colpito da una grave forma di pleurite e costretto a saltare buona parte del campionato e quasi totalmente la stagione successiva, […] Tornato titolare fisso solo nel 1950-51, in 32 presenze mise a segno sei reti, con la squadra che terminò al decimo posto. Fu quella la sua ultima annata con i tigrotti di Busto Arsizio, chiudendo la sua esperienza con 121 presenze e 50 reti (in Serie A 84 e 26).

Al termine della stagione, fu ceduto alla Lazio, in seguito vestirà poi la maglia di Torino per tre stagioni realizzando così uno dei suoi sogni giovanili. E quella della Juventus per una stagione, ma la pleurite aveva lasciato il segno, con essa altri problemi fisici, non riuscendo a esprimersi sui livelli precedenti. Passò quindi Vicenza per chiudere a Novara nel 1958-59. Al termine della carriera conta 249 presenze e 52 reti in Serie A, 41 presenze e 22 reti in Serie B. Conta anche quattro convocazioni nell’allora Nazionale giovanile.

[…] Si è spento a Novara il 29 marzo 2014.

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Ettore Viola, figlio del presidentissimo Dino: «Fu Totti l’ultimo suo regalo ai tifosi»

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LEGGO (Giuseppe Falcao) – «Francesco Totti è stato l’ultimo acquisto di mio padre». Le parole sono quelle di Ettore, figlio del presidente della RomaDino Viola. Al circolo Antico Tiro al Volo racconta: «Papà aveva avuto mille segnalazioni su Totti e lo comprò a 13 anni dalla Lodigiani».

C’è una famosa foto in cui Totti stringe la mano a Dino Viola.
«Fu scattata a Trigoria, nel Natale del 1990. Fu l’ultimo Natale di papà. In quel periodo voleva portare Falcao sulla panchina della Roma».

Falcao, mio padre, allenatore della Roma?
«Si, era tutto fatto. Si sarebbero dovuti incontrare a Cortina per firmare il contratto, però il presidente pochi giorni dopo si ammalò e fu l’inizio della fine».
Che rapporto c’era tra Viola e Falcao?
«Ottimo, anche se con Paulo e Cristoforo Colombo ogni rinnovo di contratto era una battaglia. Ci tengo a smentire una leggenda metropolitana collegata al suo passaggio all’Inter. Non fu Andreotti a far saltare la trattativa come si racconta».
E cosa accadde?
«Bastò una telefonata, a cui ho assistito personalmente, tra mio padre e l’allora presidente dell’Inter Fraizzoli. Mio padre era arrabbiato con Mazzola perché aveva trattato direttamente con Falcao, che era sotto contratto. Fraizzoli capì, da galantuomo quale era, che avevano sbagliato e per non rompere i rapporti, non prese Falcao».
C’è appena stata Roma-Juventus, la partita per eccellenza dei tempi di suo padre.
«La sfida di mio padre era fronteggiare la Juve e ci riuscì alla grande, nonostante la potenza della Fiat e della famiglia Agnelli».
Ricorda l’aggressione subita da suo padre al Comunale di Torino?
«Parlare di aggressione è eccessivo. Ma lui e mia madre furono spintonati, fuori dalla tribuna autorità; ci rimasero molto male».
C’era qualche calciatore preferito dal presidentissimo?
«Li amava. Talmente innamorato che spesso toglieva alla famiglia per dare a loro. Quando avevo bisogno di alcuni biglietti non andavo a chiederglieli direttamente, ma mandavo Sebino Nela o Agostino Di Bartolomei a prenderli per me. Sapevo che mio padre a loro non avrebbe detto di no».
Cosa ha rappresentato lo Scudetto?
«Il coronamento del sogno di mio padre. Si innamorò della Roma quando arrivò in città all’età di 11 anni. Quello scudetto fu la sua grande gioia da presidente e da tifoso».
Roma-Liverpool, fu il grande dolore?
«Mio padre diceva che se non l’avessimo giocata a Roma, l’avremmo vinta».
Roma-Lecce: come fecero i giallorossi a perdere quella partita?
«La Roma entrò in campo sicura di sé, convinta di vincere. Strano che il Lecce in quella partita si giocasse un premio a vincere. Ancor più strano per una squadra già retrocessa».
Altro mistero, la cessione di Ancelotti.
«Mio padre non lo voleva vendere, ma Berlusconi trattò direttamente con Carlo, offrendogli un triennale. Ancelotti, avendo qualche problema fisico, accettò. Andò a Trigoria e chiese a papà di essere ceduto. Alla fine piansero insieme e Viola lo lasciò andare. Però si legò al dito il gesto di Berlusconi».
Dopo la morte di suo padre, la Roma cambiò proprietà.
«Un mese dopo fu presa da Ciarrapico. Era praticamente scritto che la Roma sarebbe dovuta diventare sua. Si prese la Roma in malo modo, scordandosi di darci anche qualche miliardo» […]

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Senza un’intossicazione Italia-Germania 4 a 3 non ci sarebbe mai stata

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IL GIORNALE (Sergio Arcobelli) – Anche i supereroi si ammalano. Quando si tratta di campioni dello sport viene naturale pensare che siano indistruttibili e protetti da un’armatura d’acciaio. Si pensa che nulla li possa scalfire. Non è così. […] Nel 2015, Carlos Dunga additava l’uscita del Brasile dalla Coppa America al virus che aveva colpito ben quindici elementi della squadra. Un’intossicazione alimentare per una ingestione di pesce avariato nel ’68 costò addirittura la vita all’uruguaiano Julio Cesar Benitez, colpito da un arresto cardiaco alla vigilia di Barcellona-Real. Due anni dopo, ai Mondiali messicani del 1970, il mitico portiere Gordon Banks si prese un’intossicazione alimentare e non fu in grado di difendere i pali dell’Inghilterra nel quarto di finale perso 3-2 contro la Germania Ovest. Se ci fosse stato Banks e non il suo vice, l’oriundo Sonetti, che fece entrare tre tiri non irresistibili, probabilmente non avremmo assistito a Italia-Germania 4-3 […]

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