Connect with us

Il Calcio Racconta

3 dicembre 1906: la fondazione del Torino. Una storia che, in parte, ha radici svizzere

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – A mio parere, il contributo degli svizzeri alla fondazione del Torino F.C. è in qualche modo legato ai secolari rapporti che la comunità elvetica ha stabilito con l’antica capitale sabauda. Gli svizzeri erano presenti a Torino in misura notevole sin dal secolo XVII. Essi facevano, infatti, parte della Guardia Reale.

In quello stesso periodo, altre categorie sociali di svizzeri erano presenti in questa città del Piemonte: quelle dei tagliatori di pietra, degli stuccatori e degli artigiani edili, provenienti principalmente dal Canton Ticino. L’inizio del XIX secolo, invece, è caratterizzato dall’arrivo di uomini d’affari della città di Calvino: Jean de Fernex, già attivo a Torino in qualità di banchiere, a partire dal 1825, e che aveva fondato una società che appunto portava il suo nome, ‘La Jean de Fernex et Associés’ e poi, ancora, Pierre de Fernex che, nel 1847, sarà tra i fondatori della Banca di Torino. I de Fernex nella loro attività erano stati, per così dire, accompagnati da altri colleghi svizzeri come, per esempio i Geisser, di San Gallo, e i Kuster, famiglia di origini alsaziane e bernesi.

In seguito, nella seconda metà del secolo XIX, sarà la volta degli imprenditori svizzeri specializzati nella lavorazione del cotone: Abegg, Lumann, Büchi, De Planta, Wild, Ajmone-Marsan, Dick (quest’ultimo, che fu prima presidente della Juventus e poi fondatore del Torino, era in realtà specializzato nella produzione di calzature).

Gli svizzeri erano presenti anche in un altro settore industriale emergente. Anzi, ad essere precisi, sono stati gli iniziatori di una nuova attività industriale tout court: la produzione della birra. Giacomo Bosio, svizzero originario dell’Engadina (di Schanf) comincerà la sua attività nel 1831, inizialmente come gerente di una birreria e poi, nel 1845, passerà alla produzione vera e propria di questa bevanda, per lasciare in seguito la gestione dello stabilimento, da lui creato, ai suoi discendenti: Augusto e Pietro Bosio e Simone Caratsch. Nello stesso settore, un’altra famiglia, originaria dei Grigioni, si metterà in evidenza a Torino con la propria attività imprenditoriale: i Boringhieri (originari di Zuoz). Andrea Boringhieri sarà, in effetti, un altro uomo d’affari svizzero che investirà dei capitali nella produzione di birra.

Ma, nei decenni successivi, la sua famiglia è divenuta celebre per un’attività economica e culturale completamente differente: la creazione di una casa editrice stimata e apprezzata, per la pubblicazione di opere scientifiche di alta qualità. Casa editrice che, nel corso degli anni, ha vissuto una serie di passaggi di proprietà, e che esiste ancora ai giorni nostri con il nome di ‘Bollati e Boringhieri Editore’.

Una tale presenza elvetica, in così tanti settori della cultura, della finanza e dell’economia, porterà dunque alla creazione, nel 1882, del Circolo Svizzero di Torino. Qualche anno dopo, nel 1887, uno di questi svizzeri, o meglio un italiano di origine svizzera, introdurrà il gioco del calcio nella capitale piemontese. Mi riferisco a Edward Johan Peter Bosio, nato a Zuoz[1], nel novembre del 1864 e deceduto a Davos, il 31 luglio del 1927. Secondo la ricostruzione storica di alcuni studiosi, il giovane torinese di origini svizzere si reca in Inghilterra per motivi professionali[2].

Di ritorno in Italia, porterà con sé un pallone di football e comincerà a coinvolgere gli appassionati di questo sport a Torino, sotto le insegne del Torino Football and Cricket Club (la rete di appassionati di calcio, a lui collegata, era soprattutto formata dai collaboratori britannici della società inglese per cui lavorava). Negli anni successivi, grazie all’interesse e alla partecipazione di giovani appartenenti alla nobiltà torinese, altre squadre di calcio inizieranno la loro attività, per esempio l’Internazionale Torino, nel 1891, e il F.C. Torinese nel 1894. E furono proprio alcuni appartenenti a questa società, insieme ad una serie di ex soci della Juventus, guidati da Alfred Dick a fondare il Torino.

Alfred Dick, svizzero di Yverdon-les-Bains, ex-presidente della Juventus, con il quale i bianconeri vinsero il loro primo campionato nel 1905 e figura guida nella storia del Torino F.C. Illustrazione di Stefano Scagni.

Secondo alcuni specialisti della storia del calcio a Torino, i motivi che portarono Dick a rompere con la Juventus erano in qualche modo problemi legati a differenze culturali e generazionali. Differenze, cioè, tra i giovani giocatori di un liceo italiano ed il padre di famiglia ed imprenditore svizzero, originario di Yverdon-les-Bains. Secondo un’altra interpretazione, invece, il problema del clima all’interno della Juventus, in quegli anni, era stato determinato piuttosto da un conflitto tra una corrente italiana, che già prefigurava il professionismo, ed un gruppo svizzero che ancora incarnava lo spirito amatoriale dei pionieri. Comunque, sia quel che sia, la sera del 3 dicembre 1906, il Torino Football Club sarà fondato in una birreria della capitale piemontese, la Birreria Voigt, grazie alla partecipazione di un buon numero di ex giocatori della F.C. Torinese e della Juventus[3].

Alla riunione di fondazione era presente una ventina di persone, tra le quali figuravano numerose personalità svizzere, come lo stesso Alfred Dick, che si può forse considerare il “padre fondatore”. Insieme a lui troviamo Eugène de Fernex, iniziatore del calcio a Torino, parente del Genoano Henri Dapples, e appartenente ad una famiglia di cui si è già sottolineato il ruolo storico.

C’era poi una serie di giocatori che ai tempi erano considerati di alto livello, come l’ex calciatore della Juventus e della nazionale Svizzera, Friedrich Bollinger, ed un altro titolare di quella stessa nazionale, come Hans Kämpfer. Inoltre, due giorni dopo lo svolgimento di questa riunione, un altro svizzero ancora, Hans Schönbrod, assente il giorno della fondazione ma che, evidentemente, aveva condiviso l’idea di creare un nuovo club di football, sarà eletto presidente del Torino[4]. Prima di iniziare questa nuova carriera con la società granata, Hans Schönbrod aveva giocato come centrocampista (con caratteristiche d’interdizione) nel Football Club Torinese.

Appare quindi evidente che la presenza elvetica tra le fila del Torino fu decisamente notevole, almeno nei primi anni di vita. E non è un caso che i primi due presidenti nella storia del club furono due degli svizzeri che abbiamo appena citato, Hans Schönbrod, nella stagione 1906-1907, e Alfred Dick nella stagione seguente, 1907-1908. Inoltre, Carl Dick, figlio di Alfred, fu eletto vice-presidente. Sembrerebbe che Alfred Dick fosse un tifoso del Servette. Ed è per questo che, nella riunione di fondazione, propose agli altri soci del club torinese di adottare gli stessi colori sociali della squadra ginevrina[5].

Il Torino F.C. nel 1907. Foto che comprende molti svizzeri: Bollinger, il presidente Schönbrod,  Kämpfer, Jacquet, Streule et De Fernex. (Archivio  Fondazione Genoa).

Ma fu soprattutto sul terreno di gioco che la presenza svizzera si rivelò straordinaria. Tra il 1907 ed il 1915, ventisette giocatori stranieri fecero parte di questa squadra torinese. E, in questo gruppo di giocatori stranieri, il numero di svizzeri si avvicinava alla ventina, i pochi restanti erano tedeschi o britannici. Tra i diciannove giocatori svizzeri possiamo citare: Karl Ardenz, Humbert, Zobrist, Enrico Bauchmann, Adolfo Bauchmann, Friedrich Bollinger, Hitzler, Jacques  Michel, Alfred Jacquet, Hans Kämpfer, Georges Lang, Walter Streule, Eugène De Fernex, Oscar Engler, Oscar Frey, Alfred Rubli, Heinrich Müller.

Nella prima stagione, quella del 1907, che vedrà il Torino vincere i primi due derby contro la Juventus[6], c’era già una notevole presenza di elvetici: Jacques Michel, Eugène de Fernex, Alfred Jaquet, Walter Streule, e Hans Kämpfer. Parlando di Friedrich Böllinger è importante sottolineare che questo giocatore basilese sarà il capitano della squadra granata. Giocatore elegante, e dotato di eccellenti capacità atletiche, Böllinger, giocherà nel Torino per sette stagioni di seguito, dal 1907 al 1914. Prima di arrivare a Torino, nel 1904, aveva giocato per la squadra basilese degli Old Boys Basel e, nel 1914, terminata la sua carriera italiana, farà ritorno in Svizzera per andare a giocare in un’altra squadra di quella stessa città: il Nordstern Basel. Jacques Michel, invece, fece il suo esordio il 31 gennaio 1907, in occasione di un match giocato tra Torino e Juventus, finito 2 a 1 a favore dei granata. Era un giocatore che aveva il ruolo di centrocampista offensivo o di vero e proprio attaccante. In quello stesso derby del gennaio 1907, un altro giocatore svizzero fece la sua prima apparizione tra le file del Torino: Alfred Jaquet. Nei libri che parlano della storia di questa gloriosa società torinese, Jacquet è presentato come un giocatore rapido, che si lanciava spesso sulla fascia sinistra del campo, per poi cercare la penetrazione nell’area avversaria.

Di questa generazione di giocatori elvetici fanno parte anche Streule e Kämpfer. Walter Streule, nato a Zurigo, l’11 agosto 1882, era un dipendente della ditta di Alfred Dick. Era un giocatore che aveva già giocato nella Juventus, e che seguì il suo principale nel processo di fondazione del Torino.

Hans Kämpfer era, anche lui, un dipendente della società di Alfred Dick. Attaccante molto efficace davanti alla porta, era stato capace di segnare sette gol in cinque partite. E, per la gioia dei tifosi granata, la maggior parte di questi gol fu segnata nei primi due derby prima citati. Per essere più precisi, Kämpfer fece un gol nel derby d’andata e quattro gol nel derby di ritorno. Terminata la sua avventura nel campionato italiano, Kämpfer fece ritorno in Svizzera per andare a giocare nello Young Boys di Berna. Questo giocatore può vantare un buon numero di presenze nella nazionale rossocrociata: Francia-Svizzera 1-0, giocata a Parigi, il 12 febbraio del 1905; Svizzera-Francia 1-2, giocata a Ginevra, l’8 marzo del 1908; Svizzera-Germania 5-3, giocata a Basilea, il 5 aprile del 1908; e Svizzera-Inghilterra 0-9, giocata a Basilea, il 5 maggio del 1909. Nella partita Svizzera-Germania 5-3, Kämpfer figura tra i marcatori: sarà infatti autore del primo gol, segnato al 21’ e dell’ultimo, realizzato all’89’.

C’è una foto molto bella, presa al Parc des Sports, di Ginevra, in occasione del match precedente, quello giocato contro la Francia l’8 marzo 1908, in cui si può vedere la formazione elvetica che scese in campo quel giorno, e dove si può notare Hans Kämpfer vicino a Georges Lang e Daniel Hug (giocatore basilese che nel 1908 arrivò al Genoa). Daniel Hug è nella fila seduto in basso, Hans Kämpfer in piedi, di sopra, e alla sua destra Georges Lang.

La squadra nazionale svizzera del 1908. La foto è stata scattata in occasione di un match a Ginevra contro la Francia. Daniel Hug, ultimo seduto a destra, passerà dal Basilea al Genoa di lì a poco. Gli ultimi due in piedi a destra sono invece Lang e Kämpfer. Georges Lang nel 1909 diventerà un giocatore del Torino mentre Hans Kämpfer aveva fatto parte dei granata torinesi nella stagione precedente. La foto in realtà è una cartolina celebrativa dell’evento.

E in qualità di tifoso rossoblù, che ha stima e rispetto per la squadra del Toro, mi piace concludere questo articolo di omaggio alla storia Granata proprio con questa foto, in cui si vede appunto un giocatore Genoano insieme a due giocatori Torinisti, a testimonianza del fatto che i legami tra queste due gloriose società sono forse ancora più antichi di quanto si possa pensare.

———————————————————————-

[1] Secondo altre fonti, questo pioniere del calcio sarebbe nato a Torino. Comunque, aldilà dell’incertezza sul luogo di nascita, tutti gli studiosi di Storia del Calcio concordano sull’origine svizzera di Edoardo Bosio.

[2] Antonio Papa e Guido Panico, ‘Storia Sociale del Calcio in Italia’, Edizioni Il Mulino, 1993, pagina 46.

[3] Franco Ossola e Renato Tavella, Il Romanzo del Grande Torino, Newton Compton Editori, 1994, pagina 14.

[4]  Devo precisare però che secondo altre fonti Hans Schönbrod fu eletto, per acclamazione, il giorno stesso della fondazione.

[5] Si veda Ossola Franco, ‘I campioni che hanno fatto grande il Torino’, Newton Compton, 2015

[6] La partita di andata fu giocata al Velodromo Umberto I di Torino, il 13 gennaio del 1907, calcio di inizio alle 15. Arbitro Pasteur di Genova: Torino-Juventus 2-1; il ritorno fu disputato il 3 febbraio dello stesso anno, nel campo della Piazza d’Armi di Torino, Juventus-Torino 1-4.

 

Classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla Casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro di ricerca storica intitolato "Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano", Urbone Publishing, 2019. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Calcio Racconta

16 gennaio 1985 – La Juventus vince la Supercoppa Europea

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Nel giorno in cui tutta Italia del nord fu ricoperta dalla famosa “nevicata del secolo”, la Juventus e tutta la famiglia Agnelli, in collaborazione con il Comune di Torino e la Protezione Civile, fece di tutto perché in una Torino con trenta centimetri di neve, si potesse giocare quella partita che, con il senno di poi, fece la storia del club.

Si doveva giocare a tutti i costi: furono spazzate le vie di accesso allo Stadio Comunale, fu liberata dal ghiaccio la pista dell’aeroporto di Caselle per rendere possibile l’atterraggio dell’aereo del Liverpool, fu spalato a tempo record il campo da gioco e fu scelto di giocare con un pallone rosso per renderlo il più visibile possibile ai tifosi, previsti in oltre 55.000 quella sera.

L’organizzazione per la disputa del trofeo, meteo a parte, fu travagliata dal principio, visto il fittissimo calendario di impegni delle due squadre. Fu spostata infatti volutamente a fine anno, poiché il presidente Boniperti non vedeva favorevolmente l’eventualità di incontrare due volte il Liverpool vista anche la possibilità di “pescarli” in Coppa Campioni. Quando la UEFA propose il 13 dicembre per la partita di andata, da Torino arrivò il rifiuto. Questo limbo si interruppe dopo i sorteggi dei quarti di Coppa Campioni, nei quali la Juve evitò il Liverpool. Le due squadre così raggiunsero un accordo per disputare una gara unica al comunale di Torino il 16 gennaio.

Così la Juventus si aggiudicherà la Supercoppa europea battendo 2-0 il Liverpool, con una doppietta di Zbigniew Boniek, il quale illuminerà lo stadio con due colpi fantastici, uno per tempo, scrivendo la miglior partita della sua carriera in Italia.

La Juventus agli ordini di Trapattoni scese in campo con Luciano Bodini in porta, Luciano Favero e Antonio Cabrini terzini, Sergio Brio stopper, Gaetano Scirea (capitano) libero, Massimo Bonini e Marco Tardelli centrocampisti, Massimo Briaschi ala destra, Zibi Boniek ala sinistra, Paolo Rossi centravanti e Michael Platini in cabina di regia, una formazione stellare.

I Reds invece, venivano dalla vittoria ai rigori all’Olimpico contro la Roma in Coppa Campioni nel 1984, ma quella di Torino invece, fu decisamente una tappa da dimenticare nella loro storia delle competizioni europee.

Fu una partita prevalentemente equilibrata e con il gioco in mano ai Reds, le cui azioni offensive però non portarono ai risultati sperati grazie ad un’ottima azione difensiva della Juventus, la quale impostò le azioni sul contropiede e sulla velocità di Boniek, che da quella sera ebbe il soprannome di “bello di notte” affibbiatogli dall’avvocato Agnelli.

Fu merito di due assist di Briaschi che lo lanciarono verso Grobbelaar e gli diedero l’occasione, in entrambi i casi sul finire dei tempi, di colpire la squadra avversaria e regalare una serata storica al club bianconero.

Con quella vittoria, la Juventus fu la prima formazione italiana ad entrare nell’albo d’oro di una competizione che resta la terza più importante in Europa dopo la Champions League e l’Europa League.

L’immagine dell’immortale capitano Gaetano Scirea con la coppa e con la maglia degli avversari, rimarrà negli occhi e nei cuori di chiunque abbia vissuto quel periodo e di ogni vero tifoso juventino, grato ad una società e ad una squadra forte che fece razzia di trofei in quegli anni.

Continue Reading

Il Calcio Racconta

Maradona: «Ho l’ernia del compact-disc»

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Napoli – Inter del 15 gennaio 1989, i nerazzurri comandano la classifica con 22 punti mentre i partenopei seguono con 19. Una grandissima attesa quindi preceduta da tante problematiche… “una partita di calcio, una sfida fra club celebri, un’ernia del disco, un massaggiatore fiammingo mai arrivato, un calciatore argentino arrabbiato, una paura diffusa, una popolazione in ansia, alcuni biglietti falsi, molti carabinieri tesi, un gran bel sole, un brasiliano riconfermato, una storia di cavalli, un allenatore bonzo“ (Cit. La Stampa, 15 gennaio 1989). È questa la descrizione dell’attesa.

Si vocifera di un problema per Maradona: “Ernia del disco?”, commenta il campione argentino al termine degli allenamenti, “Ho visto gente con l’ernia del disco, sta immobile, se si muove soffre. Guardate me. Io casomai ho l’ernia del compact-disc, per passione musicale. Scherzi a parte mi sento benino, non al cento per cento ma forse al novantanove. Contro l’Inter gioco, e penso di poter giocare bene. Però lasciatemi dire che sono scosso per le voci intorno a me e dunque intorno al Napoli: sono una mancanza di rispetto per chi lavora a curare la nostra salute, dico il dottor Acampora, dico il fisioterapista Carmando…” (Cit. La Stampa, 15 gennaio 1989).

Poi ci pensa Acampora, medico sociale del Napoli: “Il mal di schiena di Maradona è sotto controllo, senza complicazioni”.

Ah, la contesa terminerà 0-0.

Continue Reading

Il Calcio Racconta

1998: Christian Panucci sportivo dell’anno

Published on

Savona e la sua provincia hanno deciso, con il referendum de La Stampa (Ed. Levante) dove sono arrivate circa 150 mila schede, di incoronare Christian Panucci Sportivo dell’anno e atleta più rappresentativo della provincia della città ligure. Questa la notizia sfogliando il quotidiano La Stampa del 14 gennaio 1999.

Il difensore del Real e della Nazionale italiana, a soli 25 anni è campione d’Europa e del Mondo, con la maglia di una delle società più prestigiose: il Real Madrid. Nel corso dello 1998 ha vinto con le merengues la Supercoppa di Spagna, la Coppa dei Campioni d’Europa e la Coppa Intercontinentale per club. Unico italiano a vestire, sino a questo momento, la maglia del Real. Un palmares importantissimo pur essendo così giovane: due volte campione d’Italia con il Milan, una volta campione di Spagna con il Real Madrid, due volte campione d’Europa con la Nazionale Under 21, due volte vincitore della Coppa Campioni (Milan e Real), una volta vincitore della Coppa Intercontinentale (Real), vincitore di una Supercoppa di Spagna e di un identico titolo in Italia, «Bravo ’92» come miglior giovane calciatore europeo.

Di seguito la classifica completa:

Continue Reading

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: