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Calcio, Arte & Società

Partita di calcio di Leonardo Dudreville: la parte migliore del football italiano

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Danilo Comino) – Nel presente articolo prendiamo in esame Partita di calcio, quadro del 1924 del pittore veneziano – ma milanese d’adozione – Leonardo Dudreville, che fa parte della collezione del Museo del Novecento di Milano. Dudreville fu uno dei sette fondatori di Novecento, il movimento artistico nato nel capoluogo lombardo sul finire del 1922 su ispirazione della scrittrice e critica d’arte Margherita Sarfatti, che all’epoca aveva una relazione molto stretta con Benito Mussolini. Sul piano culturale l’esperienza di Novecento si colloca all’interno di una più generale esigenza di “ritorno all’ordine”, manifestatasi nel campo delle arti figurative dopo la Prima Guerra Mondiale come reazione alle sperimentazioni avanguardistiche (ben esemplificate da Dinamismo di un footballer di Umberto Boccioni). Il denominatore comune dei pittori di Novecento era il ritorno a una pittura d’ispirazione classica dal punto di vista formale – quindi, semplificando al massimo, realistica – ma moderna nei contenuti. Non si trattava, in sostanza, di respingere l’avanguardia in toto, ma di rielaborarla con uno stile più vicino alle comuni abitudini visive. Partita di calcio è un quadro significativo in tal senso perché combina un linguaggio realistico a temi tipici del futurismo come la città, la fabbrica, la macchina (l’aereo) e lo sport: non va dimenticato, del resto, che Dudreville aveva fatto parte, seppur per breve tempo, del movimento futurista. Limitando la nostra attenzione all’aspetto sportivo, notiamo già al primo sguardo che il dipinto di Dudreville presenta un’immagine serena e rassicurante del calcio. È lecito domandarsi quanto, nel 1924, questa immagine corrispondesse al vero.

Partiamo col dire che nel 1924 il calcio nostrano stava vivendo una complicata fase di transizione, dalla quale sarebbe uscito assumendo le caratteristiche di uno sport capace di coinvolgere le masse e di muovere grandi somme di denaro. Già da prima della Grande Guerra gli interessi economici erano entrati nel football italiano; il loro effetto più immediato era stato la comparsa di professionisti mascherati da dilettanti. Questi erano giocatori particolarmente validi, che i presidenti attiravano nei propri club in cambio di denaro sottobanco; la retribuzione era occultata in vari modi per evitare le sanzioni della FIGC, che continuava a difendere ufficialmente il principio del dilettantismo. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il calcio accrebbe il suo successo popolare nell’Italia duramente provata dal conflitto; in fondo era un gioco alla portata anche delle classi meno abbienti: bastavano una palla, un terreno più o meno pianeggiante e quattro pali piantati nel suolo perché un gruppo di ragazzi si divertisse per ore dimenticando i problemi. La diffusione capillare del calcio ebbe come conseguenza la nascita di nuovi club ansiosi di partecipare a qualche competizione ufficiale; la FIGC, preoccupata dal successo dell’ULIC (la federazione nata nel 1917, su cui tornerò tra poco), li accolse nel campionato nazionale senza un’opportuna selezione. Ciò portò a tornei interminabili con poche sfide appassionanti e un’infinità di partite insignificanti tra grandi squadre e compagini dal livello tecnico modestissimo. Nel 1922 si arrivò addirittura a una scissione; i grandi club, esasperati da questa situazione, crearono una nuova federazione – la Confederazione Calcistica Italiana (CCI) – con un proprio campionato che vinse la Pro Vercelli, all’epoca la squadra più titolata in Italia; il parallelo campionato della FIGC, che schierava club di caratura più modesta, fu invece vinto dalla Novese, fondata solo nel 1919 e alla sua prima esperienza in massima serie.

L’U.S. Novese Campione d’Italia 1922 Campionato FIGC

La rottura fu presto risanata, le grandi società rientrarono nella FIGC dopo un solo anno di ribellione, il torneo della CCI del 1922 fu riconosciuto ufficialmente e il nuovo campionato della FIGC fu riorganizzato su basi più razionali. Un ulteriore indizio che il calcio era ormai qualcosa di più che un semplice gioco fu la decisione di Edoardo Agnelli, figlio del fondatore e presidente della FIAT Giovanni, di assumere la presidenza della Juventus nel 1923. Una delle sue prime mosse fu l’acquisto del difensore della Pro Vercelli – e della nazionale – Virginio Rosetta con un lauto ingaggio sottobanco; questo “colpo di mercato” scandalizzò il calcio italiano dell’epoca e fu considerato illegale dalla FIGC, che inflisse penalizzazioni di punti alla Juventus. Oltre agli interessi economici, il mondo pallonaro nostrano iniziò a destare anche forti passioni popolari; gruppi sempre più grandi di tifosi presero a seguire la propria squadra anche in trasferta, creando così una tensione potenziale che non tardò a esplodere: si ricordi che nel 1924 le finali della Lega Nord tra Bologna e Genoa furono giocate in un clima assai teso con risse tra i tifosi e che quella di ritorno fu addirittura sospesa dall’arbitro per le intemperanze del pubblico.

Professionisti occulti, interessi economici, violenza negli stadi: pare proprio che nel 1924 il football italiano avesse ben poco di quello spirito romantico che traspare da Partita di calcio di Dudreville. Il quadro raffigura due squadre di ragazzi che si affrontano su uno spelacchiato terreno della periferia di una città; si direbbe che sono due compagini piuttosto povere; infatti, se sono state in grado di dotarsi di maglie dello stesso colore, non hanno potuto fare altrettanto con pantaloncini e calzettoni, cui ciascun giocatore ha dovuto provvedere alla bell’e meglio. Il terreno di gioco ha una superficie irregolare ed è ricoperto qua e là da una vegetazione incolta (si noti, ad esempio, il grosso arbusto secco in primo piano), tanto che oggi non esiteremmo a definirlo un “campo di patate”. Non è presente alcuna linea di demarcazione; le porte, storte, sono semplici pali di legno che probabilmente i ragazzi si porteranno via a fine partita per evitare che qualche passante li rubi e li getti nella propria stufa per riscaldarsi. Sullo sfondo del dipinto si vedono alcune fabbriche, a destra, e una fila di baracche, a sinistra; più lontano ci sono alcune case di ringhiera, un tipico esempio di edilizia popolare di quegli anni. Il cielo nuvoloso è solcato da due aeroplani, che con le fabbriche e lo sport erano simboli di modernità per i futuristi come si è già ricordato. A bordo campo alcuni spettatori – verosimilmente parenti o amici dei ragazzi – assistono all’incontro; alcuni sembrano passare di lì per caso come il signore con il grembiule bianco e una cesta in fondo a destra. Al centro del quadro vediamo quattro giocatori che saltano per colpire il pallone di testa, mentre i compagni attendono gli sviluppi dell’azione. La lotta per il possesso della sfera che domina la composizione non è tuttavia sufficiente per dare a Partita di calcio un carattere eccessivamente agonistico; infatti, per evidenziare che il tema del quadro è il gioco e non la competizione esasperata, Dudreville ha dipinto in primo piano un giocatore in maglia bianca – forse un portiere di riserva – che si diverte con un cane senza badare a ciò che accade in campo. Anche i due ragazzi in maglia rossa a destra paiono estranei alla partita.

In sostanza, il quadro di Dudreville ci mostra un calcio povero, popolare, romantico se vogliamo, lontano anni luce da quello – macchiato da interessi economici e tifoserie violente – della FIGC. L’atmosfera di Partita di calcio sembra molto più in sintonia con lo spirito che animava l’Unione Libera Italiana del Calcio (ULIC) fondata a Milano il 21 luglio 1917 dal medico Luigi Maranelli, noto come “Papà Half”.

Il Dr. Luigi Maranelli, detto “Papà Half”

Maranelli rimproverava alla FIGC di interessarsi solo dei grandi club e di ignorare le numerosissime squadre di dilettanti nate in ambienti popolari con l’unico scopo di divertirsi in compagnia. Rifiutando i metodi della FIGC, l’ULIC non imponeva tasse o multe ai propri tesserati e dava loro totale libertà di movimento; non era raro, infatti, che un giocatore cambiasse squadra da una settimana all’altra; poteva anche succedere che tesserati della FIGC giocassero qualche partita in tornei dell’ULIC per poi tornare al proprio club. Il tutto nell’ULIC era all’insegna del più totale dilettantismo per rendere il calcio accessibile a chiunque, eliminando ogni barriera posta dalle origini sociali. Nonostante questo modello organizzativo piuttosto anarchico, l’ULIC fu una minaccia per la FIGC soprattutto nell’immediato dopoguerra, quando fu l’unica federazione a mettere in piedi competizioni calcistiche in Italia; infatti, la FIGC riprese solo dal 1920 a organizzare il campionato e, per far fronte al pericolo ULIC, accolse inizialmente ogni squadra come ho ricordato sopra. Dopo il 1920 l’ULIC conservò ancora per qualche anno un ruolo importante nel calcio italiano, soprattutto in quello giovanile, giacché tutti i ragazzi – anche i più poveri – potevano giocare nei suoi tornei.

Giuseppe Meazza con la maglia della Nazionale nei primi anni Trenta

Queste competizioni rappresentavano un’ottima vetrina in cui un giovane di talento poteva mettersi in mostra e attirare l’attenzione di un qualche grande club: va ricordato che proprio in quel 1924, in cui Dudreville dipinse Partita di calcio, Giuseppe Meazza – oggi considerato il più grande calciatore italiano di tutti tempi – lasciò il Gloria FC, una squadra dell’ULIC, per passare alle giovanili dell’Internazionale di Milano.

Che raffiguri una partita dell’ULIC o no, Partita di calcio riporta il football alla sua dimensione originaria di semplice gioco tra ragazzi; nel 1924 il calcio giovanile nostrano pareva ancora lontano dai problemi che stavano intaccando quello “adulto” e doveva sembrare a Dudreville la parte migliore del football italiano.

Storico dell’arte con la passione per il calcio e lo sport. Ha all’attivo diverse pubblicazioni sulla storia dell’arte. Nel suo blog www.artefootball.com si occupa di opere d’arte dedicate al calcio, al rugby e al football americano. È sempre disponibile per giocare a calcetto o a calcio con gli amici.

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“Rai Radio 1” festeggia i 60 anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”

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“Scusa Ameri, sono Ciotti” o “Clamoroso al Cibali” sono alcune delle frasi più celebri nate all’interno di Tutto il calcio minuto per minuto e che sono entrate nel lessico di tutti i giorni”.

E’ il 10 gennaio 1960 quando inizia una delle più importanti e seguite trasmissioni della Radio italiana. Una trasmissione che ha accompagnato e “legato” ancor di più padri, figli e e nipoti raccontando la storia del calcio e di questo paese diventando il programma più longevo della nostra radio.

“Per questo Rai Radio1 si prepara a celebrarlo con una grande festa di compleanno (Buon compleanno Tutto il calcio. Una storia lunga 60 anni) che si terrà venerdì 10 gennaio 2020 dagli studi Rai di via Asiago 10 in Roma, dalle 21.00 alle 23.30. Con Filippo Corsini al microfono, affiancato da Savino Zaba e da Ludovica Mantovani, presidente del Consiglio Direttivo della Divisione Calcio Femminile della Figc, ripercorreremo la storia del programma attraverso le voci dei conduttori e dei radiocronisti più celebri, ed ancora, l’intervento dei protagonisti, degli addetti ai lavori, di calciatori, allenatori e dirigenti del calcio italiano e anche con un po’ di musica, alternando le storie di calcio con le voci più importanti del panorama musicale italiano”.

Vai al comunicato di Rai Radio 1

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Rai2 rende omaggio alla storia del calcio italiano con un programma a quiz

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“Domenica 29 dicembre in prima serata su Rai2 andrà in onda “Il campionato fa 90”, una serata evento che, con l’ironica e giocosa formula del quiz, celebra i 90 anni del girone unico del massimo campionato di calcio italiano, con la conduzione di Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Mia Ceran, e la partecipazione di Ubaldo Pantani nei panni di un grandissimo campione del passato. Nove ex calciatori, protagonisti della serie A dagli anni sessanta ad oggi, si sfideranno in un gioco a quiz che, attraverso i toni dell’ironia e della passione per il calcio, ripercorrerà 90 anni di storie e di Storia, di personaggi e di persone. Un’occasione per festeggiare il calcio italiano a tutto tondo, con il ricordo di partite memorabili, goal straordinari, rilevanti episodi di costume, squadre fenomenali, immagini indimenticabili. Il quiz sarà un divertente pretesto per rivivere emozioni del passato e del presente, celebrare giocatori che hanno fatto parte della nostra memoria collettiva e che hanno accompagnato la nostra fedesportiva.
Le immagini del ricco repertorio Rai accompagneranno il racconto e i quesiti del quiz, mentre in studio interverranno volti noti del calcio e non, tra ricordi, aneddoti e retroscena: presidenti, allenatori, ex giocatori, giornalisti esperti e tifosi eccellenti, che rivivranno le gesta e le storie di novant’anni di sport e di costume.
Tra gli ospiti Marco Civoli, Neri Marcorè, Melissa Satta, Bruno Pizzul, Lorenzo Minotti. I calciatori “concorrenti” che si sfideranno saranno: Giuseppe Boninsegna, Oscar Damiani, Eraldo Pecci per gli anni 60/70; Evaristo Beccalossi, Giuseppe “Nanu” Galderisi e Bruno Giordano per gli anni 80/90, Federico Balzaretti, Luca Toni e Nicola Ventola per gli anni 2000/10″ (Comunicato Ufficio Stampa Rai)

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Gli albori del calcio e il filo che lega nonno e nipote in due docufilm

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Loris Davide Fiore, in arte Victor Vegan, ci regala due suoi film e li rende disponibili gratuitamente su YouTube il 27 dicembre e il 14 gennaio. Partiamo con ordine…

L’obiettivo dei due film, e in generale di questa iniziativa di renderli gratuiti seppur per un periodo predefinito, è quello di permettere al regista di entrare nelle nostre case per onorare i campioni del passato, in particolar modo i pionieri. Uomini spesso dimenticati o di cui non si conoscono in maniera approfondita le vicende particolari e che tanto invece sono stati determinanti per lo sviluppo del calcio nel nostro paese. Inoltre il regista ripercorre e ricostruisce la storia di suo nonno Angelo Fiore, sovrapposta alle musiche swing del Trio Lescano, calciatore del Casale scomparso nel 1981.

Partiamo con ordine. Il 27 dicembre alle ore 21 (e sino alle 11 della mattina successiva) si avrà la possibilità di godere del film “Da dove tutto ebbe inizio”. 

Nel film si racconta come è nato il football nel nostro paese. Il perchè di questi regali di Victor è presto detto. Recentemente, a Milano, Luigi La Rocca, storico del Milan, insieme a Pierangelo Brivio ed al Dott. Tosi sono stati i promotori vincenti dell’iniziativa che ha portato all’intitolazione ad Herbert Kilpin, papà del Milan, la rotatoria ex Gattamelata dinanzi a Casa Milan, in via Aldo Rossi n. 8 proprio lo scorso 16 dicembre. Victor ha ottenuto per il film due riconoscimenti: il primo in Colombia al Tercer Tiempo Film Festival e il secondo al “World Film” in Australia, in un contest svoltosi online, dove riceve l’alloro per il suo docufilm. Il fine ultimo, come già anticipato, è il desiderio di far conoscere queste storie. Se si segue il calcio non si può ignorare la storia di Herbert Kilpin, primo mentore inglese del calcio italiano già con il Club Internazionale del Foot-ball 1889 di Torino. Così come lo svizzero Edoardo Bosio, primi veri precursori di tutto quanto accaduto dopo. Anche la città di Torino potrebbe intitolargli una via o comunque una targa a perenne ricordo, magari dopo aver conosciuto la sua storia.

Il docufilm di Victor Fiore, “Dove tutto ebbe inizio | Where it all began” narra, come già anticipato, degli albori del calcio nostrano. Un lungo viaggio tra Italia, Inghilterra e Svizzera, passando – anzi partendo – proprio da Torino. La storia del calcio italiano, e della squadra del Torino in particolare (come d’altronde quella di molti altri sport che hanno trovato origine sulle sponde del Po: il canottaggio, la scherma, ecc.), inizia proprio nella città della Mole grazie ad Edoardo Bosio (Torino, 1864 – Davos, Svizzera, Canton dei Grigioni, 1927). Suo nonno Giacomo Bosio, di origini svizzere, aveva fondato nel 1845 un birrificio a Torino per produrre la birra “Cervisia” con un processo tradizionale tipico del genovesato, che sull’etichetta riportava il motto «Bona Cervisia lætificat cor hominum». Quella Birreria era la notissima Birreria Bosio (che aveva sede in Via della Consolata, e che poi si trasferì in Via San Donato), poi diventata Bosio e Caratsch.

Edoardo (Edward) Bosio, dopo essersi diplomato ragioniere, non entrò nell’azienda di famiglia, ma si fece assumere dalla Thomas & Adams di Nottingham, ditta operante nel campo dei tessili: fu in Inghilterra che entrò in contatto con gli ambienti inglesi del football dove aveva imparato molto bene a praticare quel nuovo gioco di squadra. Ritornato nel 1887 a Torino, impiantò in Val di Susa il Cotonificio di Sant’Ambrogio che alimentava i propri telai con l’acqua della Valle (allora definita “carbone bianco”), e precisamente dal canale Cantarana, derivato dalla Dora Riparia. Vista la sua passione per gli sport, Bosio si avvicinò anche al canottaggio. Divenne così socio della gloriosa Società Armida (di cui in seguito fu nominato Direttore Tecnico). Dall’Inghilterra aveva importato in Italia però, soprattutto, la passione per il football. Si portò con sé in Piemonte qualche pallone di cuoio, non facilmente reperibili all’epoca nei negozi torinesi, e si propose di fondare un Club a Torino appositamente attrezzato per la pratica del calcio, con un campo adeguato dove poter praticare e promuovere questo sport.

Fu così che, con i colleghi d’oltre Manica della filiale torinese della Thomas Adams, fondò il Football & Cricket Club Torino, società sportiva che praticava il canottaggio d’estate e il football d’inverno. Si ha anche notizia del look e dei colori dell’abbigliamento usato dai calciatori: i giocatori indossavano una camicia a righe rossonere con il colletto bianco, un berretto in testa e calzoni lunghi. La storia poi continua facendoci conoscere i meriti di Herbert Kilpin in un susseguire di emozioni.

Molto ampio il cast degli attori: tra i personaggi del film c’è anche Marco Morelli, nipote di Vittorio Morelli di Popolo, Carlo Capirossi e Nicolò Maimone interpretano Edoardo Bosio ed Herbert Kilpin. Nel cast, la ragazza di Edward junior è l’attrice Milena Garreffa; poi c’è Daniele Costelli, e tanti altri ancora. Tutti si muovono con disinvoltura, bravura e realismo.

Nel film appare anche il nipote di Guido Castoldi, che fu presidente del Torino tra il 1911 e il 1914 e che è mancato nel 1963. Castoldi junior, conservando il ricordo e l’operato del nonno, cerca di trasmettere gli autentici valori sportivi di allora ai giovani d’oggi, partendo dal suo nipotino. Nel suo colloquio con Marco Morelli, spicca una frase, ancor oggi, purtroppo attualissima: “I troppi soldi rovinano il calcio. Gli autentici valori sportivi devono andare ben oltre il denaro”. Parlando del Grande Torino, Morelli ci ricorda inoltre che le imprese straordinarie della Squadra degli Immortali-Invincibili hanno le loro radici nell’albero della storia del Football Club Torino, e nelle virtù morali e sportive di chi ha indossato la maglia granata nei sessant’anni che precedettero la tragedia di Superga. Luigi La Rocca interpreta se stesso ed insieme al dott. Tosi ed a Pierangelo Brivio per magia erano presenti nel 1899 quando nacque il Milan. Insomma, detto anche dallo scrittore Sergio Donna, Presidente Ass. Monginevro Cultura è un film davvero edificante, didattico e documentatissimo dal punto di vista storico, che ci fa meditare sugli autentici valori dello sport, oggi quasi del tutto dimenticati.

Ricordate quindi che il 27 dicembre alle ore 21, sino alle 11 del giorno successivo, potrete vedere il film al seguente link

Il 14 gennaio invece è la volta di “Firmamento Nerostellato-Notes of Passion”.

Victor Vegan ha voluto, scritto e sceneggiato questo film. Poi lo ha anche interpretato per raccontarci di due figure, a lui particolarmente care, dimenticate troppo presto. Il primo è Angelo Fiore, nonno di Victor Vegan, classe 1907 che giocò nel Casale nel 1928. I giocatori di questa squadra, dal passato glorioso, erano detti “nerostellati” per via della maglia nera con una stella bianca. Angelo Fiore è anche convocato dalla Nazionale Militare ed è iscritto anche al C.O.N.I. per gare sia di corsa che di salto.

Per cercare di avvicinarsi alla sua città natale, Chivasso, per amore della sua amata Rina Buson e per raggiungere il padre in non buone condizioni di salute, tenta con un provino di giocare nel Torino. Proprio in questa occasione si infortunerà seriamente e tornerà poi a giocare nelle categorie inferiori. In seguito, negli anni ’40 apre una selleria dove ripara borse e tendoni ma anche palloni per i suoi amici che giocano nel Torino. Diventa una sorta di mascotte ufficiale per i granata e l’allenatore Leslie Lievesley lo invita ufficialmente a seguirli nell’amichevole a Lisbona con il Benfica del 3 maggio 1949. Fiore rinuncia perché il papà non è in buona salute salvandosi così la vita in quella che sarà la tragedia di Superga.

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La seconda figura che il regista voleva ricordare è Maria Bria, di Chivasso, amica della nonna Rina Buson. Maria Bria diventò la sostituta di Caterinetta Lescano per la tournèe del Trio Lescano in Sudamerica. Il regista intende quindi immortalare il trio olandese nel panorama internazionale della musica swing e della canzone italiana, documentando la loro vera storia relativa anche al presunto arresto durante il periodo fascista. Una sorta di fusione tra calcio e swing nel ricordo del nonno Fiore.

Nel film compaiono anche altri volti noti del panorama musicale italiano e non solo come Lidia Martorana, Renzo Barzizza, figlio del grande Pippo, Carla Maroso, vedova del giocatore del Grande Torino, e Franco Barbero che iniziò a lavorare con Erminio Macario.

Il 18 dicembre il Casale Calcio ha compiuto i suoi primi 110 anni, una ragione in più per non perdere la visione del film, girato in parte proprio a Casale Monferrato.

Il link per vedere il film il 14 gennaio 2020 alle ore 21 sino alle ore 11 del giorno successivo è:

Buona visione

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