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La Penna degli Altri

Jùlio César, il lavamacchine del calcio

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Jùlio César da Silva nasce a Bauru, nello stato di San Paolo, l’8 marzo 1963, crescendo con la passione per il calcio come un po’ tutti i ragazzini brasiliani, innamorati del pallone sulla spiaggia o per la strada, affascinati dalle leggende del grande Brasile. […] L’infanzia e l’adolescenza di Jùlio César, però, non si sviluppano sui campi di calcio, se non qualche volta in giardini e campetti amatoriali: a casa non si naviga nell’oro ed il ragazzo inizia a lavorare molto presto […] iniziando a guadagnarsi qualcosa facendo il lustrascarpe, il rivenditore di orologi, quindi il manovale ed infine il lavamacchine, ottenendo un impiego quasi ufficiale che sembra poter diventare il suo mestiere prima che il calcio entri definitivamente nella sua vita.

[…] Il ragazzo mette quasi paura a compagni ed avversari: alto, robusto e con i muscoli d’acciaio, […] Lo nota il Guaranì, club con sede a Campinas, da dove Jùlio César da Silva nel 1979 a 16 anni inizia la sua carriera da calciatore vero. Schierato come stopper, il ragazzo mostra ottime doti di impostazione, senso della posizione ed una possanza fisica impressionante che gli permette di vincere praticamente tutti i contrasti. L’intelligenza tattica che acquisisce, inoltre, gli consente di compensare una certa lentezza nel rincorrere gli avversari, motivo per cui spesso gli viene fatto ricoprire il ruolo di libero […]

La svolta arriva nel 1984 quando viene convocato per la prima volta in nazionale nella gara contro il Paraguay del 19 gennaio. Le ottime prestazioni e l’unicità delle sue caratteristiche in Brasile, convincono poi due anni più tardi il commissario tecnico Telé Santana a portarlo ai mondiali messicani e schierandolo come difensore centrale titolare al fianco di Edinho. Jùlio César gioca 5 gare in un campionato del mondo sfortunato per i brasiliani, fermati ai quarti di finale dalla Francia che prevale ai calci di rigore proprio a causa dell’errore del difensore carioca che prende il palo. Jùlio César si consolerà parzialmente col titolo di miglior difensore del torneo che a 23 anni gli vale la chiamata dall’Europa e proprio da quella Francia che è rimasta indigesta a tutto il Brasile; lo acquista il Brest dove passa una stagione […], quindi si trasferisce ai connazionali del Montpellier […]

Scartato dalle convocazioni per Italia ’90 […] la Juventus lo strappa al Montpellier per 850 milioni di lire. Al nuovo tecnico juventino Maifredi serve un difensore robusto ma che sappia toccare bene il pallone […] Jùlio César è schierato in coppia con Gianluca Luppi, uno dei fedelissimi di Maifredi, arrivato da Bologna assieme all’allenatore. Il brasiliano fa il suo esordio in serie A alla prima giornata, il 9 settembre 1990, nel successo dei bianconeri a Parma per 2-1; il suo inserimento in Italia è buono, […] Jùlio César sarà uno dei migliori nell’annata stregata della Juve, mostrando qualità e quantità, impressionando allenatore, compagni e dirigenti per lo strapotere fisico; un preparatore atletico dirà: “Mai viste cosce così dure, sono di marmo”. […]

Quando Jùlio César è assente la Juventus affonda […] Alla prima di ritorno, poi, il difensore juventino realizza il suo primo gol italiano nel 5-0 rifilato al Parma […] Segnerà anche due reti in Coppa delle Coppe, una contro i bulgari dello Sliven e l’altra contro i belgi del Royal Liegi, mentre l’avventura bianconera in Europa si concluderà in semifinale contro il Barcellona. A fine anno Maifredi viene esonerato e a Torino torna Giovanni Trapattoni che mette immediatamente in chiaro due aspetti: per prima cosa la Juve tornerà ad essere una squadra più solida, alla costante ricerca del risultato e non dello spettacolo, e poi Jùlio César sarà il perno della difesa a cui si è aggiunto il tedesco Jurgen Kohler.

Nel campionato 1991-92 la Juventus sarà la rivale più accreditata del nuovo Milan di Fabio Capello che chiuderà il campionato al primo posto e senza sconfitte. Jùlio César fornisce prestazioni positive, è attento e maggiormente protetto dalla squadra rispetto a quanto accadeva con Maifredi […] Confermato dal club torinese anche per la stagione successiva, l’ex Montpellier è uno dei pilastri della squadra che trionferà in Coppa Uefa nella doppia finale vinta contro il Borussia Dortmund […] La rottura della tibia il 4 ottobre 1992 durante una gara contro il Napoli, priverà la Juventus di Jùlio César per qualche mese, ma in primavera il brasiliano tornerà fresco e determinato, fornendo un contributo decisivo nel successo della squadra in Europa […]

L’ultima stagione del brasiliano in Italia coincide anche con l’ultima di Giovanni Trapattoni sulla panchina della Juventus. Il campionato 1993-94 vedrà i bianconeri chiudere al secondo posto dietro all’inarrivabile Milan (giunto al terzo scudetto consecutivo) e costringerà la dirigenza juventina ad optare per un cambiamento radicale nell’estate successiva. Jùlio César fornirà come sempre prestazioni solide e di livello nelle occasioni in cui verrà schierato, poche in realtà rispetto al passato; a 31 anni il brasiliano capisce che il suo ciclo italiano è ormai agli sgoccioli, gioca la sua ultima gara in serie A il 1°maggio 1994 […]

Per tutti, Jùlio César rimarrà il lavamacchine del calcio, epiteto che probabilmente è sempre piaciuto anche a lui, atleta serio e uomo semplice.

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Arrigo Sacchi compie 74 anni … compleanno di ricordi

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Arrigo Sacchi compie 74 anni e rilascia una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport dove si sofferma sulla tragedia e il momento di dolore che tutti stiamo vivendo, la preoccupazione per i suoi cari. Poi affronta i ricordi… di seguito un estratto…

GAZZETTA DELLO SPORT (Luigi Garlando) – […] “… per la prima volta da quando avevo 19 anni, mi riposo. Avevo un arretrato di 30 anni di cose da mettere a posto: libri, videocassette… Sono partito dalle partite del mio Rimini e sono venuto su. Adesso stavo riguardando Atalanta-Milan dell’aprile `89, pochi giorni prima di Real-Milan 1-1. Giocammo un partitone, Rijkaard un gigante. Quando rivedo le vecchie partite mi accorgo dei miei errori. A Bergamo feci giocare Donadoni nel ruolo di Angelo Colombo e Gullit da trequartista. Ma Ruud, anche se voleva giocare sempre lì, non legava la squadra, non dava i riferimenti che garantiva Roberto”

Su Boban

“… Andai a vederlo a Parma nell’Under 21. Cercavo un’alternativa a Donadoni e lui era l’ideale, forte in attacco e dietro”

[…] Con i ricordi si arriva al 1° aprile ‘73, la sua prima stagione al Fusignano.

“Eravamo in testa dalla prima giornata. Avevo perso tutte le amichevoli pre-campionato. Per forza, erano abituati a un allenamento a settimana. Io li ho massacrati con una seduta al giorno. Volevano cacciarmi, ma non costavo nulla e mi hanno tenuto. Vinsi il campionato di seconda categoria, poi andai a Ravenna per fare il patentino e poter allenare i dilettanti. Il corso lo teneva un certo Silvio Nola”

Poi al 1°aprile 1987, sette giorni prima di Parma-Milan, ritorno degli ottavi di Coppa Italia.

“All’andata avevamo vinto 1-0 a San Siro e avevo contribuito al licenziamento di Liedholm. Mi spiacque. Un giornalista del Corriere andò da Berlusconi che gli rivelò: “Sacchi sarà il prossimo allenatore del Milan, ma non lo scriva”. Il giornalista lo fece scrivere a un collega. A Parma erano sicuri che avrei perso… In spogliatoio giurai: “Se mi dicono: vinci questa partita, ma non vai più al Milan, firmo”. Finì 0-0 contro Capello: passammo noi”

Ancora i ricordi vanno al 1° aprile 1988, Milan-Empoli 1-1 e il regalo di Van Basten

“Entrò nella ripresa. La partita non si sbloccava: finta e gran tiro dal limite. Avevamo ritrovato Marco che ci avrebbe regalato tante perle del genere”

Un anno dopo, il 5 aprile 1989 ancora Van Basten in Real Madrid-Milan 1-1

“Un furto. Annullarono un gol di Ruud valido di 2 metri. Non serviva la Var. Giocammo benissimo. Il nostro vero biglietto da visita al mondo che restò incantato. Ora mi rivedo la partita”

Auguri Mister Sacchi

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Dino Zoff: “… un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile”

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IL TEMPO (Simone Pieretti) – Dino Zoff, campione indimenticabile vincitore non solo con la Juventus ma anche con la maglia della Nazionale: Campione d’Europa nel ‘68 e Campione del Mondo nell’82, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo. Di seguito alcune sue dichiarazioni:

Relativamente alla Rai che in questi giorni ha riproposto alcune partite della Nazionale che lo hanno visto protagonista dice… “Non sto vedendo queste partite […] Sono molto autocritico, per questo evito di rivedere partite nelle quali sono stato protagonista”. 

Su Italia-Haiti del 1974, in cui Sanon mise fine al suo record dice: “Era un record importante, 1143 minuti senza subire reti, (dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, a oggi è ancora il record assoluto per quanto riguarda le squadre Nazionali ndr) ma in quella partita d’esordio al Mondiale l’importante era il risultato finale. E alla fine vincemmo». […]

“Difficilmente potremo rivedere un Mondiale come quello del 1982, un torneo del genere sarà difficile da ripetere: al di là dei primi turni, in tutto il resto del torneo, vennero realizzate tante reti, e tutte su azione. Se vediamo altri Mondiali, ci sono state partite combattute e vissute, e vinte con grandi meriti. Nessuno vuol dire niente, ma un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile […]

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Pruzzo: “Viola? Lungimirante. Liedholm? Se si incavolava …”

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L’ex bomber giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Di seguito un estratto:

Su Viola: “… è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là […] Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato”.

Su Liedholm: Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Mi aveva studiato in qualche cassetta, non era mai casuale quando puntava su un calciatore. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, riusciva a mettermi nelle condizioni di esprimermi al massimo, con il piacere di farlo. Ma se si incavolava era un casino, io ho rischiato un paio di volte, ho avuto la fortuna di non essergli troppo vicino. Ero uno che faceva fatica a stare zitto, rompevo le scatole a tutti. Lui qualcuno per il collo l’ha preso. Ma è prevalsa l’omertà tra giocatori”.

Su Di Bartolomei: Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo”

Su Falcao: “Quel rigore gli resterà nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito […] Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente”

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