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La Penna degli Altri

La vera storia di Beppe Iachini…

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LABAROVIOLA.COM (Stefano Borgi) – […] Ovunque sia andato Giuseppe Iachini da Ascoli è da tutti ricordato… quasi venerato. Sarà un caso? Ancora quel qualcuno potrà dire… per forza, correva come un pazzo, inseguiva tutto e tutti, picchiava come un fabbro. L’icona della classe operaia che sale in Paradiso. […] ha tanto picchiato quanto ha guidato, è entrato in tackle quanto in anticipo, è stato rispettato quanto ammonito. E quasi mai espulso. Insomma… innanzitutto Beppe Iachini è stato un condottiero, poi (all’occorrenza) anche un picchiatore […]

[…] Beppe Iachini arriva alla Fiorentina nell’estate del 1989, lo volle Bruno Giorgi, ed in allenamento (lui mediano) incrocia i tacchetti col fantasista per eccellenza… Roberto Baggio. La prima partitella passa sotto traccia, qualche dribbling accennato (di Roby), qualche scivolata contenuta (di Beppe). Al secondo allenamento (all’ennesimo dribbling) scatta la rappresaglia, e la frase che cementerà un’amicizia duratura negli anni: “Ehi ricciolino, guarda che se lo rifai ti apro come una cozza”. Nessuna pedata, solo un avvertimento. […] Beppe Iachini che… non ha paura di niente. Neppure di sfigurarsi andando incontro ad un destro di Ruud Gullit. Inutile fare la conta, su quella punizione non ci voleva andare nessuno. Ci andò Giuseppe da Ascoli, e la Fiorentina non prese gol. Neppure quella volta. Era un Fiorentina-Milan del 10 febbraio 1991, i viola non passano la metà campo, Lazaroni se ne accorge per tempo ed al’18’ toglie Stefano Borgonovo. Dentro Beppe Iachini, che va direttamente su Ruud Gullit. Passano pochi secondi, Iachini si aggrappa all’olandese (in tutti i sensi) e viene ammonito. Arbitro Fabio Baldas di Trieste. Col passare dei minuti Iachini prende le misure, evita la seconda ammonizione, soprattutto (sotto la Fiesole) si immola su una punizione del fuoriclasse rossonero… il botto si sentì fin dalla curva. Beppe Iachini ci mise qualche minuto prima di capire in che mondo fosse finito, l’importante è che la partita finisse a reti inviolate. Nessun gol, nemmeno quello di Gullit su punizione. Possesso palla? 80% Milan e 20% Fiorentina, ma che importa? La Fiorentina salì a + 4 sulla quota salvezza, il Milan fu sopravanzato di un punto da Inter e Sampdoria. In un colpo solo Beppe Iachini rovesciò la classifica, a suo uso e consumo. Per il bene della Fiorentina […]

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1920: nasce l’Empoli Foot-Ball Club

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Per quanto riguarda Empoli abbiamo notizia che già nel 1909 esisteva una Società di calcio che si chiamava “Emporium”, che il 30 agosto avrebbe iniziato “…l’istruzione del giuoco del calcio in Piazza Guido Guerra”. Si ritrova l’Emporium nel 1910, quando una rappresentanza della Società, composta da ginnasti, si recò “…alla Rotta, dove, ricevuti festosamente da una gran folla, eseguirono poi splendidamente il giuoco del Calcio, riscotendo unanimi e calorose approvazioni dal pubblico, per la maggior parte del quale quel giuoco era una gradita novità”.

Intanto ad Empoli nel 1912 nasce l’U.S.E. “Si è costituita in Empoli ad iniziativa dell’egregio sig. dottor Giuseppe Pagliai, che ne ha assunta la presidenza, una nuova società con la denominazione” Unione sportiva Empolese” […]

Da fonti indirette sappiamo che nel corso del decennio 1910 – 1920 la Società Emporium cessò l’attività e che nacque un’altra Società di calcio, la Società Sportiva Giovanni Cei.

È in Piazza Guido Guerra (Il Piaggione per gli empolesi) che la gioventù di Empoli si radunava per disputare rudimentali partite a quel nuovo gioco arrivato anni prima dall’Inghilterra, il Foot-Ball […]

Ed ecco che nel numero 17 del 13 giugno 1920 de “Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa” (periodico pubblicato ad Empoli dal 1906 al 1928) si legge: “A cura di alcuni giovani appassionatissimi allo sport, si è costituita in Empoli una squadra per il giuoco del foot-ball. Domenica prossima sosterrà un incontro amichevole a S. Miniato con la squadra di quella città. Di questa nuova Società è stato iniziatore l’egregio sig. Vieri Gamucci”.

È quindi verso il 13 giugno 1920 che nasce quello che oggi è l’Empoli FC. E lo diciamo anche suffragati dal fatto che la neo-costituita squadra cittadina, come si legge, avrebbe dovuto disputare la sua prima gara ufficiale con la squadra di San Miniato, l’Ardita il 20 giugno 1920. In realtà questo incontro non fu disputato la domenica 20 giugno perché in quella data, come si annota nel periodico sanminiatese “La Vedetta” l’Ardita giocò a Ponte a Egola con La Veloce (una squadra formata da giocatori di Fucecchio e di SantaCroce). L’incontro fu disputato invece il 27 giugno 1920, come testimonia la cronaca de “Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa” che ci fornisce un dettagliato resoconto della gara, la prima gara disputata dall’Empoli nella sua storia. E diciamo prima gara in quanto “La Vedetta” del 11 luglio 1920, in occasione della partita giocata a Empoli l’8 luglio 1920, parla di “rivincita”. La gara fu giocata al Campo dell’Abetone […]

Il Campo dell’Abetone era un campo da calcio creato nell’omonimo spazio, dove oggi si trova Piazza Ristori (“La Pinetina”, per gli empolesi) e che fino a quel momento era famoso come “la parte più fresca del paese” da cui appunto il nome Abetone. Lì l’Empoli rimase fino al 1926, quando si trasferì al Campo di Carraia.

Tra i giocatori si nota il nome di Vieri Gamucci, capitano di quella squadra, che, nell’articolo de “Il Piccolo” sopra citato, viene indicato come l’iniziatore della nova Società.

[…] di colore rosso saranno le maglie dell’Empoli FBC agli inizi. Ce lo testimoniano tre articoli apparsi su “Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa” tra il settembre ed il dicembre 1920, articoli nei quali i giocatori empolesi vengono inequivocabilmente chiamati “rossi”.

Non sappiamo quando né (soprattutto) perché la maglia dell’Empoli da rossa diventò azzurra, probabilmente ciò avvenne nel corso del 1921, se non addirittura nel 1922 […]

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I vent’anni della Kombat di Kappa

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RIVISTAUNDICI.COM (Francesco Paolo Giordano) – […] La Kombat, il modello studiato dal marchio torinese, avrebbe rivoluzionato per sempre la storia dei kit da gara – e chiuso per sempre con le maglie ampie che avevano caratterizzato gli anni Novanta. […] Dopo aver chiuso il contratto di sponsorizzazione con la Nazionale italiana, Marco Boglione e i designer del centro Ricerca&Sviluppo Kappa si mettono al lavoro per ideare un prodotto completamente nuovo. Partendo da un’intuizione di Giampiero Boniperti, che da giocatore diceva: «Ogni volta che cerco di saltare non salto, perché qualcuno trattiene la casacca, l’arbitro non lo vede e io non faccio gol». Con il supporto del brand manager Emanuele Ostini, Boglione trova la risposta giusta nelle nuove tecnologie – ovvero filati, elastomeri e macchine di nuova concezione. «Noi al giocatore che è in area dobbiamo dare sessanta centimetri in più, sia che salti, sia che scappi in avanti. Con sessanta centimetri in più, chissà quanti gol in più fanno».

Così nasce la Kombat, la prima maglia da calcio al mondo con “stop stopping”, sistema anti-trattenuta in grado di evidenziare il fallo all’arbitro e, al tempo stesso, permettere all’atleta un maggior movimento grazie all’elasticità e alla tecnologia del tessuto. Durante la trattenuta, i primi sessanta centimetri sono completamente inerti e, se preso per la maglia, il calciatore non rallenta né viene “stoppato” dall’avversario […]

La silhouette aderente fu l’aspetto che colpì l’attenzione di tutti gli appassionati, ma al successo della maglia contribuì anche un design completamente nuovo. «Quello che rimase gli occhi nelle persone», prosegue Boglione, «era il colore. Tornammo all’azzurro, mentre le ultime divise che la Nazionale aveva indossato erano blu. E poi decidemmo di non posizionare il logo Kappa sul petto, spostandolo sulle maniche e rinunciando a un’enorme visibilità. Ma era la maglia della Nazionale: bisognava rispettarla». Il design aveva linee pulite, girocollo, e il ritorno del tricolore sul petto[…] Lo ridisegnai così come me lo ricordavo da bambino, guardando i Mondiali del 1982».

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Una stella gialla per Jaffe e gli smemorati di Casale

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REPUBBLICA (Gianni Mura) – […] Si va a Casale Monferrato. Con Alessandria, Pro Vercelli e Novara formava il famoso Quadrilatero, vertice del nostro calcio nel primo ventennio del secolo scorso. Fu fondato nel dicembre 1909, vinse lo scudetto nel 1914 (7-1 e 2-0 alla Lazio). Fu la prima squadra italiana a batterne una inglese, 2-1 al Reading il 14 maggio 1913. […] Il Reading che in quella tournée sconfisse il Genoa, il Milan e anche la Nazionale. Lo fondarono Raffaele Jaffe e alcuni suoi studenti dell’Istituto tecnico Leardi. Scelsero la maglia nera, in opposizione a quella bianca della Pro. Ci servirà una buona stella, disse uno dei giocatori prima che cominciasse l’avventura. «La metteremo sulla maglia» disse Jaffe, che fu anche il primo presidente. E così il calciatore-socio fondatore Luigi Cavasonza ritagliò nella carta undici stelle bianche a cinque punte che furono incollate all’altezza del cuore. Jaffe era ebreo. Sposò una ragazza cattolica, si convertì, fu battezzato ben prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali. Cosa che non fermò il suo trasferimento, l’internamento al campo di Fossoli, dove conobbe Primo Levi e restò circa cinque mesi. Per la legge italiana non poteva essere deportato, per quella tedesca sì. Il 6 agosto ’44 sale sul treno per Auschwitz, quando arriva è giudicato vecchio e inutile, utile solo per essere un numero in più nel genocidio. L’8 agosto gli dicono che bisogna fare una doccia ed entra nel forno. Un lettore nato a Casale, ebreo, dai primi di novembre ha scritto al Casale chiedendo se si poteva ricordare Jaffe con una stella gialla al posto di quella bianca. Mi documenta le risposte ai suoi messaggi dell’11 novembre: le faremo sapere. Del 21 e del 26, nulla. Del 2 dicembre: non ci sono i tempi per le maglie nuove, forse per la Giornata della memoria. Bene, dice lui, e scrive il 28: nessuna risposta. L’8 gennaio: nessuna novità, la terremo informata. Il 7 febbraio il lettore capisce che la maglia non si farà e suggerisce di consegnare al capitano avversario il libro Presidenti di Massimiliano Castellani e Adam Smulevich, che scrivono anche di Jaffe. Al 5 febbraio, nessuna risposta. Volendo, sarebbe bastato fare come Cavasonza: carta gialla e una forbice. Volendo […]

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