Connect with us

Il Calcio Racconta

Il Genoa, la stagione 1972/73 e, nel giorno del compleanno, il suo Capitano: Gigi Simoni

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Per i genoani della mia generazione, Gigi Simoni è il ricordo del Genoa allenato da “Sandokan” Silvestri: il Genoa della stagione 1972/1973, che in una marcia trionfale dopo avere toccato l’abisso della serie C seppe tornare in serie A. Quella marcia trionfale vide il suo apogeo in Genoa-Lecco, ultima partita del campionato di serie B, giocata allo Stadio Luigi Ferraris davanti a 55.000 genoani, che salutarono appunto il ritorno del Grifo in serie A.

E per chi, come me, era presente alla suddetta partita, quella fu una giornata indimenticabile. È uno di quegli eventi, nella Storia del Genoa, il cui ricordo è stato tramandato di generazione in generazione. Infatti, anche a me è capitato spesso di parlarne ai miei nipotini.

Sin dalle prime ore del mattino, si iniziarono a vedere caroselli di tifosi nella parte a Levante di Genova, con carovane di auto e moto bardate di rossoblù. Il flusso di tifosi del Genoa iniziava, infatti, ad incolonnarsi in Corso Europa, la lunga arteria della città che per una decina di chilometri si snoda da Nervi in direzione del centro.

La gente dei “caruggi”, i vicoli della vecchia Genova, prima di avviarsi verso lo stadio aveva pavesato di rossoblù ogni stradina e piazzetta del centro storico, senza ovviamente trascurare finestre e balconi.

Anche dalle aree popolari e industriali del Ponente iniziavano a partire carovane di tifosi, incluso Sampierdarena che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ai tempi aveva una serie di Genoa Club molto attivi in diverse zone di quel quartiere: al Fossato, alle Mura degli Angeli, all’Ospedale di Villa Scassi, e nel rione San Martino-Campasso, dove c’era la sede del Genoa Club Felice Levratto, che, in occasione di quella partita, posizionò il proprio striscione nella curvetta della Gradinata Nord, lato tribuna.

I “Camalli”, invece, cioè gli scaricatori del Porto di Genova (quelli della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie), si erano autotassati da diverse settimane, al momento dell’assegnazione dei turni, nella storica Sala della Chiamata a San Benigno e, alla fine, quella domenica si presentarono allo Stadio Luigi Ferraris con un grande striscione su cui c’era scritto: “I Portuali Genoani per un Grande Genoa”.

Intanto il tempo passava e lo stadio continuava a riempirsi. A due ore dal calcio d’inizio, il Ferraris era già gremito in ogni ordine di settore e di posto. Si stava stretti, ma proprio tanto stretti. Il programma prevedeva che la partita ufficiale di campionato fosse preceduta da una partitella della squadra giovanile, e in quella partitella si mise subito in luce un giovane Roberto Pruzzo, che allora era un diciottenne di grandi promesse. Finita la partita delle giovanili, fu la volta della liberazione di centinaia di colombi che dalla gradinata sud presero il volo verso il cielo in segno di speranza, seguiti da centinaia di palloncini rossi e blu che seguirono lo stesso percorso.

Prima dell’inizio della partita restava ancora tempo per un’esibizione di paracadutisti. Si lanciarono in cinque o sei da un aereo che sorvolava lo stadio. L’obiettivo era di atterrare nel cerchio di centrocampo e consegnare alla terna arbitrale il pallone della partita, ed effettivamente così fu, almeno per la maggior parte di loro. In effetti, ce ne fu uno che, forse tradito da una corrente maligna, non solo non riuscì ad atterrare nel centro del campo, ma, con la sua traiettoria mal controllata, passò al di sopra del tetto della tribuna e finì nel greto del Bisagno, il torrente adiacente allo stadio.

Terminata la parentesi dei paracadutisti, si potè finalmente dare il fischio d’inizio, davanti ad una Gradinata Nord che era un’apoteosi di bandiere rossoblù.

La Gradinata Nord in occasione di Genoa-Lecco, partita della promozione in Serie A nel 1973

I cori erano in sintonia con i tempi: “Noi vogliamo il Genoa in serie A, il Genoa in serie A, il Genoa in Serie A”, al ritmo di Yellow Submarine dei Beatles; oppure “Genoa, Genoa, devi tornare in serie A”, cantato sulle note di Jesus Christ Superstar, film colossal, con annessa colonna sonora, che aveva sbancato ai botteghini; e poi, ancora, dalla Gradinata Nord si sentiva un inneggiare al Genoa con una tonalità prolungata, che riecheggiava Jesahel dei Delirium, band che, l’anno prima, aveva cantato quel pezzo al festival di Sanremo, canzone, tra l’altro, scritta e composta dal cantautore genovese e genoano Oscar Prudente.

Mi sembra di ricordare anche una cartolina celebrativa, di partecipazione all’evento, che veniva distribuita dalla tifoseria organizzata a tutti gli spettatori, al momento di varcare i cancelli. Chissà, magari c’è qualche tifoso del Genoa che quel ricordo l’ha conservato. Ormai sono passati quasi cinquant’anni e quella cartolina potrebbe essere considerata un pezzo da collezione.

La partita fu solo un dettaglio. In effetti, eravamo già in A da un paio di giornate, avendo pareggiato a Monza alla terzultima, e vinto la penultima a Catania per due reti a uno, con gol di Bordon e Corradi. Comunque, quel giorno Genoa-Lecco terminò 1 a 0, con marcatura di Sidio Corradi, a metà del secondo tempo.

E al triplice fischio finale, il serpentone umano di 55.000 spettatori, uscendo dal vecchio Ferraris, iniziò il suo cammino. Lungo il percorso si aggiunsero le migliaia di persone che non avevano trovato posto allo stadio. Una marea umana, fatta di persone che procedevano a piedi, in auto o in motorino, iniziò a percorrere la decina di chilometri che separano lo stadio, nel quartiere di Marassi, da Piazza de Ferrari, luogo simbolico della città, dove si celebrano le manifestazioni di lotta, ma anche quelle di festa. E quel giorno naturalmente si trattò di una grande manifestazione di festa.

E poi ci fu la festa al Palasport e i fuochi d’artificio alla Foce, quartiere, tra l’altro, dove aveva sede la Trattoria Mentana, che nei primi anni Settanta era un luogo di ritrovo abituale dei cantautori genovesi e dei calciatori del Genoa. Passando di lì, nella stessa giornata, poteva capitare di incontrare Fabrizio de Andrè e Gigi Simoni, intenti a fare due chiacchiere col titolare.

Furono giorni felici. Si celebrava il ritorno in serie A che mancava da quasi una decina d’anni. Alla prima con l’Inter, tre o quattro mesi dopo, ci saremmo presentati in 25.000 a San Siro. Ma per il momento, si rendeva onore ai giocatori che avevano regalato la promozione al vecchio Grifo: Spalazzi, il kamikaze; Manera, “cavallo pazzo”; Ferrari, cresciuto nel vivaio, che parlava in dialetto; Maselli, il mediano romano che sapeva impostare; Rossetti, il vecchio attaccante trasformato terzino; Garbarini, detto anche “Garben” o “Custer”, condottiero di mille battaglie; Perotti, l’ala destra dal gran senso tattico; Bittolo, l’uomo che marcò il grande Eusebio in Genoa-Benfica, del 1971; Bordon, centravanti di sfondamento; Corradi, l’ala sinistra col vizio del gol, il biondo capellone da tutti chiamato Sidio, che ancora oggi frequenta la nostra gradinata.

E, soprattutto, si rendeva onore al Capitano di quello squadrone: Gigi Simoni, un grande centrocampista, autore, tra l’altro, di alcune reti decisive in quella stagione. Reti che portarono punti pesanti e che ci permisero di ritornare in serie A.

Tanti auguri e grazie ancora Capitan Simoni, da allora sei entrato per sempre nel cuore del popolo rossoblù.

Ti aspettiamo.

Classe 1963, genovese e Genoano, laureato alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Genova, con il massimo dei voti. Specializzazione in Scienze dell’Informazione e della Comunicazione Sociale e Interculturale. Vive in Svizzera dal 2004, dove lavora come insegnante. Autore di un racconto, “Nella Tana del Nemico”, inserito nella raccolta dal titolo, “Sotto il Segno del Grifone”, pubblicata nel 2004 dalla Casa editrice Fratelli Frilli; di un libro intitolato “I racconti del Grifo. Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”, edito nel 2017 dalla Nuova Editrice Genovese; di un lavoro di ricerca storica intitolato "Gli Svizzeri Pionieri del Football Italiano", Urbone Publishing, 2019. È anche autore di numerosi articoli, di carattere sportivo, storico o culturale, pubblicati su differenti blog, siti, riviste e giornali.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Calcio Racconta

Fiorentina – Milan, storie di ex … in pillole

Published on

GLIEROIELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Anche Fiorentina-Milan è un viaggio nel tempo che tocca ogni settore del campo. Enrico Albertosi e Giovanni Galli rimettono in gioco per Sergio Battistini e Saul Malatrasi. Dopo quattro stagioni rossonere, il ‘Professore’ svedese Gunnar Gren indossò la casacca gigliata per due campionati. Quattro annate con la maglia viola e una con quella del Diavolo per Romeo Menti: a Campo di Marte fu compagno di squadra anche di Carlo Piccardi, il quale vestì per la prima volta i colori milanisti proprio in una partita a Firenze. In rossonero venne allenato da Giuseppe Bigogno, ex giocatore ed ex tecnico della Viola. A Milanello Malatrasi ritrovò Kurt Hamrin, due stagioni e tre trofei con il Diavolo. Quando nel 1969 il Milan festeggiava la Coppa Campioni, la Fiorentina celebrava lo scudetto: tra i protagonisti di quel tricolore gli ex rossoneri Amarildo e Mario Maraschi. Senza dimenticare Luciano Chiarugi, il quale vestirà la casacca rossonera per quattro stagioni. Centrocampista in viola (anche) Daniele Massaro si trasferiva a Milanello nel 1986 e nel Diavolo diventò centravanti. Ha chiuso la carriera con la Fiorentina Aldo Maldera, il quale realizzò nove reti nel campionato del decimo scudetto rossonero. Roberto Baggio ha vinto uno scudetto con il Milan e sfiorato una Coppa Uefa in maglia viola (nell’ultima stagione a Campo di Marte). Nereo Rocco ha allenato la Viola per un campionato, uno in meno di Nils Liedholm. Da giocatore Giovanni Trapattoni è ricordato come un pilastro del Milan e proprio con il Diavolo ha iniziato la carriera da allenatore; il tecnico dell’ultima Fiorentina sul podio (terza nella stagione 1998-’99). Ha guidato il Diavolo e la Viola anche Gigi Radice, ex calciatore rossonero. Dopo aver conquistato il terzo trofeo (la Coppa Italia) con la maglia gigliata, nel 2001 Manuel Rui Costa si trasferiva al Milan.

Continue Reading

Il Calcio Racconta

“Per sempre nei nostri cuori”… il Milan ricorda Nereo Rocco

Published on

Il 20 febbraio 1979, dopo una breve malattia, si spegne Nereo Rocco.

Il suo nome è legato in maniera particolare alle sue vittorie e al Milan. Esponente di successo di quel calcio che va a privilegiare la fase difensiva, detto Catenaccio.  Nereo Rocco vince in rossonero due scudetti, tre Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Intercontinentale… numeri da capogiro.

E’ il primo allenatore a vincere la Coppa dei Campioni con una squadra italiana nella famosa finale di Wembley contro il Benfica di Eusebio.

Attraverso il suo account Twitter, il Milan ha voluto ricordare il Paron nella ricorrenza  della sua scomparsa: “Sotto la sua guida abbiamo fatto risplendere i colori rossoneri in Europa e nel Mondo: Nereo Rocco per sempre nei nostri cuori “.

 

Continue Reading

Il Calcio Racconta

Mondiali Uruguay 1930: l’ottimismo degli organizzatori, date, indennizzi e spese

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Ci si prepara ai mondiali del 1930 in Uruguay, i primi mondiali della storia, gli unici senza qualificazioni: tutti i paesi affiliati FIFA ricevono l’invito. Altissimo il livello di interesse da parte dei paesi americani, mentre gli europei disertarono la competizione per motivi inerenti distanza e costi della traversata oltreoceano.  A tal proposito risulta quindi coerente, e certamente interessante, questo trafiletto comparso sulla Gazzetta dello Sport del 28 Febbraio 1930, qualche mese prima dell’inizio della competizione mondiale, con la quale si riportano le comunicazioni dell’associazione uruguaiana che cerca di sottolineare lo sforzo del paese organizzatore e al tempo stesso sollecitare le singole federazioni… leggiamolo insieme:   “Montevideo 18 notte – Il Comitato Esecutivo per il Campionato mondiale di Calcio ritiene che le informazioni le quali lasciano credere che un buon numero di federazioni europee non parteciperà al Campionato, siano per lo meno premature. Il Campionato si effettuerà dal 13 al 27 luglio.La finale d’Europa si disputerà il 20 luglio. (Qui si ritiene ci sia un errore sulla finale che deve essere mondiale e non europea e la data che deve essere 30 e non 20)L’Associazione uruguaiana farà pervenire alle Federazioni partecipanti, oltre ai biglietti ferroviari dal luogo di riunione dei giuocatori fino al porto di imbarco, i biglietti di prima classe per i vapori che saranno scelti tra quelli di lusso. Per sopperire alle spese di soggiorno in Montevideo, l’Associazione Uruguaiana consegnerà ad ogni federazione un indennizzo giornaliero di 75 dollari mentre durante il viaggio ad ogni giocatore sarà corrisposto un indennizzo di mezzo dollaro al giorno per le piccole spese. L’Associazione assume a suo carico tutte le spese di trasporto delle équipes dagli alberghi al campo di giuoco. L’Associazione si assume pure le spese di rimpatrio delle federazioni”. Nonostante ciò le nazionali europee che si presentano alla competizione saranno solo quattro, Belgio, Jugoslavia, Francia e Romania. Il 30 luglio l’Uruguay ha la meglio sull’Argentina per 4-2 e si laurea Campione del Mondo.

Gazzetta dello Sport del 28 Febbraio 1930

 

Continue Reading

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: