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La Penna degli Altri

Batistuta giocava con il cuore e segnava come un pazzo

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RIVISTACONTRASTI (Marco Metelli) – […] La svolta arriva con il passaggio nell’altra parte della barricata di Buenos Aires, nel quartiere de La Boca, quando Oscar Washington Tabarez si siede sulla panchina degli Xeneizes, nel 1991. El Maestro piazza Gabriel Omar nel ruolo di centravanti puro, mai più costretto a giocare attaccante esterno, e i gol iniziano a fioccare, insieme alla conquista del Campionato di Clausura, che precede la convocazione per la Copa América da giocare in Cile.

Colui che ormai è conosciuto come Batigol trascina la selezione albiceleste alla vittoria, diventando capocannoniere della competizione con 6 reti, e scatenando su di sé un’asta che coinvolge varie big europee. A spuntarla però è la Fiorentina, guidata da Mario Cecchi Gori. Il presidente e produttore cinematografico si incarica così di regalare alla tifoseria viola, ancora ferita per la cessione di Baggio alla Juventus dell’anno precedente, un nuovo diamante grezzo da raffinare in riva all’Arno. “Adesso però la gente mi deve ringraziare con gli abbonamenti”. (Mario Cecchi Gori)

[…] Alla fine della prima stagione, Batistuta è il miglior goleador della squadra, con 13 reti, e in quella successiva farà ancora meglio, anche se tutto verrà vanificato dalla retrocessione della Fiorentina, che in seguito all’esonero di Radice, cacciato mentre la squadra si trova al sesto posto, ha un ruolino di marcia disastroso. I vertici del club trattengono tutti i migliori giocatori con l’obiettivo di una pronta risalita e affidano la panchina a Claudio Ranieri. Nella stagione in cadetteria, l’ambiente verrà poi scosso dalla scomparsa di Marione Cecchi Gori, che lascerà il timone della società al figlio Vittorio, con il quale Batistuta avrà sempre un rapporto tormentato.

Nel frattempo, il centravanti, ormai un punto fermo dell’Argentina del ct Alfio Basile, conquista la Copa América anche nel 1993, firmando la finale, giocata contro il Messico, con una doppietta […]

Con il ritorno della Viola nella massima serie, per Gabriel scatta la definitiva consacrazione. Innanzitutto per la sua personale partenza, col botto, che significa andare a rete per undici giornate consecutive e frantumare l’ultratrentennale record dell’ala Ezio Pascutti. A fine campionato gli scalpi collezionati saranno 26 e varranno il titolo di capocannoniere. Oltre ai numeri, questa è la stagione in cui Batistuta inizia a indossare la fascia da capitano della Fiorentina e ad entrare nell’iconografia del calcio anni ’90, anche per il suo modo di esultare, come correre alla bandierina del corner dopo un gol o andare sotto la Curva Fiesole per fare un inchino, in segno di riverenza ai tifosi.

[…] Dopo un anno di assestamento, nel 95-96 la Fiorentina di Ranieri è pronta per il salto di qualità. Oltre alla certezza del Re Leone, ormai ambito da mezza Europa, il gruppo può contare sulla classe sopraffina di Manuel Rui Costa, su Ciccio Baiano come spalla ideale dell’argentino e su Francesco Toldo a presidiare la porta. La Viola, in campionato, arriva al terzo posto, ma la maggior soddisfazione sarà la Coppa Italia. Il mattatore della competizione sarà sempre Batigol, che rifilerà quattro reti all’Inter in semifinale e timbrerà, sia all’andata che al ritorno, la doppia finale contro l’Atalanta, regalando al popolo gigliato un trofeo atteso per più di vent’anni.

In agosto, la Supercoppa italiana, vinta contro il Milan, va a ingrossare il bottino viola di pochi mesi prima. A San Siro, anche se risulta ridondante ripeterlo, il protagonista tout court della serata è Gabriel Omar, con una doppietta, comprensiva di sombrero a Franco Baresi e una sontuosa punizione. La sua corsa davanti alla telecamera, dopo il secondo gol, per dedicare alla moglie un “Irina te amo!”, va ad arricchire l’inventario dell’icona pop Batistuta[…]

Una sera di dicembre, Al Franchi si tocca il cielo con un dito quando Batistuta insacca in rete il pallone contro la Vecchia Signora, perché oltre al vanto di battere la rivale di sempre, la Fiorentina è in testa alla classifica. Al giro di boa del campionato, la mitraglia ha sparato per diciassette volte in diciassette partite. Dopo trentanni d’attesa, la pazza idea di riportare il tricolore sotto la Cupola del Brunelleschi sembra meno folle con un leone argentino su cui vengono riposti i sogni di una città intera.

L’incantesimo si rompe alla terza di ritorno contro il Milan, mentre Gabriel si accascia al suolo, toccandosi la gamba. Il gelo cala sul Franchi, il pubblico trattiene il fiato e quando vede il suo idolo portato via in barella capisce che il sogno sfuma in quel grigio pomeriggio di febbraio […]

Nell’ultima stagione di Batigol in riva all’Arno, c’è il tempo per regalare ulteriori emozioni ai tifosi viola, anche nel palcoscenico della Champions League. Su tutte la bordata che elimina l’Arsenal dalla prima fase, nel match giocato, in quell’occasione, a Wembley. E poi la rete e l’assist a Balbo, nel 2-0 al Manchester United campione d’Europa, nel novembre ’99, in una notte storica per la Fiorentina.

[…] A trentun anni, per Gabriel è giunto il momento di una nuova avventura[…] L’ultimo treno da prendere sarà la Roma di Franco Sensi, che per averlo sborserà 70 miliardi di lire […] nel magico tridente formato insieme all’aeroplanino e a Francesco Totti, ne risulta rafforzato. La squadra allenata da Fabio Capello, inoltre, può contare su altri acquisti come Samuel in difesa ed Emerson a centrocampo, che la rendono una delle favorite per il titolo, ora sulle maglie dei cugini biancocelesti.

I giallorossi non tradiscono le […] Scacciati i fantasmi, il 17 giugno 2001 è la data che segna la fine del digiuno sia per la Roma che per Batigol, il quale siglerà il terzo gol al Parma, preceduto dalle reti di Totti e Montella, a coronare la straordinaria intesa di quel leggendario tridente, capace di riportare uno Scudetto sulla sponda giallorossa della capitale, dopo diciotto anni.

[…] Dopo più di un decennio con il piede sull’acceleratore, il Re Leone ha dato tutto. I suoi ultimi mesi in Italia saranno con la maglia dell’Inter, arrivato in prestito da una Roma in cui è ormai considerato un peso […]

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Arrigo Sacchi compie 74 anni … compleanno di ricordi

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Arrigo Sacchi compie 74 anni e rilascia una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport dove si sofferma sulla tragedia e il momento di dolore che tutti stiamo vivendo, la preoccupazione per i suoi cari. Poi affronta i ricordi… di seguito un estratto…

GAZZETTA DELLO SPORT (Luigi Garlando) – […] “… per la prima volta da quando avevo 19 anni, mi riposo. Avevo un arretrato di 30 anni di cose da mettere a posto: libri, videocassette… Sono partito dalle partite del mio Rimini e sono venuto su. Adesso stavo riguardando Atalanta-Milan dell’aprile `89, pochi giorni prima di Real-Milan 1-1. Giocammo un partitone, Rijkaard un gigante. Quando rivedo le vecchie partite mi accorgo dei miei errori. A Bergamo feci giocare Donadoni nel ruolo di Angelo Colombo e Gullit da trequartista. Ma Ruud, anche se voleva giocare sempre lì, non legava la squadra, non dava i riferimenti che garantiva Roberto”

Su Boban

“… Andai a vederlo a Parma nell’Under 21. Cercavo un’alternativa a Donadoni e lui era l’ideale, forte in attacco e dietro”

[…] Con i ricordi si arriva al 1° aprile ‘73, la sua prima stagione al Fusignano.

“Eravamo in testa dalla prima giornata. Avevo perso tutte le amichevoli pre-campionato. Per forza, erano abituati a un allenamento a settimana. Io li ho massacrati con una seduta al giorno. Volevano cacciarmi, ma non costavo nulla e mi hanno tenuto. Vinsi il campionato di seconda categoria, poi andai a Ravenna per fare il patentino e poter allenare i dilettanti. Il corso lo teneva un certo Silvio Nola”

Poi al 1°aprile 1987, sette giorni prima di Parma-Milan, ritorno degli ottavi di Coppa Italia.

“All’andata avevamo vinto 1-0 a San Siro e avevo contribuito al licenziamento di Liedholm. Mi spiacque. Un giornalista del Corriere andò da Berlusconi che gli rivelò: “Sacchi sarà il prossimo allenatore del Milan, ma non lo scriva”. Il giornalista lo fece scrivere a un collega. A Parma erano sicuri che avrei perso… In spogliatoio giurai: “Se mi dicono: vinci questa partita, ma non vai più al Milan, firmo”. Finì 0-0 contro Capello: passammo noi”

Ancora i ricordi vanno al 1° aprile 1988, Milan-Empoli 1-1 e il regalo di Van Basten

“Entrò nella ripresa. La partita non si sbloccava: finta e gran tiro dal limite. Avevamo ritrovato Marco che ci avrebbe regalato tante perle del genere”

Un anno dopo, il 5 aprile 1989 ancora Van Basten in Real Madrid-Milan 1-1

“Un furto. Annullarono un gol di Ruud valido di 2 metri. Non serviva la Var. Giocammo benissimo. Il nostro vero biglietto da visita al mondo che restò incantato. Ora mi rivedo la partita”

Auguri Mister Sacchi

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Dino Zoff: “… un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile”

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IL TEMPO (Simone Pieretti) – Dino Zoff, campione indimenticabile vincitore non solo con la Juventus ma anche con la maglia della Nazionale: Campione d’Europa nel ‘68 e Campione del Mondo nell’82, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo. Di seguito alcune sue dichiarazioni:

Relativamente alla Rai che in questi giorni ha riproposto alcune partite della Nazionale che lo hanno visto protagonista dice… “Non sto vedendo queste partite […] Sono molto autocritico, per questo evito di rivedere partite nelle quali sono stato protagonista”. 

Su Italia-Haiti del 1974, in cui Sanon mise fine al suo record dice: “Era un record importante, 1143 minuti senza subire reti, (dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, a oggi è ancora il record assoluto per quanto riguarda le squadre Nazionali ndr) ma in quella partita d’esordio al Mondiale l’importante era il risultato finale. E alla fine vincemmo». […]

“Difficilmente potremo rivedere un Mondiale come quello del 1982, un torneo del genere sarà difficile da ripetere: al di là dei primi turni, in tutto il resto del torneo, vennero realizzate tante reti, e tutte su azione. Se vediamo altri Mondiali, ci sono state partite combattute e vissute, e vinte con grandi meriti. Nessuno vuol dire niente, ma un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile […]

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Pruzzo: “Viola? Lungimirante. Liedholm? Se si incavolava …”

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L’ex bomber giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Di seguito un estratto:

Su Viola: “… è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là […] Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato”.

Su Liedholm: Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Mi aveva studiato in qualche cassetta, non era mai casuale quando puntava su un calciatore. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, riusciva a mettermi nelle condizioni di esprimermi al massimo, con il piacere di farlo. Ma se si incavolava era un casino, io ho rischiato un paio di volte, ho avuto la fortuna di non essergli troppo vicino. Ero uno che faceva fatica a stare zitto, rompevo le scatole a tutti. Lui qualcuno per il collo l’ha preso. Ma è prevalsa l’omertà tra giocatori”.

Su Di Bartolomei: Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo”

Su Falcao: “Quel rigore gli resterà nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito […] Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente”

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