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Furino: non è ora di andare in pensione

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GLIEROIDELCALCIO.COM – 18 febbraio 1980, dalle pagine di Stampa Sera, nell’inserto Lunedì Sport, fa capolino un titolo, “Furino: non è ora di andare in pensione”.

“Furino è figlio della Juventus del 1969-70 che conobbe la spavalderia di Luis Carniglia, illusionista di tante parole e di pochi fatti. Fu una Juventus che inseguì invano la rincorsa furente di Gigi Riva e del Cagliari, squadra-meteora del calcio italiano. Fu la Juventus di Rabitti, il maestro. Beppe Furino è figlio di quella Juventus, di un’epoca congiunturale, di sacrifici, di costruzioni. Da quell’anno ormai lontano Furino si è imposto alla critica ed ai tifosi per la sua serietà professionale, per la sua lucidità tattica, per quella capacità di soffrire il successo, i risultati, la vita. Il suo è un calcio che rifiuta il divismo e si sposa con il sacrificio. Nella vita nulla si improvvisa, ma tutto si costruisce con la pazienza operosa della formica. Al calcio ha donato la propria giovinezza; da esso ha avuto scudetti, coppe, nazionale” (Cit., Stampa Sera, 18 febbraio 1980).

Cresciuto nel vivaio della Juventus, dai giovanissimi sino in prima squadra, andò due anni al Savona a farsi le ossa, per poi debuttare in A con il Palermo. Torna alla Juventus nel 1969 dove incontra Carniglia, Rabitti, Vycpalek, Parola e Giovanni Trapattoni.

“Spero di smettere quando perderò l’entusiasmo e la voglia di giocare – dice Furino – e quando non avrò più forze a sostenermi. Rientra nella logica delle cose: uno comincia e poi finisce. Solo nei momenti di crisi si pensa alla pensione. Ma io ho stretto sempre i denti ed ho voluto verificare se certe sensazioni erano vere. Alla base di tutto c’è sempre stata una feroce voglia di continuare. Ora siamo quasi in dirittura d’arrivo, nel senso che il campionato ha consumato già i due terzi del proprio cammino; dopodiché ci saranno le vacanze con la campagna acquisti, magari altri giovani che arrivano, il ritiro, altri sacrifici. Ebbene non è questo che mi spaventa. Tutte queste cose fanno parte della mia vita e le accetto volentieri. Piuttosto la vita diventerà difficile quando non accetterò più tale situazione. E non per questo sacrificherò la mia famiglia. lo penso che considerando i pro e i contro una situazione si può sempre accettare con serenità. È innegabile che più dura questo mio matrimonio con la Juventus e meglio è. Quando infilerò le pantofole sarà veramente dura … I momenti importanti li ho vissuti quando sono stato inserito alla Juve nel ’69, momenti che mi hanno permesso di arrivare dove sono. Ho costruito me stesso in quell’anno. Ci sono le premesse; il resto è venuto come conseguenza. Le delusioni sono tante, sbiadite dal tempo ma cocenti, come la sconfitta subita in Coppa dei Campioni nel ’73 a Belgrado, contro l’Ajax. Quando avremo un’occasione del genere? Quel ricordo mi mette addosso un gran magone».

Cosa ha imparato Furino dal calcio e cosa ha dato in cambio? “Professionalmente mi ha permesso di inserirmi con la mentalità giusta nella vita. Mi ha formato nel carattere, mi ha dato grinta, capacità di lottare. Al calcio ho dato la mia applicazione… io faccio tutto in funzione del calcio. La famiglia, è bene precisarlo, è fuori discussione. È una cosa enorme ed importante, sulla quale mi pare superfluo soffermarmi. Stando ad altri interessi ti dico che ho intrapreso una nuova attività, nel ramo assicurativo. Questo mi permette di verificare alcune cose alle quali annetto molta importanza. Voglio sapere se riesco a fare qualcosa di buono anche al di fuori del calcio. Spesso leggo che i giocatori vivono in un paradiso isolato, incapaci di guardarsi attorno, lo credo che tutto ciò non corrisponda a verità”.

Correre è tutto per Furino, e all’età di 34 anni è davvero presto per smettere…

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Ezio Vendrame e la figurina… sbagliata

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ezio Vendrame ieri è venuto a mancare. Tutti coloro che hanno a cuore il calcio, in modo particolare quelli come noi che amano le storie vintage e particolari, lo hanno ricordato, descritto, elogiato, sottolineandone anche gli eccessi. Forse proprio per quest’ultimi così amato. Il suo essere controcorrente è stato il leitmotiv della sua vita, il suo modo di rapportarsi con il mondo. Nessun giudizio. Lui era così. Punto.

A 13 anni era arrivato nelle giovanili dell’Udinese per poi passare alla Spal per quella che era la sua prima stagione da professionista. Il suo carattere particolare mal si conciliava con il Patron della società di Ferrara che lo cedette alla Torres e successivamente al Siena.

Ma proprio in questa prima stagione da professionista a Ferrara, prima delle cessioni, c’era una pratica da dover svolgere, una pratica che esiste ancora oggi: le foto per l’album di figurine.

Ovviamente Vendrame non è tra i titolari e quindi non è nemmeno così scontato che lui debba farla. Prendete allora l’album della Panini della stagione 1967-68, ovviamente alle pagine dedicate alla Spal:

A sinistra trovate i due portieri, Mattrel e Cantagallo, al centro, tra di loro, il classico “scudetto” con l’emblema del club. Poi i quattro “arretrati”, il terzino destro Pasetti, il terzino sinistro Tomasin, il libero Massei e lo stopper Bozzao. Al centro una storia sintetica della società a completare la prima pagina. Andiamo ora ad analizzare la seconda pagina, leggermente più ricca di foto, nove contro sette della precedente.

Si parte con la figurina di Bertuccioli, mediano di spinta, poi il centrocampista Parola, solo omonimo del più celebre e famoso per la rovesciata divenuta iconica, e Lazzotti mezzala di punta. Completano i titolari Reif, ala destra, Bigon centravanti e Brenna ala sinistra.

Arriviamo poi a quelli che vengono definiti genericamente “altri titolari”: a sinistra il terzino Pomaro, al centro Edoardo Reja e infine a destra Gildo Rizzato.

Qui finiscono le figurine dedicate alla Spal, ma prosegue un elenco sotto la dicitura “Completano i quadri”: Stanzial, Cipollini, Rozzoni, Boldrini, Bean e Righetti.

Bene, di Vendrame nemmeno l’ombra, nemmeno tra coloro che “Completano i quadri”… verrebbe da dire. Invece ecco … guardate bene l’ultima figurina, quella di Gildo Rizzato…

Siamo certi si tratti esattamente di Gildo Rizzato? La didascalia riporta “Nato a Montagnana (PD) il 2 -2-1948. Centravanti cresciuto nel Legnago è passato alla Spal nel 1965-66. Esordiente in serie A. Altezza 1,70 Peso Kg. 66 Celibe”.

Beh, i dati corrispondono a Rizzato. Ma la foto? Forse non abbiamo bene in mente il volto di Rizzato, ma in quella figurina, guardandola bene, si scorgono dei connotati familiari ai più… siamo di fronte a Ezio Vendrame: molto giovane, ovviamente, e senza la barba.

Insomma uno degli errori della Panini e, visto l’anno, forse il primo in assoluto. Errori che fanno sorridere. Un modo diverso oggi di ricordare Vendrame. Con il sorriso appunto. Così avrebbe voluto.

Ciao Ezio

(Tutte le foto sono tratte dalla preziosissima “Collezione Gianni Bellini”, che ringraziamo per la solita grande collaborazione)

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L’ultimo gol di Bigon in Serie A

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – La ventiseiesima giornata del torneo 1979-’80 andava in scena sabato 5 aprile, vigilia di Pasqua. Il Milan era di scena a Udine e i friulani vinsero in rimonta 2-1, dopo il vantaggio rossonero siglato al quarto d’ora da Bigon. Nell’ultima stagione da calciatore nella massima serie per il futuro allenatore del secondo scudetto partenopeo. La decima annata di Albertino con il Diavolo. Era arrivato a Milanello dal Foggia, che nel 1971 era retrocesso in B. Soffiato alla Roma, rappresentò una scommessa subito vinta perché nel primo campionato con la casacca milanista andò a segno 14 volte in 29 partite. Nei due lustri con la maglia rossonera ha disputato tutte le finali del Diavolo: quattro di Coppa Italia e quella della Coppa Coppe del 1973. Nel giorno della ‘fatal Verona’ siglò l’ultimo gol e nella stagione del decimo scudetto milanista realizzò 12 reti. Con il tempo si era trasformato da attaccante in ala o anche in seconda punta, in base alle esigenze. Il 5 aprile di quarant’anni fa Albertino Bigon andava a segno per l’ultima volta in Serie A.

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Addio a Ezio Vendrame, il nostro George Best

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“Si è spento poche ore fa, Ezio Vendrame all’età di 72 anni, nella sua casa a Conegliano Veneto.

Genio, icona e simbolo di un calcio che non esiste più. Considerava Vicenza la sua seconda casa e aveva sempre nel cuore i tifosi biancorossi che aveva conquistato e deliziato con le sue giocate, per tre stagioni in Serie A dal 1971 al 1974. Con la maglia biancorossa infatti registrò 46 presenze in campionato ed una rete siglata proprio in un derby contro l’Hellas Verona, nel quale fu mattatore perché oltre al gol, servì un assist e fu fermato solo dalla traversa che gli negò una storica doppietta. Cresciuto nelle giovanili dell’Udinese, aveva militato tra le altre nel Napoli, nel Padova e nel Pordenone. La società LR Vicenza si unisce al dolore per la scomparsa di Ezio e desidera esprimere ai suoi cari le più sentite condoglianze”. Questo il messaggio di cordoglio dalle pagine del sito ufficiale del Vicenza, accompagnato da un’opera disegnata dal noto illustratore vicentino Osvaldo Casanova (Vai al comunicato ufficiale)

Anche il Padova dal proprio sito ha dato comunicazione della triste notizia: “Si è spento all’età di 72 anni Ezio Vendrame. Nato il 27 novembre 1947 a Casarsa della Delizia (Pordenone), Vendrame, soprannominato il “Best Italiano” ha vestito le maglie di Spal, Torres, Siena, Rovereto, Lanerossi Vicenza, Napoli e Pordenone. Ha vestito la maglia del Calcio Padova dal 1975 al 1977 realizzando 8 reti in 57 incontri in Serie C. La Società Biancoscudata si stringe attorno ai familiari e agli amici di Ezio in questo momento di dolore” (Vai al comunicato ufficiale).

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