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Il Calcio Racconta

Scudetto 1925 – Carlo F. Chiesa, giornalista e storico del Bologna, chiede alla Fondazione Genoa: “Vi sta a cuore la verità storica?”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – La discussione intorno lo scudetto del 1925 continua, e si fa strada a colpi di “storia” … dapprima il video della finalissima di Lega Nord pubblicato sul sito del Bologna FC e conseguente invito per un dibattito pubblico rivolto alla Fondazione Genoa. Una prima risposta è arrivata, seppur a titolo personale, da Giancarlo Rizzoglio del Comitato Storico Scientifico del Museo del Genoa, che proprio ai nostri microfoni ha espresso la sua opinione relativamente al video e si è espresso sull’opportunità del dibattito pubblico (Vedi la nostra intervista).

Ora è la volta del Bologna e lo facciamo con Carlo Felice Chiesa, giornalista professionista, autore di diversi testi storico/sportivi tra cui “Bologna 1925. Fu vera gloria”, (Edizioni Minerva).

Mi sono assunto il compito di ripristinare la verità e riconsegnare dignità a quella squadra, che il campionato lo disputò in maniera regolare e vi trionfò con pieno merito, così parlava Chiesa lo scorso anno durante la presentazione del libro.

Il Bologna, ricordiamolo, vinse il suo primo scudetto il 23 agosto 1925, battendo 2-0 nella capitale l’Alba Roma nella gara di ritorno. La finale di Lega Nord tra Genoa e Bologna fu però molto discussa, ci vollero ben 5 partite (tra cui una non omologata), e a distanza di novantacinque anni le polemiche non si placano.

“Questo video aggiunge molto a chi cerca la verità storica”, esordisce Carlo Felice Chiesa, “In primis è un reperto eccezionale, un video di una nitidezza unica… un arricchimento per tutti noi. Dispiace non averlo visto prima. Inedito o meno ha poca importanza… certo non è stato a suo tempo molto pubblicizzato dalla Fondazione Genoa. Si può notare il clima di serenità che avvolge la scena tutta, i due allenatori, Garbutt e Felsner, che conversano l’uno accanto all’altro, intorno pochi carabinieri col pennacchio, poche persone e dai tetti e balconi delle case circostanti si scorgono appassionati che si godono la partita. Immagini storiche ed emozionanti. Il guardalinee che abbandonata la giacca rimane in canottiera… l’inquadratura del secchio con i tre sifoni del Seltz. Anche vedere il trentanovenne Vittorio Pozzo, che entra alla testa degli altri giornalisti… insomma, una emozione vera”.

Chiesa è molto preso dal racconto del documento filmato… fa un respiro profondo e prosegue con tono più battagliero… “Sono stupito dello stupore che la Fondazione Genoa ha manifestato per la definizione di “parzialmente inedito” di questo video. Mi sembra un dettaglio poco rilevante rispetto a quanto ho scritto nel mio libro in cui, punto per punto, ho confutato le tesi della Fondazione Genoa, dirette a ottenere la modifica, con il riconoscimento dell’ex aequo da parte della Federcalcio, dell’Albo d’Oro del nostro massimo campionato. Io non ho confutato qualcosa, un particolare, una data, un fatto… io ho confutato praticamente tutto, punto per punto, con atti e documenti d’epoca. Ora, delle due l’una, come si suol dire: di fronte a contestazioni così circostanziate e documentate si può reagire ammettendo di avere sbagliato e facendo un passo indietro rispetto alla richiesta alla Federcalcio, oppure persistere nel ritenere di avere ragione e allora confutare la confutazione, controbattendo punto per punto. Invece dalla Fondazione Genoa è arrivata una terza via: un silenzio assordante e la perseveranza nella richiesta di ex-aequo. Poi ho letto le dichiarazioni di Rizzoglio da voi pubblicate, che sono comunque a titolo personale, come da sua precisazione”.

Chiesa torna su tali ultime dichiarazioni, appunto, di Giancarlo Rizzoglio, “Tutte le mie ricostruzioni partono da documenti. Circa la regolarità iniziale dell’incontro del 7 giugno 1925, ci viene in soccorso l’articolo della Gazzetta a firma Mario Zappa, che, tra le altre dichiarazioni dell’Avv. Mauro, arbitro dell’incontro, registra il suo pensiero dopo la gara in questi termini: “…Tenuta presente la sua pregiudiziale sulla irregolarità dell’incontro, ha concesso il punto reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospesa la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l’ha pregato di portare a termine il match…”. Questo è un fatto, non comprendo perché Rizzoglio vi contrapponga la sua “opinione” secondo cui tale assunto sarebbe “sbagliato”.

Chiesa continua sull’altro punto sollevato da Rizzoglio, e cioè il fatto che lo stesso arbitro avrebbe detto al Capitano del Genoa De Vecchi che ormai si trattava di un incontro pro-forma… “Anche qui c’è un fatto preciso”, prosegue il nostro interlocutore: “lo stesso Renzo De Vecchi, che diventò giornalista dopo aver dato l’addio al calcio, sulle colonne del “Calcio Illustrato” nel 1941 dedica tre puntate all’accaduto, sotto il titolo: “Le cinque finali. Bologna-Genoa 1925”. E qui De Vecchi non cita alcuna dichiarazione fatta dall’arbitro Mauro a lui e all’altro capitano Della Valle dopo la convalida del gol di Muzzioli, se non che “… Esaurito il tempo normale, l’arbitro ci richiamò, dopo averci rimandato agli spogliatoi, per la disputa dei tempi supplementari, alla quale, però, il Genoa si rifiutò. Ricordo d’essere stato criticato per tale decisione, che d’accordo col dirigente in campo ritenni doveroso seguire…”.

E relativamente al dibattito pubblico? “Un dibattito pubblico tra storici delle due parti è auspicabile e potrebbe risultare utile alla stessa Commissione di saggi e studiosi incaricata dalla Federcalcio di pronunciarsi sulla questione. Farlo dopo la decisione non rivestirebbe alcun interesse, poiché sarebbe del tutto inutile. Da storico vedo con molto favore un dibattito diretto a far emergere la verità storica e non una verità “di parte”. Tutti i protagonisti di questa vicenda non ci sono più e non possono controbattere in alcun modo, è quindi fondamentale e doveroso rifarsi non a pareri, dicerie o impressioni, ma ai documenti dell’epoca. Con molto rispetto vorrei chiedere agli amici della Fondazione Genoa: vi sta a cuore la verità storica, quale che sia, o solo la causa del Genoa? Dalla risposta all’invito al pubblico dibattito quanto prima – cioè una volta superata questa tragica emergenza che tutti ci coinvolge – avremo la risposta anche a questa domanda”.

Abbiamo scritto ancora una pagina di questa querelle, certo non l’ultima. Rimaniamo in attesa della prossima mossa… il dibattito aperto o la pronuncia della Commissione di Saggi?

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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La bellezza dell’imprevedibilità (la promozione del Catania quel 5 Giugno del 1960)

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(GLIEROIDELCALCIO.COM di Andrea Gioia)

L’imprevedibilità è certamente un fattore fondamentale quando si parla di calcio.

I risultati spesso vengono sovvertiti, così come anche i pronostici.

E può succedere che una sconfitta all’ultima giornata di campionato possa portare ad una gioia incontenibile.

Quella gioia che provarono i giocatori del Catania in un caldo pomeriggio di Giugno del 1960.

Quella siciliana era una squadra ambiziosa, costruita minuziosamente da un allenatore che prediligeva un gioco “scarno ed efficace”.

Il suo nome era Carmelo Di Bella, da tutti conosciuto come l’Herrera del Sud.

Il presidente Marcoccio volle riconfermarlo dopo una salvezza ottenuta nella Serie B del 1958/59 con l’intenzione, non troppo nascosta, di poter arrivare a combattere per i primi posti che conducevano alla massima serie.

Di Bella era un tecnico scaltro, tenace, che prediligeva soprattutto una grande preparazione fisica, lasciando un pò da parte i dettagli tecnici e tattici. E di questo le sue squadre ne soffrivano soprattutto nel girone di ritorno.

Quella stagione 1959/60 il Catania la iniziò col botto.

Una serie di risultati utili consecutivi, con l’apice del poker servito al Verona e un girone d’andata concluso al secondo posto.

Ma il previsto calo fisico condizionò quasi irrimediabilmente quella rincorsa alla promozione, favorendo il ritorno del Lecco e della Triestina.

Si stava per arrivare ad un finale tiratissimo, con un Catania deciso a non mollare ed in grado di inanellare tre vittorie e un pareggio nelle ultime quattro giornate che conducevano all’epilogo del 5 Giugno.

Proprio quel giorno, il destino dei rossoblu sarebbe cambiato per sempre.

E’ il Brescia ad ospitare i siciliani in una partita stranissima. 

Un secondo tempo da sogno, con le rondinelle in grado di realizzare quattro gol in meno di venticinque minuti.

Il Catania è a terra.

Perde 4-2.

Si prospetta l’incubo del 1957. In quella stagione, gli isolani erano riusciti a mancare la Serie A per via di una scellerata ultima partita contro il Modena, già salvo e capace di vincere in inferiorità numerica.

Ma, come tutti sanno, gli dei del calcio spesso restituiscono ciò che hanno tolto.

Accadde così che iniziarono ad arrivare voci da Parma che parlavano di un pareggio interno dei ducali contro la Triestina.

Era tutto vero.

La Triestina, non vincendo, si era fermata ad un punto dal terzo posto.

Il Catania era finalmente in Serie A dopo sei lunghi anni.

L’imprevedibilità aveva consegnato agli almanacchi una data da ricordare nel tempo e alla Gazzetta dello Sport l’opportunità di pubblicare un eloquente titolo: “Si è sfiorato il dramma!”.

Senza quel 5 Giugno del 1960, quella matricola tenace non avrebbe “asfaltato” un anno dopo l’Inter di Herrera, dando vita alla leggenda del “Clamoroso al Cibali”.

 

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4 giugno 1995 – Delvecchio regala all’Inter l’accesso in Europa e Ruben Sosa saluta l’Italia

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Scrivi Marco Delvecchio e pensi ai suoi titoli in maglia giallorossa. Ma quel romano nato a Milano (sua definizione) ha scritto anche una pagina da batticuore nella storia nerazzurra.

Domenica 4 giugno 1995, ultima giornata di campionato: Inter, Napoli e Sampdoria si giocavano la qualificazione in Coppa Uefa (anche se erano ridotte al lumicino le speranze dei blucerchiati), mentre Padova e Genoa la permanenza nella massima serie. Nel Meazza nerazzurro i veneti chiusero la prima frazione in vantaggio grazie a Maniero e l’Eurozona sembrava sorridere ai partenopei, i quali a Fuorigrotta superavano di misura il Parma. A San Siro la Beneamata aveva pareggiato con Pierluigi Orlandini, ma non bastava al Biscione per ottenere il sesto posto. “Partita finisce quando arbitro fischia”, diceva Boskov. E l’allora direttore tecnico del Napoli sapeva benissimo che bisognava aspettare il triplice fischio, perché al novantesimo il nerazzurro Delvecchio beffava il Padova, costringendolo allo spareggio salvezza con il Grifone e relegando il ‘Ciuccio’ fuori dall’Europa. E facendo sperare il Genoa, in quella domenica che nella storia rossoblù verrà ricordata come l’uscita dagli spogliatoi di Gianluca Signori e la sua corsa sotto la Gradinata Nord, in un mix di sorrisi e lacrime.

Questo è anche il giorno dell’ultima gara in maglia nerazzurra e nel calcio italiano di Ruben Sosa. Acquistato dalla Lazio nel 1988, l’uruguaiano mostrò da subito le sue qualità: velocissimo, funambolico, abile a muoversi nello stretto e quel mancino, quel piede, quella potenza. Nelle quattro annate in maglia biancoceleste ha collezionato 124 presenze e 40 reti in campionato e 16 gettoni con 7 realizzazioni in Coppa Italia. Nel 1992 si trasferì all’Inter e nella prima stagione alla Pinetina mise a segno 22 gol tra campionato e massima serie. Nella stagione antecedente il Mondiale statunitense le reti dell’uruguagio furono decisive per evitare la retrocessione della Beneamata, nell’annata della seconda Coppa Uefa della storia nerazzurra. Sono state otto le reti di Ruben Sosa nell’ultimo campionato italiano: il 4 giugno 1995 da un suo calcio d’angolo arrivava il guizzo di Marco Delvecchio, decisivo per l’accesso dell’Inter all’Eurozona.

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4 giugno 1953 – Il football londinese al Ferraris e le vecchie glorie rossoblù sotto la Nord

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Quello era stato l’anno del Genoa di Franzosi, Becattini, Frizzi, Dal Monte e Viviani. L’anno di un torneo che vide la promozione in serie A del Genoa, dopo che aveva vissuto la sua seconda malaugurata esperienza in serie B. Ma, mentre la prima volta, nel 1934-35, la risalita nella massima serie era stata immediata. In quel secondo caso, la permanenza nella serie cadetta era durata alcuni anni. Comunque, nel 1953, insieme ai rossoblù fu promosso il Legnano, che aveva vinto lo spareggio decisivo contro il Catania. In serie C finirono invece Siracusa e Lucchese.

A pochi giorni dalla fine del campionato di serie B, nel 1953, fu dunque organizzata una partita amichevole internazionale contro una selezione di Tottenham, Arsenal e Chelsea, più altri club londinesi (Charlton e Brentford). L’incontro fu fissato per giovedì alle 16.30 e, nonostante il fatto che si trattasse di una partita pomeridiana e infrasettimanale, la Gradinata Nord rispose entusiasticamente all’appuntamento. D’altra parte, stando alle immagini, una discreta presenza si registrò anche in Gradinata Sud e in Tribuna. La partita fu preceduta da una parata alla quale prese parte una quindicina di ex giocatori del Genoa, tra cui alcuni vincitori degli scudetti: dai giocatori dei primi titoli nazionali, conquistati tra il 1898 e il 1904 e quelli che vinsero gli ultimi, nel biennio 1922-1923 e 1923-1924, passando per altri che conquistarono l’ultimo trofeo nazionale: la Coppa Italia del 1937.

Le vecchie glorie del Genoa sotto la Gradinata Nord. Il terzo in alto da sinistra è Burlando, al suo fianco De Vecchi e a fianco di quest’ultimo Santamaria, gli ultimi tre in alto a destra dovrebbero essere Dellacasa, De Prà e Moruzzi. In basso, terzo da destra si riconosce Edoardo Pasteur e al suo fianco Catto. Del gruppo facevano anche parte: Mazzoni, Gilardoni, Puerari, Spigno, Costella, Cifarelli, Leale, Genta ed Enrico Pasteur (Foto: Archivio Nuova Editrice Genovese).

Ad assistere a quella partita ci fu un corrispondente molto speciale. Infatti, l’inviato de La Stampa che seguì l’incontro era Vittorio Pozzo. Vittorio Pozzo era legato da vincoli di stima e amicizia a William Garbutt. Era un’amicizia che datava da almeno una quarantina d’anni, forse anche più. Ed era forse per questo che, per il Genoa, Pozzo aveva sempre avuto una grande simpatia.

C’è una foto, per esempio, in cui si vede la nazionale olimpica del 1924, guidata dal tecnico torinese. Ebbene, almeno la metà dei componenti di quel gruppo è composta da genoani o da giocatori legati alla storia del Genoa. Il primo che si riconosce partendo in alto da sinistra è William Garbutt, che da una decina anni faceva parte dello staff della nazionale italiana. Poi, in rapida successione, sempre da sinistra verso destra, troviamo De Prà e De Vecchi e, sotto a loro, Barbieri (in questo caso mi sto limitando solo a citare i giocatori legati al Genoa perché, ovviamente, nella foto ci sono anche nazionali di altri club). Inoltre, in questa istantanea, troviamo Baloncieri, ai tempi giocatore in forza all’Alessandria ma che aveva fatto parte del Genoa nella leggendaria tournée sudamericana del 1923. Infine, c’è da segnalare la presenza di Felice Levratto, giocatore del Vado che, l’anno dopo sarebbe passato proprio ai rossoblù genovesi. Insomma, in virtù di questi antichi legami storici, non c’è da stupirsi delle simpatie per il Grifo del vecchio tecnico della nazionale italiana.

La formazione italiana alle Olimpiadi del 1924. Da sinistra verso destra, partendo dall’alto: Garbutt, Rosetta, De Prà, De Vecchi, Pozzo. Fila centrale: Barbieri, Baldi, Aliberti. Accosciati: Conti, Baloncieri, Della Valle, Magnozzi, Levratto. (Fonte: pubblicazione di Paul Edgerton).

Questa simpatia, questa stima e questo rispetto emergono anche nel Vittorio Pozzo ʺcronista˝. A questo proposito, tralasciando gli aspetti tecnici del suo resoconto, ovviamente fatti con grande competenza, propongo ai lettori de GliEroidelCalcio.com, la parte iniziale e le conclusioni di un suo articolo su questa partita:

ʺIl Genoa ha fatto le cose in grande per festeggiare il suo ritorno alla categoria maggiore del campionato: stendardi, banda militare, rappresentanze della società, sfilata sul campo, lancio di colombi e di palloni dipinti con i colori sociali, discorsi delle autorità, applausi a non finire. La rinascita della vecchia società ligure non poteva venire festeggiata in un quadro coreografico più grandioso e suggestivo e in una giornata più limpida e soleggiata [..] A sera un banchetto dalle proporzioni notevoli ha riunito le autorità, le due squadre, i dirigenti delle due società e i sostenitori genoani. Così i festeggiamenti per la rinascita di una delle più anziane e gloriose società nostre si sono chiusi in letizia. Il Genoa comincia una vita nuova˝.

In questa dimostrazione di affetto e simpatia, Vittorio Pozzo era in eccellente compagnia. Infatti nell’articolo in prima pagina de La Gazzetta dello Sport, Gianni Brera apriva il servizio su quella partita dicendo:

ʺSe veramente lo sport è da considerarsi una romantica cavalleria dei tempi moderni, non credo esista sportivo in Italia il quale non abbia seguito con addolorata sorpresa la scivolata del Genoa in serie B. Ogni guerra lascia profondi e dolorosi strascichi nella vita di un paese, specialmente se perduta. Il declino del Genoa era certamente da ascrivere a questi fenomeni eccezionali, cui neppure è sfuggito, nel suo complesso, il calcio italiano[..] Le sue benemerenze sono tali che soltanto un estraneo al nostro mondo potrebbe ritenere doveroso enumerarle. Il Genoa è per molti italiani un motivo nostalgico e per tutti i Genovesi una buona e vecchia bandiera che è bello sventolare˝

Comunque, la tradizione delle partite tra Genoa e squadre inglesi ha radici lontane, e risale agli inizi del secolo scorso. Nel 1912 il Genoa giocò una partita contro i Wanderers che, come la formazione londinese del 1953, non era una squadra di club ma una selezione di giocatori britannici. L’anno dopo ci fu una partita tra il Genoa ed il Reading. Poi, nel 1922, si registra un Genoa-Liverpool, giocato a Marassi, il 4 giugno (altra ricorrenza che cade in questa giornata) davanti a 15.000 spettatori e vinto dagli inglesi per quattro a uno. Quella partita ebbe un’ideale rivincita circa 70 anni dopo, quando il Genoa vinse per due reti a uno contro il Liverpool al Ferraris, il 18 marzo del 1992.

Questa tradizione di ʺmatch inglesi˝ ha un’evidente spiegazione nelle radici britanniche del club rossoblù. Ma è interessante notare che, a distanza di una quindicina d’anni dalla fondazione di questo sodalizio sportivo, il Genoa, sotto la presidenza di Geo Davidson, visse una seconda ʺEnglish wave˝.

Tra gli sportivi reclutati da Davidson ci furono uomini provenienti da Arsenal, Milwall, Crystal Palace e West Ham. Alcuni sono nomi di risonanza internazionale, come William Garbutt, il “Mister” per eccellenza. Altri ancora, in realtà, erano arrivati nel periodo immediatamente precedente alla presidenza Davidson. Ma comunque si tratti di arrivi che possiamo collocare tra il 1912 ed il 1915, e che per questo possono essere definiti come una seconda ondata di inglesi.

Garbutt, prima di diventare allenatore aveva giocato nell’Arsenal, stesso club in cui aveva anche militato un altro rossoblù: l’attaccante John Grant. E con quest’ultimo, nel Genoa di quel periodo, troviamo anche Percy Walsingham, giocatore di provenienza Millwall. Ci sono poi giocatori che sono forse sconosciuti, o poco conosciuti, anche a molti genoani. Walsingham, per esempio, era stato “accompagnato” da Hector John Eastwood, giocatore proveniente dal West Ham, che militò nel Genoa nella stagione 1912-1913. Quello fu anche l’anno del centrocampista Alfred James Mitchell e di George Arthur Smith, un altro centrocampista che aveva giocato nel Crystal Palace.

Nella foto (da sinistra a destra): Percy Walsingham, William Garbutt e John Grant. Fonte: pubblicazione di Paul Edgerton.

Questo fenomeno che ho definito una seconda ondata di inglesi è un aspetto, a mio parere, molto importante, perché testimonia un rapporto oramai ultrasecolare tra il Genoa ed alcuni storici club londinesi.

E così, posso concludere la rievocazione di questo evento sportivo della storia rossoblù dicendo che, per certi aspetti, il match del 4 giugno 1953, giocato dal Genoa contro il London F.A. rinsaldava proprio quegli antichi legami risalenti ai primi decenni del Novecento.

Il tabellino della partita – Genoa C.F.C.-London F.A.  1-2

Reti: Jezzard ’26, Lishman ’34, Dal Monte/Persi ’53*.

Rappresentativa Londinese: Barthman, Mor, Willemsen, Nicholson, Dickson, Lowe, Hurst, Logie, Jezzard, Lishman, Roper.

Genoa: Gandolfi (Gualazzi), Melandri, Becattini, Acconcia, Cattani, Gremese (Bergamo), Dal Monte, Previsani, Cassani, Chiumento, Persi (Toncelli).

Arbitro. Buchmuller di Zurigo.

Lo stadio. Esaurite la tribuna centrale e le gradinate, lo stadio è cinto interamente da un gran pavese, sì che il campo di Marassi pare una nave pronta per il varo. La gente si pigia numerosa sui balconi e si spinge dalle finestre ʺÈ la festa di noialtri˝, sembrano volere gridare.

*Dai resoconti della partita risulta che Dal Monte e Persi calciarono contemporaneamente la palla che era sulla linea della porta avversaria. Non è chiaro quindi a chi dei due fu attribuito il gol.

A sinistra: l’articolo sul match tratto da La Stampa, a firma di Vittorio Pozzo. A destra la locandina dell’incontro (Collezione Museo del Genoa).

Nota dell’autore. Un ringraziamento a Giovanna Liconti, Davide Rota, Luigi Carbonara, Riccardo Grossi, Andrea Boggiani e Marco Maggiolo, del gruppo Facebook ufficiale del Museo della Storia del Genoa ʺSemmo do Zena˝ che, con i loro contributi, mi hanno fornito importanti spunti di riflessioni e piste di ricerca.

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