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La Penna degli Altri

31 OTTOBRE 1930 – Il ‘signor Roma’ Giorgio Rossi compie 85 anni

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Due foto, quella della Roma Campione d’Italia 1983 e a distanza di 18 anni quella della Roma Campione d’Italia 2001. Un solo filo conduttore, Giorgio Rossi, storico massaggiatore, ma non solo, della Roma per ben 55 anni.
Basterebbe solo questo per definire la sua grandezza, una grandezza ormai pari a un monumento della città eterna.
Il monumento oggi compie 85 anni.
Insieme ad Angelo Cerretti, massaggiatore dalla fondazione della Roma sino al 1966, si occupano dei muscoli dei calciatori, in una sorta di linea continua, sino al 2012. Nel 1957, infatti, rossi comincia a collaborare con la Roma e proprio da “Angelino” impara i segreti del mestiere, interpretandolo ben oltre a quello che si richiede a uno “stimolatore” di muscoli.
Diventa punto di riferimento per tutti i giocatori, presidenti e allenatori che negli anni si sono alternati, custodendone segreti, vizi e virtù, diventando per tutti punto di riferimento. Sempre disponibile a risolvere i problemi, grandi o piccoli, che di volta in volta si presentano.
Romanista da sempre, da ragazzo lo portano anche a vedere una partita della squadra che ha il suo quartier generale a Formello, ma lui dichiarerà che non gli procurava nessuna emozione. Segue invece la Roma dalla Curva nei primi anni ’50.
Da giovane si iscrive alla scuola di massaggiatori sportivi del CONI, pur essendo un Vigile del Fuoco. Proprio mentre è in servizio, gli capita ciò che poi lo avrebbe portato verso la Roma. Durante un intervento deve portare un ferito verso il pronto soccorso del San Giovanni. Qui incontra Roberto Minaccioni, un infermiere che già collabora con il settore giovanile dell’As Roma, il quale gli chiede di sostituirlo per accompagnare i giovani a un torneo a Sanremo.
Prima partecipazione e prima vittoria con tanto di medaglia a tutto lo staff al seguito della compagine giallorossa. Il Presidente Sacerdoti lo convoca e gli fa firmare un contratto di collaborazione con il settore giovanile. Alla Roma ha sempre avuto contratti annuali, solo l’Ing. Viola una volta gli sottopose un biennale.
Giorgio smette di fare il Vigile del Fuoco e diventa Infermiere. Si trova benissimo con i giovani e la condizione di collaboratore part-time si sposa perfettamente con la sua attività professionale, per questi motivi il suo ingresso definitivo in “Prima Squadra” arriverà solo 22 anni dopo, nel 1979, pur aggregandosi in alcune occasioni già dalla prima metà degli anni ‘60.
Quante storie, quanti aneddoti, quanta vita di spogliatoio nel bagaglio dei ricordi di Rossi.
In una splendida intervista rilasciata a Tonino Cagnucci nel 2007 tocca anche argomenti spigolosi: “Una volta Herrera si presentò per una finale giovanile Roma – Juventus, l’allenatore era Trebiciani. Prima della partita diede a ogni ragazzo una bustina di zucchero, diceva. Il portiere saltava sopra la traversa, la nostra ala andava a crossare cinque metri dopo la linea di porta. Tra il primo e il secondo tempo i ragazzi cominciarono a sentirsi male. Io il doping non l’ho mai fatto entrare”. Poi su Taccola: “So la storia. So di una puntura fatta di un antibiotico, quello sì. La storia triste di Giuliano”.
Poi su Manfredonia: “Gli si fermò il cuore. Gli feci il pronto soccorso, riuscì ad aprirgli i denti, li aveva serrati, come un trisma. Glieli aprii con delle forbici.
Storie piene di vita, storie piene di dolore.
Ancora, parlando di Agostino: “Viveva in simbiosi con questa pistola. Una volta il Barone ci portò a vedere una partita al Flaminio. I tifosi della Lazio ci riconobbero e Agostino li fece scappare. Dormiva con questa pistola sotto il comodino. La sera in ritiro gli procuravo una tavoletta di cioccolato al latte. Gli piaceva molto. Allora qualche volta scherzava con quell’arma. Gli dicevo: “Agosti’ leva sta bajaffa, se no non vengo più a trovarti” (Cit. Corriere dello Sport, 09 novembre 2006).
Per fortuna ci sono anche cose molto divertenti, particolari, che in tante occasioni ci ha raccontato: Voeller e Haessler che bevevano un bicchiere di birra prima di andare a dormire, Cassano che bisognava svegliarlo tre volte, Di Bartolomei che era l’unico a piegare i calzini, Giannini che si faceva massaggiare solo da lui. Inoltre la storia di Spalletti che una volta prese per il collo Vucinic al termine di una partita con la Juve a Torino. Oppure di Ciarrapico che conosceva poco i giocatori e una volta scambiò un magazziniere per un attaccante. La divertente storia di Pruzzo che gli regalava 50.000 lire per ogni gol e, dopo la cinquina all’Avellino, gli staccò un assegno da un milione. Lo stesso accordo lo propose a Batistuta nell’anno dello scudetto; il Re Leone prese tempo un giorno per la risposta e poi gli disse “Ci ho pensato, facciamo che me le dai tu 50.000 ogni volta che segno”. Oppure il racconto di Zeman che di solito faceva colazione in camera: caffè, un succo di frutta e i giornali avvolto dalla consueta coltre di fumo.
Il 5 maggio 2012 saluta la Roma per godersi la meritata pensione. In occasione del pre-partita con il Catania applausi e cori sono tutti per lui. “Grazie Giorgio” spunta in Tribuna Tevere e “La Curva Sud ti rende omaggio. Lode a te Giorgio Rossi!”.
Giorgio Rossi, l’unico presente per ben due volte nelle foto ufficiali della Roma Tricolore.

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Lamberto Boranga prova a parare il virus

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IL FOGLIO (Giorgio Burreddu) – […] Fu portiere della Fiorentina alla fine degli anni Sessanta, secondo di Albertosi; poi Reggiana, Parma, Cesena, “che è la città più bella per giocare a calcio”. Soprattutto fu uno che diede scandalo. La prima volta perché decise di prendersi una laurea: “Gianni Mura non ci credeva, mi chiamò e mi disse: `Boranga. In Medicina, veramente?’. Vieni da me, ti faccio vedere, risposi. Gli regalai la mia tesi e venne alla discussione. Se n’è andato anche lui, mi sono sentito triste, è stato un grande”. Alla fine Boranga di lauree ne ha prese due. L’altra in Biologia: specialistica in virologia e batteriologia. E dunque: il coronavirus? “Un mese fa lo dissi: `occhio, bisogna fare i tamponi, è una cosa seria’ […] Fino a dieci giorni fa Boranga stava in ospedale, si metteva la mascherina, “anche venti, venticinque visite al giorno”, e poi è arrivato un caso positivo, “hanno chiuso tutto per sanificare e ho deciso di restare a casa: basta”.

[…] Lo chiamano Bongo perché sosteneva di poter parare e fare un buffetto al naso dell’avversario. Nello stesso momento. “Un po’ matto sono sempre stato. Ogni tanto sento ancora Zoff, quelli alla Juve erano troppo inquadrati. Un po’ di libertà, su. Mi hanno fatto gol Charles, Best, Maradona giocando a beach soccer. Il calcio si è evoluto, ma lo spirito è sempre lo stesso” […] A Boranga ricominciare non ha mai fatto paura. A cinquant’anni tornò a giocare per una squadra di dilettanti. Si è ritirato a settantacinque anni e sette mesi: un record. Allora si è messo a fare l’atletica. “Paura non ne ho, nemmeno di questo virus. La paura noi portieri non ce l’abbiamo. È un ruolo in cui servono coraggio, riflessione e attenzione. Mi sono rotto cinque costole, ho venti punti sul corpo. Ma non ho paura di stare alle regole […]

“Sono originario di Belluno, Veneto. Il mio babbo ha fatto la guerra, mio nonno pure. Si chiamavano Eugenio tutti e due. Papà pilota dell’aeronautica, è morto in un incidente, il coraggio l’ho preso da lui. Nonno postino, poi direttore delle poste, aveva una stanza piena di provviste, polenta, farina, fagioli, scatolette, non faceva entrare nessuno: dovevano essere la riserve per un’altra guerra”. Che oggi è arrivata, diversa, più lugubre e subdola […]

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Pasqualin racconta il trasferimento di Lentini al Milan

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TUTTOMERCATOWEB.COM (Alessio Alaimo) – L’avvocato Claudio Pasqualin, che ha svolto da procuratore a Gianluigi Lentini per buona parte della sua carriera professionale, ha rilasciato un’intervista al famoso portale tuttomercatoweb.com, raccontando alcuni risvolti che portarono Lentini al Milan. Di seguito un estratto:

“[…] Milan e Juventus, le società dei due uomini più potenti d’Italia: il Cavaliere Berlusconi e l’Avvocato Agnelli. Tra il Toro del Presidente Borsano e il Milan venne siglato un precontratto ad efficacia differita. Borsano però, sapendo che il contratto avrebbe perso efficacia il 30 giugno, provò a fare il doppio gioco. Arrivammo al 30 giugno, la mattina ci fu una riunione a casa di Boniperti dove mi recai con il mio socio Andrea D’Amico. La Juventus però ci offrì di meno. Il problema era uscire vivi da quella riunione senza firmare. Ci riuscimmo […]  Alle 15 chiesi a Gigi di avviarci verso Milano. E intanto Galliani aveva già chiamato una ventina di volte […] Avevo la macchina in riserva, ma non mi fermai a fare rifornimento di carburante per paura di un eventuale ripensamento del ragazzo. Arrivammo a Milano intorno alle 18:20, ci fermammo davanti ad un albergo e chiamai Galliani che ci raggiunse insieme a Braida nel giro di qualche minuto. Facemmo irruzione in hotel […] Una volta entrati Lentini chiese la penna, firmò il contratto. Affare fatto. Galliani e Braida riuscirono a depositare il contratto. ..Rai e Mediaset diedero la notizia, dovetti così indire una conferenza stampa. E quella conferenza – conclude Pasqualin – fu turbata da una sommossa popolare non indifferente”.  

Vai all’articolo originale e al video dell’intervista

 

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Lazio, Garlaschelli fa 70: il compleanno con un velo di tristezza dell’ala tricolore

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LEGGO.IT (Enrico Sarzanini) – Domenica festeggerà 70 anni, Renzo Garlaschelli era l’ala destra della Lazio scudetto di Maestrelli. Arrivato a 22 anni a Roma dal Como giocò ben 10 stagioni in biancoceleste collezionando 276 presenze e 64 gol. “Sono passati tanti anni eppure la gente ancora si ricorda ancora di noi e questo mi fa un enorme piacere” ricorda l’ex calciatore biancoceleste sorpreso da tanto affetto: “Siamo dei beniamini anche per chi non ci ha visto giocare. A distanza di 50 anni la storia continua.., abbiamo fatto proprio un bel casino”. Oggi vive a Vidigulfo, una piccola frazione in provincia di Pavia: “Siamo chiusi in casa […] Chiusura dedicata a Giorgio Chinaglia, uno dei simboli della Lazio del primo scudetto del 1974: “Era un ragazzo straordinario, magari in campo era un po un rompipalle, guai poi se non faceva gol o se non gli davi il pallone ma se ti serviva qualcosa era sempre disponibile”. Poi scherza: “Lui ha segnato tanto? E ti credo perché ci stavo io, dopo cinquant’anni dobbiamo cominciare a dire le cose come stanno (ride, ndr). Tutti gli attaccanti di quella Lazio mi devono ringraziare” […]

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