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La Penna degli Altri

11 gennaio 1931 – La prima trasferta di massa: 200 tifosi a Genova e 21 ore di viaggio

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Siamo nella stagione 1930/31, quella in cui la Roma rincorre la Juventus per tutto il campionato. Riesce anche a batterla in casa nel famoso 5-0 diventato poi un film. Alla fine arriva seconda e conquista l’accesso alla Coppa dell’Europa Centrale. Campo Testaccio è sempre affollato e i tifosi trascinano la squadra al punto che anche gli avversari ne rimangono intimoriti. Il calore e l’incitamento per chi difende i colori di Roma accompagnano la squadra anche lontano dalla Capitale.

I viaggi con “La Roma in fondo al Cuor” sono una costante sin dai primi anni di vita della compagine Giallorossa. Al termine della quattordicesima giornata la Roma è seconda a un punto dalla Juventus. La piazza è in fermento. Un unico sogno agita le notti dei tifosi giallorossi: il tricolore. Un tricolore mai sceso sotto Bologna. In occasione della quindicesima giornata di campionato il calendario vuole la Roma a Marassi contro il Genova 1893, sesta in classifica: trasferta davvero insidiosa. L’8 gennaio del 1931 nella quinta pagina del quotidiano sportivo “Il Littoriale” compare un trafiletto dal titolo “Per il match della Roma a Genovache detta le modalità per la trasferta. La partenza da Roma della carovana è fissata alle 23,15 e possono partecipare soci e simpatizzanti in possesso della tessera dell’O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro). L’arrivo è previsto alle 09,25 della domenica mattina. Ripartenza ore 20,00 e arrivo nella capitale alle 07,00 del lunedì mattina. Costo 94 lire. Si fa presente anche che “Gli organizzatori della gita, per il tramite ed interessamento della A.S. Roma, faranno pratiche per ottenere una buona riduzione sul biglietto di accesso al campo di gioco”. Quindi non trasferta ma gita. Un termine non più utilizzato in quest’ambito. Un termine che rievoca la scuola o le passeggiate fuori porta.

Il 10 Gennaio, il giorno prima della gara e quindi il giorno della partenza, ecco un altro trafiletto sempre sullo stesso quotidiano dal titolo “Per i supporters dell’A.S. Roma che si recano a Genovache recita: ”La Direzione dell’A.S.Roma avverte tutti i partecipanti alla gita di Genova che l’appuntamento è fissato per questa sera sabato alle 22,30 alla Stazione Termini”. All’annuncio, se così vogliamo definirlo, rispondono in duecento. Duecento innamorati folli che decidono di partecipare alla “gita” per vedere lei, la Roma. La partita è gagliardamente e cavallerescamente combattuta, come riportano le cronache del tempo, ma il vento, molto forte, finisce per condizionare le azioni e di conseguenza anche il risultato: 0-0. “I duecento supporters (Santo Iddio, su trenta ore di carovana ventuno di viaggio!) che avevano seguito i giallo-rossi a Genova, esprimevano il desiderio di vedere confermate le notizie dei grandi matches giuocati dalla squadra del cuore, lontano dall’amico campo del Testaccio. Ora torneranno a Roma lieti per aver visto di quanta forza sia capace la compagine romana anche quando non trova nell’incitamento dei suoi appassionati lo spunto per le sue vittorie più belle” (Cit. Il Littoriale – 12 gennaio 1931).

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10 dicembre 1975 – La Fiorentina trionfa nella Coppa di Lega italo-inglese

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TUTTOCALCIONEWS.IT (Pasquale Barbato) -Una competizione che al momento non esiste più, ma che nel corso del tempo ha visto numerose squadre italiane trionfare e conquistare il trofeo. Si tratta della coppa di Lega italo-inglese che metteva a confronto la vincitrice della Coppa Italia e quella della Coppa d’Inghilterra.

Nel 1975 toccò a Fiorentina e West Ham – tra gli Hammers giocava il padre di Franck Lampard –  sfidarsi per vincere il titolo. Il 10 dicembre di quell’anno, la squadra Viola riuscì a trionfare sulla squadra inglese. Nella gara d’andata di Firenze, decisiva fu la rete di Vincenzo Guerini, mentre in quella di ritorno a segnare e regalare la vittoria alla formazione toscana fu Walter Speggiorin.

Questa la Fiorentina allenata da Carlo Mazzone: Mattolini, Galdiolo, Tendi, Pellegrini, Della Martira, Beatrice, Desolati, Merlo, Casarsa, Antognoni, Speggiorin. La coppa di Lega italo-inglese si tratta dell’ultimo trofeo internazionale vinto dalla formazione toscana.

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Termoli storia & amarcord: il calcio in bianco e nero e il rito quindicinale dei tifosi

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TERMOLIONLINE.IT (Luigi De Gregorio) – TERMOLI. Il telefono designato per la gioia e dolore degli appassionati di calcio era quello del Bar dello sport. L’assiepamento era forte e già con molto anticipo rispetto al termine della partita.L’attesa era quella riservata oggi ad una star della musica.

A dirla tutta, a prescindere dal risultato, il tutto era un rito per la Termoli del calcio che si ripeteva una domenica si ed una domenica no.

IL LUOGO. In piena coerenza il rito non poteva che avvenire nel bar dello Sport. Quale? Uno ce n’era. In fondo al Corso Nazionale, poco prima di poter svoltare a sinistra per andare sul piano di Sant’Antonio.

L’occupazione in massa del bar era praticamente una ressa che si estendeva sul marciapiede e sul corso antistanti il locale. Iniziava almeno mezz’ora prima del termine della partita. Che era uguale per tutte le partite di calcio della nazione di qualsiasi livello (seria A, serie B, serie C etc.): inizio h 1430; termine alle 1615. (La puntualità delle partite di calcio e l’inizio della benedizione del papà in San Pietro – h 1200 sono le due cose che hanno sempre funzionato in Italia, tralasciando l’attuale rivoluzione nel settore calcio)

L’ATTESA. Si parlava ovviamente di calcio. Si vociava. Si pronosticava. Tutto ad alto volume in un crescendo continuo per superarsi in decibel, tutti contro tutti. Insomma un casino. Che però d’incanto scompariva quando il super termolese rappresentante dei tifosi termolesi entrava nella cabina telefonica in attesa della chiamata del corrispondente tifoso – accompagnatore- uomo tuttofare che aveva seguito la squadra in trasferta ed avrebbe dovuto comunicare il risultato.

Dopo le 16.30 ogni minuto che passava era una freccia al cuore dei tifosi. Perché si sa chi deve dare notizie negative tende a darle in ritardo. Non mancavano le giustificazioni ottimistiche: forse il primo telefono utile è lontano dal campo sportivo, forse l’unico telefono del paese della squadra ospitante non funziona. Ovviamente i più pessimisti:abbiamo perso e basta!

IL RISULTATO. Finalmente squilla il telefono. Colui che annuncerà la novella ai tifosi in sala entra in cabina chiedendo di fare silenzio. Subito obbedito, una quiete tombale. Brevissimo tempo. Meno di un minuto. Esce dalla cabina. Viso nero e sguardo accigliato. Tutti hanno compreso la sconfitta. Il dubbio: con onore o una mazzata? Una voce dalla sala a quanto abbiamo perso? La risposta Tre a zero suonava come un annuncio mortuario.

LA FINE (o quasi) DELL’EVENTO. La domenica sportiva era terminata. I più si riversavano sul Corso per il passeggio. Oppure andavano a cinema. Od altro.

I chiu sfegat-t continuavano a parlare di calcio e della partita non avendo nessuna notizia a riguardo (tranne che il risultato), come facessero una frittata senza avere le uova. Ed attendevano il bus di ritorno della squadra, fosse anche previsto per la mezzanotte. Un calcio parlato senza immagini. Che tempi. Ma c’era la radio per le partite nazionali.

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9 dicembre 1990, il Milan torna sul tetto del mondo

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Con una doppietta di Frank Rijkaard e con un gol di Giovanni Stroppa, il Milan si aggiudica per la terza volta la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo 3-0 l’Olympia di Asunción.

Quello di Tokyo fu l’ottavo e ultimo trofeo vinto in carriera da Arrigo Sacchi. Otto trofei conquistati con il Milan nell’arco di 28 mesi.

Ecco le date di tutte le vittorie di Sacchi: il 15 maggio 1988 lo scudetto (sul Napoli), il 24 maggio 1989 la Coppa dei Campioni (4-0 alla Steaua Bucarest), il 14 giugno 1989 la Supercoppa europea (3-1 alla Sampdoria), il 7 dicembre 1989 la Supercoppa europea (1-0 al Barcellona), il 17 dicembre 1989 la Coppa Intercontinentale (1-0 sul Nacional Medellín), il 23 maggio 1990 la Coppa dei Campioni (1-0 sul Benfica), il 29 novembre 1990 la Supercoppa europea (2-0 sulla Sampdoria) e infine il 9 dicembre 1990 la Coppa Intercontinentale (3-0 sull’Olimpia di Assunción).

Nato a Fusignano il 1° aprile 1946, Arrigo Sacchi fu voluto personalmente sulla panchina del Milan dal presidente Silvio Berlusconi e l’arrivo del tecnico romagnolo coincisero con l’epopea degli olandesi (Van Basten, Gullit e Rijkaard) che portarono il Milan sul tetto del mondo.

Nell’estate del 1991, il Ct lasciò il Milan e si rese disponibile per succedere ad Azeglio Vicini sulla panchina della Nazionale. Sacchi esordì con la Nazionale il 13 novembre 1991, dopo che Vicini mancò la qualificazione agli Europei del 1992. Sacchi, aiutato da campioni del calibro di Baggio, Baresi e Maldini, ottenne uno storico secondo posto ai Mondiali americani del 1994, perdendo ai rigori con il Brasile di Romário, Bebeto e Dunga. L’avventura in azzurro si concluse nel 1996 dopo la sconfitta con la Bosnia, ma soprattutto dopo i deludenti Europei d’Inghilterra. Nell’autunno dello stesso anno tornò in sella al Milan subentrando a Óscar Tábarez; poi la breve avventura all’Atletico Madrid e l’addio dopo 3 partite alla guida del Parma.

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