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La Penna degli Altri

17 luglio 1927: la “prima” della Roma

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Il 17 luglio 1927 la neo compagine giallorossa disputa la sua prima partita affrontando, in amichevole, la prestigiosa squadra magiara dell’Ujpesti Torna Egylet. Gli sportivi romani hanno la possibilità di poter vedere all’opera due formazioni della nuova Associazione Sportiva Roma, una rappresentativa “B” e la prima squadra, contro l’U.T.E. Due giornate di calcio, e non solo, con il desiderio e la voglia di poter misurare la forza della squadra che, da quel momento in avanti, avrebbe avuto l’onere e l’onore di difendere i colori dell’Urbe.

Gli ungheresi sono preceduti dalla loro fama di squadra forte sia fisicamente sia tecnicamente, e il “Gioco all’Ungherese” è tra i più temuti e rispettati. La scuola magiara è un riferimento del calcio continentale in questo momento e tra le loro fila ci sono gli “insormontabili” fratelli Fogl, che costituiscono la difesa, e il forte attaccante Shaller.

Il primo incontro, quello con la rappresentativa “B” della Roma, termina 2-2 con grande soddisfazione dei giallorossi.

Il giorno successivo, il 17 Luglio, finalmente scende in campo la Roma “A”. Gli organizzatori hanno pensato ad una grande giornata, una giornata storica. Il Motovelodromo Appio diventa per l’occasione “il centro del mondo”: viene organizzato un imponente servizio di collegamenti con il resto della città e un fitto programma che prevede anche lo spareggio del girone finale del Campionato di seconda divisione tra Terni e Savoia, vinto di misura dagli umbri. Negli intervalli delle partite si disputano anche gare di atletica, staffette in particolare, nelle quali gli atleti della ex Pro Roma risultano tra i grandi protagonisti.

Finalmente alle 17,30 tutto è pronto per la “prima” dei giallorossi. La madre di tutte le formazioni giallorosse è: Rapetti, Mattei, Corbjons, Ferraris IV, Degni, Caimmi, Heger, Boros, Rovida, Cappa, Ziroli. Ferraris IV è il Capitano di questa Roma, il nostro primo Capitano. La squadra “indossa un completo eterogeneo rosso-giallo. Alcuni portano l’ultimo modello maglia Roman con patta gialla a contrasto; altri, vecchi modelli di maglie del Roman con colletto giallo e chiusura a laccetti; altri ancora, generiche maglie rosse” (Cit. Le 100 partite che hanno fatto la storia della A.S. Roma, T. Cagnucci-M. Izzi, 2015).

Inizia la contesa e al 2’ e al 6’ due tiri di Cappa vengono bloccati dal portiere magiaro. Al 10’ Heger batte una punizione, sulla ribattuta Ferraris scaglia da 35 metri un bolide verso la porta avversaria. Il portiere Bacsay respinge e Rovida insacca. Ma l’arbitro gli annulla la soddisfazione di poter essere il primo marcatore giallorosso della storia. Un ottimo Rapetti impedisce ai giocatori dell’UTE di poter passare in vantaggio. Arriva l’appuntamento con la storia, il gol di Cappa. Il primo gol in assoluto della compagine giallorossa, pur se in amichevole: “Al 35’ dopo un po’ di evoluzioni romane avanti la rete avversaria, Ziroli tramuta una palla, che stava per uscire fuori dalla linea di fondo, in preciso passaggio in linea che Cappa sfrutta abilmente toccandola e mandandola in rete” (Cit. Il Messaggero dello Sport, del quotidiano Il Meridiano, 18 luglio 1927).

Dopo solo quattro minuti il pareggio dell’U.T.E. con Szabo e al 43’ il gol di Heger che fissa il punteggio sul definitivo 2-1 in favore dei giallorossi.

I giallorossi hanno iniziato la loro vita sportiva con una convincente affermazione ottenuta contro una squadra di valore internazionale” (Cit. L’Impero, 19 luglio 1927). Il romanzo dell’Associazione Sportiva Roma è iniziato. Il romanzo con la più bella storia d’amore.

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14 novembre 1934, la battaglia di Highbury

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Si gioca a Londra l’amichevole di calcio Italia-Inghilterra, passata alla storia come la “battaglia di Highbury”.

I Maestri inglesi contro i Campioni del Mondo. Pozzo fiuta l’inganno e vorrebbe declinare un invito stuzzicante perchél’intenzione dell’Inghilterra è quella di sconfiggere gli azzurri per privarli idealmente del titolo di Campioni del Mondo. Ma la sfida solletica molto l’ambiente politico. Mussolini in persona si dichiara favorevole alla sfida: bisogna andare a Londra. Batterli o comunque non perdere, e Pozzo non può dire di no.

Le premesse della sfida anticipano l’acre battaglia che si svilupperà sul campo. Gli inglesi preparano tutto per benino e annunciano a sorpresa che l’incontro verrà disputato non a Wembley, stadio maestoso e imperiale, certamente sede degnissima per accogliere l’Italia Campione del Mondo, ma in quella autentica trappola di fango che è il campo dell’Arsenal. E ovviamente viene scelto il mese di novembre, nelle peggiori condizioni atmosferiche possibili, per mettere gli azzurri in difficoltà estreme.

L’Italia scende in campo senza troppi tremorisebbene dopo pochi minuti accada l’imponderabile: il maestoso centromediano Luisito Monti, che detta i tempi della difesa, s’infortuna e i padroni di casa vanno in rete tre volte, al 3′ e al 10′ con Brook, al 12′ con Drake.

Tuttavia nella ripresa l’Italia si trasforma: Meazza segna una doppietta sfiorando ripetutamente, con Guaita e Ferrari, il gol del clamoroso pareggio. Gli oltre 61 mila spettatori di Highbury applaudono i 22 eroi in campo, senza distinzioni di maglia. L’Italia del calcio ha guadagnato il rispetto di tutto il pubblico britannico. I leoni di Highbury escono dalla cronaca di una partita infernale e entrano direttamente nella leggenda del calcio mondiale. Gli inglesi vincono la sfida, ma l’Italia si dimostra una squadra vera.

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Antonio Marcolini, bomber nella storia del Savona ma non solo

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SAVONANEWS.IT (Roberto Vassallo) – L’ex attaccante scomparso nella notte verrà ricordato come uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria degli appassionati: la Serie B con il Bari e i successi con gli Striscioni e la Cairese le pagine più belle di una lunga carriera.

Un triste risveglio ha scosso stamane il mondo del calcio savonese. La notizia della scomparsa di Antonio Marcolini si è infatti rapidamente diffusa in tutta la nostra provincia, lasciando esterrefatti appassionati e addetti ai lavori del “pallone” locale. Il perché è facilmente comprensibile: l’ex attaccante del Savona è uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia degli Striscioni, ma non solo.

Nato a Verona il 24 ottobre del 1950, Marcolini ha esordito nel calcio dei grandi con la maglia biancoblu collezionando qualche presenza in prima squadra tra il 1967 e il 1969. Dopo una stagione al Rapallo, l’affermazione all’ombra della Torretta (in Serie C) che gli vale la chiamata del Bari in Serie B: due stagioni nella serie cadetta con i pugliesi, dopodiché ancora tanta terza serie con un lungo peregrinare fra Grosseto, Alessandria, Pro Vasto e Triestina prima del ritorno al “Bacigalupo” nella stagione 1978-’79, la prima della Serie C2.

Un’annata particolare per gli striscioni, iniziata in piena crisi societaria e raddrizzata con l’avvento di Michele Viano alla presidenza e di Valentino Persenda in panchina: punti fermi di quella rifondazione biancoblu furono l’ex milanista Pierino Prati e proprio Marcolini, capaci di condurre la squadra ad una salvezza da brividi ottenuta solamente all’ultima giornata con il 2-0 rifilato in trasferta al Derthona.

Un’altra salvezza (questa volta più comoda) in Serie C2 nella stagione successiva è invece il preludio al passaggio tra i dilettanti, alla Cairese. Tre stagioni in gialloblu ricche di soddisfazioni: la vittoria del campionato di Prima Categoria ’80-’81 (con l’invidiabile score di 29 presenze e 34 reti) e della Promozione ’81-’82, a cui si aggiunge una stagione di alto livello in Serie D.

Infine Albenga, Varazze (in versione allenatore giocatore) e Carcarese seguite dall’esperienza come tecnico alla guida del Quiliano. Poi spazio al figlio Michele, ex calciatore professionista (in serie A con Bari, Atalanta e Chievo Verona) e oggi allenatore (l’ultima esperienza nella passata stagione alla guida dell’Alessandria con cui ha vinto la Coppa Italia di Serie C).

Questa notte il tragico epilogo di una vita vissuta sui campi di calcio, laddove ha saputo lasciare un ricordo che sempre vivrà nella memoria dei tanti che hanno corso al suo fianco o che semplicemente lo hanno visto giocare.

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Correva l’anno 1930: Stabile arrivava al Genoa

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GENOACFC.IT – Lo chiamavano ‘El Filtrador’ per l’abilità a incunearsi tra i difensori. Usava la fantasia come ago per pungere gli avversari. Le cronache raccontano che quando Guillermo Stabile sbarcò a Ponte dei Mille ci fossero migliaia di tifosi genoani in festa ad attendere il centravanti della nazionale argentina. Il primo capo-cannoniere nella storia dei Campionati del Mondo (8 gol in 4 partite in Uruguay). Era il 14 novembre del 1930. Il presidente di allora, Guido Sanguineti, lo aveva raggiunto a Barcellona, durante il viaggio di nozze, per scortarlo sino a Genova via nave. Due giorni dopo al Ferraris si giocava una partita con il Bologna. ‘El Filtrador’ si presentò con una tripletta. Così. Tanto per gradire. Il primo passo verso l’ingresso nella Hall of Fame del club di calcio più antico in Italia.

Finte e proprietà di palleggio, dribbling e numeri d’autore. Una visione di gioco sopraffina che gli permetteva di vedere oltre i confini altrui. Solo i ripetuti infortuni, tra gambe spezzate e lesioni al ginocchio, frenarono parzialmente la parabola di Guillermo con i colori rossoblù. Una storia che esce dagli anni Trenta perpetuandosi sino ai nostri giorni. I capelli impomatati, lo sguardo fiero. Una famiglia di dieci fratelli di origine italiana. Era nato a Buenos Aires. La città della “Boca” e delle casette che ricordavano la Liguria. Al Genoa iniziò la carriera di allenatore come vice durante il mandato di un altro fuori-concorso come Luigin Burlando. Ancora oggi è l’allenatore che ha vinto il maggior numero di volte (6) la Coppa America. Vanta una serie di conquiste. E oltre un centinaio di panchine con la nazionale argentina.

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