Connect with us

Gli Eroi del Collezionismo

Passione “Gagliardetti”: il museo di Marco Cianfanelli

Published on

IOGIOCOPULITO.IT (Federico Baranello) – Un tempo c’erano i “Vessilli”, formati da drappi legati a delle aste su cui facevano bella mostra gli stemmi. Vessilli issati con fierezza per ostentare forza, in un comune senso di appartenenza e dove gli eserciti si riconoscevano e combattevano. Il gagliardetto fonda le sue origini negli antichi vessilli, pur avendone cambiato il significato con il tempo: oggi ha una funzione di celebrazione o ricordo di uno specifico evento, in modo particolare di natura sportiva. E’ sempre lì a “rappresentare” un gruppo, una squadra o un’associazione.

Chiamato pennant, fanion, banderin, wimpel, galhardete a seconda il paese in cui ci troviamo, lo scambio dei gagliardetti è uno di quei rituali che appartengono alla storia del calcio. Un momento molto “alto”, nobile, in cui i due capitani di turno si stringono cavallerescamente la mano prima dell’inizio della contesa. “Pezzi di stoffa” che esercitano grande fascino, intrisi di storia e leggenda, che hanno attraversato il tempo tra guerre e calamità naturali per arrivare nelle sapienti mani di uno dei maggiori collezionisti: Marco Cianfanelli.

Lo raggiungiamo nella sua abitazione e Marco si mostra subito cordiale e premuroso nei nostri confronti. Anna, la compagna, ci accoglie con “gli onori di casa” e fa di tutto per permetterci di essere a nostro agio: cortesia e modi gentili appartengono a questa splendida coppia. Marco ha sistemato la sua “passione” nel salone, per darci la possibilità più unica che rara di poter vedere, toccare e apprezzare una speciale “selezione” della sua infinita collezione. Sono tanti i gagliardetti, posizionati sul tavolo, sul divano e su di una sedia. Lui, un uomo di cinquantuno anni, li guarda, li tocca e li accarezza… sembra provare un grande sentimento.

“Mio padre mi ha trasmesso la passione per il calcio” ci dice Marco, “andavamo a vedere le sfide tra le squadre dei Castelli Romani. Mi ha trasmesso anche la passione per il Milan. Nel ’73, avevo sette anni, andammo a vedere la Finale di Coppa Italia tra Milan e Juventus all’Olimpico. La partita terminò 1-1 ma il Milan vinse poi ai calci di rigore. Ricordo la grande felicità ma anche che non riuscivo a vedere nulla, troppo piccolo in mezzo a tutte quelle persone agitate. Mio padre mi regalò una bandierina del Milan quel giorno…”. È il momento degli occhi lucidi per un ricordo che il tempo non ha offuscato. “Con lui andavamo spesso ad un circolo vicino casa dove si radunavano i sostenitori della squadra locale, dell’Ariccia, dove c’erano alle pareti dei gagliardetti: li osservavo e ne ero attratto”. Ora conta nella sua collezione oltre settemilacinquecento “pezzi” provenienti da ogni parte del mondo. Una passione travolgente. Come Zio Paperone anche Marco ha la sua “Numero Uno”: “Trattasi del primo gagliardetto che ho comprato in un negozio di articoli sportivi di Albano. Era l’estate dell’82, avevo sedici anni e c’era alle porte il Mundial di Spagna. Comprai il gagliardetto del Mondiale con la mascotte, il Naranjito”. Senza nemmeno saperlo, da questo momento nasce la collezione, con un pezzo semplice. Poi c’è l’ultimo entrato in collezione qualche giorno prima del nostro incontro. “Lo considero quasi il colpo del secolo: il gagliardetto scambiato in occasione della partita giocata a Genova tra La Dominante e la Roma nel 2 ottobre 1927. Marco è raggiante nel farci vedere questa autentica reliquia. Un “pezzo” stratosferico. In mezzo a questi due gagliardetti, il primo del Naranjito e quest’ultimo del 1927, c’è tutta la storia di questa splendida collezione. C’è tutta l’evoluzione di un collezionista…c’è la vita.

.

Dal Circolo di Ariccia al “Naranjito”… e poi?Sono sempre stato un grande appassionato di calcio inglese. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 cominciai a scrivere a molti club d’oltremanica, presentandomi come collezionista di gagliardetti e chiedendo loro di inviarmene qualcuno per aumentare la mia raccolta. In alcuni casi invece li contattavo telefonicamente. Devo dire che quasi tutte le società mi rispondevano con grande gentilezza e cortesia. Grazie a questo metodo ne recuperai parecchi. Certo tutti di poco valore, erano gagliardetti da “Shop”, ma comunque ufficiali e andavano a completare la mia collezione”.

Prosegue Marco, “Ho girato quasi tutta l’Italia in cerca di gagliardetti. Nel fine settimana, con altri tre amici collezionisti, pianificavamo l’itinerario da seguire e in macchina raggiungevamo le sedi delle società e i campi di gioco. Spesso ce li regalavano altre volte dovevamo acquistarli. In alcuni casi abbiamo trovato anche qualcosa di molto vecchio. Ricordo che andammo anche a Valdagno, allo Stadio dei Fiori. Ci fecero entrare nel locale utilizzato per le riunioni dei soci e vedemmo tantissimi gagliardetti appesi alle pareti. Non riuscivamo a credere ai nostri occhi. La squadra disputò anche la Serie “B” nel 51/52 proprio nell’anno in cui anche la Roma giocò il torneo tra i cadetti. In questo nostro girovagare tra le sedi delle società e i campi ci portavamo anche della merce di scambio. Uno dei miei amici era di Faenza e da lui prendevamo delle bottiglie di vino. Ci sono state utili per degli scambi o comunque come segno di riconoscenza verso coloro che ci avevano trovato qualcosa di interessante ai nostri fini. E’ rimasto talmente tanto dentro di me questo “girovagare” per stadi che ancora oggi, se vado in una città per me nuova che sia in Italia o all’estero, il tour degli stadi cerco di farlo sempre. E’ iniziata poi una fase più matura della modalità di raccogliere gagliardetti nel momento in cui sono entrato in contatto con altri appassionati, anche per la frequentazione delle riunioni della Unioncollezionisti dove ho avuto la possibilità di aumentare i miei contatti. C’è stato poi l’avvento di Internet e conseguentemente di Ebay: un momento epocale, in cui le possibilità di contatto, e quindi di acquisto o scambio, sono aumentate in maniera esponenziale. Ora ho decine e decine di contatti in tutto il mondo, anche presso alcune istituzioni come la Confederaçao Brasileira de Futebol. Con alcuni ho un grande rapporto di stima, riconoscenza e anche di profonda amicizia. Ma in questo mondo ci sono molti individui “che tendono ad essere degli opportunisti che mettono in subordine i valori importanti. Dovrebbe esserci solo la passione a guidare noi collezionisti. Anche sui “social” ho ottimi rapporti ma ci sono anche tanti distruttori e mistificatori di sentimenti”. Passione e sentimento sono parole che Marco usa spesso.

Poi, dopo quella del “Cuore”, fa capolino la parte più professionale di Marco: “Anche in questo campo esiste il fenomeno della contraffazione e bisogna essere sempre molto vigili. Solo l’esperienza consente di riconoscere un falso. I gagliardetti attuali non hanno il valore di quelli d’epoca e non è solo un discorso storico. In primis la fattura del ricamo, dove le caratteristiche delle finiture fatte a mano non possono essere chiaramente paragonate a quelle fatte a macchina. Ne consegue un valore intrinseco davvero basso per quelli più recenti. Poi anche la “tiratura” ha il suo peso: oggi per una partita di calcio ne vengono prodotti quattro o cinque e non si sa mai se si è di fronte a quello sceso in campo e scambiato tra i capitani. In precedenza si aveva la certezza che erano pezzi unici e questo conferiva e conferisce un valore inestimabile ai “pezzi” d’epoca”.  

Tante sono le storie e le vicende dietro un gagliardetto. Marco prende ancora a braccetto la sua passione e insieme ripartono: “Nel 1905 il Chelsea adotta come logo il così chiamato “pensionato di Chelsea”, da cui deriva il soprannome Pensioners. Si faceva riferimento all’Ospedale Reale di Chelsea, dove trovavano ospitalità gli ex membri della British Army, che per l’epoca erano una sorta di simbolo e vanto per il quartiere stesso. La struttura è ancora presente e funzionante. Si noti come il veterano sul gagliardetto sia uguale a quello delle foto del sito internet dell’ospedale. Questo accadeva prima dell’avvento del “Leone” come simbolo della squadra avvenuto negli anni ’50 che, pur dopo alcune modifiche, ancora oggi rappresenta il club. Guardiamo questi due gagliardetti del Real: con la fine della monarchia avvenuta nel 1931 furono eliminati i simboli reali dallo stemma, la corona in modo particolare. Infatti su questo gagliardetto degli anni ’30 non c’è. Anche il nome della squadra fu privato della denominazione di “Real”. Solo nel 1941, ben dopo la fine della guerra civile spagnola, fu nuovamente introdotta la corona e il club riguadagnò l’appellativo di Real. Abbiamo poi due bellissimi e rarissimi “pezzi”: il gagliardetto donato dall’F.C. Barcellona al C.D. Nacional de Madrid del 1931 e quello della Real Sociedad al C.D Europa del 1928. Particolarissimo e bellissimo, con gli stemmi delle due nazionali, anche quello con cui nel 1935 la U.R.B.S.F.A. (Union Royale Belge des Societes de Football Association) celebra l’incontro. Da vedere assolutamente ed apprezzare per il ricamo completamente fatto a mano quello con cui la Spagna accompagna i Mondiali del 1950 in Brasile. Siamo direi al capolavoro assoluto. Poi quello più antico è quello del 1926 dell’Admira di Vienna. Particolarissimo anche quello del Bologna relativo al 1938 con stemma sabaudo e fascio littorio. Più recente, ma comunque importante perché relativo alla prima vittoria dell’Italia in Inghilterra è quello del 14 novembre 1973, in cui il gol di Capello ammutolisce Wembley proprio nel giorno del trentanovesimo anniversario della battaglia di Highbury“. Quanta storia, quante storie.

.

“Nel Museo di Coverciano c’è un mio ritrovamento” prosegue Marco, “E’ il gagliardetto che la città di Nizza fece alla FIGC in occasione di Italia – Francia del 4 dicembre del 1938 giocata a Napoli. E’ una mia donazione al Museo, mi chiamò Fino Fini in persona per ringraziarmi. Gran bella soddisfazione aver contribuito con un mio pezzo al “Museo del Calcio”.

“Sono un grande appassionato di calcio e attraverso questi triangoli di stoffa si riescono a scoprire le storie di questo sport e del mondo. A differenza di altri tipi di memorabilia il gagliardetto testimonia la riconoscenza verso gli avversari. Riconoscenza che passa dalle mani dei capitani e per me questo è il “non plus ultra”. A volte alcuni “pezzi” raggiungono prezzi folli. Ho sempre agito con coscienza e, pur impegnando alcune risorse economiche, non ho mai fatto spese che poi mi hanno impedito di fare altro per la famiglia. Confesso che per un certo periodo, per motivi di lavoro, ho interrotto la ricerca di nuovi pezzi per qualche anno. Non sempre si riesce a conciliare tutto, si fanno delle scelte. Ma poi son tornato a collezionare appena le condizioni me lo hanno permesso di nuovo. Ritengo che sia determinante ai fini dell’arte di collezionare un certo “Savoir faire”. Ovvio che i contatti giusti quali un massaggiatore o un dirigente agevolano”.

Bella, bellissima mattinata trascorsa con Marco, il tempo è volato.

“Volevo ringraziare la mia compagna”, aggiunge Marco “è sempre molto discreta nonostante io occupi molto spazio della casa con le mie cose. Mi aiuta molto ad accudire le mie creature, in particolare con alcuni rammendi sartoriali. Spesso mi arrivano scuciti o comunque rovinati. Anche mia madre, che si chiama Italia, mi fornisce consulenza sul tipo di ricamo o rammendo da fare”. Dopo i ringraziamenti i sogni…: ”Sogno un piccolo museo, tutto mio, per poterli esporre e averli a portata di mano. Spero che un giorno i miei nipoti sappiano valorizzare la collezione”.

Marco torna ai suoi gagliardetti, li guarda, li tocca e li accarezza… sembra provare un grande sentimento. Finisce così come era iniziata.

Grazie Marco per aver fatto insieme un piccolo percorso di questo grande viaggio.

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

FIGURINE FOREVER la 2^ edizione a Bologna

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Domani 12 gennaio a Bologna torna “Figurine Forever”, la manifestazione giunta alla sua seconda edizione. L’appuntamento per gli appassionati delle figurine è presso il grande spazio dell’Estragon Club, al Parco Nord. Lo scorso anno l’edizione fu caratterizzata, e non poteva essere diversamente, dai mondiali di calcio, mentre quest’anno il calcio sudamericano e la Panini d’oltreoceano sono i protagonisti.

Abbiamo raggiunto Gianni Bellini, il più grande collezionista al mondo di figurine dedicate al calcio e ideatore, insieme a Emiliano Nanni, di Figurine Forever:

“In primis è un’occasione per incontrarsi”, esordisce ai nostri microfoni Gianni Bellini, “…incontrarsi mentre intorno c’è una mostra, un mercatino, un luogo per scambiare i doppioni ma anche la possibilità di giocare a Subbuteo. La mostra riguarda gli album Panini dedicati alla Copa America, ma si potranno ammirare anche album dei vari campionati dei paesi latinoamericani come Brasile, Argentina, Cile, Messico, Uruguay, Perù, ecc., tutti provenienti dalla mia collezione. Ci sarà anche una parte dedicata al calcio femminile e in particolare alle Azzurre, qualificate ai mondiali di Francia 2019. Sarà poi presente un’Area espositori composta dai migliori professionisti del settore oltre ad una parte dedicata al libero scambio tra collezionisti di figurine e cards nuovi o del passato, non solo calcistici. Inoltre, la grande novità di questa edizione di Figurine Forever, ci sarà l’area dimostrativa Subbuteo che, grazie alla collaborazione con Bologna Tigers, permetterà di apprezzare durante tutta la giornata la magia di questo gioco con partite ed esibizioni del club felsineo. Alle ore 11:30 avrà inizio un talk show condotto da Giorgio Comaschi, che vede tra i partecipanti gli ex calciatori Eraldo Pecci e Franco Colomba, l’attore Andrea Santonastaso e Carlo Alberto Cenacchi autore del libro ENEAS. Insomma un fitto programma per una giornata speriamo indimenticabile”.

Gianni è davvero emozionato e preso dall’evento e ci tiene a farci una precisazione: “Questa manifestazione è nata intorno ad un tavolo di un Bar e piano piano sta diventando importante. Come importante è la collaborazione con l’Istituto Ramazzini, infatti l’intero ricavato della giornata sarà devoluto alla ricerca e alla prevenzione del cancro. Venite, divertiamoci e facciamo anche un’opera buona. Mi sembra giusto”.

Allora se domani siete a Bologna…

Grazie Gianni

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

A Ostia arriva il “Viaggio con la storia del calcio”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Dal 12 di Gennaio a Ostia, presso il Litus Roma Hostel, avrà luogo la mostra itinerante denominata “Viaggio con la storia del calcio”. Il percorso, giunto alla tredicesima tappa, è un’esposizione di cimeli della storia dei Mondiali dal 1930 ad oggi, dove è possibile “incontrare” le maglie dei campioni del passato che consentiranno di ripercorrere oltre novant’anni di storia del calcio nazionale e internazionale. Tra gli oggetti esposti, oltre duemila reliquie, è possibile ammirare il pallone usato in Scozia-Inghilterra del 1872, prima partita internazionale giocata, i palloni e gli scarpini utilizzati nel primo Mondiale di calcio del 1930 oltre le maglie autentiche di “Campioni senza tempo” quali Cruijff, Maradona, Pelé e Falcao. Tutto il materiale esposto racconterà, come già accaduto nelle altre sedi dove la mostra ha fatto tappa, la storia del calcio ma anche quella del “Bel Paese”. La mostra sarà inaugurata il 12 gennaio alle ore 11,00 alla presenza del Presidente Nazionale Aics Bruno Molea, del Presidente del X Municipio Giuliana Di Pillo e dall’Assessore allo Sport e cultura Silvana Denicolò e resterà aperta sino a domenica 27 gennaio. Inoltre per l’occasione la mostra vedrà ulteriori due sezioni dedicate alla Lazio e alla Roma grazie alla collaborazione di Lazio 100 e all’Unione Tifosi Romanisti che esporranno ulteriori cimeli delle due compagini romane.

 

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

“Football Memorabilia”: Internet Live il 13 Dicembre. Giulio Filippo Bolaffi, A.D. dell’omonima casa d’aste, racconta la terza vendita all’incanto in questo settore

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Anche quest’anno, il terzo di seguito, i collezionisti, gli appassionati di calcio e della sua storia, i tifosi ma anche “semplici” investitori, avranno la loro asta dedicata ai cimeli del calcio sul sito Astebolaffi.it. Infatti, la famosa e prestigiosa casa d’aste decide di investire ancora, e in maniera più convinta e decisa, nella memorabilia del gioco più bello del mondo. Il calcio, che muove interessi e sentimenti, si conferma ancora una strada che la casa d’aste ha intenzione di continuare a percorrere e esplorare. Un viaggio che cerchiamo di capire e scoprire con l’Amministratore Delegato, nonché Presidente, della stessa casa organizzatrice della vendita all’incanto, Giulio Filippo Bolaffi.

“Questa terza asta è un logico proseguimento del cammino intrapreso tre anni or sono” ci dice Bolaffi, “Nella prima ci ritrovammo a sfruttare alcune circostanze contingenti che ci avevano portato, ai margini di una trattativa molto diversa, allo Statuto di fondazione del Milan del 1900. Riuscimmo a predisporre la prima vendita all’incanto del genere in Italia ma con pochi “pezzi” tra cui, oltre al già citato Statuto, la maglia di Gigi Riva dello storico scudetto sardo, la maglia di Zoff della stagione 1977/78. L’asta, che comunque fu un gran successo, conteneva una ventina di lotti circa: andarono tutti venduti. A quel punto ci abbiamo creduto e abbiamo pensato di continuare con la seconda asta lo scorso anno: 83 lotti, tra cui una collezione di gagliardetti appartenuti all’arbitro Daniele Tombolini, la maglia di Saadi Gheddafi, figlio del dittatore libico, alcune maglie appartenute ad Andrea Agostinelli, ex giocatore della Lazio e non solo, tra cui una maglia di Maradona. Inoltre anche la maglia di Riva dei “Mondiali” del 1974 e i guanti di Dino Zoff utilizzati durante il Mundial vincente di Spagna ’82, oltre alla splendida maglia del Brasile di Pelè indossata nel 1971. Insomma fu qualcosa di più strutturato rispetto alla prima. L’asta attuale, come poc’anzi detto, è l’asta del consolidamento, delle certezze ma anche delle speranze. Un campo in cui abbiamo investito creando un apposito dipartimento strutturato e con un responsabile. Insomma una sola asta annuale, al momento, ma scadenzata e nota al mercato e per la quale si lavora costantemente. Pian piano ci stiamo creando la nostra autorevolezza in questo settore e le persone ci contattano sempre più per affidarci le loro collezioni. Abbiamo infatti valutato nel corso di quest’ultimo anno molti più oggetti. Ovviamente, come anche negli altri settori, abbiamo svolto una cernita importante scartando oggetti non degni o di dubbia provenienza, oppure perché abbiamo ritenuto che non avessero “dignità collezionistica” o semplicemente erano rovinati o danneggiati. Insomma noi eseguiamo costantemente delle valutazioni in ambito qualità e autenticità. Poi capita anche che gli oggetti rispettino tutti gli standard da noi ritenuti imprescindibili ma semplicemente poi non si trovano gli accordi con i relativi proprietari. In questa asta proponiamo oltre 200 lotti composti da una grande varietà di oggetti”. Qui la voce di Filippo Bolaffi assume un tono pregno di soddisfazione…Abbiamo tra i nostri lotti il contratto, il primo da professionista, di un giovanissimo Boniperti, ceduto alla società F.C. Juventus dal club dilettantistico A.C. Momo, con le firme autografe del giocatore, dei rappresentanti dei due club e della F.I.G.C. Il contratto presenta due curiosi errori di battitura, uno sul nome di battesimo, Gianpiero anziché Giampiero, e l’altro sulla data di nascita, 14 luglio, anziché 4 luglio. Un documento che definirei romantico, di un calcio ormai purtroppo troppo lontano. Inoltre è presente anche una pittura ad olio di Gigi Meroni, grande genio calcistico del Torino. Il calciatore era famoso per la sua eccentricità fuori dal campo espressa anche con la pittura. Il quadro viene venduto accompagnato da numerose fotografie di Meroni nella sua vita privata e non, tra cui una con la sua famosa “gallina da passeggio”. Inoltre abbiamo importanti “pezzi” della Juventus anni ‘80 come la maglia di Michael Laudrup nella rara versione gialloblu, la maglia indossata da Gaetano Scirea nella stagione 1985/86 e la maglia di Platini della stagione 1984-85. Siamo poi entrati in possesso di una selezione di maglie del giocatore degli anni ‘60 Mario Trebbi, come quella del Benfica indossata dal difensore Raul Machado durante la finale della Coppa dei Campioni 1962-63 contro il Milan e scambiata proprio con Trebbi a fine gara. Un pezzo da Museo. Stessa provenienza per la maglia Crylor della Società Sportiva Monza 1912, rossa con banda bianca verticale e stemma del club, indossata da Mario Trebbi durante le stagioni 1969-73. Inoltre anche la seconda maglia del Napoli indossata da Maradona, nell’unica volta della sua carriera in cui giocò con il numero 9, avendo in quell’occasione ceduto la sua 10 all’erede designato, un giovanissimo Gianfranco Zola. Presenti anche altri cimeli quali fotografie autografate, programmi ufficiali e svariate maglie delle nazionali, tra cui alcune dell’Italia come quella di Albertosi”.

Insomma pezzi importanti, esclusivi che donano prestigio alla casa Bolaffi. Un’asta che ancora non muove i volumi di quelle in altri settori, ma …” l’asta fa parlare molto di se”, continua l’A.D., “anche se non è la più importante al momento in termini economici. È proprio questa la differenza con altre aste più consolidate, il calcio ha una cassa di risonanza enorme, riesce a far parlare di se in modo importante. Anche in azienda si respira un’aria diversa perché si entra in contatto con degli oggetti, come le maglie ad esempio, che suscitano a tutti delle emozioni, anche se non sei un collezionista. Inoltre anche in azienda capita di incontrare persone più o meno note nell’ambito del mondo del calcio e questo rende il settore e questa asta più “sexy” di altre. Non a caso anche le richieste di interviste si moltiplicano in questo periodo”. Poi una precisazione: “Il calcio si conferma come un mercato in cui vogliamo dire la nostra. Un mercato ancora poco conosciuto ma che crediamo possa crescere. E la crescita passa anche attraverso una “educazione all’asta”, perché si tratta di una modalità molto diversa dalle altre”.  

Ora non ci resta che attendere il 13 Dicembre. Manca poco.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Qui puoi trovare il catalogo completo dell’asta

Continue Reading

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: