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Il Calcio Racconta

Il Frosinone e la poesia di Cremaschi e Santarelli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Un attimo consegnato all’eternità: questa è la forza di una fotografia, rendere eterno un momento che altrimenti sarebbe volato via. E’ il caso di questa “vecchia” foto dove due calciatori esultano verso i propri tifosi. Due calciatori che, con le maglie nei pantaloncini, risultano essere eleganti e composti. Pantaloncini che all’epoca erano molto corti, sopra gambe allenate e “toste”. Scarpini neri. I due atleti urlano di gioia mentre un fotografo, anch’esso urlante, li guarda e in mano stringe una Rolleiflex. Il terreno di gioco, almeno in quella zona, non sembra in buone condizioni: zolle, erba e terra si alternano in modo confuso. Il filo spinato sulla rete divide tifosi e campo di gioco e conferisce alla scena un sapore quasi da zona di “guerra”. I cappotti coprono corpi infreddoliti. Poi sullo sfondo palazzi, finestre e balconi. In alto a destra un campanile in lontananza sovrasta la zona.  

E’ una foto ma sembra un dipinto. Potrebbe essere un quadro o una tela. Sicuramente un capolavoro da incorniciare. Potrebbe essere il quarto pannello dell’Albero della vita di Gustav Klimt.

Qualche mese fa ci siamo imbattuti per caso in questa foto. L’abbiamo “salvata” senza sapere cosa farci. Poi abbiamo scoperto che ci faceva piacere vederla di tanto in tanto. Foto come queste, per chi ama il calcio, sono poesia allo stato puro. Una poesia che segna il tempo che è passato, ci dice che quel calcio lo abbiamo vissuto. Ci dice che il calcio è cambiato. Ci dice che non siamo più giovani.

Questa immagine ci comunica che siamo alla fine degli anni ’70 e il campanile in questione, che vigila sulla città, è quello di Santa Maria Assunta di Frosinone. Il campo di gioco è il vecchio Matusa. La squadra è ovviamente il Frosinone e il calciatore più vicino alla “ramata”, quello che ha appena “gonfiato” la rete, è Cremaschi, Bernardino Cremaschi. Si proprio lui, Il “Grande Blek”.

Lui è quello che ha appena segnato, che ha raggiunto la rete sulla quale sembra volersi aggrappare per scavalcarla. Urla la sua gioia davanti i suoi tifosi. Un bomber vive per questi momenti. E’ il momento in cui ogni sforzo fatto non si sente più. Non si sente lo sforzo compiuto in settimana durante gli allenamenti, non si sente lo sforzo profuso sino a quel momento della gara. Non si sente nemmeno quella corsa in preda alla follia per esultare. Nemmeno lo sforzo dell’urlo si sente. Il tutto si farà sentire subito dopo, mentre si ritorna a centrocampo. Un attaccante vuole arrivare ad attaccarsi a quella rete qualsiasi sia la categoria in cui si gioca. Dall’altra parte non si vedono visi ma si scorge e percepisce la partecipazione: mani che cercano l’attaccante. Giovani e meno giovani sono avvolti da cappotti. Fa freddo, ma questo è il centro del mondo. Improvvisamente fa caldo. Dietro un numero “Undici” che sorregge Cremaschi e sembra accompagnarlo dolcemente verso quell’elevazione, verso il mondo esterno, oltre la rete. Un mondo delimitato da quel filo spinato sulle teste di tutti. Una maglia, la numero undici, che mostra i segni delle “sportellate”, dei capitomboli. I numeri sono intrisi dal sudore e dalla polvere. Quel numero “Undici” è Paolo Santarelli, indimenticato e indimenticabile cannoniere del Frosinone tra gli anni ’70 e ’80: “Io e Dino eravamo grandi amici…” ci confida Santarelli ricordando Cremaschi, “…il nostro rapporto andava oltre l’essere semplici compagni di squadra, le nostre famiglie si frequentavano. Io ero più giovane e lui a fine carriera. Lui del 1945 e io del 1954, nove anni di differenza. Un grandissimo attaccante, forte anche di testa. Bravo anche di sponda con la quale spesso mi mandava in porta. E proprio questo mi diceva…stammi vicino che di sponda ti faccio segnare… Una bella persona, un uomo leale”. E’ una bella voce quella di Santarelli, altro attaccante di razza, una voce che si emoziona a raccontare di un calcio che non c’è più. Il suo calcio. Il suo amico e compagno di reparto Dino. “Ricordo bene questa foto, questo momento” continua Santarelli “Frosinone – Fulgorcavi dell’8 febbraio 1976. Partita finita 1-0 con quella rete di Dino. Partita sempre molto sentita in serie D. Non ricordo cosa volessi fare, se sollevarlo se abbracciarlo. Che tempi. Rivedere questa foto e questa maglia mi emoziona”. La maglia esprime l’attaccamento ai colori per chi come noi ci crede. Quelle anni ’70, in lanetta poi, vanno oltre il sentimento, hanno un fascino insito. “Il fotografo vicino a noi nella foto” aggiunge Santarelli, “è Salvatore Palmesi, il fotografo di Corso della Repubblica. Una famiglia di fotografi ancora attivi in città”.

La foto in questione è emersa dall’archivio fotografico di Maurizio Barnaba, giornalista e tifoso dei Canarini che, postandola su facebook qualche tempo fa, ha contribuito a farla uscire dall’anonimato di un cassetto e renderla pubblica.

Grandi maestri ci hanno fatto capire la differenza tra la pittura e la fotografia: nella pittura puoi fare delle modifiche o addirittura ricominciare. Nella foto il momento fondamentale è quando si preme il clic. Subito dopo, quel momento, non c’è più… svanito. O lo hai nella tua fotocamera o lo hai perso per sempre.

Ma a volte la magia può ripetersi…dopo circa 40 anni, dopo Cremaschi e Santarelli, nello stesso luogo ecco Paganini e Blanchard.

La poesia trova modalità infinite per rivelarsi.

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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12 febbraio 1997 – Addio a Federico Pisani e Alessandra Midali

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Emozioni e ricordi più che mai vivi perché Chicco e Ale sono sempre qui, in mezzo a noi. Sono trascorsi ventidue anni dalla loro tragica scomparsa. Difficile, impossibile dimenticare. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta ricordano con immutato affetto Federico Pisani e Alessandra Midali. Chicco e Ale saranno per sempre nei nostri cuori…”

Questo il comunicato odierno dell’Atalanta che ricorda Federico e Alessandra prematuramente scomparsi il 12 febbraio 1997.

Chicco, così soprannominato, nasce il 25 luglio 1974 a Castelnuovo Garfagnana e comincia la sua carriera di calciatore con il Margine Coperta, una società satellite dell’Atalanta in provincia di Pistoia. La Dea lo porta a Zingonia per aggregarlo nel settore giovanile e a 17 anni esordisce nella massima serie. Attaccante velocissimo e sfuggente risulta spesso e volentieri decisivo a partita in corso. Nel 1993 vince il torneo di Viareggio con Prandelli e il Campionato Primavera, poi va in prestito al Monza prima di far ritorno di nuovo a Bergamo.

“Uno Speedy Gonzales che saltava gli avversari come uno sciatore supera i pali di uno slalom…” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

Con l’Atalanta conta 64 presenze e 6 gol prima di quella tragica serata e quel triste incidente del 12 febbraio 1997 dove insieme alla fidanzata Alessandra Midali morirà in un incidente stradale sulla sua BMW mentre percorreva l’autostrada Milano-Laghi. Con loro c’erano anche due amici rimasti fortunatamente illesi: si sposeranno e chiameranno i due figli Federico e Alessandra. La domenica successiva all’incidente si gioca Atalanta-Vicenza. La partita termina 4-0, i gol si mescolano alle lacrime dei suoi compagni e di tutti i tifosi presenti. L’Atalanta ha ritirato la sua maglia, la numero 14 e intitolato a lui il campo principale del Centro Sportivo Bortolotti a Zingonia e la curva Nord. Solo un tragico destino ha fermato la sua “serpentina” nei campi di calcio, quella corsa e quel talento promettente.

“Un giocatore veloce come “Pisu” – raccontava spesso Mondonico – serve sempre. Grazie a lui siamo tornati in serie A e ci siamo restati” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

“Abbracciati alla vostra stella… Regalateci la gioia più bella”…

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