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Gli Eroi del Collezionismo

Michele Acquafredda: Famiglia, Musica e … la Collezione di Palloni

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Quando è in programma una partita di calcio il pensiero è sempre rivolto ai calciatori, agli allenatori e a quale formazione schiereranno. Ci si chiede chi è l’arbitro e quanti spettatori faranno da cornice alla contesa. Si pensa anche alle opposte tifoserie: quanti saranno, dove si sistemeranno, se c’è ostilità o meno. Ci si chiede addirittura se ci sarà il sole o la pioggia. Nessuno pensa al vero ed unico assoluto protagonista: il pallone. Solo quando si gioca tra amici ci s’interroga al massimo su chi deve portarlo. Quando si è più piccoli chi porta il pallone detta legge: si auto-incorona Capitano, decide le squadre, le porte e, addirittura, ha il potere di decidere se la palla è entrata o meno. Nulla però è più importante di poter decidere quando la contesa può considerarsi terminata… e ovviamente dipende se il proprietario del pallone sta vincendo o meno. Insomma … “Il pallone è mio e si fa come dico io”. E non c’è angolo al mondo in cui rimbalzi un pallone in cui queste regole, non scritte, non siano riconosciute. Puoi non piegarti a queste regole se vuoi, se sei un vero duro, ma sai che non potrai giocare. Allora sei disposto a rispettarle perché dietro i rimbalzi di quel pallone ci sono i sogni di tutti. Non è importante chi tu sia, imprenditore o operaio, laureato o senza titolo di studio, e non conta se sei un politico, un attore, se sei famoso o meno. Non importa nemmeno se hai disponibilità economiche o se non ne hai affatto. E ancor meno conta l’età o il colore della tua pelle. Di fronte ad un pallone che rimbalza si azzerano tutte le differenze, si diventa tutti uguali. Un po’, con le dovute differenze, come ‘a livella di Totò.Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” diceva l’eroe del Maracanazo Alcides Ghiggia. E del pallone si è innamorato il protagonista del nostro racconto, Michele Acquafredda, al punto di cercarne, e studiarne le caratteristiche, ovunque pur di andare ad impreziosire la sua splendida collezione. Una passione che condivide con il padre Giuseppe e il fratello Luca: tutti impegnati nella ricerca di “pezzi” particolari.

Michele ha 33 anni, abita a Bari, sposato con Alessia e padre di tre figli, due femminucce e un maschietto… “Un bell’impegno…” ci dice, e poi prosegue: “Faccio il musicista di professione, batterista per l’esattezza. Insegno batteria in alcune scuole private, sono laureato al Conservatorio Niccolò Piccinni. Inoltre faccio delle “serate”, concerti, suono in diversi gruppi, anche in feste private e tale attività mi porta a stare fuori spesso la sera”.

foto padre giovanili bari

Il sig. Giuseppe (nel cerchietto), papà di Michele, nella Primavera del Bari

Al pari di Ghiggia, Michele inizia a raccontarci di quella “ragazza” che ha incontrato e di cui poi si è innamorato … “Avevo sette anni quando mi innamorai di un pallone che era in casa, il Tango dell’Adidas del ’78, che mio padre comprò per la nascita di mio fratello Luca, che è più grande di me. Era esposto dentro una coppa vinta da mio padre che giocò nella Primavera del Bari negli anni ‘60. Iniziai a “fissarmi” con questo pallone, proprio mentre iniziavano i mondiali del ’94. Il calcio ormai era entrato dentro di me”. Questo pallone rappresenta, come per Paperone, la sua Numero Uno… “Cominciai, anche se non sapevo ancora che sarei diventato un collezionista, con questo primo pallone. Un pallone però che non aveva nulla a che vedere con quello che mi aveva raccontato mio padre Giuseppe, relativamente a quelli da lui utilizzati in passato, negli anni ’60.

foto padre fratello

Il Sig. Giuseppe e Luca, il papà e il fratello di Michele, insieme alla “Numero Uno”: Tango Durlast Argentina ’78

Mi aveva raccontato di palloni di pelle marrone, pesanti, che con la pioggia diventavano veri e propri macigni. Mi narrava di una “rotondità” differente. Insomma sembravano davvero lontani anni luce da quelli che avevo visto io sino a quel momento. Decisi allora che volevo “vedere” il racconto di mio padre, volevo vedere quel tipo di pallone. Insomma la classica curiosità per un oggetto mai visto. Nei negozi di articoli sportivi negli anni ’90 ormai i palloni erano sintetici, diversi dai racconti di mio padre. Iniziai a capire le differenze e in me il desiderio di vederne e possederne uno “antico” saliva sempre di più. Questo mio desiderio cominciava ad essere di “dominio pubblico” e, tramite il Presidente dell’Inter Club Italia di Bisceglie, contattato da una persona a cui mio padre aveva raccontato di questo mio desiderio, mi diede il numero telefonico del mitico Benito Lorenzi… si avete capito bene…Benito Lorenzi, detto Veleno”.

 

foto padre stadio

Il Sig. Giuseppe con la maglia del Terlizzi nella stagione 1973/74 nel famoso Stadio della Vittoria di Bari

Lorenzi è stato un attaccante ricordato in modo particolare per la militanza con l’Inter con cui trascorse undici stagioni e vinse due scudetti (1953 e 1954), in cui mise a segno 143 reti in 314 partite (138 in campionato, 3 gol nelle coppe europee e 2 gol in Coppa Italia) oltre a 14 presenze in Nazionale.

“Mi dissero”, continua Michele, “anzi dissero a mio padre, che lui, Benito Lorenzi, potrebbe avere dei vecchi palloni. Nonostante avessi solo dieci anni provai a chiamarlo immediatamente, e mi rispose la moglie. Una voce molto gentile che disse che mi avrebbe fatto richiamare. Infatti mi richiamò. Ero emozionato, lo ricordo ancora, e dall’altra parte del filo c’era una voce abbastanza allegra, con una parlata milanese e un tono leggero. Mi presentai ovviamente, e gli raccontai la mia storia: gli dissi il perché lo avessi cercato e come speravo lui mi potesse aiutare. Mi rispose che al momento non poteva accontentarmi, ma chiese del tempo per potermi dare soddisfazione. Ci scrivemmo poi per Natale e passò qualche mese ancora. Ma lui evidentemente non si dimenticò. Un giorno bussa il postino, con una scatola quadrata tra le mani e disse: “Questo pacco è per il Sig. Michele Acquafredda”. Lo misi sul tavolo e lo scartai. Forse ero così suggestionato dai racconti di mio padre che ricordo di aver sentito un odore forte di cuoio. Rimasi senza parole, lo osservai come credo si osservi un “alieno”. Ero impazzito. Si trattava di un pallone anni ’50, a 12 sezioni e dello stesso modello del Mondiale del ’50, un Superball. Non avevo mai visto ovviamente niente di simile. Un pallone molto diverso da quelli che avevo visto io, e ancora più diverso da quelli attuali ovviamente. Ripensavo quindi ai racconti di mio padre che diceva che sotto l’acqua diventava pesantissimo, duro. Ecco anche il perché le scarpe da calcio di un tempo avevano quel rinforzo sia sopra che sotto la scarpa, perché così si calciavano quei palloni, di punta. Sarebbe stato impossibile tirare alla Roberto Carlos negli anni 50/60”. Michele è preso dalla passione mentre ci racconta così tanti particolari, e la voce ci dice che si è anche emozionato nel “ricordarsi” bambino meravigliato.

lorenzi

Pallone Superball Mod. Mondiale Brasile 1950 donato da Lorenzi

“Non l’ho mai conosciuto di persona Benito Lorenzi”, prosegue Michele, “ma per tanti anni ci siamo scritti, sentiti, fatti gli auguri. Nel corso degli anni mi fece avere alcune cartoline dell’Inter, alcune anche molto datate, foto con dediche, e un pallone della Atala Sport con tutte le firme della “Grande Inter”: uno spettacolo. Poi nel ’97 Ronaldo arriva all’Inter e insieme ne parlammo. Lorenzi deve aver captato che si trattava del mio idolo e così mi fece arrivare una sua maglia, oltre ad altre cose della Nike, sponsor in quel periodo dei Nerazzurri. Purtroppo venne a mancare nel 2010”. Michele si emoziona. Una pausa e riparte con grande slancio e ci racconta un’ulteriore storia: ”Contemporaneamente a questa bellissima storia di calcio e amicizia con Benito Lorenzi, anche se solo a distanza, ne nasce anche un’altra. Altra importante conoscenza che mi permise di arricchire la mia collezione fu Bruno Cicogna, ala sinistra del Bari per dieci anni, dal 1958 al 1968. Duecentosessanta presenze, e 34 gol con i Galletti dei quali ne divenne anche il Capitano. Un gran Signore lui come lo era anche Lorenzi. Ottenni il numero telefonico dal suo barbiere di fiducia. Lo chiamai a fine anni ’90, era a Venezia Lido. Mi disse che aveva dato via tutto, che non aveva più niente… tranne una maglia del Bari del ’67. L’unica che aveva conservato e che era stata da lui utilizzata nella partita contro il Crotone del 7 maggio 1967 nel quale s’infortunò. A seguito dell’infortunio venne portato direttamente al pronto soccorso con la maglia da gioco. Mi fece questo grande regalo oltre ad un pallone utilizzato nella gara Torino – Milan del 56/57”.

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“Negli anni ’90”, ci racconta ancora Michele, “andai in un negozio molto famoso a Bari, Mannarini Sport, aperto dagli anni ’50 con la speranza di trovare qualche pezzo vecchio magari dimenticato in magazzino. Il titolare trovò due palloni Tango dell’88 tutti e due schiacciati, sgonfi, in buste impolverate. Stavano dentro due scatoloni di cartone. Nemmeno lui sapeva di averli. A volte trovare un pallone è una idea che insegui, a volte un caso”. Oggi sono oltre cento i palloni facenti parte della collezione di Michele & Family e lui ce ne narra qualcuno e aggiunge: “Il collezionismo è molto cambiato rispetto a quando ho iniziato io che ero solo un bambino. Internet e Ebay hanno cambiato la prospettiva. Ora ce ne sono abbastanza di collezionisti di palloni, prima era un mercato snobbato e io spesso mi accodavo ai collezionisti di maglie che non davano importanza ai palloni che via via trovavano”. 

Vediamo alcuni “pezzi” di questa splendida collezione.

lanerossi foggia

Pallone Lanerossi – Foggia  3-1 22/10/1966

“Dalla figlia di un ex-arbitro recuperai il pallone utilizzato nella partita Lanerossi – Foggia del 1966, particolare per il suo disegno “a coda di rondine”, disegno utilizzato già negli anni ’30 in Inghilterra come nel caso di questo pallone dell’Arsenal, completo di certificazione e firme di tutti i calciatori dell’epoca. La differenza è che in questo secondo pallone la valvola è bloccata dentro la vistosa cucitura. Posseggo anche un Adidas Telstar 1974 Made in France utilizzato nella partita Bologna – Sampdoria 4-1 del 15 maggio 1977. Chiaramente per gli italiani è importante l’Adidas Tango Espana made in France 1982, quello della prima serie utilizzato al Mondiale”. Prima di congedarci Michele ci tiene a dire ancora qualcosa: “Ringrazio mia moglie Alessia per la pazienza che dimostra nell’assecondare questa mia passione…Grazie”. 

Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” (Alcides Ghiggia)

“Tratta il pallone come una ragazza: accarezzalo” (Eric Cantona)

Il pallone è quello che fa muovere tutto, l’oggetto più importante di questo gioco chiamato calcio, ma spesso ce ne dimentichiamo. Ogni pallone che ho avuto l’ho calciato sempre e solo sul prato, mai sull’asfalto. E sono sempre dispiaciuto quando viene malmenato da qualche piede non buono” (Michele Acquafredda)

Grazie Michele

Alcuni “pezzi” di questa splendida collezione:

arsenal

Pallone anno 1936 con firme di tutti i calciatori dell’epoca dell’Arsenal, corredato di Certificazione di Autenticità

 

1

Adidas Tango River Plate Made in France 1979 versione da neve, molto raro

Superball Vis firmato da tutti i giocatori della Fiorentina Anni ’60

6

Adidas Tango Espana Made in France, prima serie utilizzata in Espana ’82

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La “Numero Uno” di Michele: Adidas Tango Durlast Made in France Mondiale Argentina ’78

Atalasport, firmato da tutta la rosa della Grande Inter del 1964 di Herrera. Regalo di Benito Lorenzi a Michele

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Adidas Telstar 1974, Made in France. Utilizzato in Bologna – Sampdoria 4-1 del 15/5/1977

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

Un “Goal” per l’Università: quando “il collezionismo” finanzia la ricerca

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Da venerdi 16 a domenica 18 novembre, presso la splendida cornice dell’Aula Magna dell’Università degli studi di Pavia, Football – Collection Italy si mette in mostra per sostenere il progetto “DiVino Argento”

“Il progetto”, ci dice la dottoressa Barbara Vigani del Dipartimento di Scienze del Farmaco di UNIPV, “nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Chimica e quello di Scienze del Farmaco e coniuga la tradizione, campagna e cultura del vino, con la Chimica sicura, la Green Chemistry. Si basa infatti sullo sfruttamento della capacità che possiedono alcune sostanze naturali provenienti dai prodotti di scarto della lavorazione dell’uva, le classiche vinacce, di trasformare i sali d’argento in nanoparticelle d’argento per il trattamento delle ulcere cutanee gravi. In questo modo anche uno scarto agroalimentare sarà valorizzato e non sarà considerato solo un rifiuto da smaltire. I fondi raccolti verranno interamente utilizzati per finanziare borse di studio, che sono i nostri goal, di giovani ricercatori. Un primo goal, al raggiungimento di 12.500 Euro, consentirà di finanziare una borsa di studio di sei mesi per un giovane ricercatore. Ovviamente al raggiungimento di importi più elevati si potrà finanziare un periodo maggiore o assegnare più borse di studio”.

Ringraziando la Dottoressa Vigani per la sua cortesia, ci chiediamo: come possono le maglie da calcio finanziare la ricerca? “Siamo orgogliosi e fieri” ci dice Massimiliano Scali di Football – Collection Italy, “di poter mettere a disposizione di un fine così nobile la nostra collezione di maglie. Faremo un’esposizione nella splendida Aula Magna dell’Università di Pavia dal 16 al 18 novembre. Ci sarà la possibilità, tramite un piccolo contributo, di poter visionare una buona parte della nostra collezione di maglie degli anni ’60, ’70 e ’80 oltre ad altri cimeli storici. Inoltre ci sarà l’opportunità, più unica che rara, di poter vestire e farsi fotografare con le maglie originali dei campioniSaranno tre giorni molto impegnativi dove gli appuntamenti si susseguiranno con un ritmo davvero incalzante. Interverranno, tra gli altri, i figli di Mario Trebbi, indimenticabile difensore del Milan con cui vinse due scudetti e una Coppa dei Campioni a cavallo degli anni ’50 e ’60. Interverranno telefonicamente anche gli ex calciatori Pelagalli e Pasinato dando vita ad un Derby a distanza, oltre a Pierino Prati e Giovanni Lodetti che ci hanno confermato la loro presenza. Ma non mancheranno altri ospiti… Ci sarà poi anche “Tutto il calcio… minuto per minuto” con le voci dei telecronisti storici imitati da Roberto Valentino. In questi giorni poi, per annunciare ai pavesi l’evento, abbiamo trovato la disponibilità di alcuni negozianti che ci hanno concesso di poter utilizzare le loro vetrine per esporre alcune maglie: devo dire che anche questa è una particolarità nella già particolare collaborazione tra noi e l’Università. Tra le tante maglie che i visitatori potranno incontrare possiamo annunciare che esporremo la maglia della Nazionale italiana alle Olimpiadi di Roma del ’60 e tante tante altre sorprese. L’iniziativa è nobile e invito tutti all’università per contribuire alla ricerca. Siamo tutti speranzosi per l’iniziativa e per quel che riguarda me e Roberto, il mio socio, abbiamo cercato di prepararla nel migliore dei modi. La certezza è quella di aver dato il massimo”.

Ora non resta che andare a Pavia …

Il Programma:

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Mezzo Secolo d’Azzurro – La mostra itinerante di Mauro Grimaldi (VIDEO)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello – Paolo Laurenza) – Siamo andati a trovare Mauro Grimaldi, vice presidente della Lega Pro, di fatto ormai il Presidente, presso lo spazio eventi del Carré Français a Roma dove è stata allestita la mostra Mezzo Secolo d’Azzurro, curata da Grimaldi stesso. L’occasione di incontrarlo deriva anche dalla presentazione della sua ultima fatica letteraria, il libro storico La Nazionale del Duce, uno spaccato sul calcio, sulla propaganda e sullo sport del Ventennio.

Alla mostra si può ammirare il pallone con il quale l’Italia vinse in Francia nel 1938 il Campionato mondiale di calcio e ci sono i giornali originali dei primi anni del ‘900 che raccontano le imprese dei calciatori azzurri. Si respira aria di leggenda in questa sala dove il calcio non è visto solo come sport ma descrive un popolo, una nazione, una storia, tra palloni, foto, tessere e biglietti.

La mostra, promossa dall’Associazione Sant’Anna di Aldo Rossi Merighi e con il patrocinio ANCI Liguria e Piemonte, Lega Pro e Lega Dilettanti, sarà a Roma sino al 21 ottobre per poi divenire itinerante in numerose città italiane.

Mauro Grimaldi ci ha lasciato alcune dichiarazioni sugli obiettivi che la mostra si propone e ci anticipa alcune delle piazze che verranno “toccate” dalla manifestazione. Non perdetevi il video…

Gli Eroi del Calcio

Federico Baranello – Paolo Laurenza

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Passione e nostalgia…la collezione dedicata all’Udinese di Antonello Schiavello

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “La passione per il collezionismo la coltivo sin da piccolo quando, con mio padre, andavo a vedere le partite casalinghe dell’Udinese, la squadra della mia città d’origine. Erano gli anni ‘70 e ricordo con nostalgica memoria, che conservavo gelosamente tutti i biglietti e i programmi delle partite cui assistevo”.

Inizia così il nostro incontro con Antonello Schiavello, tifosissimo e collezionista di cimeli dei bianconeri friulani.

Antonello è un cinquantaduenne di Udine, trasferitosi a Levane in provincia di Arezzo nel 1995 per “inseguire i suoi sogni”: l’amore per Lucia, sua moglie. Ora è perfettamente integrato in questa sua “seconda” terra, che l’ha accolto e alla quale è grato, pur mantenendo una sana nostalgia verso la terra d’origine. E proprio la nostalgia ricorre nelle parole e nel tono di quest’uomo, una voce pacata, ma ferma e decisa: “Sono cresciuto dando calci ad un pallone, com’era normale all’epoca per dei bambini. Collezionavo le figurine e ascoltavo “Tutto il calcio minuto per minuto”. Giocavamo a pallone in cortile sotto casa nella piazzetta antistante dove c’era un negozio di abbigliamento, la cui vetrina, protetta dalla saracinesca, era la nostra porta. Di tanto in tanto facevamo suonare l’allarme a forza di pallonate. Non è necessario raccontare i danni fatti e i rimproveri presi nel corso del tempo. Ovviamente quello era uno dei tanti luoghi dove passavamo il tempo con il nostro miglior amico: il pallone. Si giocava ovunque ci fossero due metri di terra o di prato. Ci si andava a dormire con il pallone. Quando poi ero più grandicello, ci si affrontava tra squadre di quartiere dando vita così a dei tornei bellissimi. Poi andai a giocare con il “San Gottardo di Udine”, ero un’ala sinistra, ero bravo eh…”. Vista la serietà che riconosciamo al nostro interlocutore, c’è da credergli.

“Purtroppo non andavo bene a scuola”, continua Antonello, “e la mia famiglia mi fece lasciare il calcio, a me che avevo in testa solo quello. Con mio padre andavamo al vecchio Stadio Moretti a vedere l’Udinese, anche se io all’epoca avevo una grandissima passione per il Milan, ammiravo Gianni Rivera. In quel periodo, un giorno, senza sapere come, sono riuscito a entrare dentro lo spogliatoio del Milan. Certo non c’erano gli sbarramenti che ci sono ora, quindi immagino sia stato più facile. Mi riportarono fuori Albertosi e Rivera: incredibile. In quegli anni l’Udinese era in serie C ed io andavo a vedere alcune amichevoli di prestigio. Poi la promozione in B del 1977/78 e quella in A del 1978/79. Poi arrivò Zico, e il mondo non fu più come prima… cominciai a frequentare la curva e seguire il movimento Ultrà, pur rimanendone sempre un po’ defilato. In maniera inconsapevole cominciai a raccogliere da terra anche i tagliandi usati da altri spettatori, oltre a conservare i miei. Non sapevo ancora che proprio grazie a quei primi biglietti sarebbe iniziato il mio fantastico viaggio all’interno di un mondo affascinante, pregno di passione autentica: il mondo del collezionismo. Un viaggio che ancora sto facendo. All’epoca non esisteva il collezionismo o comunque non era diffuso, oggi invece è diventato un business e qualcuno cerca di approfittarsi della nostra passione provando a ingannare i veri collezionisti”. C’è sincero rammarico per questo da parte di Antonello.

“Mi sono reso conto di essere un collezionista nei primi anni ’90, quando ho cominciato a guardare le cose che avevo accumulato. Non l’ho deciso di collezionare, mi ci sono ritrovato piano piano. Da quel momento, cioè da quando ho realizzato di esserlo, ho iniziato ad avere un approccio metodico”. Una metodologia che ha portato Antonello ad avere oltre 300 maglie da gioco indossate, 200 distintivi, 150 gagliardetti, palloni, scarpe, statue, sciarpe, libri, giornali e riviste, 1500 tra cartoline e fotografie, monete e medaglie e materiale della Curva Nord.

Nella collezione sono presenti anche le Tessere degli anni ’20 e biglietti oltre a tute, figurine e abbonamenti.

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“Tra le maglie che valgono di più, c’è sicuramente quella di Zico utilizzata a Torino contro la Juventus nell’83/84, quella blu, bellissima. Ho ricevuto tante richieste e offerte per quella maglia, ma per me conta il valore affettivo non quello economico. Altro pezzo cui sono molto legato è il contratto di un giocatore che qualcuno ha anche definito “bidone” e/o “meteora, ha avuto invece una media partita ottima: Herbert Neumann. Sono riuscito a recuperare il suo contratto relativo alla stagione 1980/81, con l’importo ben visibile, 100 milioni del vecchio conio, e le firme oltre che del giocatore anche dell’Amministratore Delegato dell’Udinese che all’epoca era Franco Dal Cin. Un “pezzo” a cui sono legato molto più che a una maglia, davvero importante per me”. Qui Antonello fa una pausa, evidentemente si gode ancora questa reliquia dopo averne parlato. A domanda precisa poi risponde: “Il mio sogno? Una maglia anni 40 … questo è il mio desiderio da collezionista dell’Udinese. Colgo anche l’occasione per ringraziare mia moglie Lucia, davvero una pazienza infinita. E’ lei che durante le mostre mi aiuta, mi supporta e mi sopporta. Certo, quando vede che ancora arriva della corrispondenza con delle “cose” si domanda “Ma dove le mettiamo? … prima o poi dovremmo uscire noi da casa”.

 

Antonello ha una collezione spaventosa, ed è anche molto scrupoloso come lui stesso ammette: “Sono molto pignolo, per esempio le figurine devono essere tutte originali con la velina, nessuna da recupero entra nella mia collezione. Discorso diverso ovviamente per quelle che si attaccavano con la colla”.

Il nostro amico poi si sofferma su una “sezione” molto particolare della sua collezione…”Si tratta di qualcosa di unico nel suo genere, firmata subbuteo. Dal 1896, anno di nascita dell’Udinese, e sino ad oggi, ho conferito incarico a un maestro di Firenze di ricreare, fedelmente in ogni particolare, un giocatore del Subbuteo per ogni stagione sportiva con la maglia della società friulana. Inoltre, ho fatto creare altre “pedine” con le seconde, terze e maglie speciali, nonché i palloni particolari e storici utilizzati dalla squadra. Ora possiedo una preziosissima e unica “storia della maglia” dell’Udinese in versione subbuteo. Credo davvero di essere l’unico collezionista in Italia a possedere una simile raccolta. Chiaramente nei prossimi anni la collezione sarà aggiornata con la creazione di nuovi “calciatori” che vestiranno le nuove maglie”. 

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Nel 2016 il nostro amico ha anche organizzato una mostra: “A Montevarchi, provincia di Arezzo, ho voluto rendere omaggio al club in occasione dei suoi 120 anni di storia. Una mostra importante per me in un contesto che non era nella regione di appartenenza della squadra, credo caso più unico che raro, sicuramente insolito. Per me è stato importante far conoscere una realtà diversa dalla Fiorentina ai ragazzi, infatti, sono venute molte scuole calcio locali, oltre a ex calciatori come Calori e “Ciccio” Graziani. Insomma mi sono ritrovato in molti servizi media-giornalistici della regione, un grande successo e una soddisfazione enorme. Per l’occasione mi sono premurato di offrire alcuni prodotti tipici friulani. Insomma per alcuni giorni il Friuli è stato in Toscana”.

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Quello che per noi è assolutamente chiaro è che quel bambino che raccoglieva da terra i biglietti delle partite esiste ancora. È nascosto dietro le sembianze di un uomo, ma è ancora lì. Quel bambino non perde occasione per incrementare la sua raccolta e accorciare in qualche modo la distanza con la sua terra d’origine. Un rapporto con la sua collezione, e gli oggetti a essa riferiti, che vanno oltre il semplice possesso, un legame che allevia la nostalgia.

“Grazie a questa mia passione ho avuto la possibilità di conoscere tantissima gente appassionata con la quale condividere idee e realizzare progetti più o meno importanti. Ho conosciuto tanti ex calciatori e dirigenti dell’Udinese tramite i quali sono riuscito ad avere alcuni oggetti o maglie. E poi la mia costante e mirata ricerca in ogni “dove”.

“Udinese nella pelle, per la vita e, domani lassù… nel paradiso fra le stelle…” (Antonello Schiavello)

Nello SlideShow ancora tanti oggetti della collezione di Antonello, e parliamo di una piccolissima parte…

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