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Gli Eroi del Collezionismo

Michele Acquafredda: Famiglia, Musica e … la Collezione di Palloni

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Quando è in programma una partita di calcio il pensiero è sempre rivolto ai calciatori, agli allenatori e a quale formazione schiereranno. Ci si chiede chi è l’arbitro e quanti spettatori faranno da cornice alla contesa. Si pensa anche alle opposte tifoserie: quanti saranno, dove si sistemeranno, se c’è ostilità o meno. Ci si chiede addirittura se ci sarà il sole o la pioggia. Nessuno pensa al vero ed unico assoluto protagonista: il pallone. Solo quando si gioca tra amici ci s’interroga al massimo su chi deve portarlo. Quando si è più piccoli chi porta il pallone detta legge: si auto-incorona Capitano, decide le squadre, le porte e, addirittura, ha il potere di decidere se la palla è entrata o meno. Nulla però è più importante di poter decidere quando la contesa può considerarsi terminata… e ovviamente dipende se il proprietario del pallone sta vincendo o meno. Insomma … “Il pallone è mio e si fa come dico io”. E non c’è angolo al mondo in cui rimbalzi un pallone in cui queste regole, non scritte, non siano riconosciute. Puoi non piegarti a queste regole se vuoi, se sei un vero duro, ma sai che non potrai giocare. Allora sei disposto a rispettarle perché dietro i rimbalzi di quel pallone ci sono i sogni di tutti. Non è importante chi tu sia, imprenditore o operaio, laureato o senza titolo di studio, e non conta se sei un politico, un attore, se sei famoso o meno. Non importa nemmeno se hai disponibilità economiche o se non ne hai affatto. E ancor meno conta l’età o il colore della tua pelle. Di fronte ad un pallone che rimbalza si azzerano tutte le differenze, si diventa tutti uguali. Un po’, con le dovute differenze, come ‘a livella di Totò.Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” diceva l’eroe del Maracanazo Alcides Ghiggia. E del pallone si è innamorato il protagonista del nostro racconto, Michele Acquafredda, al punto di cercarne, e studiarne le caratteristiche, ovunque pur di andare ad impreziosire la sua splendida collezione. Una passione che condivide con il padre Giuseppe e il fratello Luca: tutti impegnati nella ricerca di “pezzi” particolari.

Michele ha 33 anni, abita a Bari, sposato con Alessia e padre di tre figli, due femminucce e un maschietto… “Un bell’impegno…” ci dice, e poi prosegue: “Faccio il musicista di professione, batterista per l’esattezza. Insegno batteria in alcune scuole private, sono laureato al Conservatorio Niccolò Piccinni. Inoltre faccio delle “serate”, concerti, suono in diversi gruppi, anche in feste private e tale attività mi porta a stare fuori spesso la sera”.

foto padre giovanili bari

Il sig. Giuseppe (nel cerchietto), papà di Michele, nella Primavera del Bari

Al pari di Ghiggia, Michele inizia a raccontarci di quella “ragazza” che ha incontrato e di cui poi si è innamorato … “Avevo sette anni quando mi innamorai di un pallone che era in casa, il Tango dell’Adidas del ’78, che mio padre comprò per la nascita di mio fratello Luca, che è più grande di me. Era esposto dentro una coppa vinta da mio padre che giocò nella Primavera del Bari negli anni ‘60. Iniziai a “fissarmi” con questo pallone, proprio mentre iniziavano i mondiali del ’94. Il calcio ormai era entrato dentro di me”. Questo pallone rappresenta, come per Paperone, la sua Numero Uno… “Cominciai, anche se non sapevo ancora che sarei diventato un collezionista, con questo primo pallone. Un pallone però che non aveva nulla a che vedere con quello che mi aveva raccontato mio padre Giuseppe, relativamente a quelli da lui utilizzati in passato, negli anni ’60.

foto padre fratello

Il Sig. Giuseppe e Luca, il papà e il fratello di Michele, insieme alla “Numero Uno”: Tango Durlast Argentina ’78

Mi aveva raccontato di palloni di pelle marrone, pesanti, che con la pioggia diventavano veri e propri macigni. Mi narrava di una “rotondità” differente. Insomma sembravano davvero lontani anni luce da quelli che avevo visto io sino a quel momento. Decisi allora che volevo “vedere” il racconto di mio padre, volevo vedere quel tipo di pallone. Insomma la classica curiosità per un oggetto mai visto. Nei negozi di articoli sportivi negli anni ’90 ormai i palloni erano sintetici, diversi dai racconti di mio padre. Iniziai a capire le differenze e in me il desiderio di vederne e possederne uno “antico” saliva sempre di più. Questo mio desiderio cominciava ad essere di “dominio pubblico” e, tramite il Presidente dell’Inter Club Italia di Bisceglie, contattato da una persona a cui mio padre aveva raccontato di questo mio desiderio, mi diede il numero telefonico del mitico Benito Lorenzi… si avete capito bene…Benito Lorenzi, detto Veleno”.

 

foto padre stadio

Il Sig. Giuseppe con la maglia del Terlizzi nella stagione 1973/74 nel famoso Stadio della Vittoria di Bari

Lorenzi è stato un attaccante ricordato in modo particolare per la militanza con l’Inter con cui trascorse undici stagioni e vinse due scudetti (1953 e 1954), in cui mise a segno 143 reti in 314 partite (138 in campionato, 3 gol nelle coppe europee e 2 gol in Coppa Italia) oltre a 14 presenze in Nazionale.

“Mi dissero”, continua Michele, “anzi dissero a mio padre, che lui, Benito Lorenzi, potrebbe avere dei vecchi palloni. Nonostante avessi solo dieci anni provai a chiamarlo immediatamente, e mi rispose la moglie. Una voce molto gentile che disse che mi avrebbe fatto richiamare. Infatti mi richiamò. Ero emozionato, lo ricordo ancora, e dall’altra parte del filo c’era una voce abbastanza allegra, con una parlata milanese e un tono leggero. Mi presentai ovviamente, e gli raccontai la mia storia: gli dissi il perché lo avessi cercato e come speravo lui mi potesse aiutare. Mi rispose che al momento non poteva accontentarmi, ma chiese del tempo per potermi dare soddisfazione. Ci scrivemmo poi per Natale e passò qualche mese ancora. Ma lui evidentemente non si dimenticò. Un giorno bussa il postino, con una scatola quadrata tra le mani e disse: “Questo pacco è per il Sig. Michele Acquafredda”. Lo misi sul tavolo e lo scartai. Forse ero così suggestionato dai racconti di mio padre che ricordo di aver sentito un odore forte di cuoio. Rimasi senza parole, lo osservai come credo si osservi un “alieno”. Ero impazzito. Si trattava di un pallone anni ’50, a 12 sezioni e dello stesso modello del Mondiale del ’50, un Superball. Non avevo mai visto ovviamente niente di simile. Un pallone molto diverso da quelli che avevo visto io, e ancora più diverso da quelli attuali ovviamente. Ripensavo quindi ai racconti di mio padre che diceva che sotto l’acqua diventava pesantissimo, duro. Ecco anche il perché le scarpe da calcio di un tempo avevano quel rinforzo sia sopra che sotto la scarpa, perché così si calciavano quei palloni, di punta. Sarebbe stato impossibile tirare alla Roberto Carlos negli anni 50/60”. Michele è preso dalla passione mentre ci racconta così tanti particolari, e la voce ci dice che si è anche emozionato nel “ricordarsi” bambino meravigliato.

lorenzi

Pallone Superball Mod. Mondiale Brasile 1950 donato da Lorenzi

“Non l’ho mai conosciuto di persona Benito Lorenzi”, prosegue Michele, “ma per tanti anni ci siamo scritti, sentiti, fatti gli auguri. Nel corso degli anni mi fece avere alcune cartoline dell’Inter, alcune anche molto datate, foto con dediche, e un pallone della Atala Sport con tutte le firme della “Grande Inter”: uno spettacolo. Poi nel ’97 Ronaldo arriva all’Inter e insieme ne parlammo. Lorenzi deve aver captato che si trattava del mio idolo e così mi fece arrivare una sua maglia, oltre ad altre cose della Nike, sponsor in quel periodo dei Nerazzurri. Purtroppo venne a mancare nel 2010”. Michele si emoziona. Una pausa e riparte con grande slancio e ci racconta un’ulteriore storia: ”Contemporaneamente a questa bellissima storia di calcio e amicizia con Benito Lorenzi, anche se solo a distanza, ne nasce anche un’altra. Altra importante conoscenza che mi permise di arricchire la mia collezione fu Bruno Cicogna, ala sinistra del Bari per dieci anni, dal 1958 al 1968. Duecentosessanta presenze, e 34 gol con i Galletti dei quali ne divenne anche il Capitano. Un gran Signore lui come lo era anche Lorenzi. Ottenni il numero telefonico dal suo barbiere di fiducia. Lo chiamai a fine anni ’90, era a Venezia Lido. Mi disse che aveva dato via tutto, che non aveva più niente… tranne una maglia del Bari del ’67. L’unica che aveva conservato e che era stata da lui utilizzata nella partita contro il Crotone del 7 maggio 1967 nel quale s’infortunò. A seguito dell’infortunio venne portato direttamente al pronto soccorso con la maglia da gioco. Mi fece questo grande regalo oltre ad un pallone utilizzato nella gara Torino – Milan del 56/57”.

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“Negli anni ’90”, ci racconta ancora Michele, “andai in un negozio molto famoso a Bari, Mannarini Sport, aperto dagli anni ’50 con la speranza di trovare qualche pezzo vecchio magari dimenticato in magazzino. Il titolare trovò due palloni Tango dell’88 tutti e due schiacciati, sgonfi, in buste impolverate. Stavano dentro due scatoloni di cartone. Nemmeno lui sapeva di averli. A volte trovare un pallone è una idea che insegui, a volte un caso”. Oggi sono oltre cento i palloni facenti parte della collezione di Michele & Family e lui ce ne narra qualcuno e aggiunge: “Il collezionismo è molto cambiato rispetto a quando ho iniziato io che ero solo un bambino. Internet e Ebay hanno cambiato la prospettiva. Ora ce ne sono abbastanza di collezionisti di palloni, prima era un mercato snobbato e io spesso mi accodavo ai collezionisti di maglie che non davano importanza ai palloni che via via trovavano”. 

Vediamo alcuni “pezzi” di questa splendida collezione.

lanerossi foggia

Pallone Lanerossi – Foggia  3-1 22/10/1966

“Dalla figlia di un ex-arbitro recuperai il pallone utilizzato nella partita Lanerossi – Foggia del 1966, particolare per il suo disegno “a coda di rondine”, disegno utilizzato già negli anni ’30 in Inghilterra come nel caso di questo pallone dell’Arsenal, completo di certificazione e firme di tutti i calciatori dell’epoca. La differenza è che in questo secondo pallone la valvola è bloccata dentro la vistosa cucitura. Posseggo anche un Adidas Telstar 1974 Made in France utilizzato nella partita Bologna – Sampdoria 4-1 del 15 maggio 1977. Chiaramente per gli italiani è importante l’Adidas Tango Espana made in France 1982, quello della prima serie utilizzato al Mondiale”. Prima di congedarci Michele ci tiene a dire ancora qualcosa: “Ringrazio mia moglie Alessia per la pazienza che dimostra nell’assecondare questa mia passione…Grazie”. 

Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” (Alcides Ghiggia)

“Tratta il pallone come una ragazza: accarezzalo” (Eric Cantona)

Il pallone è quello che fa muovere tutto, l’oggetto più importante di questo gioco chiamato calcio, ma spesso ce ne dimentichiamo. Ogni pallone che ho avuto l’ho calciato sempre e solo sul prato, mai sull’asfalto. E sono sempre dispiaciuto quando viene malmenato da qualche piede non buono” (Michele Acquafredda)

Grazie Michele

Alcuni “pezzi” di questa splendida collezione:

arsenal

Pallone anno 1936 con firme di tutti i calciatori dell’epoca dell’Arsenal, corredato di Certificazione di Autenticità

 

1

Adidas Tango River Plate Made in France 1979 versione da neve, molto raro

Superball Vis firmato da tutti i giocatori della Fiorentina Anni ’60

6

Adidas Tango Espana Made in France, prima serie utilizzata in Espana ’82

7

La “Numero Uno” di Michele: Adidas Tango Durlast Made in France Mondiale Argentina ’78

Atalasport, firmato da tutta la rosa della Grande Inter del 1964 di Herrera. Regalo di Benito Lorenzi a Michele

11

Adidas Telstar 1974, Made in France. Utilizzato in Bologna – Sampdoria 4-1 del 15/5/1977

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Gli Eroi del Collezionismo

Christian Aresu “mostra” le sue maglie del Cagliari

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GLIEROIDELCALCIO.COM  (Federico Baranello) – Antonio Aresu è un sardo che negli anni ‘70 sale verso il nord Italia dove si stabilisce. Il figlio Christian rimane comunque “attaccato” alle sue origini e pur vivendo a Gozzano, in provincia di Novara, coltiva l’amore per i colori rossoblù. Questo amore lo porta a collezionare maglie, e non solo, e a organizzare una splendida mostra. Da oggi infatti, sino a domani, sarà possibile ammirare la sua collezione che racconta oltre 30 anni della storia del Cagliari Calcio, dal 1984 fino ai giorni attuali. Una collezione di 40 maglie indossate, tra gli anni tristi e bui della serie B degli anni 80 e la magnifica cavalcata in Europa dei primi anni 90 sino ad arrivare ai giorni nostri.

Abbiamo raggiunto Christian e gli abbiamo rivolto alcune domande…

Christian, una mostra dedicata al Cagliari in provincia di Vercelli, evento più unico che raro…

“Si vero, penso sia una bella opportunità per tutti i tifosi del Cagliari per potersi sentire vicini alla loro squadra del cuore pur essendo distanti tanti chilometri. Per noi tifosi del Cagliari non è facile seguire la propria squadra stando cosi distanti e con questa mostra spero di far sentire più vicino i tifosi alla loro squadra regalando anche la possibilità di vedere 35 anni della storia del Cagliari

Come nasce la tua passione verso il calcio, e come quella per il collezionismo?

“La mia passione per il calcio nasce fin da bambino, ho sempre giocato nella squadra del mio paese fino ai 18 anni per poi passare ad allenare i piccoli calciatori. La passione per il collezionismo è nata poco alla volta… è iniziato tutto con la prima maglia che mi è stata regalata da mio Zio Richi, cosi poco alla volta ho iniziato la mia ricerca di queste meravigliose maglie”

Cosa potremo trovare nella mostra… quale il pezzo più raro/importante

“Alla mostra troverete 40 maglie “Match Worn” che vanno dal 1984 al 2019. E non solo, ci saranno anche pantaloncini, gagliardetti, sciarpe e bandiere storiche come una del 1970 in plastichina, che venivano distribuite alla Amsicora per festeggiare lo scudetto. ​Sicuramente il pezzo più raro è la maglia bianca in lanetta del 1984 di Gigi Piras, autografata in occasione di una mostra come questa. Altre 2 maglie degne di nota sono la maglia di Oliveira utilizzata al primo tempo di Inter-Cagliari 1999/2000 dove realizzò un gol e la prima maglia usata da Radja Nainggolan quando aveva il numero 28”

Christian, un piccolo “spot”… perché non bisogna perde una mostra come questa?

“Non bisogna perderla in primis perché è sicuramente un evento unico in zona e in secondo luogo si potranno vivere, e rivivere, tante emozioni vedendo dal vivo la storia del Cagliari attraverso le sue maglie, con l’evoluzione dei tessuti e degli stemmi utilizzati nel corso del tempo” 

Grazie Christian

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Oggi l’inaugurazione alle 16,30 nella sede dell’associazione Cuncordu a Gattinara, Corso Vercelli 260

Ingresso libero

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Gli Eroi del Collezionismo

Emanuele Succi, una collezione da… primo posto

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GLIEROIDELCALCIO.COM – San Mauro Pascoli terra di Romagna e di passioni veraci. Luogo di nascita di Giovanni Pascoli grande poeta che con i suoi scritti caratterizzò la letteratura italiana alla fine dell’ottocento, nonché di Emanuele Succi, 34 anni, professione cuoco, collezionista di rilievo a livello nazionale ed anche internazionale di coppe, trofei e medaglie associate al calcio.

Una passione certamente fuori dal comune – non è molto diffuso infatti il collezionismo di memorabilia calcistico di questo genere – ma portata avanti da Succi con straordinario vigore, perizia ed entusiasmo. Lo abbiamo raggiunto per capire di più le origini ed i dettagli della sua collezione che comprende pezzi davvero di gran pregio, materiale appartenuto ad ex calciatori e di squadre di club e rappresentative internazionali.

Emanuele come nasce la tua passione per il calcio ed il collezionismo di trofei?

“In generale la passione per il calcio ed i trofei nasce nell’adolescenza quando ammiravo le coppe e le medaglie vinte dai miei cugini che spesso trionfavano in competizioni calcistiche regionali. Erano loro, insieme a mia zia, che provvedevano a regalarmi taluni dei trofei conquistati e ricordo ancora la gioia di ogni regalo da loro ricevuto. Oltre a questo vivevo con ammirazione i momenti immortalati dalla televisione e riguardanti la consegna di un trofeo ai vincitori. Assistevo quasi in contemplazione a quei momenti di gioia dei calciatori immaginando chissà forse un giorno potrò avere anch’io quella bella coppa. Dai primordi e dal fascino verso tutti i trofei, passo a raccoglierli con convinzione nei primi anni del 2000, iniziando da coppe e medaglie in realtà di poco valore e rarità in quanto semplici repliche. Ben presto però capisco che è utile allargare la collezione aggiungendo pezzi di pregio. Allora diversifico i miei interessi ed inizio a raccogliere coppe e medaglie di calcio di pregio relative non soltanto a competizioni nazionali ma anche a tornei internazionali di rappresentative maschili, femminili e giovanili. Per me collezionare è pura passione non tanto competizione con altri appassionati con cui condivido gli stessi interessi. E’ la passione, infatti, che mi spinge a questa “sana follia” che porta a risvegliare il sopito senso di fanciullo che ben si abbina con il collezionismo in generale”

Quali sono i pezzi che reputi migliori nella tua collezione?

“Scelta difficile quella di mettere in fila i miei pezzi più pregiati. A tre, tuttavia, sono maggiormente legato. La riproduzione (non nelle misure dell’esemplare consegnato al calciatore) del Pallone d’oro vinto dall’asso brasiliano Ronaldo nel 2002, un esemplare della Coppa UEFA (opera in argento dell’altezza di 30 cm) consegnata alla Juventus in occasione della vittoria di tale competizione nella stagione 1992-1993 nonché la coppa Intercontinentale (anch’essa in versione miniaturizzata) appartenuta ad un ex calciatore dell’Atletico Madrid. Questi fantastici pezzi li ho ottenuti grazie anche alla molteplicità di contatti che al giorno d’oggi assicurano i social ma anche in virtù di amicizie e conoscenze. Sembrerà assurdo ma esistono anche persone che dopo avere ricevuto questi trofei non sanno cosa farne ed in talune circostanze se ne sbarazzano in maniera davvero veloce. Di contro i calciatori, che ricevono dai club le copie dei trofei vinti, custodiscono con maggiore cura quest’ultimi ed in questi casi è ben più difficile riuscire a portare a casa il trofeo agognato”

Il pezzo a cui sei maggiormente legato?

“Anche qui metterli in fila è impresa ardua ma, tuttavia, per questione campanilistiche (essendo tifoso della Juventus) sicuramente la riproduzione della Coppa Uefa, la coppa riprodotta e consegnata al club vincitore della Liga spagnola nella stagione 1999-2000 ed infine la medaglia in oro consegnata alla Juventus in occasione della vittoria del campionato di serie A nella stagione 2005-2006”

Il pezzo che ritieni di maggior valore?

“Tenendo conto di vari aspetti tra cui la difficoltà per reperire questa memorabilia, oltre che il loro costo posso indubbiamente dire la medaglia della Juve commemorativa dello scudetto 2005-2006. Insieme ad essa la riproduzione della Coppa Uefa, medaglie e trofei riconducibili ai mondiali (tra i quali una splendida riproduzione della Coppa del Mondo risalente ai mondiali tedeschi del 2006), medaglie appartenute al portoghese Vitor Bahia già estremo difensore del Barcellona ed infine la miniatura della Coppa Intercontinentale. In termini di valore è bene anche diversificare tra repliche e riproduzioni. In buona sostanza la riproduzione è un esemplare realizzato dalla Ditta licenziataria e produttrice ufficiale. Invece le repliche sono esemplari sicuramente di minor valore e realizzate in modo non fedele all’originale, utilizzando, peraltro, materiale diverso da quello che viene impiegato dal licenziatario ufficiale. L’Italia è una vera fucina di produzione di trofei sportivi. Un esempio su tutti la Società lombarda Bertoni da anni licenziataria di materiale fornito alle maggiori federazioni calcistiche mondiali”

Qualche aneddoto particolare di come sei arrivato a pezzi di particolare pregio?

“Nessun dubbio su questo. Cinque anni fa ho trovato in rete un annuncio in cui veniva posta in asta un modello della Coppa del mondo FIFA del 1982. Alle prime sembrava fosse un annuncio fake anche per il prezzo pressoché irrisorio. Dopo una serrata serie di contrattazioni, invece, sono riuscito a portarmi a casa un pezzo poi rivelatosi di grandissimo pregio per qualche decina di euro. Decisamente fortunato in questa circostanza, ma ben conscio che condizioni favorevoli come questa difficilmente si potranno replicare in futuro”

Cosa vorresti assolutamente avere?

“Da un punto di vista strettamente estetico la coppa assegnata alla Nazionale vincitrice della Confederations Cup, ha decisamente un fascino particolare. Vorrei decisamente riuscire ad aggiungerla alla mia collezione”

La tua compagna cosa dice della tua passione? E i tuoi amici?

“La mia metà è fin troppo comprensiva e fin dove possibile cerca di assecondare la mia passione, anche se, come nel caso dei miei amici, vengo considerato come un folle. Tutto però viene ripagato dagli apprezzamenti che ricevo dalle poche persone a cui mostro i miei “tesori” che, dalla stragrande maggioranza di loro, sono giudicati veri gioielli. Oltre a questo debbo aggiungere che la mia famiglia mi ha molto assecondato e supportato al punto di arrivare a regalarmi dei trofei. Uno speciale ringraziamento va a loro per aver capito ed agevolato questa mia immensa passione”

Collezionare cosa trasmette?

“La soddisfazione di raggiungere un obiettivo desiderato e che si persegue attraverso sacrifici e davvero tanta passione. Ad ogni memorabilia aggiunta oltre al personale vanto di esserci riuscito riscopro il fanciullesco Peter Pan che dimora in ciascun collezionista”

Un consiglio a chi voglia intraprendere una collezione come la tua?

“Collezionare solo con passione e non per fini personali di puro lucro. Purtroppo è sempre più vero il contrario nel collezionismo. Tutto sta a discernere le cose ed a farsi guidare da una viva e sana passione”

Grazie Emanuele per averci fatto sognare …

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Gli Eroi del Collezionismo

Il Bari, le maglie e il calcio di una volta

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Il Bari, le maglie e il calcio di una volta”, è la mostra organizzata dal Comune di Cellamare in collaborazione con l’Associazione “Il Museo Del Bari”.

“Una cornice incantevole quella del Castello Caracciolo di Cellamare…circa 150 maglie da quelle del Bari passando per la nazionale italiana, i grandi club degli anni ‘80 e ‘90, il calcio femminile con la Pink Bari e le maglie del Cellamare”, così ci presenta la mostra un esponente dell’Associazione Museo del Bari, Egidio Franco, “…se a tutto questo si aggiunge la presenza di alcuni degli idoli della tifoseria barese… Igor Protti, Giorgio De Trizio, Giovanni Loseto, Totò Lopez… sarà certamente un accavallarsi di emozioni, ricordi e immagini in questi quattro giorni dal 7 al 10 novembre”.

Un interessante percorso nella storia della società biancorossa attraverso le maglie e i cimeli. Spazio anche alla Nazionale e alcuni club italiani degli anni ’80 e ’90 oltre, come già detto, ai cimeli della squadra locale del Cellamare e alla Pink Bari. Quattro giornate di incontri con ospiti d’eccezione quali gli ex calciatori citati, ma anche i giornalisti Gianni Antonucci e Michele Salomone. La mostra può essere visitata dalle 9 alle 13 e dalle 18 alle 20.

Previsto anche un triangolare di calcetto tra la squadra delle Vecchie glorie del Bari, la Rappresentativa dello sport Cellamarese e l’Amministrazione Locale. Il ricavato sarà devoluto all’Agebeo per l’ultimazione dei lavori per la costruzione del villaggio dell’accoglienza per ospitare i bambini ematooncologici e le loro famiglie.

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