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Gli Eroi del Collezionismo

Michele Acquafredda: Famiglia, Musica e … la Collezione di Palloni

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Quando è in programma una partita di calcio il pensiero è sempre rivolto ai calciatori, agli allenatori e a quale formazione schiereranno. Ci si chiede chi è l’arbitro e quanti spettatori faranno da cornice alla contesa. Si pensa anche alle opposte tifoserie: quanti saranno, dove si sistemeranno, se c’è ostilità o meno. Ci si chiede addirittura se ci sarà il sole o la pioggia. Nessuno pensa al vero ed unico assoluto protagonista: il pallone. Solo quando si gioca tra amici ci s’interroga al massimo su chi deve portarlo. Quando si è più piccoli chi porta il pallone detta legge: si auto-incorona Capitano, decide le squadre, le porte e, addirittura, ha il potere di decidere se la palla è entrata o meno. Nulla però è più importante di poter decidere quando la contesa può considerarsi terminata… e ovviamente dipende se il proprietario del pallone sta vincendo o meno. Insomma … “Il pallone è mio e si fa come dico io”. E non c’è angolo al mondo in cui rimbalzi un pallone in cui queste regole, non scritte, non siano riconosciute. Puoi non piegarti a queste regole se vuoi, se sei un vero duro, ma sai che non potrai giocare. Allora sei disposto a rispettarle perché dietro i rimbalzi di quel pallone ci sono i sogni di tutti. Non è importante chi tu sia, imprenditore o operaio, laureato o senza titolo di studio, e non conta se sei un politico, un attore, se sei famoso o meno. Non importa nemmeno se hai disponibilità economiche o se non ne hai affatto. E ancor meno conta l’età o il colore della tua pelle. Di fronte ad un pallone che rimbalza si azzerano tutte le differenze, si diventa tutti uguali. Un po’, con le dovute differenze, come ‘a livella di Totò.Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” diceva l’eroe del Maracanazo Alcides Ghiggia. E del pallone si è innamorato il protagonista del nostro racconto, Michele Acquafredda, al punto di cercarne, e studiarne le caratteristiche, ovunque pur di andare ad impreziosire la sua splendida collezione. Una passione che condivide con il padre Giuseppe e il fratello Luca: tutti impegnati nella ricerca di “pezzi” particolari.

Michele ha 33 anni, abita a Bari, sposato con Alessia e padre di tre figli, due femminucce e un maschietto… “Un bell’impegno…” ci dice, e poi prosegue: “Faccio il musicista di professione, batterista per l’esattezza. Insegno batteria in alcune scuole private, sono laureato al Conservatorio Niccolò Piccinni. Inoltre faccio delle “serate”, concerti, suono in diversi gruppi, anche in feste private e tale attività mi porta a stare fuori spesso la sera”.

foto padre giovanili bari

Il sig. Giuseppe (nel cerchietto), papà di Michele, nella Primavera del Bari

Al pari di Ghiggia, Michele inizia a raccontarci di quella “ragazza” che ha incontrato e di cui poi si è innamorato … “Avevo sette anni quando mi innamorai di un pallone che era in casa, il Tango dell’Adidas del ’78, che mio padre comprò per la nascita di mio fratello Luca, che è più grande di me. Era esposto dentro una coppa vinta da mio padre che giocò nella Primavera del Bari negli anni ‘60. Iniziai a “fissarmi” con questo pallone, proprio mentre iniziavano i mondiali del ’94. Il calcio ormai era entrato dentro di me”. Questo pallone rappresenta, come per Paperone, la sua Numero Uno… “Cominciai, anche se non sapevo ancora che sarei diventato un collezionista, con questo primo pallone. Un pallone però che non aveva nulla a che vedere con quello che mi aveva raccontato mio padre Giuseppe, relativamente a quelli da lui utilizzati in passato, negli anni ’60.

foto padre fratello

Il Sig. Giuseppe e Luca, il papà e il fratello di Michele, insieme alla “Numero Uno”: Tango Durlast Argentina ’78

Mi aveva raccontato di palloni di pelle marrone, pesanti, che con la pioggia diventavano veri e propri macigni. Mi narrava di una “rotondità” differente. Insomma sembravano davvero lontani anni luce da quelli che avevo visto io sino a quel momento. Decisi allora che volevo “vedere” il racconto di mio padre, volevo vedere quel tipo di pallone. Insomma la classica curiosità per un oggetto mai visto. Nei negozi di articoli sportivi negli anni ’90 ormai i palloni erano sintetici, diversi dai racconti di mio padre. Iniziai a capire le differenze e in me il desiderio di vederne e possederne uno “antico” saliva sempre di più. Questo mio desiderio cominciava ad essere di “dominio pubblico” e, tramite il Presidente dell’Inter Club Italia di Bisceglie, contattato da una persona a cui mio padre aveva raccontato di questo mio desiderio, mi diede il numero telefonico del mitico Benito Lorenzi… si avete capito bene…Benito Lorenzi, detto Veleno”.

 

foto padre stadio

Il Sig. Giuseppe con la maglia del Terlizzi nella stagione 1973/74 nel famoso Stadio della Vittoria di Bari

Lorenzi è stato un attaccante ricordato in modo particolare per la militanza con l’Inter con cui trascorse undici stagioni e vinse due scudetti (1953 e 1954), in cui mise a segno 143 reti in 314 partite (138 in campionato, 3 gol nelle coppe europee e 2 gol in Coppa Italia) oltre a 14 presenze in Nazionale.

“Mi dissero”, continua Michele, “anzi dissero a mio padre, che lui, Benito Lorenzi, potrebbe avere dei vecchi palloni. Nonostante avessi solo dieci anni provai a chiamarlo immediatamente, e mi rispose la moglie. Una voce molto gentile che disse che mi avrebbe fatto richiamare. Infatti mi richiamò. Ero emozionato, lo ricordo ancora, e dall’altra parte del filo c’era una voce abbastanza allegra, con una parlata milanese e un tono leggero. Mi presentai ovviamente, e gli raccontai la mia storia: gli dissi il perché lo avessi cercato e come speravo lui mi potesse aiutare. Mi rispose che al momento non poteva accontentarmi, ma chiese del tempo per potermi dare soddisfazione. Ci scrivemmo poi per Natale e passò qualche mese ancora. Ma lui evidentemente non si dimenticò. Un giorno bussa il postino, con una scatola quadrata tra le mani e disse: “Questo pacco è per il Sig. Michele Acquafredda”. Lo misi sul tavolo e lo scartai. Forse ero così suggestionato dai racconti di mio padre che ricordo di aver sentito un odore forte di cuoio. Rimasi senza parole, lo osservai come credo si osservi un “alieno”. Ero impazzito. Si trattava di un pallone anni ’50, a 12 sezioni e dello stesso modello del Mondiale del ’50, un Superball. Non avevo mai visto ovviamente niente di simile. Un pallone molto diverso da quelli che avevo visto io, e ancora più diverso da quelli attuali ovviamente. Ripensavo quindi ai racconti di mio padre che diceva che sotto l’acqua diventava pesantissimo, duro. Ecco anche il perché le scarpe da calcio di un tempo avevano quel rinforzo sia sopra che sotto la scarpa, perché così si calciavano quei palloni, di punta. Sarebbe stato impossibile tirare alla Roberto Carlos negli anni 50/60”. Michele è preso dalla passione mentre ci racconta così tanti particolari, e la voce ci dice che si è anche emozionato nel “ricordarsi” bambino meravigliato.

lorenzi

Pallone Superball Mod. Mondiale Brasile 1950 donato da Lorenzi

“Non l’ho mai conosciuto di persona Benito Lorenzi”, prosegue Michele, “ma per tanti anni ci siamo scritti, sentiti, fatti gli auguri. Nel corso degli anni mi fece avere alcune cartoline dell’Inter, alcune anche molto datate, foto con dediche, e un pallone della Atala Sport con tutte le firme della “Grande Inter”: uno spettacolo. Poi nel ’97 Ronaldo arriva all’Inter e insieme ne parlammo. Lorenzi deve aver captato che si trattava del mio idolo e così mi fece arrivare una sua maglia, oltre ad altre cose della Nike, sponsor in quel periodo dei Nerazzurri. Purtroppo venne a mancare nel 2010”. Michele si emoziona. Una pausa e riparte con grande slancio e ci racconta un’ulteriore storia: ”Contemporaneamente a questa bellissima storia di calcio e amicizia con Benito Lorenzi, anche se solo a distanza, ne nasce anche un’altra. Altra importante conoscenza che mi permise di arricchire la mia collezione fu Bruno Cicogna, ala sinistra del Bari per dieci anni, dal 1958 al 1968. Duecentosessanta presenze, e 34 gol con i Galletti dei quali ne divenne anche il Capitano. Un gran Signore lui come lo era anche Lorenzi. Ottenni il numero telefonico dal suo barbiere di fiducia. Lo chiamai a fine anni ’90, era a Venezia Lido. Mi disse che aveva dato via tutto, che non aveva più niente… tranne una maglia del Bari del ’67. L’unica che aveva conservato e che era stata da lui utilizzata nella partita contro il Crotone del 7 maggio 1967 nel quale s’infortunò. A seguito dell’infortunio venne portato direttamente al pronto soccorso con la maglia da gioco. Mi fece questo grande regalo oltre ad un pallone utilizzato nella gara Torino – Milan del 56/57”.

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“Negli anni ’90”, ci racconta ancora Michele, “andai in un negozio molto famoso a Bari, Mannarini Sport, aperto dagli anni ’50 con la speranza di trovare qualche pezzo vecchio magari dimenticato in magazzino. Il titolare trovò due palloni Tango dell’88 tutti e due schiacciati, sgonfi, in buste impolverate. Stavano dentro due scatoloni di cartone. Nemmeno lui sapeva di averli. A volte trovare un pallone è una idea che insegui, a volte un caso”. Oggi sono oltre cento i palloni facenti parte della collezione di Michele & Family e lui ce ne narra qualcuno e aggiunge: “Il collezionismo è molto cambiato rispetto a quando ho iniziato io che ero solo un bambino. Internet e Ebay hanno cambiato la prospettiva. Ora ce ne sono abbastanza di collezionisti di palloni, prima era un mercato snobbato e io spesso mi accodavo ai collezionisti di maglie che non davano importanza ai palloni che via via trovavano”. 

Vediamo alcuni “pezzi” di questa splendida collezione.

lanerossi foggia

Pallone Lanerossi – Foggia  3-1 22/10/1966

“Dalla figlia di un ex-arbitro recuperai il pallone utilizzato nella partita Lanerossi – Foggia del 1966, particolare per il suo disegno “a coda di rondine”, disegno utilizzato già negli anni ’30 in Inghilterra come nel caso di questo pallone dell’Arsenal, completo di certificazione e firme di tutti i calciatori dell’epoca. La differenza è che in questo secondo pallone la valvola è bloccata dentro la vistosa cucitura. Posseggo anche un Adidas Telstar 1974 Made in France utilizzato nella partita Bologna – Sampdoria 4-1 del 15 maggio 1977. Chiaramente per gli italiani è importante l’Adidas Tango Espana made in France 1982, quello della prima serie utilizzato al Mondiale”. Prima di congedarci Michele ci tiene a dire ancora qualcosa: “Ringrazio mia moglie Alessia per la pazienza che dimostra nell’assecondare questa mia passione…Grazie”. 

Il pallone è come la fidanzata, lo vedi una volta e te ne innamori” (Alcides Ghiggia)

“Tratta il pallone come una ragazza: accarezzalo” (Eric Cantona)

Il pallone è quello che fa muovere tutto, l’oggetto più importante di questo gioco chiamato calcio, ma spesso ce ne dimentichiamo. Ogni pallone che ho avuto l’ho calciato sempre e solo sul prato, mai sull’asfalto. E sono sempre dispiaciuto quando viene malmenato da qualche piede non buono” (Michele Acquafredda)

Grazie Michele

Alcuni “pezzi” di questa splendida collezione:

arsenal

Pallone anno 1936 con firme di tutti i calciatori dell’epoca dell’Arsenal, corredato di Certificazione di Autenticità

 

1

Adidas Tango River Plate Made in France 1979 versione da neve, molto raro

Superball Vis firmato da tutti i giocatori della Fiorentina Anni ’60

6

Adidas Tango Espana Made in France, prima serie utilizzata in Espana ’82

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La “Numero Uno” di Michele: Adidas Tango Durlast Made in France Mondiale Argentina ’78

Atalasport, firmato da tutta la rosa della Grande Inter del 1964 di Herrera. Regalo di Benito Lorenzi a Michele

11

Adidas Telstar 1974, Made in France. Utilizzato in Bologna – Sampdoria 4-1 del 15/5/1977

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Natalino Lanzini e l’Atalanta: una collezione da urlo

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Siamo a Bergamo nel 1907, due sono le squadre di calcio: il Bergamo Football Club e la Giovane Orobia. Proprio da una scissione di quest’ultima che gli studenti liceali Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti fondano il 17 ottobre la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta.

Atalanta è una figura della mitologia greca, una eroina nota per le sue doti agonistiche: la leggenda narra di come si volle concedere in sposa solamente a chi sarebbe riuscito a batterla in una gara di corsa, dove i perdenti sarebbero stati uccisi. I fondatori del club si affidano dunque alla mitologia per dare forma alla loro passione. La stessa passione che prova anche Natalino Lanzini, il nostro amico collezionista di cimeli della Dea. Natalino ha 52 anni, originario della provincia di Bergamo, trasferitosi per lavoro da oltre 30 anni a Sacile in provincia di Pordenone.

Natalino Lanzini

“Sono un Maresciallo dei Carabinieri” ci dice, “sono un chimico e lavoro alle dipendenze della Sezione Chimica. Sono padre di due figli maschi di 16 e 12 anni. Da buon bergamasco l’amore per la Dea è affare di famiglia. Un amore e una passione che mi è stata trasmessa dagli zii e dai miei cugini, mentre a mio padre il calcio non interessava”.

“Per me l’ATALANTA è tutto, dopo la mia famiglia, ovviamente”, continua Natalino, “ed entra quotidianamente in maniera massiccia nella mia vita, a partire dagli aggiornamenti sulle vicende della squadra tramite giornali e internet, sia per i contatti con i miei amici con i quali condividiamo la stessa passione sia per interagire con altri collezionisti con i quali ci teniamo in contatto in modo particolare con i social”.

Come nasce un collezionista… “Sono diventato un collezionista iniziando a conservare i biglietti delle partite a cui assistevo, anche se in verità “nasco” prima come collezionista di cartoline stadi di calcio, italiani ed esteri. Ovviamente, come succede più o meno a tutti, mi sono poi “allargato” acquistando il materiale da commercianti o scambiandolo con altri collezionisti. Attualmente colleziono praticamente tutto ciò che è inerente l’Atalanta ma ho anche sviluppato, nel tempo, interesse per altre tematiche”. Quest’ultima specifica è particolarmente piena di orgoglio e allora Natalino snocciola una lista… “cartoline e documenti del mio paese originario, Palosco, in provincia di Bergamo, alcuni biglietti di partite che mi hanno colpito per i motivi più vari come ad esempio quello di Italia – Corea dei mondiali del 1966, materiale dell’Udinese calcio, cartoline degli stadi di Bergamo, Brescia, Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone. Ma anche biglietti di Olimpiadi, Mondiali e Europei di calcio”.

Insomma cercare di seguire Natalino in questa lista è davvero complicato per noi, e mentre snocciola la lista noi ci ritroviamo con la stessa espressione che ha reso celebre “L’urlo” di Munch.

“I pezzi che considero migliori sono sicuramente la prima cartolina conosciuta dell’Atalanta, 1913, con i colori sociali bianconeri… quella che appare su wikipedia per intenderci”, la sua voce diventa sempre più orgogliosa, “poi la cartolina della squadra schierata a Brescia nel 1919, prima di disputare lo spareggio per un posto in serie A contro l’altra squadra di Bergamo, la Bergamasca appunto, che poi verrà inglobata nel nome completo attuale: Atalanta e Bergamasca Calcio; l’abbonamento “omaggio” rilasciato al costruttore dello stadio Brumana nel 1928, Ing DE BENI; la cartolina del 59/60 costruita in studio con la foto del campione europeo di pugilato dei pesi leggeri, Livio Minelli, bergamasco e atalantino, contornata dalle foto piccole della rosa atalantina di quell’anno, ovviamente autografata da tutti… Inutile dire che sono legato a tutti i pezzi in maniera morbosa e non saprei sceglierne uno in particolare. Paradossalmente i pezzi più costosi non sono nemmeno i più rari o importanti: tra questi, ci sono 3 foto-cartoline del 1928, scattate durante l’inaugurazione dello stadio “Brumana” di Bergamo e prese in blocco per poter avere la squadra dell’Atalanta schierata in campo nella circostanza”. Roba da urlare veramente questa volta…

 

Ma cosa cerca ancora un collezionista come Natalino… “Sto cercando la “Giostra dei footballers” dell’Atalanta, in metallo, e il biglietto di Coppa delle Coppe del 1987/88 Ofi Creta vs Atalanta giocata in Grecia: è l’unico delle coppe atalantine che mi manca”.

“Collezionare mi ha permesso di visitare moltissimi posti stupendi” ci dice, “ma, soprattutto, ho avuto la possibilità di conoscere persone meravigliose con cui sono diventato AMICO nel vero senso della parola. Ho conosciuto anche qualche testa di legno, ma questo capita nella vita. In famiglia tutti mi hanno sempre sostenuto nella mia passione e nella ricerca di nuovi “pezzi”, accompagnandomi spesso a mostre e mercatini. Lo stesso dicasi per i miei amici, che immancabilmente arrivano dai loro viaggi con cartoline stadi o biglietti di partite a cui hanno assistito”.

I cartoni animati

Ci salutiamo con Natalino e come al solito chiediamo qualche consiglio per chi volesse cominciare a collezionare… “Consigli non mi sento di darne, anche perché vedo che dietro di noi latitano le nuove leve… Ovviamente spero che uno dei miei figli segua le mie orme, anche se dubito che lo faccia il mio primogenito, che crede che Stromberg e Papu Gomez siano i nomi di cartoni animati stranieri”.

 

 

 

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Teramo, presentato il progetto per il Museo. Ai nostri microfoni il Presidente del “Club Biancorosso”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Sabato scorso, il 10 aprile, presso la sala polifunzionale della Provincia di Teramo, è stato presentato il progetto per la creazione del Museo del Teramo Calcio. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, il gestore dello stadio Sabatino Cantagalli, l’autore della “Storia del calcio teramano” Elso Simone Serpentini, l’architetto che curerà la realizzazione dello spazio Stefano Corona, Gianni Gebbia dell’Associazione amici del calcio teramano e il Presidente del Club Biancorosso Giuseppe Bracalenti.

Noi de Gli Eroi del Calcio abbiamo raggiunto Bracalenti per farci raccontare lo stato dell’arte di questo che, sino a poco tempo fa, sembrava un qualcosa destinato a rimanere tra i sogni… “Si, un sogno che diventa (quasi) realtà”, ci dice il Presidente del Club Biancorosso, “dobbiamo lavorarci ancora molto, ma la strada ora è quella giusta. Lo merita la nostra storia, centosei anni di calcio… possiamo affermare che a Teramo si fa calcio da sempre. Una storia che ha toccato il suo apice nel 2015 con la conquista della serie B. Purtroppo, per i noti fatti (ndr ci si riferisce alla retrocessione in Lega Pro e penalizzazione di 6 punti per responsabilità diretta del presidente Campitelli reo di aver concordato con il Savona la vittoria), ci è stata preclusa questa possibilità. Fu un momento bellissimo per la città tutta, siamo rimasti tutta la notte in piazza a festeggiare. Un sogno… e poi ci siamo svegliati bruscamente. Ma da quel momento, vissuto in quel modo così intenso, è nata l’idea del Museo che abbiamo portato avanti in maniera determinata. Possiamo contare su tanta passione: quella di questa piazza che ama la propria squadra. Sappiamo che tanti collezionisti conservano cimeli, documenti, foto e filmati che raccontano la storia di questa città e della sua squadra di calcio. Il gestore dello stadio, Sabatino Cantagalli, ci ha concesso in comodato d’uso gratuito uno spazio all’interno dello stadio stesso che diventerà quindi un’esposizione permanente. Avremo anche una sala convegni e auspichiamo davvero che possa essere la sede di importanti presentazioni di libri e momenti di discussione interdisciplinari. L’idea è quella di creare un percorso multimediale e raccontare il binomio calcio/città con un approccio socio-cultural-economico; un percorso che definisco didattico. Questi aspetti sono quelli che ho veramente a cuore…” … Giuseppe, a questo punto mi permetto di dargli del tu, fa una pausa, segno davvero che questi temi lo coinvolgono molto. Respira… e riparte…” Teramo città e la squadra di calcio hanno quasi sempre vissuto in una relazione inversamente proporzionale. Quando la città ha attraversato periodi floridi e di fermento economico, la squadra non è mai andata particolarmente bene. Al contrario, quando la città ha attraversato momenti di difficoltà, la squadra ha conseguito buoni risultati, come se fungesse da traino alla ripresa. Comunque questa è una piazza ad alta vocazione sportiva: oltre al calcio, che vede anche altre società più piccole in città, sono ampiamente e ben rappresentati il Basket e la Pallamano”.

Poi, con una certa soddisfazione ci dice: “Abbiamo ricevuto anche il patrocinio del Comune, della Provincia e speriamo ora in quello della Regione Abbruzzo, sarebbe davvero importante. Abbiamo anche coinvolto l’Università di Teramo, un ateneo davvero importante per il Centro Sud e non solo. In particolare abbiamo un ottimo rapporto con la Facoltà di Scienze della Comunicazione: sarà importante nel percorso di ricostruzione dell’aspetto storico sportivo. Al nostro fianco abbiamo fortemente voluto l’Associazione Amici del Calcio Teramano, che già nel 2013 hanno curato l’esposizione del centenario. Un’esperienza che abbiamo a bordo”.

Tempi? Risorse economiche? … “Il progetto è già operativo praticamente. Costituiremo un comitato che si occuperà delle varie operazioni di realizzazione e ci divideremo in gruppi di lavoro con compiti specifici. E’ un progetto complesso e dobbiamo considerarlo necessariamente a medio-lungo termine, sarebbe impossibile pensare di fare tutto in poco tempo. Se proprio mi devo sbilanciare su una data direi non prima di un anno, forse qualcosa in più. Sappiamo dove trovare il materiale, ma bisogna contattare i singoli collezionisti, siglare accordi, inventariare il materiale. CI saranno tante persone che lavoreranno a questo nostro sogno e ognuno apporterà la sua forza lavorativa e organizzativa, mosso solo dalla passione per questi colori e questa città. Dal punto di vista economico ci saranno alcuni sponsor, ci sarà una raccolta fondi anche tramite il lancio di una campagna di Crowdfunding. Io ci credo”.  

Auguriamo il massimo a questo progetto, sperando che anche la società, oggi assente, faccia suo il progetto.

“Si parlava di passione”, prosegue Bracalenti, “è per questo che il coinvolgimento delle scuole è importante: chi conosce la storia, la sua storia, ama ancora di più la sua città e la squadra di calcio che la rappresenta. Sogno bambini che “girano” in città con la maglia del Teramo e non con le maglie delle squadre più blasonate. Il senso di appartenenza è importante e faccio mio il motto “Tifa la squadra della tua città”.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
(Gianni Rodari)

 

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Una collezione, una ragione di vita: Fabio Celani e la maglia dell’Ascoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ascoli, una città le cui origini sono circondate dal mistero; di certo si è registrata la presenza umana durante quella che viene comunemente definita l’età della pietra, abitata certamente nell’epoca neolitica. Una storia tra misteri e leggende come quella che narra che venne fondata da un gruppo di Sabini instradati da un “picchio”, uccello sacro a Marte. Dall’unione dei Sabini con le altre popolazioni autoctone nacquero i Piceni.

Ascoli, i Piceni e il Picchio… tutti elementi racchiusi nei simboli che raccontano la storia anche dell’Ascoli Calcio e di quel grande attaccamento alla maglia che Costantino Rozzi andava professando e ricercando tra le varie doti di chi era chiamato a dare il suo contributo alla causa bianconera.

“Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli” amava ripetere il Presidentissimo, e deve averlo preso davvero alla lettera il nostro amico Fabio Celani, che dell’Ascoli ha fatto la sua vera passione creando una collezione di assoluto valore storico dedicato alla maglia “Bianconera”.

Fabio ha trentatré anni, convive con Sara, e svolge la sua attività professionale nella “Carbon valley” di Ascoli. Un passato di calciatore in Prima Categoria con squadre locali, segue il suo Ascoli spessissimo anche in trasferta, mentre in casa non manca davvero mai.

“La mia passione per l’Ascoli nasce all’età di 3 anni”, ci racconta Fabio “ … quando mio padre mi portava allo stadio. Da lì è nato un amore folle per questi colori, un amore folle per questa maglia. Ricordo perfettamente gli anni della Serie C a metà anni ’90, anni bui. Anni che comunque hanno fortificato la mia fede per questi colori. Per me l’Ascoli oggi rappresenta un pezzo della mia vita che con il tempo cresce sempre di più”… Amen.

Nella poesia l’amore occupa certamente un posto privilegiato e si manifesta in molti modi… “Divento collezionista già in tenera età, da piccolissimo. Ho sempre avuto un amore per le maglie, addirittura da piccolo compravo quelle da bancarella, alle fiere o ai mercati, che costavano 10 mila lire. Con il tempo poi, in coincidenza con i primi lavori e i primi soldi guadagnati, ho iniziato a comprare maglie “buone”. In realtà all’inizio collezionavo tutte le maglie, poi con il tempo mi sono specializzato solo su quelle dell’Ascoli. Ora ne ho oltre 200, qualcuna appesa nell’armadio, alcune in un baule, altre in delle scatole”.

“Non penso ci sia qualche maglia che reputo migliore di altre”, prosegue Fabio “per me tutti i pezzi sono unici, anche una semplice maglia di stagioni recenti. Chiaramente le maglie in lanetta anni 60/70/80 hanno un fascino diverso, ma per me sono tutte importanti”… sostanzialmente è come se avessimo chiesto ad un papà a quale figlio vuole più bene… ma c’è un però … ”I pezzi cui sono più legato sono quelli che riesco a prendere personalmente in trasferta, le conservo ancora sporche. La maglia più costosa credo sia una della “Del Duca Ascoli”, mentre quella più particolare per la modalità con cui ne sono entrato in possesso è una Adidas con sponsor “Olio San Giorgio”, appartenuta a Dirceu. È una maglia molto rara, davvero difficile da trovare e l’ho trovata su eBay. Ero al matrimonio di un mio caro amico e vidi quest’annuncio con un prezzo veramente ridicolo. Ho pensato fosse falsa ma ho rischiato, mi tremavano le mani nel fare il classico “compralo subito”.

Fabio non è appagato da quanto ha in collezione: “Cerco ovviamente tutte le maglie Ascoli che mancano alla collezione, in modo particolare una “Pop 84” con sponsor giallo. Sono molto rare, mi piacerebbe averla”.  

Fabio ha anche parole carine per la sua compagna: ”Sara s’interessa della mia collezione e anche lei mi aiuta, come i miei amici del resto, a trovarne qualcuna. Anzi, dopo un po’ che eravamo fidanzati andammo a casa sua e mi disse di aprire un baule dove sicuramente c’erano delle maglie dell’Ascoli…trovai quattro maglie anni ’70 e ’80, dei modelli rari indossate con la Roma e con l’Inter, Cocif ed Ennerre. Spettacolo vero!”

(Le quattro maglie che Sara ha regalato a Fabio)

“Collezionare mi trasmette una sensazione unica” ci confessa Fabio, “avere certi pezzi storici in casa che ti fanno compagnia tutte le sere, è veramente bello. Le guardo, le ammiro, mi fermo in contemplazione”.

Fabio prima di salutare ci lascia un consiglio: Chi si vuole avvicinare al collezionismo non si deve far prendere dalla smania di avere le maglie e spendere tanti soldi senza senso. Le maglie arrivano quando meno te lo aspetti e anche a prezzi bassi…”

Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli. Grazie Fabio.

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