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La Penna degli Altri

22 luglio 1982, nasce la “maglia bandiera”!

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WWW.SSLAZIOFANS.IT (Stefano Greco) – Dopo l’incredibile successo dell’operazione-nostalgia fatta due anni fa dalla Macron in accordo con la Lazio, quest’anno torna la “maglia bandiera”. Ma quando si parla della “maglia bandiera”, quella con l’aquila stilizzata sul petto e sulle maniche, la mente di tutti i laziali della mia generazione vola alla “Banda del meno nove”, alla stagione 1986-1987 e all’incredibile impresa compiuta da Eugenio Fascetti e dai suoi ragazzi. È inevitabile, è vero, ma quella è stata la seconda versione di quella maglia che è stata presentata per la prima volta ufficialmente al pubblico il 22 luglio del 1982 al Circolo Canottieri Lazio, in una serata di grandissima Lazialità.

La Lazio si è appena salvata dalla retrocessione in Serie C grazie alla tripletta realizzata da Vincenzo D’Amico, la gestione-Lenzini è stata definitivamente archiviata e la nuova società guidata da Gian Chiarion Casoni decide di dare una scossa all’intero ambiente, di riallacciare quel cordone ombelicale tra la squadra e i tifosi che si era sfilacciato dopo la promozione sfumata nel 1981 con quel rigore sbagliato da Chiodi contro il Vicenza e con la disastrosa annata successiva che aveva portato all’esonero di Castagner e al disastro evitato solo dalle prodezze di Vincenzino D’Amico. Una dimostrazione dello scollamento tra società, squadra e tifosi si è visto proprio nella domenica in cui Vincenzino D’Amico ha confezionato quel piccolo miracolo: poco più di 5000 tifosi sugli spalti, con la partita disertata anche dagli abbonati. Il neo presidente capisce che bisogna partire da zero o quasi, cambiare i giocatori ma anche l’immagine della società e il look della squadra. Così, con l’aiuto di alcuni amici Gian Chiarion Casoni fa realizzare una maglia rivoluzionaria, mai vista né in Italia né in nessun’altra parte del mondo, con un’aquila che con le ali spiegate che abbraccia tutta la maglietta, lasciando spazio solo dietro le spalle per il numero. Niente più marchio Adidas ma NR, niente più sponsor Tonini sul petto ma Seleco, ottenuto grazie all’abilità di Antonio Sbardella che ha concesso al cavalier Mazza (proprietario dell’Udinese e al tempo stesso del colosso industriale Zanussi) un’opzione su un’eventuale cessione di Giordano in cambio di una ricca sponsorizzazione biennale. Già, Giordano…

Bruno e Lionello quel 22 luglio sono ancora squalificati, ma quella sera anche loro finalmente sorridono dopo due anni in cui hanno avuto ben pochi motivi per sorridere. Il titolo mondiale appena conquistato dall’Italia di Bearzot al Bernabeu contro la Germania, ha convinto la Federcalcio a chiudere la vicenda del primo scandalo del calcio-scommesse con un mini-condono, con uno sconto della pena che può consentire anche a Giordano e Manfredonia di tornare subito in campo e alla Lazio di entrare di diritto tra le favorite alla promozione in Serie A. Acquistati Ambu, Podavini, Tavola e Vella, ripreso Perrone (dopo un anno in prestito alla Roma), con Giordano e Manfredonia in organico la Lazio diventerebbe a pieno titolo la vera protagonista del campionato, insieme al Milan appena retrocesso dalla Serie A, ma questa volta sul campo e non a tavolino. Quella sera, quindi, al Circolo Canottieri Lazio c’è un’atmosfera strana, da grande evento ma al tempo stesso di grande attesa, con tanti laziali. Primo fra tutti Fulvio Bernardini, nato e cresciuto nella Lazio prima di diventare il capitano della Roma, per poi tornare a casa da allenatore per vincere il primo trofeo laziale della storia: la Coppa Italia del 1958. C’è Monica Vitti che non ha mai nascosto le sue simpatie laziali, come Castellano&Pipolo, la coppia di registi e autori più famosa dell’epoca. Ma, soprattutto, ci sono tantissimi tifosi, perché quella nuova maglia è stata studiata da Gian Chiarion Casoni proprio per riallacciare il rapporto tra la squadra e la sua gente.

Abbiamo avuto fare una festa aperta a tuttiperché la Lazio deve essere amata da tutti. Vicino alle personalità e al presidente della Regione Santarelli, abbiamo voluto i tifosi che sono la vera forza della squadra, quella forza che ci consente di andare avanti e anche di sopravvivere. Noi abbiamo bisogno dei tifosi e speriamo che non tradiscano le nostre aspettative”.

Sono parole vere e sentite quelle del presidente, non di circostanza, anche perché prima di essere l’uomo che regge le sorti della società, Gian Chiarion Casoni è il primo tifoso della Lazio, a cui ha dedicato tutta la sua vita: da commissario straordinario in momenti difficili, poi da presidente, ma anche da massimo dirigente di altre sezioni della Polisportiva, come la squadra di pallavolo e della pallamano che sotto la sua guida approdano in Serie A.

Oltre ad essere un grande presidente, Gian Chiarion Casoni è uno che guarda avanti. Perché quella maglia avveniristica, è anche un esperimento di marketing, in un periodo in cui in Italia quella parola è sconosciuta o quasi nel mondo del calcio. Non esistono le maglie personalizzate, non esistono gadget ufficiali, quindi la presentazione di quella maglia e di quell’aquila stilizzata riprodotta anche sulle bandiere, le sciarpe e su un’altra serie di prodotti marchiati Lazio è una novità assoluta nel calcio italiano. Ma, soprattutto, è la bellezza e la modernità di quella maglia a lasciare tutti a bocca aperta. La NR produce tre modelli: quello principale con la maglia metà bianca e metà celeste con l’aquila blu al centro, poi le due maglie da trasferta, una tutta rossa con l’aquila celeste e una tutta verde con l’aquila bianca. Quella bianca e celeste fa il suo  esordio ufficiale in campionato il 12 settembre del 1982, all’Olimpico, in occasione di un deludente 0-0 contro il Campobasso. La domenica successiva, per scaramanzia, la Lazio gioca a Como con la maglia verde speranza, ma colleziona un altro 0-0. Con quella rossa, invece, in campionato la Lazio non ci ha mai giocato in quella stagione. Ci gioca solo un’amichevole al Flaminio contro la nazionale Under 21 allenata da Vicini, in cui giocano Giordano e altri futuri laziali come Icardi, Poli, Paolo Monelli, Galderisi e Roberto Mancini, ma anche Dossena, Mauro, Ferri, Evani, Dario Bonetti e Caricola. Finisce 1-1, con il gol dell’Under 21 segnato da… Bruno Giordano.

Con quella maglia con l’aquila sul petto, la Lazio conquista la Serie A all’ultima giornata, pareggiando a Cava dei Tirreni. In quella stagione sofferta ma fantastica, anche grazie a quella maglia rimasta nel cuore di tutti, la Lazio riconquista la sua gente, stabilendo quello che ancora oggi è il record di presenze del campionato di Serie B in un Lazio-Milan del 19 dicembre del 1982, con 68.000 spettatori pagati. Record avvicinato il 5 giugno alla penultima partita di campionato in occasione della sfida-spareggio con il Catania, con 65.000 spettatori paganti e più di 10.000 catanesi che hanno occupato quasi tutta la Curva Sud dell’Olimpico.

Numeri impensabili per la Lazio di oggi, numeri che a Roma non si fanno più neanche in occasione di un derby e che non ha fatto la Roma neanche in occasione della sfida con il Liverpool in Champions League, a dimostrazione che quel filo tra la gente e le squadre nella Capitale non si è del tutto staccato ma si è allentato di molto. Anche se ai tifosi basta poco per riaccendere quel sacro fuoco. Basta un gesto, magari anche solo rivedere quella maglia bandiera come  successo nella stagione 2014-2015.

Ma come ha fatto la Lazio di oggi dopo quell’esperimento riuscitissimo di qualche anno fa, anche la Lazio di allora con Chinaglia presidente decide di non riproporre quel marchio di proprietà della famiglia Casoni l’anno successivo, così di quella aquila rimane solo una piccola traccia sulle spalle dei giocatori, sopra al numero, con il davanti occupato solo dallo sponsor Seleco. L’aquila torna solo tre anni dopo, in uno dei momenti di maggiore difficoltà della Lazio. E per i tifosi è nuovamente amore a prima vista, sia con la maglia che con Fascetti e i giocatori che la indossano e che, con le loro imprese sul campo, la rendono leggendaria, immortale.

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Il 29 Maggio del 1997 il Vicenza vinceva la Coppa Italia

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(VVOX.IT di Luisa Nicoli – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Vvox.it, attraverso la voce dei protagonisti, racconta la straordinaria impresa del Vicenza di Guidolin, una squadra capace di vincere la Coppa Italia nel 1997 e di sfiorare la Coppa delle Coppe l’anno successivo.

[…] 29 maggio 1997: il Vicenza di Guidolin batte il Napoli al Menti in un tripudio di bandiere biancorosse e conquista la Coppa Italia. Per la città e i tifosi una data memorabile. Una serata di emozioni indimenticabili. Il 3 a 0 (gol di Maini, Rossi e Iannuzzi) che ha ribaltato la sconfitta per 1 a 0 a Napoli nella gara d’andata (rete di Pecchia), ha regalato alla squadra e alla società il trofeo più importante conquistato nella storia.

[…] Per l’ex centrocampista del Vicenza Jimmy Maini un ricordo indelebile in una settimana speciale: per lui dopo la Coppa Italia arrivarono la convocazione in nazionale e il trasferimento al Milan. E’ la data calcistica più importante della mia e della storia del Vicenza – dice – il picco più alto. Quella sera eravamo convinti di potercela fare, dovevamo solo andarci a prendere la coppa. Il mio gol è stato fondamentale per pareggiare il conto con l’andata”.

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Il racconto del gol di Crespo in quel Parma – Juventus del 2000

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(RIVISTAUNDICI.COM di Stefano Ciavatta – Foto GOAL.COM)

Il sito Rivistaundici.com racconta una stagione entusiasmante ed una partita rimasta nella memoria di molti appassionati di calcio. Era il 2000, ed il fortissimo Parma di Malesani pareggiava in 9 contro la Juventus di Ancelotti con un fondamentale gol di Hernan Crespo. Vi proponiamo un estratto.

[…] Il gol di Hernán Crespo […] consegnò al Parma un pareggio insperato contro la Juventus. Era il 9 gennaio 2000.

[…] Alla vigilia della 16esima giornata, la classifica dice Juventus 32, Lazio 31, Parma 30. […] La sfida è una classica degli anni Novanta, […] il catino è stracolmo: 29.748 spettatori.

[…] In campo ci sono 14 italiani su 22, sette per squadra: un miraggio per un tabellino del 2020, quasi una nostalgia. […] C’è la meglio gioventù: Buffon, Zambrotta, Inzaghi, Del Piero, futuri campioni del mondo. C’è la truppa bianconera di gregari fedeli, senatori a vita del pallone italiano come Fuser. C’è Zidane, sontuoso. C’è Davids, il giocatore più invidiato alla Juventus. Ci sono ex – Ancelotti, Inzaghi e Dino Baggio – e futuri ex.

[…] Dopo un’ora di corse, rincorse e affanni, dopo Cannavaro e Thuram perfetti, dopo l’ingresso di Walem che fa soffrire meno in mezzo, arriva al 68esimo l’entrata sciagurata di Torrisi su Inzaghi che costa un uomo e il rigore segnato da Del Piero. Al 77esimo Dino Baggio entra male su Zambrotta ed è rosso diretto: «Pensavo fosse una beffa del destino e avevo voglia di ribellarmi», disse il centrocampista. Nonostante Baggio faccia il gesto dei soldi con le mani, e lo sputo a distanza verso l’arbitro Farina, in campo non ci saranno risse.

[…] Arriva la doppia superiorità numerica e ci si accontenta: il gol segnato in fuorigioco nel finale è il segnale che oltre non si può andare, e invece fa scattare qualcosa in due giocatori del Parma.

[…] E quindi arriva il gol di Crespo, che non segna su mischia o su deviazione, e non tira da fuori.

[…] Un macigno per i bianconeri, punti rimpianti a Perugia quando lo scudetto finirà alla Lazio.

 

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Doriva e gli anni alla Sampdoria

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(BLUCERCHIANDO.COM – Foto U.C. SAMPDORIA)

Il sito Blucerchiando.com dedica un articolo a Doriva, quello che doveva essere l’erede di Dunga.

[…] Estate del 1999, la Sampdoria annuncia l’acquisto di un nazionale brasiliano proveniente dal Porto. Si tratta di Doriva, nella rosa del Brasile come riserva di Dunga al mondiale di Francia 1998 perso in finale con la Francia di Zidane. La Samp lo paga quasi 18 miliardi di lire.

[…] La prima stagione di Doriva è un disastro e il brasiliano gioca 17 partite senza però aiutare la squadra a trovare la salvezza. Doriva lascia però intravedere qualità che impongono di valorizzare l’investimento di Enrico Mantovani e così l’anno seguente resta anche in Serie B. Quando c’è una punizione dal limite dell’area prende il pallone, ma quasi mai riesce a centrare la porta. Un flop.

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