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Il Calcio Racconta

Entella, Albissola, Giana Erminio e Gozzano: “Cenerentole” nel calcio che conta

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Marco Cianfanelli) – E’ consueto e comprensibile parlare di calcio riferendosi alle gesta dei grandi campioni oppure alle epiche vittorie delle squadre più note. Ad esse si associa la passione di milioni di appassionati che nei colori della loro squadra o nel ricordo delle giocate del loro campione collegano, magari, anche i ricordi della loro vita. Ma oltre a questo c’è di più! C’è quel microcosmo poco conosciuto del calcio delle squadre alle soglie di “quello che conta” caratterizzato, molto spesso, dall’irrefrenabile passione di qualche magnate locale oppure dalla grandezza di qualche giovane promessa o di vecchie glorie decise a lasciare il segno anche in categorie minori. Parimenti alle grandi squadre, questi sodalizi, in alcune circostanze, hanno catalizzato l’attenzione degli intenditori di calcio che in loro hanno visto lo spirito essenziale dello sport, la sana competizione ed il sacrificio ricompensato anche da vittorie e dal raggiungimento di traguardi impensabili. L’elenco che accorpa tali squadre sarebbe eccessivamente lungo e, pertanto, ho scelto soltanto quattro compagini di serie C che, credo, esemplifichino quanto sopra. I liguri della Virtus Entella appena retrocessi dalla Serie B e dell’Albissola, quest’ultimi proiettati dalla categoria di Eccellenza disputata nel 2016 ai palcoscenici del professionismo dell’imminente stagione sportiva. I piemontesi del Gozzano, squadra che ha disputato gran parte della sua storia nelle categorie regionali e che ora, dopo qualche stagione in D, si ritrova, per la sua prima volta, nel calcio professionistico. Infine, il Giana Erminio Gorgonzola, unica squadra del calcio professionistico la cui denominazione si riferisce ad un Ufficiale dell’Esercito – nativo di Gorgonzola – che combatté la 1^ Guerra Mondiale, cadendo eroicamente, a soli 19 anni, sulle trincee del Monte Zugna.

Riconosciamo a loro, parlando della loro storia e vittorie nonché dei loro colori e gagliardetti, il ruolo di capofila di uno stuolo di altre compagini che, nel corso degli anni, hanno emozionato diversi appassionati di calcio.

Virtus Entella

La compagine ligure fu fondata, nel 1914, da alcuni giovani cittadini di Chiavari e deve il suo nome al torrente Entella che divide le cittadine di Lavagna e Chiavari. La storia della squadra chiavarese è caratterizzata dai colori bianco e celeste che furono assunti per volontà di uno dei fondatori, Enrico Sannazzari, in ricordo dei colori dell’Argentina, paese presso cui il Sannazzari aveva fatto fortuna prima di rientrare in Italia e giocare nell’Entella. Nei decenni successivi alla sua fondazione, la formazione ligure si impose, nei vari tornei disputati fino alla I^ Divisione disputata nella stagione 1933-1934 e, successivamente, nella Serie C e D (giocate dagli anni 50 alla fine degli 80), come un bella realtà calcistica, anche al di fuori dei confini regionali. Dopo questo periodo, accompagnato anche da diversi cambi di denominazione/fusioni (come ad esempio AC Entella Bacezza, AC Entella Chiavari), inizia un lento declino che porta al fallimento del 2001 e alla successiva rinascita, nel 2002, con la denominazione di US Valle Sturla Entella, cambiata poi nel 2003 in AC Chiavari VL (Vallesturla Lames). Il resto è storia attuale con l’avvento alla presidenza del club, a partire dal 2007, dell’imprenditore di Chiavari Antonio Gozzi. Sotto la presidenza Gozzi i biancocelesti, con un crescendo appassionante di vittorie, scalano dall’Eccellenza ligure, disputata nel 2007 – 2008, alla serie B giocata a partire dalla stagione 2014-2015. Proprio nel corso di quella stagione l’Entella festeggia il suo centenario. Un traguardo storico in una data solenne per i liguri. Alcune curiosità della squadra; dal 1920 al 1960 i liguri utilizzarono una casacca completamente nera in sostituzione della classica bianco-celeste. Da qui deriva il soprannome di “diavoli neri” (coniata dall’ex presidente Dario Costa) che accompagna anche l’attuale stemma riportato nei gagliardetti, insieme ad un pallone in cuoio marrone, già presente nello stemma originario. Inoltre, nella stagione 1985-1986, l’attuale tecnico dell’Inter Luciano Spalletti militò nell’Entella (allora Entella Bacezza) che aveva in panchina un altro volto noto del calcio italiano, Gian Piero Ventura.

Albissola 2010

Le origini della compagine savonese risalgono al 1909, anno in cui fu fondata, nella cittadina di Albisola Superiore, l’US Albisola. Tale società, negli anni 2000, con la fusione di due altre compagini locali – l’Albatross e l’Albisole 1909- volle assumere un ruolo di riferimento calcistico dell’entroterra, rappresentativo anche per la contigua cittadina di Albissola Marina. La completa integrazione avvenne nel 2010 anno in cui grazie ad un ulteriore fusione venne data luce all’Albissola 2010. A testimonianza di questa integrazione vi sono, nell’attuale stemma societario, il cavalluccio marino già presente sulle effigi dell’US Albisola nonché i colori bianco, nero e azzurro comuni nei colori delle altri compagini che diedero vita all’Albissola. La brevissima storia dei liguri ha inizio con la stagione 2011-2012 disputata nella Prima categoria ligure e caratterizzata dalla promozione alla categoria successiva in cui i “ceramisti” rimasero fino alla stagione 2015-2016. Proprio in quella stagione l’Albissola venne acquisita dalla Società metallurgica italo-francese MBF Aluminium che ne divenne, oltre che proprietaria, anche lo sponsor principale. Grazie alla disponibilità di cospicue risorse finanziarie ai liguri riesce l’impresa di vincere tre campionati consecutivamente approdando dall’Eccellenza regionale, disputata nel 2016-2017, alla Serie C che li vedrà imminenti protagonisti. Lo stemma societario in uso e, parimenti i relativi gagliardetti, furono realizzati nel 2014 e si caratterizza da una losanga bianca con bordi bianco azzurri che riporta all’interno un cavalluccio marino stilizzato che sorregge un pallone e sovrasta l’anno di fondazione della squadra. L’Albissola disputerà le gare interne del prossimo campionato a Chiavari presso lo Stadio Comunale in co-uso con la Virtus Entella. I liguri debbono il soprannome di “ceramisti” dalle numerose manifatture di ceramica locali, attive già dal 1400.

Giana Erminio Gorgonzola

E’ opinione diffusa considerare la Giana Erminio, con sede presso la città di Gorgonzola, come la terza forza calcistica milanese. Infatti essa è, nell’ambito dell’area metropolitana di Milano, l’unica squadra, oltre al Milan e all’Inter, a militare in una categoria professionistica. Il club della Martesana (naviglio che attraversa il centro di Gorgonzola) fu costituito nel 1909 con la denominazione di US Argentia, derivante dal toponimo Curte Argentia, originario insediamento urbano dell’attuale Gorgonzola. Soltanto nel 1928, l’Argentia, con l’affiliazione alla FIGC, iniziò la propria attività disputando campionati a livello regionale. Nel 1932 venne assunta la denominazione di Giana Erminio in onore dell’omonimo Sottotenente medaglia d’argento al valor militare e cittadino di Gorgonzola, morto eroicamente nel corso della 1^ Guerra Mondiale. Tale iniziativa colpì estremamente i familiari dell’Ufficiale che, per sostenere materialmente la squadra, decisero di concedere la proprietà del terreno su cui venne edificato il terreno di gioco. La Società, per rendere ulteriore omaggio, decise di adottare una casacca da gioco nera (in segno di lutto). Ad essa vennero aggiunti, nel corso degli anni, il bianco e l’azzurro, tonalità riportate anche nei gagliardetti della squadra, con chiaro riferimento ai colori del gonfalone cittadino. La scalata della squadra al calcio che conta iniziò nella stagione 2011-2012 e seguita da un trittico di vittorie che gli assicurò la promozione al terzo livello calcistico nazionale, in Lega Pro, nel 2014. Il salto di qualità del Giana Erminio avvenne, grazie anche all’innesto di calciatori con pregresse e solide esperienze nel calcio professionistico, nelle ultime due stagioni, sempre culminate con la disputa dei play-off per accedere alla Serie B.

Lo stemma riportato nel gagliardetto ed adottato nel 2014 riporta un ovale in fondo nero con bordi bianco e azzurri con all’interno un pallone che sovrasta due V sovrapposte (di colore bianco e nero) nonché l’anno di fondazione.

Gozzano AC

Il Gozzano, compagine della provincia di Novara, disputerà, dopo 90 anni trascorsi nella quasi totalità tra le varie categorie regionali piemontesi, la prima stagione tra i professionisti. Affiliato alla FIGC nel 1924, il Gozzano (che assunse la prima denominazione di Juventus) è indubbiamente, insieme all’Omegna, la società calcistica di riferimento nell’area del Cusio, appartenete alla provincia piemontese del Verbano-Cusio-Ossola. Nell’immediato dopoguerra, sotto la presidenza del marchese D’Albertas, il Gozzano inizia ad affermarsi a livello regionale lanciando anche giocatori sui palcoscenici della serie maggiori (come ad esempio Ermanno Tarabbia che giocò in A alla fine degli anni 50 con il Legnano, il Talmone Torino ed il Mantova). Nei decenni successivi, anche in considerazione del disinteresse delle autorità locali, il D’Albertas decise di abbandonare la piazza e, conseguentemente, il Gozzano sprofondò nelle minori categorie fino alla rinascita che avvenne con la prima promozione in serie D conseguita nel 1979. A seguire, nel 2015, grazie all’impegno di un’azienda gozzanese attiva nel settore idro-sanitario, i rossoblù diedero inizio ad un’avvincente escalation che li ha portati, quest’anno, a raggiungere i professionisti.

I colori storici riportati nel gagliardetto sono il rosso ed il blu anche se, a partire dal 1985, vennero utilizzati anche il rosso ed il bianco in riferimento allo stemma araldico comunale. Lo stemma societario, invece, oltre a riportare il disegno di un pallone di calcio in campo rossoblù riporta, attualmente lo stemma comunale già adottato negli anni ottanta.

Tutti i gagliardetti presenti nell’articolo appartengono alla collezione di Marco Cianfanelli. Se ne vuoi sapere di più su di lui clicca qui.

Originario di Ariccia, nel bel mezzo dei Castelli Romani. Impegnato nel mantenere viva la memoria del calcio studiandone “i colori” che lo contraddistinguono. Studioso di Araldica. Tra i più grandi collezionisti al mondo di gagliardetti. Un sito, www.pennantsmuseum.com , per condividere con i calciofili, italiani ed esteri, il fascino intramontabile dei gagliardetti.

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2 Comments

2 Comments

  1. Manlio Scorsetti

    22 Settembre 2018 at 8:44

    In tutta franchezza sul Gozzano (che è AC, non ASD), nel tentativo di semplificare la storia avete riportato un po’ di inesattezze

  2. Federico Baranello

    23 Settembre 2018 at 10:01

    Buongiorno, grazie per aver lasciato il suo commento. In effetti da quest’anno la denominazione corretta è AC, provvediamo subito alla rettifica, ancora grazie. Per il resto non esiti a segnalarci eventuali ulteriori inesattezze al fine di verificarle, correggerle; ciò consentirà di accrescere le nostre conoscenze.
    Può utilizzare a tal fine la seguente mail info@glieroidelcalcio.com o il format di contatto.
    Ancora grazie

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18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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