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Il Calcio Racconta

Evoluzione della tecnica calcistica – Settima e ultima parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Tiziano Lanza) – Siamo giunti all’ultimo appuntamento del nostro viaggio nell’”Evoluzione della tecnica calcistica”. Negli appuntamenti precedenti abbiamo approfondito la dotazione tecnica dei primi footballers e la modalità con la quale veniva colpito il pallone quando il calcio nacque. Abbiamo poi analizzato l’evoluzione del Regolamento e studiato le varie “scuole”, ossia “gli stili nazionali di gioco”. e la tattica. In quest’ultimo appuntamento cerchiamo invece di capire le principali fasi di assemblaggio degli antichi palloni da calcio.

Buona lettura.

Costituzione e assemblaggio degli antichi palloni da calcio

Viene qui presentata una verosimile composizione dei vecchi palloni da calcio con la stringa, con ricostruzione delle principali fasi di assemblaggio: fase chiamata “cucitura”. In realtà, non era una vera cucitura, bensì il passaggio del filo tra i fori pre-stampati lungo i bordi dei pannelli di cuoio.

Il pallone preso ad esempio, è il classico modello a 12 pannelli, qui detto “a coppie perpendicolari” perché i pannelli erano appunto uniti perpendicolarmente. Nella fig. A.18 sono raccolti i pezzi che compongono il pallone; numerati con “11 e 12” sono la coppia di pannelli della “bocca”, cioè quelli assemblati per ultimi.

Fig. A.18: (ricostruzione di T. Lanza) Parti che compongono un classico pallone a 12 pannelli molto popolare negli Anni Venti.

Negli anni Venti, la preparazione dei pannelli per i palloni da calcio seguiva delle tecnologie particolari e più o meno diverse tra fabbricante e fabbricante. Pratica comune, tuttavia, era il taglio dei pannelli mediante fustellatrice, con uno stampo appositamente preparato. Spesso con il taglio, erano anche praticati i molti foro sui bordi, tutti equidistanti, necessari per l’assemblaggio con il filo di canapa – operazione chiamata comunemente “cucitura”.

I due pannelli della bocca di gonfiatura (numerati 11 + 12 nella fig. A.18) venivano rinforzati con una lamella di cuoio, cucita in corrispondenza dei fori della stringa. Ripristinati i fori e nuovamente divisi i pannelli della bocca di gonfiatura (fig. A.19), si eseguiva il vero assemblaggio della sfera di cuoio: tutti i pannelli erano uniti dall’interno mediante il passaggio del filo nei fori esistenti.

Fig. A.19: (ricostruzione di T. Lanza)
Preparazione della bocca di gonfiatura del pallone e assemblaggio dei pannelli.

L’assemblaggio dei pannelli seguiva la sequenza numerata della fig. A.18, e si realizzava dall’interno della sfera che mano a mano prendeva corpo: alla fine, appariva rivoltata con l’interno al di fuori. E’ interessante notare che i primi fili per la cucitura erano di canapa –il nylon venne molto più tardi.

Dopo l’unione dei pannelli con la bocca di gonfiatura, c’era l’introduzione della camera d’aria con la sua protezione (v. Fig. A.20). A questo punto il pallone era pronto per la laboriosa fase della gonfiatura e il tiraggio e chiusura della stringa (V. cap.1.1.3).

rinchiuso dentro una sfera metallica riscaldata, ottenuta mediante l’unione di due semisfere. Il calore –prodotto con differenti tecniche- favoriva l’assestamento dei pannelli verso una migliore sfericità. Questo era il tocco finale per la qualità nei palloni di buona marca.

 

Fig. A.20: (ricostruzione di T. Lanza)
Inserimento della camera d’aria. Pallone pronto per la gonfiatura e la chiusura.

La sfericità del pallone, tuttavia, non dipendeva solo dal preciso taglio geometrico dei pannelli, del loro corretto assemblaggio e dall’assestamento con il calore. Contavano molto anche l’elasticità e la morbidezza del cuoio, il quale doveva opporre meno resistenza possibile alla pressione interna dell’aria; era infatti la pressione della gonfiatura che, in ultima analisi, spingeva verso la perfetta sfericità.

I fabbricanti più rinomati utilizzavano tecniche particolari e personalizzate per ottenere le migliori peculiarità dal cuoio; dalla  ripetuta stiratura delle pelli, ai bagni delle stesse in particolari soluzioni ammorbidenti; molte di queste tecniche costituivano una sorta di segreto aziendale, gelosamente custodito negli anni. E ad oggi, tali informazioni sono rimaste piuttosto scarse.

Possiamo quindi concludere che, già dagli albori del foot-ball, la fabbricazione del pallone da calcio nacque più come un’arte che come un business. E l’evoluzione che ha seguito, ne è la storica conferma. Poi, con la straordinaria divulgazione del calcio in tutto il mondo, l’arte si trasformò in business a livello industriale.

Laboriose operazioni di gonfiatura

Qui ripassiamo la fase della gonfiatura dei palloni antichi, avvalendoci anche di alcune interessanti illustrazioni.

Sul pallone vi era una fessura ricavata fra due pannelli non interamente cuciti, necessaria per l’estrazione dell’appendice della camera d’aria: estrazione e inserimento dell’appendice erano d’obbligo ad ogni inizio di partita per poter gonfiare al punto il pallone. La fessura aveva su ciascun lato un preciso numero di fori per il passaggio della stringa di chiusura; una volta estratta e slacciata, l’appendice –chiamata in gergo anche budellino – si collegava al terminale di una pompa come quella della fig. A 22 o anche a una normale pompa per bicicletta; gonfiato il pallone, l’appendice della camera d’aria veniva piegata e legata con un sottile filo di canapa (v. fig. A 24); poi era introdotta ben bene all’interno della fessura. Una pezza di cuoio era interposta appena sotto la fessura, a protezione dell’appendice e della gonfiatura stessa del pallone; infine, si chiudeva tutto con il tiraggio della stringa. Più volte ripiegata e infilata attorno ai passaggi (v. fig. A 21) o direttamente nascosta all’interno della fessura, la stringa non cedeva alla pressione della camera d’aria durante il gioco, perché i fori dei passaggio non avevano i lisci occhielli metallici delle calzature –non dovevano esserci punti metallici sulla superficie del pallone, per non recar danno ai giocatori durante i colpi di testa.

Nel complesso, si deduce facilmente che la gonfiatura dei palloni degli anni Venti-Trenta non era certo una cosa semplice e ancor meno rapida; era invece un’operazione laboriosa e di alta responsabilità, che richiedeva una certa pratica e alcuni piccoli utensili, come quelli della fig. A 23.

Fig. A 21 Una tipica fessura su un pallone a 12 pannelli, chiusa con una stringa di cuoio. E’ il dettaglio che distingueva tutti i palloni d’inizio XX Secolo e fino almeno agli anni Trenta. Le diversità consistevano nel numero di passaggi della stringa stessa, di norma da 5 a 7, talvolta di più. Già dai primi anni Trenta si diffondevano le stringhe in tessuto.

 

Fig. A 22 Classica pompa anni Venti-Trenta per la gonfiatura delle camere d’aria con “budellino”. (collezione Marco Livrini)

 

Fig. A 23 Utensili necessari per la chiusura e il tiraggio delle stringhe dopo la gonfiatura.  (collezione Marco Livrini)

 

Fig. A 24 Particolare della camera d’aria in un pallone a stringa degli anni Trenta: il “budellino”.

 

Evoluzione della tecnica calcistica – Prima parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Seconda parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Terza parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Quarta parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Quinta parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Sesta parte

57 anni, tre figli, un cuore che batte per l’Hellas Verona. Tecnologo alimentare specialista in prodotti da forno industriali. Ex arbitro con la passione del calcio in bianco e nero. Collezionista di palloni, in particolare di quelli utilizzati durante i mondiali.

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18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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