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La Penna degli Altri

Ciro e Michele, eroi senza tempo

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PIANETALECCE.IT (Andrea Sperti) – Osvaldo Soriano, uno scrittore e giornalista argentino, diceva “sono così le storie di calcio: risate e pianti, pene ed esaltazione”. Eh già, la storia che oggi abbiamo intenzione di raccontarvi è racchiusa proprio in questa frase. È un racconto fatto di gioie e soddisfazioni, senza lieto fine però, perché le favole non esistono o, se esistono, prima o poi finiscono.

È il 2 Dicembre 1983, apparentemente una giornata come tante. Ciro Pezzella Michele Lorusso sono in macchina direzione Bari, città dalla quale dovrebbero prendere il treno per Varese, località in cui il Lecce, la squadra per la quale giocano, è impegnato la Domenica successiva. I due hanno paura dell’aereo e per questo spesso affrontano le trasferte in treno, dividendo insieme i chilometri da percorrere. Ecco, vorremmo che la nostra storia si concludesse in questo modo. Avremmo voglia di non arrivare mai alla fase successiva, quella dell’incidente e della conseguente morte dei due. Vorremmo ma non possiamo, soprattutto per rispetto della loro memoria.

L’incidente dicevamo, uno scontro che non ha lasciato scampo a nessuno dei due giocatori, provocando dolore e sgomento sia tra i compagni di squadra che in tutti i tifosi giallorossi, innamorati della grinta e dell’attaccamento dei due atleti.

Lorusso ha vestito la maglia del Lecce 418 volte, risultando, ancora oggi, il giocatore con più presenze nella storia della squadra salentina. Chi lo ha visto giocare ci racconta di un difensore completo, un vero idolo per i suoi tifosi, grazie alla fame di vittoria che dimostrava in campo.

Pezzella, invece, era tornato a Lecce dopo aver assaporato il dolce sapore della Serie A, con le maglie di Sampdoria e Avellino. La sua è stata una scelta di cuore, essendo molto legato alla piazza leccese ed avendo lasciato, nel Salento, anche la moglie ed una bambina di soli 4 anni.

Dopo 35 anni il loro ricordo è ancora vivo nel cuore di chi tiene alle sorti della maglia giallorossa. Si parla tanto di assenza di “bandiere“ nel calcio moderno, ossia di giocatori simbolo che identifichino l’essenza  di una squadra. A Lecce possiamo dire di aver avuto due uomini che rappresentassero al meglio cosa significhi per noi quella casacca. Non ci hanno regalato coppe da conservare in bacheca, ma non siamo quei tipi di tifosi. Lorusso e Pezzella ci permettono di ritornare indietro nel tempo. Per noi erano già eroi immortali ma da ieri, con la intitolazione della Curva Nord a loro nome, lo sono ancora di più.

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13 ottobre 1929… la Roma travolge la Cremonese

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IL ROMANISTA (Lorenzo Latini) – […] il 13 ottobre 1929, a tre settimane dal debutto nella loro nuova casa, i giallorossi travolgono 9-0 la Cremonese, in quella che novant’anni dopo resta la vittoria con maggior scarto della nostra storia in campionato (eguagliata poi dal 10-1 in Coppa delle Fiere contro l’Altay Izmir). La partita si gioca allo Stadio della Rondinella […] È la seconda giornata e i giallorossi, guidati da “Fuffo” Bernardini in campo e da Baccani in panchina, hanno grande voglia di rivalsa dopo la sconfitta per 3-1 rimediata al debutto con l’Alessandria. In attacco esordisce Luigi Ossoinak […] Qualcuno lo ha definito il “Jesse Owens “per le sue doti atletiche, che lo hanno portato a cimentarsi nel canottaggio, nel pugilato e nel lancio del disco. Il 13 ottobre 1929 il fiumano segna i suoi primi e unici gol con la Roma: ne fa tre, cosi come “Sciabbolone Volk, altro calciatore di Fiume.  […] Sembra l’inizio di una favola, ma il trentenne attaccante chiuderà la sua avventura in giallorosso con otto presenze e quei tre gol. All’indomani della vittoria sulla Cremonese però guadagnerà i titoli dei giornali. L’Impero scrive: “Ottimo palleggiatore, tiratore irresistibile, ha giocato una partita senza un attimo di esitazione: il più bel gol della giornata è stato segnato da questo magnifico giocatore”. Negli ultimi 5’la Roma colpisce altre tre volte con Bernardini, Volk e Benatti: 9-0, un risultato che entra di diritto negli annali […]

Articolo pubblicato su Il Romanista del 13 ottobre 2019

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Minuto 72, una barriera troppo vicina

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IOGIOCOPULITO.IT (Paolo Marcacci) – […] So già che non sarà possibile; lo so prima, come lo sapeva Eraldo Pecci, quando stava per appoggiare il pallone. Però non sapeva come dirglielo, per convincerlo che non ne sarebbe valsa la pena. 

Perché un attimo prima non si riusciva a immaginarlo; un istante dopo non eravamo all’altezza di raccontarlo.

[…] Lo stadio San Paolo sputa gli ultimi bruscolini in un colpo di tosse improvvisa, che forse la giacca oggi era troppo leggera. O forse è soltanto la delusione per il tempo che se n’è andato, nebulizzando gocce e minuti precipitati nella fanghiglia; già ventisette nel corso del secondo tempo, acido lattico e bestemmie; cartellini di ogni colore, punteggiatura della tensione.

Punizione a due in area per il Napoli, dopo l’ennesimo fallo su Daniel Bertoni. Così lontano, così vicino. Troppo, righe bianconere a sigillare un orizzonte di porta che non si vede. Forse solo l’aria umida sparge profumo di un incrocio dei pali. Forse solo Napoli può sperare di vedere sciogliersi il sangue rappreso di uno zero a zero. 

Però le parole adesso non possono più nulla: ce ne vorrebbero di inedite, appositamente coniate per riprodurre il sibilo dell’aria tra le dita aperte dei guanti di Tacconi.

Date un compasso in mano a un bambino, e un foglio bianco. Gli basterà ruotare il polso perché la china imprima una mezzaluna perfetta sulla carta […] Aveva chiesto la linea per tempo, Enrico Ameri, inimitabile nel timbro metallico; scettico come tutti, come Pecci quando si sente chiedere il passaggio corto, coi giri contati, quasi addosso ai parastinchi di Bonini, di Favero, di Gaetano Scirea. Non è una barriera: sembra un accerchiamento.

[…] Date un compasso in mano a un bambino, sopra un foglio bianco. E qualcuno si accontenterà di chiamarlo calcio di punizione.

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Le parabole spezzate di Guerini e Roggi

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MONDOSPORTIVO.IT (Fabio Ornano) – […] Il selezionatore Valcareggi viene pesantemente criticato, accusato per non essere riuscito a distaccarsi da quel gruppo che andava avanti dal titolo europeo ’68 senza operare un graduale rinnovamento […] “Fuffo” salva alcuni giocatori della spedizione tedesca e pian pianino inserisce tanti giovani di belle speranze. Tra questi, il centrocampista Vincenzo Guerini e il terzino Moreno Roggi: entrambi militano nella Fiorentina.

Guerini, bresciano di Sarezzo (precisamente della frazione di Ponte Zanano), è un classe 1953 cresciuto e messosi in luce proprio nel Brescia. Le sue qualità non lasciano indifferenti i viola, che lo ingaggiano nel 1973. […] Il 29 dicembre 1974 debutta in Nazionale contro la Bulgaria, subentrando a Furino all’inizio della ripresa.

[…] Roggi è pisano di San Miniato, classe 1954, difensore affacciatosi al calcio con la maglia dell’Empoli. La Fiorentina lo ingaggia nel 1972 […] Bernardini lo utilizza da titolare nella prima partita della sua gestione, contro la Jugoslavia nel settembre 1974.

[…] Guerini viene convocato dall’Under 23, per un match in programma ad Ascoli Piceno il 24 novembre 1975. Partita rinviata per neve: il giocatore, a bordo della sua Porsche con il compagno Domenico Caso, rimane vittima di un grave incidente. […] Riporta fratture multiple al perone, lesioni muscolari e nervose, finisce sotto i ferri in Austria per alcuni delicati interventi – tra cui un trapianto del nervo sciatico popliteo esterno per le profonde lacerazioni riportate – rischiando addirittura l’amputazione. Il calcio giocato si chiude per lui a 22 anni.

L’appuntamento con il destino per Moreno Roggi è invece il 21 agosto 1976: il suo ginocchio destro va in frantumi durante un Viareggio-Fiorentina di precampionato. Due interventi chirurgici non riescono a restituirlo al calcio di alto livello. Dopo oltre due anni di stop […] un nuovo infortunio lo costringe al ritiro ad appena 24 anni […]

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