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Calcio, Arte & Società

Libri: “Le Pioniere del Calcio”. Intervista all’autore Giovanni Di Salvo (VIDEO)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” abbiamo raggiunto e intervistato Giovanni Di Salvo, scrittore e autore del libro “Le Pioniere del Calcio”. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista”, uscito per la collana UNASCI della Bradipolibri. Un doppio appuntamento con l’autore, oggi l’intervista e nei prossimi giorni un estratto in esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio.

Nel 1933 accadde un avvenimento probabilmente poco noto ma molto significativo per l’emancipazione femminile. Infatti un gruppo di ragazze decise di giocare a calcio in un contesto storico fortemente maschilista: il loro sogno fu infranto dal Regime fascista che, per mezzo del CONI, di fatto gli negò la libertà di poter esprimere questa loro passione. Il gioco del calcio, in questo contesto, fece solamente da sfondo alle vicende che vertono sulla condizione femminile durante il periodo fascista e rappresenta un ulteriore esempio di come le donne non godessero degli stessi diritti riservati agli uomini.
L’ingegnere palermitano Giovanni Di Salvo, dopo approfondite ricerche condotte sui quotidiani dell’epoca, ha riportato alla luce e ha raccontato per la prima volta in maniera dettagliata questa storia.

Buona visione.

Gli Eroi del Calcio.com

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Calcio, Arte & Società

Al Museo del Genoa “Gli Eroi di Anfield”

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Attraverso una serie di incontri dal titolo “Genoa Stories, uomini di grande Genoanità“ inizia un percorso nella storia della squadra rossoblù. Come si apprende dal sito della Fondazione Genoa infatti “Memoria e orgoglio rappresentano il filo invisibile che unisce il popolo rossoblù. La Fondazione Genoa, fedele custode dei valori di una tifoseria speciale, ha così elaborato un vero e proprio viaggio nella memoria. Sono previsti, con cadenza mensile, dodici appuntamenti, ma altri se ne potranno aggiungere al termine del primo ciclo di incontri. La location non poteva che essere il Museo della Storia del Genoa, straordinario raccoglitore di cimeli e testimonianze del club più antico d’Italia. A stimolare i protagonisti a ricordare attraverso racconti, aneddoti, retroscena e a provare anche a svelare qualche mistero ancora irrisolto di quell’ affascinante romanzo popolare che è la storia del Genoa sarà Gessi Adamoli che, prima da tifoso e poi da giornalista, ha seguito in prima persona gli ultimi anni 50 anni del Grifone. Sarà di volta in volta affiancato da un collega, una grande firma che spesso coincide anche con l’essere un grande genoano. Tra gli altri Franco Manzitti, Massimo Donelli, Roberto Perrone, Giampiero Timossi, Pinuccio Brenzini, Giovanni Porcella, Giorgio Cimbrico e Edoardo Bozano.
Si partirà con gli “eroi di Anfield”: Tomáš Skuhravý e Simone Braglia insieme a Pato Aguilera in collegamento via skype da Montevideo e Osvaldo Bagnoli da Verona.
“Il Genoa operaio di Fossati” sarà il titolo della punta successiva con Onofri, Martina, Briaschi e Testoni nelle vesti di narratori.
Già in cantiere sono poi “I ragazzi di Sandokan” con Turone, Maselli, Garbarini e Manera ed uno speciale sul professor Scoglio, il mister più amato dai genoani”
Allora diamo il via a questo primo appuntamento, di seguito i dettagli:

Venerdì 22 novembre 2019 ore 18, Museo della Storia del Genoa
Gli eroi di Anfield
con Tomáš Skuhravý e Simone Braglia insieme a Pato Aguilera in collegamento via skype da Montevideo e Osvaldo Bagnoli da Verona.

Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria (info@fondazionegenoa.com o 0105959709).

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“Ora sei una stella”: il Museo del Grande Torino omaggia Giacinto Facchetti

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Il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata venerdì 22 novembre alle ore 20,30 inaugurerà la mostra Ora sei una stella”, nel ricordo di Giacinto Facchetti, eterno terzino con la passione del gol. La mostra sarà visibile, il sabato dalle 14 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 19, fino domenica 1 marzo 2020 nella sala della Memoria.

Il Museo, nella sua mission di omaggiare i giocatori non granata che hanno scritto pagine memorabili del calcio italiano e mondiale e di far comprendere a tutti i tifosi come lo sport affratelli e non divida o crei odio e violenza, quest’anno ha voluto dedicare la mostra a Giacinto Facchetti terzino dell’Inter e della Nazionale e poi dirigente e presidente del club nerazzurro riconosciuto universalmente per la sua integrità morale, onore e lealtà sportiva.

All’inaugurazione della mostra, sita in via G.B. La Salle 87 a Grugliasco, sarà presente il figlio Gianfelice, in rappresentanza della famiglia, Fabrizio Melegari, direttore editoriale della Panini e direttore da tanti anni dello storico Almanacco dei Calciatori. Il Museo ringrazia per il contributo prezioso dato per la realizzazione della mostra la famiglia Facchetti, Daniele Bonesso, autore di un libro su Facchetti, e Mirko Ballotta, storico amico del museo.

(fonte Museodeltoro.it)

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Estratto dal libro “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” vi abbiamo presentato il libro di Giovanni Fusco “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta” tramite un’intervista all’autore (qui). Oggi, di concerto con l’autore, vi proponiamo un estratto che costituisce l’introduzione al libro stesso.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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“L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

INTRODUZIONE

 

Il calcio negli ultimi vent’anni è cambiato tanto, a mio avviso in peggio, perdendo completamente il suo lato romantico e popolare. Oggi questo sport è legato quasi esclusivamente a dinamiche di mercato e a tutti quegli aspetti economici che sono in netta antitesi con i valori che uno sport come questo dovrebbe esprimere.

Cosa mi manca di quel calcio? Mi manca l’alto livello tecnico dei calciatori, gli stadi pieni, la schedina del Totocalcio, le partite tutte nella stessa giornata e alla stessa ora, ascoltare le radiocronache e guardare 90° minuto condotto da Paolo Valenti. Potrei continuare, ma mi fermo qui.

Ovviamente era anche un’altra Italia, regnava un’atmosfera completamente diversa. Finita l’epoca buia del terrorismo, una buo9na ripresa economica aprì le porte a un decennio di ottimismo e spensieratezza.

Questa atmosfera positiva si riversò anche nel calcio, e fu proprio in quegli anni che nella nostra serie A sbarcarono i più grandi fuoriclasse del mondo: Zico, Maradona, Rummenigge, Platini, Falcao, Socrates, Briegel, Boniek… la lista sarebbe lunghissima, ma credo che già bastino questi nomi per dare l’idea del livello stratosferico del campionato italiano di allora.

A noi bambini e adolescenti il calcio trasmetteva sensazioni oggi inimmaginabili, forse anche perché all’epoca c’era più semplicità. Parliamo di una generazione cresciuta senza telefonini, senza internet e senza le Pay Tv. 

Noi le partite le ascoltavamo alla radio, nella mitica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, affezionandoci alle voci di grandi giornalisti come Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Riccardo Cucchi, Livio Forma, Carlo Nesti: nomi che hanno accompagnato gli anni più belli della nostra vita.

Dopo aver ascoltato le radiocronache eravamo pronti a sintonizzarci su Rai  Uno per vedere le immagini delle partite trasmesse da 90° minuto, condotto magistralmente da Paolo Valenti. Un vero e proprio rito che si ripeteva tutte le domeniche e che coinvolgeva la maggior parte delle famiglie italiane.

Anche molti dei nostri giochi erano legati al calcio: pensiamo a tutto quello che si creava intorno al mondo delle figurine, quando passavamo interi pomeriggi ad attaccare le immagini dei nostri idoli sugli album o quando sui banchi di scuola, durante la ricreazione, per arricchire la collezione giocavamo allo “schiaffetto”. E come dimenticare i tiratissimi tornei di Subbuteo a casa di amici e cugini?

Un doveroso ricordo va anche alla schedina del Totocalcio. Quanti episodi della nostra vita sono legati a quel semplice foglietto di carta? In un’epoca in cui nel nostro Paese le scommesse sportive non erano ancora legalizzate, realizzare un tredici era il sogno di ogni italiano.

Purtroppo tutto questo ci porta indietro a un mondo che non esiste più, spazzato via da un capitalismo sfrenato che ovviamente ha coinvolto anche il pianeta calcio a livello mondiale.

Per quanto mi riguarda la prima fase di decadenza del calcio cosiddetto romantico è rappresentata dai Mondiali di Italia ’90. Quando penso a quel torneo provo sensazioni contrastanti: da un lato ho ricordi bellissimi legati all’atmosfera carica di passione e ottimismo che si respirava nelle città italiane, dall’altro ancora oggi provo una tristezza infinita ripensando a quella maledetta semifinale Italia-Argentina, che ci vide uscire mestamente da una competizione  in cui avevamo davvero tutto per vincere. Le mie prime e uniche lacrime versate per il calcio sono legate proprio a quella partita.

Non dimenticherò mai quel gol di Caniggia e l’ultimo rigore fallito da Serena, in una partita stregata in cui un’Italia fortissima, che fino a quel momento aveva sempre vinto senza subire gol, venne eliminata da un’Argentina che in realtà era lontana parente di quella che quattro anni prima aveva trionfato in Messico. Evidentemente doveva andare così, ma fu un epilogo amarissimo.

Italia ’90 rappresentò anche una grande occasione mancata per tutto il nostro movimento calcistico. In quel periodo era necessario ridare slancio al calcio del Bel Pese con strutture moderne che strizzassero l’occhio al futuro. Si era creata la ghiotta opportunità di costruire finalmente degli stadi moderni che potessero anche essere utilizzati per manifestazioni extra sportive, ma purtroppo vennero solo messe in piedi delle vere e proprie cattedrali nel deserto, strutture che di moderno non avevano praticamente nulla. Inoltre ci furono sprechi di denaro enormi, opere incompiute e ben 24 morti sul lavoro.

L’impressione era che già a partire dagli anni Novanta, soprattutto verso la metà del decennio, il calcio con cui eravamo cresciuti si stesse ormai avviando verso un percorso completamente diverso. Si cominciò a prendere una serie di decisioni che inflissero i primi colpi mortali a quella che era la nostra passione. Pensiamo all’avvento delle pay tv con i loro anticipi e posticipi, alla sentenza Bosman, al grande potere che iniziarono ad acquisire i procuratori e a uno sport che diventava col tempo sempre più schiavo del dio denaro.

Ritengo che la seconda e definitiva caduta del calcio italiano ci sia stata avuta verso la fine degli anni Novanta, quando ormai il livello tecnico delle squadre in tutte le categorie iniziava ad abbassarsi, gli investimenti nei vivai diminuivano e gli stadi incominciavano a svuotarsi.

Nonostante la vittoria degli azzurri nei mondiali del 2006 – un’altra occasione non sfruttata dalle nostre istituzioni calcistiche –, il  campionato italiano era ormai avviato verso l’inesorabile declino che col tempo ci ha portato allo sfacelo che è sotto gli occhi di tutti e sul quale è ormai inutile soffermarsi più di tanto.

La pagina Facebook “Altro Calcio anni ’80-’90” nasce nel 2015, quando sempre più annoiato e nauseato dal calcio moderno ho deciso di creare uno spazio dove poter ricordare quegli splendidi anni.

La sua missione non è solo quella di creare un covo di nostalgici, ma anche di far conoscere alle nuove generazioni quello che una volta era il campionato più bello del mondo.

Proprio da questo progetto nasce l’idea della pubblicazione di questo libro, che racconta la storia calcistica di undici calciatori che negli anni Ottanta e Novanta ebbero grande notorietà.

Ripercorreremo insieme a loro il calcio di quel periodo meraviglioso con aneddoti, curiosità e storie che ancora oggi, a distanza di tanti anni, provocano in noi grande nostalgia.

 

Estratto da “L’altro calcio. Anni Ottanta e Novanta” di Giovanni Fusco, Edizioni Ultra.

©2019 LIT EDIZIONI Srl. Per gentile concessione.

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