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Il Calcio Racconta

20 aprile 1994, golden gol di Orlandini: l’Italia è campione d’Europa Under 21

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Nel 1994 la UEFA sceglie il Campionato Europeo Under 21 per sperimentare il golden goal, la FIFA lo aveva fatto nei suoi tornei giovanili, e nei quarti di finale di quello under 20 dell’anno prima è l’australiano Anthony Carbone al 99° a segnare il primo in assoluto.

La regola inizialmente denominata “Sudden death” si poneva l’obiettivo di trovare un modo migliore dei tiri di rigore per decretare un vincitore in caso di parità nelle partite ad eliminazione diretta. La questione su come risolvere le partite secche è antica come il calcio, sport che abbina la possibilità del “pari” (cosa piuttosto rara nei giochi) alla “scarsezza” di “punti” mediamente segnati in una partita, cosa questa che rende il pari un risultato piuttosto frequente. La Pallamano, la Pallanuoto o il Rugby prevedono il pareggio ma è molto più raro, lo “zero a zero” è poi un risultato forse solo teorico.

Gli sport che non prevedono il pari risolvono spesso le partite con tempi supplementari ad oltranza o anche con il loro equivalente del rigore, ma per quanto si possano protrarre, prima o poi una squadra primeggia. Il calcio ha sperimentato l’avanzamento ad oltranza della partita, ma la difficoltà di segnare un “punto” nel calcio fa sì che con la stanchezza che avanza la possibilità di segnare una rete si assottiglia sempre più, ne sanno qualcosa Benfica e Bordeaux che nel 1950 giocarono una finale di Coppa Latina fino al 146°, quando i portoghesi segnarono su azione di calcio d’angolo. Ma Torino e Legnano nel 1920/21 fecero di meglio: la parità si prolungò sull’1 a 1 fino al 158° quando venne sospesa per l’oscurità (per la cronaca le squadre rinunciarono allo spareggio venendo eliminate entrambe).

Non essendo percorribile procedere ad oltranza il calcio nelle sue manifestazioni ufficiali (almeno quelle FIFA e UEFA) inizialmente applica con regolarità i supplementari, la ripetizione e, come extrema ratio, il “sorteggio”. Soluzioni come i rigori o il Golden Goal erano state sperimentate in tornei minori, UEFA e FIFA non presero però iniziative fino ai primissimi anni 70’ quando introdussero (gradualmente) i rigori. Come però è facile immaginare mano a mano che si abolirono le ripetizioni si fecero sempre più frequenti le partite decise ai rigori e spesso i supplementari si trasformavano in una stanca attesa della “lotteria”. Se lo spettro della ripetizione e del sorteggio faceva sì che se arrivate ai supplementari la partita si chiudesse spesso nell’extra time, il rifugio dei rigori diventa quasi lo sbocco naturale delle partite che terminano i 90° in parità.

Il Mondiale del ‘90 in Italia non brilla per spettacolarità, il Mondiale americano del 1994 ha “brama” di spettacolarità (e forse evitare le partite con il sole a picco e umidità oltre il 100% avrebbe aiutato), ed il tarlo dei rigori che appiattiscono le partite partorisce l’idea del Golden Goal ma per la Coppa del Mondo è troppo tardi, e l’Europeo under 21 del 1994 è la prima vetrina di rilievo della nuova trovata. L’Italia si presenta da vincitrice in carica in un torneo colmo di futuri campioni che si ritroveranno negli anni a venire nel torneo “dei grandi”. Nei quarti di finale l’Italia accede alla fase finale superando ai quarti la Cecoslovacchia in partita doppia (3-0 / 0-1).

La fase finale si svolgerà in Francia, a Montpellier e a Nimes. Gli Azzurrini in semifinale incontrano i padroni di casa francesi in una partita che si chiude sullo zero a zero, si giocano così per la prima volta i tempi supplementari con la Sudden death ma nessuno segna, il test sarà solo rimandato e per questa volta si va ai rigori, dove per la Francia segnano Carotti e Ouédec poi sbaglia Makélélé e Zidane segna, gli italiani segnano tutti: Panucci, Vieri, Berretta, Marcolin e Carbone, l’Italia è in finale.

Rientrati in patria per giocare la domenica di campionato con le rispettive squadre di club, i ragazzi della “Banda Maldini” torneranno nuovamente a Montpellier per disputare il 20 Aprile la finale del torneo.

La partita con la Francia aveva portato Domenech a criticare gli italiani per il gioco un po’ antico ma certo Maldini non cambiò filosofia per la finale: il Portogallo lo ha già affrontato nelle qualificazioni, 2 a 0 in Portogallo per loro, 2 a 1 in casa per noi, si possono battere. La partita non è particolarmente bella. Il Portogallo va vicino al gol con un “autopalo” di Cannavaro che rischia molto nel liberare la difesa, Scarchilli costringe il portiere portoghese Brassard al miracolo ed al 71° su cross di Rui Costa è il portoghese Toni a colpire la traversa. Si va ai supplementari ed entra in scena Pierluigi Orlandini, classe ‘72, bergamasco di nascita e di maglia.

E’ lui che rischia di far terminare la partita dopo appena un minuto di gioco dei supplementari, ma la palla gli capita sul sinistro che non è il suo piede. La partita prosegue così per altri 8 minuti, con l’Italia più convincente rispetto ai primi 90° di gioco; al 99° è di nuovo Orlandini, e di nuovo il suo piede “sbagliato” a far partire dall’esterno destro dell’area il tiro che regala all’Italia il secondo europeo consecutivo (saranno 3 consecutive, e 5 in 12 anni) e che lo consacra alla storia del calcio come primo calciatore ad aver segnato un golden gol.

Il golden gol dopo la gioia del 1994 ci darà cocenti delusioni (Finale degli Europei del 2000 e gli ottavi del mondiale 2002), e dopo un blando tentativo di tenerlo in vita con il “Silver Goal” (con il quale la Grecia vinse il suo titolo europeo), si ritornò ai calci di rigore. Troppo brutto vedere le partite finire così, dannoso togliere l’emozione dei supplementari che si, talvolta sono melina in attesa dei rigori ma talvolta emozionanti ed imprevedibili, troppa la pressione sull’arbitro e sui guardalinee. Dopo la parentesi dei goal d’oro e d’argento le polemiche sui rigori si sono via via spente, e nell’immaginario collettivo da “lotteria” sono passati ad essere considerati comunque una prova di freddezza dei giocatori e di abilità dei portieri, criterio probabilmente più giusto del “chi segna prima vince”, che rimarrà confinato nei cortili quando si sta facendo buio e bisogna tornare a casa “chi segna il prossimo vince”, in fondo un golden goal lo abbiamo segnato tutti.

Nato a Roma nel 1975 si appassiona ben presto al calcio ed allo sport in generale. La prima partita di calcio che vede in diretta è Italia-Germania dell'82, il primo "libro" che consuma è l'Almanacco Illustrato del calcio di quello stesso anno. Vive con la sua compagna ed i suoi 2 figli a Roma e di professione è informatico. A chi sottolinea gli errori altrui o si deprime per i propri risponde con una frase di Newton "Non ho fallito, ho solo scoperto una soluzione che non funziona". Da oltre 10 anni collabora con Wikipedia, da lettore de "Gli Eroi del Calcio" ne diventa collaboratore.

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19 settembre 1999 – La magia di Vieri

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Ci vorrebbe Omero per tradurre in versi il poema di Vieri, il suo impatto sulla partita… il suo gol assolutamente strepitoso… (17’: tocco di Sousa, spalle alla porta, torsione fulminea, sinistro a giro, nell’angolino) … Omero, soltanto lui…” (Cit. La Stampa, 20 settembre 1999).

È il 19 settembre 1999, siamo al Meazza, si gioca Inter-Parma. Ronaldo e Baggio sono out causa infortunio, ma ci pensa Christian Vieri a non farli rimpiangere e sale in cattedra. Una partita superlativa, tre assist-gol trasformati da Zamorano, ben due, e Moriero. Una prestazione impreziosita da un gol splendido, voluto e cercato, all’incrocio dei pali. Risultato 5-1.

Una lunga ovazione per lui a fine gara… meritata. Allora riguardiamoci la prodezza…

 

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Domenico e il “Caso” del Centromediano metodista

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Nella prima giornata del Campionato 1979/80, disputata il 16 settembre 1979, l’Inter batte il Pescara per 2-0. Nei giorni seguenti le pagine dei quotidiani sportivi s’interrogano sulla figura di Domenico Caso, alla prima stagione con l’Inter, il cui allenatore Bersellini ha detto che a tratti Caso ha giocato da centromediano metodista. Fulvio Bernardini, che ha avuto Caso tra i suoi giocatori dice: “Ma secondo me Caso non può stare tanto in mezzo per esprimersi al cento per cento. Io lo vedo bene sulla linea laterale… Non ha il lancio lungo. Lancia la palla sulla destra o sulla sinistra per chi viene avanti, ma non mi pare in grado di fare il centromediano metodista… non ha elevazione assoluta e gioco di testa… e queste doti occorrono” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

E il diretto interessato che ne pensa? “In linea generale io sono un tornante… Domenica ad esempio ho fatto soprattutto la mezzala… personalmente non ho mai visto giocare il centromediano metodista e non posso fare paragoni…” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

Allora, sempre dalle colonne della Gazzetta arriva il parere più che autorevole, quello di Edmondo Fabbri…

Sembra tornato in voga il centromediano metodista. O meglio, se ne parla sempre più frequentemente. Soprattutto quando un uomo di centrocampo finisce per avere incarichi particolari nelle zone arretrate della sua squadra. Cos’è, in realtà, il centromediano metodista? Nel passato, diciamo negli anni pre-bellici, quando si attuava il metodo totale, era un ruolo pressoché fisso. Tanto per fare qualche esempio, i vari Andreoli, Todeschini e Olmo, raramente lasciavano la loro difesa perché non erano protetti dal libero. Anche con l’avvento del sistema il centromediano, o meglio lo stopper, non si produceva in avventurosi arrembaggi. Ricordate il grande Rigamonti? Ebbene, non si può dire che fosse un costruttore. Solo col mezzo sistema negli anni Sessanta e Settanta, uomini come Bulgarelli, Juliano, De Sisti, Capello, Pecci e qualche altro venivano considerati dei centromediani metodisti (ma la definizione era impropria) per il loro modo di giocare, di liberarsi nelle loro retrovie per proteggere il compagno che si sganciava o per preparare l’azione offensiva Adesso abbiamo l’interista Caso. Hanno parlato di lui come un nuovo centromediano metodista. Lo fa, ma in maniera diversa per le sue caratteristiche tecniche ed atletiche. Perché, a differenza dei suoi predecessori, è più mobile, rapido, e può garantire una copertura intelligente a Oriali e Pasinato proprio davanti allo stopper, cioè nella zona centrale del campo”.

Soddisfatti della spiegazione?

 

 

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17 settembre 1989… in piedi per Baggio

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Spesso ci siamo ritrovati in piedi per il “Divin Codino”. Spesso abbiamo battuto le mani alle sue gesta, anche quando lo abbiamo avuto davanti da avversario… la classe non ha “colore”.

Il 17 settembre 1989, esattamente 30 anni fa, in un San Paolo gremito, che vuole ridare il benvenuto a Diego Armando Maradona, si esibisce in un “Coast to coast” il nostro Baggio. Al 22′ infatti il Divin Codino “aggancia una palla vagante a metà campo e scende in picchiata, dribblando avversari come paletti di uno slalom. Al terzo si ferma e, con un gesto alla Meazza, chiama a sé il portiere, per poi evitarlo con un ultimo delizioso scarto e infilando in rete. Il pubblico del San Paolo si riconcilia con il tifo da stadio esibendosi in un applauso ammirato” (Cit. Stampa Sera, 18 Settembre 1989).

Per la cronaca la partita tra Napoli e Fiorentina terminerà 3-2… , beh, dopo trenta anni ci meritiamo di rivedere quell’azione…

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