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La Penna degli Altri

La bella favola di Andrea Fortunato trasformatasi in tragedia

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SPORTHISTORIA (Giovanni Manenti) – “… Speriamo che in Paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare ad essere felice correndo dietro un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato …!!

Con queste ultime parole il Capitano bianconero Gianluca Vialli conclude il suo commosso messaggio di addio al suo sfortunato compagno di squadra, spentosi il giorno prima a Perugia non ancora 24enne, nella Cattedrale di Salerno, la città in cui era nato il 26 luglio 1971 e da dove era partito per coltivare un sogno, poi piano piano diventato una splendida realtà da sembrare una di quelle “Belle Favole” che si raccontano ai bambini, solo che, stavolta, purtroppo, è venuto a mancare il lieto fine …

[…]

Ragazzo abituato a non deludere ed a mantenere le promesse, Andrea, trapiantato sulle rive del Lago così caro ad Alessandro Manzoni, si impegna negli allenamenti e passa il tempo libero sui libri, riuscendo, da un lato a conseguire il diploma di ragioniere, e, dall’altro, a convincere il tecnico lariano Giampiero Vitali a farlo esordire tra i Cadetti appena 18enne, il 22 ottobre 1989, subentrando a 10’ dal termine a Rosario Biondo nella sconfitta comasca per 0-1 a Pescara.

Non è una stagione fortunata, per il Como che, nonostante il cambio di tre tecnici – a Vitali subentra dapprima Galeone, poi sostituito a sua volta da Angelo Massola – conclude il Torneo al penultimo posto con conseguente retrocessione in Serie C1, e Fortunato ad essersi comunque ritagliato 16 presenze, tutte dall’inizio dopo il citato esordio.

Quello che può sembrare a prima vista un passo indietro, si dimostra viceversa per Fortunato come un ideale trampolino di lancio, visto che l’anno seguente in C1 si mette in luce in una stagione sfortunata per i lariani – concludono al secondo posto il Girone A a pari punti (44) con il Venezia, ad una sola lunghezza dal Piacenza promosso, per poi essere sconfitti 1-2 dai lagunari nello spareggio per la seconda Promozione – ma proficua per lui, tanto da attirare le attenzioni di un Genoa reduce dalla sua migliore stagione del Dopoguerra, conclusa al quarto posto nella Massima Divisione.

Allenatore è il “Mago della Bovisa” Osvaldo Bagnoli, l’artefice del “Miracolo Verona” allorché aveva condotto gli scaligeri ad uno “storico” e, crediamo, irripetibile Scudetto nel 1985, ma i rapporti con lo Staff tecnico (e l’allenatore in seconda Maddè, in particolare …), non sono ottimali e Fortunato mette in mostra un lato del suo carattere, educato sì, ma non abituato a subire quelli che lui ritiene comportamenti poco corretti, ed al termine di un duro “faccia a faccia” proprio con Maddè, la sua avventura all’ombra della Lanterna sembra essere già giunta al capolinea, con sole tre gare in cui si siede in panchina senza scendere in campo …

Probabilmente Bagnoli – che, per onestà, ha ampie alternative nel ruolo di terzino sinistro, con il brasiliano Branco e l’ex viola Armando Ferroni – avrebbe anche potuto concedere qualche chances al 20enne campano, ma per non turbare gli equilibri di spogliatoio con il suo secondo, acconsente a che Fortunato venga messo sul mercato autunnale.

E qui, la buona sorte sembra strizzargli l’occhio, visto che la destinazione è Pisa, Società all’epoca guidata dal Presidente Romeo Anconetani e che spera, da retrocessa in B al termine della precedente stagione, di ripetere un’impresa riuscitale per quattro volte consecutive (1982, ’85, ’87 e ’90), vale a dire l’immediata risalita nella Massima Divisione …

[…]

Il Presidente genoano Spinelli – uno che sa come valorizzare (nonché commercializzare …) i propri giovani – non smette di seguire le prestazioni del ragazzo e, sulla scorta delle relazioni sempre positive sul suo conto, e data anche la partenza di Bagnoli destinazione Inter, non ha dubbio alcuno nel riscattare Fortunato per presentare, ai nastri di partenza della Stagione 1992-’93 la coppia di terzini più giovane e promettente dell’intera Serie A, vale a dire Panucci a destra e Fortunato a sinistra.

Entrambi i “gioiellini” non deludono le attese, al contrario della squadra che non riesce ad uscire dalle sabbie mobili del fondo Classifica, con il solito valzer di allenatori, visto che a Bruno Giorgi subentra, a novembre ’92, Luigi Maifredi reduce dalla negativa esperienza alla Juventus per poi toccare all’ex bandiera rossoblù Claudio Maselli sedersi in panchina ad inizio marzo ’93 con il Genoa al terz’ultimo posto alla pari con il Brescia.

Quando una Società è in difficoltà, ma ha nelle sue file due giovani promettenti come la citata coppia di terzini, è una logica conseguenza che appaiano le “sirene incantatrici” dei grandi Club – Juventus in primis, che vorrebbe acquistare entrambi – pronti ad avanzare le loro offerte e Spinelli, uno che alle “palanche” non è mai stato insensibile, sembrerebbe orientato a privarsi del solo Panucci, visto che Fortunato sta disputando un Torneo eccellente, in cui salta una sola delle 34 gare in calendario …

Solo che Panucci ha già accettato l’offerta del Milan – non se ne pentirà, conquistando l’anno seguente Scudetto e Champions League – quale sostituto dell’oramai anziano Tassotti, e leggenda vuole che Fortunato, al quale non desta alcuna impressione il passaggio in una grande squadra, faccia un po’ le bizze con il suo Presidente, riuscendogli a strappare una mezza promessa che, se riesce ad aiutare a salvare il Genoa, non porrà ostacoli al suo trasferimento in bianconero …

Se ricordate quanto fatto con il padre Giuseppe in merito al diploma di ragioniere, Andrea è uno che le promesse le mantiene, e quando, a due giornate dal termine, il Genoa si ritrova 13esimo con 28 punti ed una sola lunghezza di vantaggio su di un trio composto da Fiorentina, Udinese e Brescia (con Ancona e Pescara già condannate alla retrocessione …), il destino del “Grifone” è affidato alla trasferta di Bergamo contro l’Atalanta ed alla sfida con il Milan all’ultimo turno a Marassi …

Ed è proprio Fortunato – che già il 18 aprile ’93 aveva portato alla causa rossoblù un punto d’oro siglando la rete del pareggio (sua prima in A …) nell’1-1 a Torino contro i granata – a realizzare la rete che sblocca il risultato a Bergamo (gara che poi il Genoa si aggiudica per 2-1), nonché ancora lui, a 10’ dal termine, a mettere a segno il punto del definitivo 2-2 contro i Campioni d’Italia del Milan che certifica salvezza avendo mantenuto il ricordato punto di vantaggio (31 a 30) sul medesimo trio, con la Fiorentina condannata per una peggiore Classifica avulsa con Udinese e Brescia e quest’ultima a soccombere 1-3 nello spareggio con i friulani.

Promessa mantenuta anche da parte di Spinelli, che in estate cede, per la bella cifra di 10miliardi di Lire, Fortunato alla Juventus, fortemente voluto dal tecnico Trapattoni – fresco dall’aver riportato i bianconeri ai vertici europei con la conquista della Coppa Uefa – e che vede nel 22enne salernitano il possibile erede di Cabrini, che aveva abbandonato il Club nell’estate 1989 …

Per Andrea il coronamento di un sogno inseguito sin da bambino, essendo la Juventus la squadra del cuore e proprio Antonio Cabrini il Campione a cui si era sempre ispirato, quasi non potendo credere che ora, a soli 22 anni, quella maglia bianconera recante il n.3 sia proprio sulle sue spalle e, determinato come è cresciuto, non sarà facile per nessuno togliergliela di dosso.

E, difatti, la stagione nasce sotto tutti i migliori auspici, anche se c’è pur sempre un Milan che intende mettere assieme un “tris consecutivo” di Scudetti dopo essersi affermato nelle due precedenti stagioni, e comunque, al giro di boa di metà Campionato, i giochi sono tutt’altro che conclusi, con Juventus e Sampdoria appaiate a quota 23 punti, a tre sole lunghezze dai rossoneri …

Ed, inoltre, su Fortunato ha messo gli occhi pure il Commissario Tecnico della Nazionale Arrigo Sacchi, che sta preparando la spedizione per i Mondiali di Usa ’94, uno al quale “gli esterni che consumano le fasce” sono sempre andati a genio, ed ecco che il 22 settembre 1993, approfittando di uno dei rarissimi infortuni di Paolo Maldini, Andrea riesce ad indossare anche il n.3 azzurro nella trasferta in Estonia di qualificazione per i Mondiali, che l’Italia si aggiudica per 3-0.

Tutto bello, bellissimo, forse anche troppo, quando però qualcosa inizia ad incepparsi, le corse di Andrea sulla corsia sinistra non sono più così prorompenti, il 6 marzo 1994 è in programma al “Delle Alpi” la sfida Scudetto contro il Milan, avanti di 6 punti (40 a 34), ultima possibilità per rientrare in gioco, ed invece sono i rossoneri ad imporsi per 1-0 (rete di Eranio …), con la tifoseria che rumoreggia e non capisce …

Lo “scenario” è già bello e confezionato, Andrea si è montato la testa, il trasferimento alla Juventus, invece che come un punto di partenza, lo considera di arrivo, si sente appagato, forse anche si dà alla “bella vita”, tutte ipotesi – fantasiose per chi non lo conosce a fondo – che portano il pubblico a fischiarlo e persino a deriderlo per le sue prestazioni in campo, con un tifoso che arriva un pomeriggio addirittura a schiaffeggiarlo al termine di un allenamento, così per “fargli capire cosa voglia dire giocare nella Juventus …”.

Questa deve essere stata l’offesa più dura da buttare giù per un Fortunato che non ha mai pensato di poter sostituire nell’immediatezza Cabrini, replicando alle provocazioni dei media con: ”non riesco a capire perché vogliate sempre portare avanti questo paragone, stiamo parlando di uno che è stato il migliore terzino del Mondo, e prima di raggiungere i suoi livelli, se mai ci riuscirò, ne dovrà passare del tempo …” …

Quel tempo che, purtroppo, un destino maligno ed avverso non gli concede…

[…]

Ed il responso è di quelli che lascia agghiacciati, Andrea è affetto da leucemia acuta linfoide, ed in un attimo, tutti i sogni scompaiono all’improvviso e si presenta davanti una battaglia terribile da combattere non contro un avversario in campo, ma contro un “nemico invisibile” che ti sta consumando dentro.

Andrea è giovane, forte e deciso a vincere la sua battaglia, lotta e combatte come quando doveva strappare la palla ad un avversario e lanciarsi in veloci contropiedi, il suo fisico inizialmente reagisce bene, i valori tornano normali, ma i medici sanno che l’unica speranza di salvezza è un trapianto di midollo spinale per il quale non si riescono a trovare donatori compatibili.

Si cerca allora una soluzione alternativa, con il trasferimento a Perugia – dove il compagno di squadra Ravanelli mette a disposizione la sua casa per i suoi genitori e la fidanzata Lara, che non mancano di stargli vicino – e proprio nel giorno del suo 23esimo compleanno, il 26 luglio 1994, vengono infuse ad Andrea  le cellule sane della sorella Paola, una speranza che si rivela vana in quanto il suo organismo non è in grado di assorbirle, ed il rigetto induce a provare con analogo intervento sfruttando stavolta le cellule del padre Giuseppe, con risultati molto più confortanti, visto che a metà ottobre lascia la struttura ospedaliera, anche se preoccupa il fatto che la febbre non accenna a sparire del tutto …

Nel frattempo i compagni – oltre al citato Ravanelli, anche Baggio e Vialli in particolare non mancano di fargli pervenire il loro appoggio con continui messaggi e telefonate di incoraggiamento – stanno lottando anche per lui per riportare la Juventus (a digiuno di Scudetti da ben 9 anni …) ai vertici del Calcio nazionale ed Andrea ritiene doveroso ripagarli del loro affetto andando a trovarli agli allenamenti per poi seguire dalla tribuna la gara di Marassi contro la Sampdoria la sera del 26 febbraio 1995, gara che i bianconeri si aggiudicano per 1-0 con rete di Vialli a 10’ dal termine …

Forse, in una serata invernale e fredda, assistere a quell’incontro può essere stata un’imprudenza, o forse un ulteriore segno del destino che l’ultima volta in cui Fortunato mette piede in uno Stadio sia stata proprio in quell’impianto da cui era partita la sua rincorsa al sogno bianconero, sta di fatto che, esattamente due mesi dopo, una banale influenza con complicazioni polmonari risulta letale per un fisico come quello di Andrea, la cui malattia aveva ridotto pressoché al minimo le difese immunitarie.

Per chi scrive, il ricordo di come apprende la notizia rappresenta un pugno allo stomaco – il 25 aprile è notoriamente giorno festivo – con un comunicato lapidario apparso sulla pagina “Ultim’ora” del Televideo Rai, da farti restare attonito seduto sul divano, con il primo sentimento di incredulità e sbigottimento a fare a poco a poco spazio al pensiero su come la vita sia cattiva ed ingiusta, quando il destino si accanisce su persone in giovane età a cui toglie ogni speranza futura …

[…]

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La storia dello Stadio “Castellani” – Seconda Parte

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Alla fine del 1954 il Comune di Empoli pensò di costruire una Palestra vicina allo Stadio. Il CONI, che fu interpellato per un parere, consigliò al Comune di scartare l’idea perché una Palestra in quella zona si sarebbe rivelata insufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione e suggerì di provvedere anzi alla costruzione di altri impianti sportivi, ciò anche per l’importanza che la città di Empoli veniva ad assumere. E non aveva torto il CONI perché Empoli conosceva in quegli anni una spinta economica importante, specie grazie ai settori del vetro e delle confezioni, accompagnata pure da un forte incremento demografico: dai 29.368 abitanti del 1951 si era arrivati, alla fine del 1954, a 31.179 che diventeranno 33.037 alla fine del 1957 e addirittura 40.344 alla fine del 1964, un anno prima che la nuova Zona Sportiva fosse inaugurata.

[…] Negli ultimi mesi del 1954 fu perciò incaricato l’Arch. Mario Gambassi, tecnico specializzato in impianti sportivi, di proporre una zona a ciò idonea e di redigere i progetti degli impianti stessi.

L’Arch. Gambassi presentò tre soluzioni:

1) zona attorno allo Stadio esistente in via Puccini, zona però ormai compromessa dallo sviluppo edilizio e da Viale Petrarca;

2) zona a nord del torrente Orme, dove fa un’ansa avvicinandosi al centro urbano;

3) zona a sud ovest della città, oltre il Rio di Bonistallo, a nord della Ferrovia Firenze-Pisa.

La Giunta (delibera n.84 del 20.01.1955) e poi il Consiglio Comunale (delibera n.4 del 18.02.1955) scelsero la seconda soluzione. […]

Ma che cosa prevedeva la proposta dell’arch. Gambassi in materia di impiantistica sportiva? Si può leggere la risposta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citata e che riportiamo di seguito.

  • Una palestra, comprendente anche la casa per il custode.
  • Campi da tennis e di pallavolo.
  • Una piscina scoperta, e servizi annessi.
  • Costruzione di un campo di calcio e della pista di atletica.
  • Costruzione di un campo di allenamento da affiancare a quello delle gare tanto che l’Architetto scrive…“per mantenere un campo in efficienza occorre lasciarlo riposare per intere giornate dopo l’uso, in quanto il continuo calpestio impedisce la crescita del prato provocando un alternarsi di radure e ciuffi d’erba che rendono il campo pericoloso e inadatto al gioco”. Sarà quello che si chiamerà “Sussidiario” e che ancora oggi porta quel nome.
  • Costruzione delle tribune est ed ovest.
  • Costruzione degli spogliatoi.
  • Costruzione di un campo di allenamento, muri di cinta e sistemazione con rete metallica.
  • Recinzione esterna palestra e piscina.

La spesa prevista era enorme per quell’epoca: 238.456.000 milioni di lire

 […] Il progetto per la costruzione di una nuova Zona Sportiva sarà approvato nel 1957 dal Ministero dei Lavori Pubblici e da quel momento l’Amministrazione Comunale inizierà le trattative per l’acquisizione (in via amichevole e con espropri) dei terreni necessari.

La realizzazione  delle opere previste ha conosciuto negli anni seguenti varie fasi, vari interventi e modifiche, anche per la lievitazione dei costi delle opere che si andavano facendo. […]

Quello che si può dire è che abbiamo trovato documenti che lasciano supporre l’inizio dei lavori  già nel luglio del 1959 e che già nel 1960 fosse iniziato lo smantellamento del vecchio “Castellani”.

In primo luogo si dovette provvedere alla costruzione del ponte sull’Orme, necessario ad accedere all’area interessata dai lavori. […]

Intanto si lavorava anche alla costruzione della Palestra (oggi “PalAramini”) ed ai relativi servizi e locali annessi: opera che fu completata e resa disponibile nel giugno 1964.

Contemporaneamente si provvide alla costruzione del “Sussidiario”. Il campo fu dotato di una palazzina per gli spogliatoi (ancora in piedi) e che svolgerà questa funzione per oltre 30 anni, fino all’inizio della  Stagione, 1997/98, quando l’Empoli tornò in Serie A per la seconda volta nella sua storia e spostò gli spogliatoi nel sotto Tribuna Coperta.

Lungo il lato del terreno di gioco, dalla parte opposta degli spogliatoi, era stata costruita una gradinata in cemento che è rimasta in piedi, purtroppo molto fatiscente negli ultimi anni, fino al luglio 2016.

Dopo il “trasferimento” della prima squadra al “Castellani” il Sussidiario ha ospitato molte gare del Settore Giovanile dell’Empoli, soprattutto della “Primavera”, fino al 2006, quando verrà aperto il Centro Sportivo di Monteboro.

L’anno successivo fu costruita anche una tribuna in tubi innocenti che rimase per un po’ anche dopo il trasferimento della prima squadra al “Castellani”.

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

Vai al sito della FIGC

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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