Connect with us

Gli Eroi del Collezionismo

Simone Gallus, il Cagliari e il suo “Museo Rossoblù”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (dal nostro corrispondente Riccardo Balloi) – Quartu Sant’Elena è la terza città della Sardegna per numero di abitanti. È una continuità urbanistica della città di Cagliari, di cui, assieme ad altre cittadine, forma l’area metropolitana. Per arrivare al Museo Rossoblù di Simone Gallus quindi, partendo dal centro città, ho impiegato mezz’ora di automobile. Il posto si trova in mezzo alle palazzine, in una zona poco trafficata, come uno di quei negozi che ancora resistono lontano dai punti turistici o dai centri commerciali.

Ma è tutt’altro che un negozio. Mentre attraversavo la strada per guadagnare l’ingresso, ho provato a mettere da parte il sentimentalismo del tifoso cagliaritano e la pazzia del collezionista di palloni quale sono ma, una volta entrato, nel vedere quel locale così ordinato a formare un percorso culturale, il sorriso di Simone, la sua passione e la sua voglia di raccontare tutto sui suoi pezzi, l’istinto ha prevalso, e chi se ne frega delle velleità da giornalista dilettante quale sono. Il calcio è cultura del popolo, storia di una città, dei suoi usi e costumi, un museo come questo è un libro di storia, e voglio pensare non sia un caso che sia situato in periferia, ma magari sbaglio, sono un tifoso romantico. Potrei elucubrare sulle centinaia di maglie che Simone custodisce, e di cui ricorda alla perfezione come ne è venuto in possesso e quando furono usate, inquadrandole nella loro epoca sportiva. Potrei parlare della maglia con lo stemma in onore della Chapecoense, di quella per Davide Astori, di quella di Dario Silva col nome sopra il numero e sotto il soprannome “sa pibinca” (la scimmia), che la tifoseria affettuosamente diede al beniamino uruguaiano, le maglie antiche con lo sponsor attaccato sopra quello precedente. Ed ancora della maglia di Gigi Riva, le lanette pesanti dei portieri, i palloni, le scarpe con i tacchetti inchiodati a mano, la giacca di Zeman, nella cui tasca interna ha rinvenuto la lista ufficiale di gara con la formazione del Napoli, del grosso librone con le firme dei visitatori, quelli illustri o i semplici tifosi come noi. Potrei, ed infatti un poco lo ho fatto. Mentre mi trovavo lì, con lui che parlava, mostrava, saltava da una corsia all’altra per mostrarmi questo o quello, ho rivisto nei ricordi quella partita in cui vincemmo con la Fiorentina, e il Cobra Tovalieri fu chiamato sotto la Curva Nord per un applauso, nonostante a Cagliari i nomi dei calciatori non vengano mai fatti nei cori. Ho ricordato la scritta “Cobra” che doveva essere nascosta per regolamentazioni della Lega, e rivista lì, da Simone, al Museo Rossoblù. “Il Museo Rossoblù, ma che diavolo di museo è, un museo di cimeli sportivi? A Cagliari i musei archeologici o d’arte la domenica sono tutti chiusi ma è aperto quello di una squadra di calcio?”. Qualcuno penserà questo, ma io no. Io penso che la passione di una persona che per il solo bene della memoria storica della sua squadra e di un’isola intera ha messo in piedi tutto questo solamente con il suo sforzo, sia essa stessa cultura, una cavalcata lunga (quasi) un secolo attraverso il vissuto di milioni di tifosi, e di qualche migliaio di calciatori. Ed ora che mi sono messo in ridicolo come solo i tifosi, collezionisti, nostalgici, giornalisti inesperti e dilettanti possono fare, posso lasciare la scena alla galleria fotografica.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tifoso del Cagliari. Isolano come da diagnosi. Ottico di professione, collezionista di palloni per passatempo, scrittore per diletto e visionario per vocazione. Se la vita fosse perfetta sarebbe tutta birra, musica a naso all'insù. I suoi racconti su... otticosolitario.it

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli Eroi del Collezionismo

Il Museo del Bari al San Nicola. Tra speranza e realtà

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Museo del Bari, ci siamo? Forse è la volta buona. La commissione nominata per l’affidamento in concessione dello Stadio San Nicola ha terminato i lavori e ha valutato positivamente la proposta pervenuta dal patron biancorosso De Laurentis articolata su due macroaree: l’utilizzo dell’impianto per le gare casalinghe del Bari e l’identificazione dello Stadio come un luogo di aggregazione e di interesse culturale e sportivo. Una gestione quinquennale quindi dell’impianto di proprietà comunale. Al via quindi iniziative quali la diffusione della cultura dello sport, attraverso percorsi di formazione all’etica, incontri con professionisti quali medici dello sport, nutrizionisti, preparatori atletici, arbitri di calcio, organi federali e psicologi oltre ad attività culturali, anche a scopo benefico, come concerti convegni e mostre.

A ciò si aggiunge … “oltre all’allestimento, in uno dei locali dello Stadio San Nicola, di uno spazio che ospiterà il Museo storico fotografico dello Stadio San Nicola e i cimeli delle squadre del Bari”, come testualmente riportato dal comunicato stampa del comune.

Noi de glieroidelcalcio, ci siamo messi subito in contatto con un esponente dell’Associazione “Museo del Bari”, Egidio Franco che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Abbiamo parlato con il Presidente, e siamo in attesa di incontrarlo di nuovo alla luce dell’ufficialità della concessione comunale”. Il nostro interlocutore ci illustra la realtà e il patrimonio in possesso dell’Associazione …” Passione ed amicizia sono gli elementi principali che hanno dato vita al Museo del Bari. Io, Francesco Girone e Roberto Vaira siamo i promotori di questa iniziativa che nasce con un solo ed unico scopo e cioè quello di rendere fruibile alla città, ai tifosi e a tutti gli sportivi quanto siamo riusciti a raccogliere. Un patrimonio di oltre 750 maglie, cimeli, foto, palloni della Bari calcistica. Una memoria storica fino ad ora bistrattata, svenduta, disonorata che, grazie alla pazienza e alla continua ricerca fatta anche di tanti sacrifici personali ed economici, è stata quasi totalmente recuperata e che ora si spera con l’aiuto della Ssc Bari e del Comune possa essere messa a disposizione di tutti.

Un gradevole ed emozionante percorso che parte dalla maglia in lanetta di Magnanini del 1950, in assoluto la maglia più datata, sino ad arrivare alle attuali maglie slim di Simmeri & company. Il tutto passando da Igor Protti e Sandro Tovalieri, tra i più amati di sempre, le cui maglie non potevano mancare. Si passa poi ai nazionali Zambrotta, Bonucci e al tanto discusso Antonio Cassano… ma anche Ingesson, Franco Mancini, Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio… 110 anni di storia raccontata da maglie che solo a guardarle dispensano emozioni.”

In bocca al lupo al Museo del Bari. Noi tifiamo per voi.

Vai al comunicato stampa del Comune di Bari

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Nuovi ingressi “centenari” nella collezione di gagliardetti di Marco Cianfanelli

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Il recente ritrovamento, e aggiunta nella sua splendida e unica collezione, da parte di Marco Cianfanelli di tre labari storici, ci offre la possibilità di addentrarci nel calcio “pioneristico” dei primi anni ’10 e, in anteprima assoluta, di poter ammirare questi tre capolavori.

Un calcio pittoresco ed anche un po’ naif dove i calciatori indossavano uniformi da gioco anche diverse da loro, pur conservandone i colori sociali, con i portieri bardati da divise che promettevano una “singolar tenzone” contro agguerritissimi avversari.

Marco, grazie per donarci questa splendida opportunità di poter vedere in anteprima questi fantastici gagliardetti. Quali spunti sono sottesi da queste tre meraviglie? “La prima testimonianza è quella che in quel periodo le Società già realizzavano gagliardetti da donare alla squadra avversaria. Nella carenza di testimonianze documentali (foto, articoli dell’epoca etc.) questi labari provano che sin dai primi campionati disputati (erano quelli di Prima Divisione in attesa della Divisione Nazionale che subentrò a partire dalla stagione 1926-1927) venivano donati oggetti finemente decorati alla squadra avversaria. Quanto precede offre lo spunto anche per un’ulteriore considerazione che conferisce rarità ed elevato interesse collezionistico a questo materiale. Al di là di documentazione cartacea od altro materiale realizzato all’epoca come ad esempio i distintivi sociali, questi labari, in effetti, non solo tramandano una storia ultracentenaria ma sono anche tra le pochissime e certe testimonianze di memorabilia associata ad un determinato evento. Ciò è deducibile dalle date recate sui gagliardetti ciascuna corrispondente a gare disputate, rispettivamente, da Milan e Inter nei gironi regionali del campionato di Prima Divisione”.

“Altro aspetto affascinante, ancora sotto approfondimento”, continua Marco, “riguarda le iscrizioni e taluni particolari dei gagliardetti. All’epoca evidentemente erano concesse anche divagazioni in merito alla denominazione sociale. Cito questo riferendomi ai gagliardetti del Milan che riportano l’acronimo MFC – Milan Football Club sebbene all’epoca la denominazione sociale dei rossoneri era Milan Foot-Ball & Cricket Club ovvero MFBCC. Allora perché questa divagazione? Probabilmente per un semplice tentativo di abbreviarne la denominazione come, peraltro, era stile dei giornali di quel periodo che citando i rossoneri utilizzavano semplicemente la dicitura Milan Club. In aggiunta, in entrambe i gagliardetti milanisti il logo è privo dell’anno di fondazione nonché dell’acronimo della denominazione sociale nella parte superiore dell’ovale. In entrambe i citati casi si tralasciano dettagli che invece appartengono allo stemma societario dell’epoca, senza però snaturare la straordinaria bellezza e la meravigliosa ed unica testimonianza storica di questi oggetti”.

Marco, oltre a questi due un altro interessante spunto riguarda il labaro interista del 1919 che molto assomiglia ad un analogo del 1911, che già abbiamo visto nella tua collezione in passato… “Si, vero ne avevo già uno simile. Diciamo che qui oltre allo stemma centrale, splendidamente realizzato con piccole sfere dorate riunite a formare l’acronimo IFCM – Inter Football Club Milano, vi è una davvero inusuale presenza di due coccarde. Mi è difficile spiegarne l’esatto significato ed una possibile giustificazione potrebbe ricondurre a vittorie nerazzurre in competizioni di particolare rilievo. Avrebbe, pertanto, senso l’unica coccarda di cui si fregia il labaro del 1911 (l’Inter aveva infatti vinto il campionato nella stagione precedente), mentre le due apposte sul gagliardetto del 1919 non sono riconducibili ad alcuna rilevante ulteriore vittoria (solo al termine della stagione 1919-1920 l’Inter conquistò il suo secondo titolo). Oltre a questo, occorrerebbe una divagazione sul significato delle coccarde riportanti il tricolore che nel periodo del Risorgimento venivano utilizzate per adornare abiti e cappelli di patrioti a richiamare l’attaccamento alla Patria. Potrebbe, pertanto, essere plausibile che le coccarde anziché rappresentative di vittorie siano un segno tangibile della tradizione della squadra riportandone i colori sociali, almeno nella loro colorazione originaria”.

A latere di disquisizioni puramente estetiche, vi è da dire che il fascino reale di questi labari è connesso con i protagonisti all’epoca delle due compagini milanesi…

“Verissimo. I gagliardetti del Milan, infatti, fanno venire in mente le gesta di grandissimi giocatori come Louis Van Hege che vanta, nella militanza al Milan, una prolificità incredibile superiore al gol a partita (97 gol a fronte di 88 partite disputate). Il belga militò con i rossoneri per cinque stagioni (dal 1910 al 1915) prima di rientrare in Belgio in corrispondenza dello scoppio del primo conflitto mondiale ove si distinse per particolari meriti. Il labaro del 1911 si riferisce all’incontro disputato presso l’Arena Civica contro il Genoa e che vide protagonista proprio il forte attaccante con una doppietta”.

“L’ulteriore labaro del Milan riguarda sempre una partita disputata contro il Genova, anche questa terminata con una vittoria rossonera per 4-0. Le cronache dell’epoca parlano di una clamorosa ed inaspettata vittoria del Milan contro i rossoblù reduci da una serie di risultati positivi ed indubbiamente la squadra più forte in quel periodo. Di quel Milan, oltre al bomber Van Hege, faceva parte un altro grande calciatore, il difensore Renzo De Vecchi che militò nel Milan dal 1909 al 1913, anno in cui si trasferì proprio al Genoa alla giovane età di 19 anni. Il figlio di Dio, come veniva soprannominato dai tifosi rossoneri per il suo gioco entusiasmante, ebbe anche una lunga militanza in maglia azzurra (43 partite dal 1910 al 1925) vestendone anche, in diverse occasioni, la fascia di capitano”.

“Il gagliardetto dell’Inter, ultimo dei tre nuovi arrivi, si riferisce alla partita di Prima Divisione – fase regionale disputata il 19 ottobre contro il Brescia. Si trattava del campionato della ripresa dopo il termine del primo conflitto mondiale e la stagione culminò con il secondo titolo conquistato dall’Inter che prevalse nella finale di Bologna contro un coriaceo Livorno. Tra i veterani della squadra, oltre allo svizzero naturalizzato italiano Aebi e Campelli, spiccano i cinque fratelli Cevenini tra cui Luigi, soprannominato “Zizi” per la sua proverbiale loquacità, fu indubbiamente il più famoso, riuscendo a disputare 29 partite in nazionale con un bottino di 11 reti. I fratelli Cevenini stabilirono, nel 1920, un record mai eguagliato. Il 26 dicembre 1920 scesero, infatti, tutti in campo nella sfida stracittadina contro l’Us Milanese.”

Formazione Inter 1919/20

Tante storie di un calcio di altri tempi riportato ad oggi attraverso la passione di tanti “folli” collezionisti che preservano, come spesso amiamo dire, da un oblio altrimenti certo la memoria del calcio dei pionieri.  Grazie a te Marco e alla tua splendida follia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Marco Bertuzzi e le maglie del Bologna, una collezione… “che tremare il mondo fa”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Nella pianura Padana, adiacente i rilievi collinari dell’Appennino tosco-emiliano si trova una delle città più belle e importanti del “Bel Paese”, Bologna, con le sue torri, i suoi lunghi portici che donano riparo in estate come d’inverno, e un centro storico tra i più estesi dell’italica penisola. Una città sempre viva culturalmente e, non a caso, sede della più antica università del mondo occidentale. Anche nello sport è sempre stata ai massimi livelli con la pallacanestro, la pallavolo e il calcio. La rappresentativa di calcio può fregiarsi di sette Scudetti, due Coppe Italia, tre Coppe dell’Europa Centrale (Mitropa). Può vantarsi di aver vinto anche una Coppa Alta Italia, una Coppa Intertoto, una Coppa di Lega Italo-Inglese e un Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi 1937. Per ben due volte ha anche vinto il campionato di B. Una squadra che alla fine degli anni ’30 e inizi anni ’40 è nota come «lo squadrone che tremare il mondo fa». Una storia come questa non può lasciare indifferenti, non può non far innamorare. Qualcuno infatti non ha resistito e ha deciso di dedicare tante energie a raccogliere le maglie di questa squadra leggendaria che ha scritto pagine importanti della storia del calcio e del nostro paese: Marco Bertuzzi.

Marco ha 45 anni e svolge la propria attività professionale presso un’azienda nel campo dell’industria farmaceutica.

“Ho iniziato a seguire il calcio relativamente tardi”, ci confida Marco da noi raggiunto per farci narrare la sua storia e la sua collezione, “quando in prima media, grazie ad alcuni compagni di classe, ho cominciato ad appassionarmi alla raccolta delle figurine. Sono sincero, negli ultimi anni mi sono progressivamente allontanato dal mondo del calcio, non mi sento molto in sintonia con un ambiente dove ci sono tantissimi, troppi, interessi economici, che condizionano in maniera più o meno occulta, acquisti, vendite, diritti televisivi, risultati sportivi, decisioni arbitrali e spesso e volentieri anche il destino stesso di molte squadre. Per non parlare dei calciatori, pagati miliardi per fare qualcosa che chiunque di noi farebbe volentierissimo gratis, e si permettono anche di fare i “capricci”. I tifosi, poi, non sono mai contenti: una proprietà è sempre criticata qualsiasi cosa fa. Qualche club ha vinto tanto per molti anni poi un anno arriva quarto e scendono in piazza a manifestare… questo mondo decisamente non mi appartiene più. Ormai mi limito a seguire in maniera molto moderata la squadra per cui tifo, che è quella della mia città (del resto non capisco come si possa tifare una squadra che non sia espressione del contesto in cui si vive), guardo le sintesi delle partite in TV, o su internet, cosa che ultimamente avviene sempre più spesso, dato che le trasmissioni sportive hanno orari assurdi e che le giornate calcistiche vengono spezzettate in vari orari e giornate. Naturalmente porto avanti la mia collezione di maglie, che è la mia vera passione”. 

“Sono sempre stato un collezionista”, continua Marco, “… da bambino raccoglievo i bollini della frutta. Ho ancora una buona collezione di fumetti, in particolare Alan Ford e Topolino, ma solo fino ad una certa annata, perché dopo sono inesorabilmente decaduti entrambi, colleziono CD e soprattutto vinili. Mi piace tutta la musica, eccetto quell’orribile, per me, miscuglio di pop, dance e musica latinoamericana che va di moda in questi anni. Sono appassionato in particolar modo di musica anni ‘70 e con la mia passione sono riuscito anche a conoscere molti dei miei idoli ed in alcuni casi ad avere una piccola collaborazione con alcuni di loro: la soddisfazione di vedere il mio nome nei ringraziamenti di alcuni dischi è impagabile! Sono anche molto appassionato di cinema anni ’70 e primi anni ’80. Possiedo molta memorabilia cinematografica del mio film preferito, “Il fantasma del palcoscenico” di Brain de Palma, ed infine colleziono zucche di Halloween di porcellana o terracotta, una passione che ho da sempre, con cui ho praticamente arredato tutta casa… oltre ovviamente le maglie da calcio indossate o comunque da spogliatoio, che è l’hobby che ho seguito di più negli ultimi anni.”

Beh che dire, Marco dimostra davvero tanta passione, ma entriamo nel dettaglio della collezione di maglie del Bologna: quali saranno i “pezzi” considerati migliori, i più pregiati… “Teoricamente gli esemplari più vecchi sono i più ambiti ed i più rari”, prosegue il nostro amico collezionista, “ma non è sempre così… ad esempio le maglie dei primi anni ‘80, dove per la prima volta fanno la loro comparsa gli sponsor, sono tra le mie preferite, sono molto ricercate e difficili da trovare. C’è però anche materiale abbastanza recente e allo stesso tempo rarissimo, che può essere più difficile da reperire di una maglia anni ‘60 o ‘70, perché magari è stata utilizzata una sola volta per un evento o ricorrenza particolare. Comunque, se devo citare le mie maglie migliori, direi le due ‘63-’64, anno della conquista dell’ultimo scudetto, quelle con la coccarda di Coppa Italia, in particolare la rossa. Faccio presente che da quando è stata pubblicata nel libro, prima non esistevano immagini a colori, è stata falsificata e riprodotta più volte. Anche la maglia bianca con lo scudetto allievi 1981-82, e la corrispondente verde da portiere, oltre alla maglia verde del primo anno di B, quella con lo scudetto dei giovanissimi 1988-89 ritengo siano davvero notevoli dal punto di vista collezionistico. Arrivando invece alle più recenti direi sicuramente le due maglie della partita del centenario, la rossoblu e la nera da portiere. Certo poi pensandoci mi viene in mente anche la Segafredo Ennerre di serie B, ecco… probabilmente la ‘70-‘71 di Cresci è una delle mie preferite in assoluto”.

Pensiamo al costo di queste fantastiche maglie, ma non facciamo in tempo a chiederlo che Marco ci anticipa …” Ovviamente non esistono valutazioni ufficiali… ho maglie rarissime che mi sono state regalate o quasi, altre molto meno rare ma che ho pagato parecchio pur di poterle avere in collezione. Per fare un esempio, c’è una maglia dei primi anni 70 che è quella per cui ho speso più soldi, poi negli anni successivi ne ho trovate altre due, e le ho pagate un decimo, perché chi le possedeva si è semplicemente accontentato di quella cifra”.

“Un aneddoto…?”, risponde il nostro amico collezionista a domanda precisa, “Vi racconto della Bertagni verde 82-83. Riesco a contattare Giorgio Roselli, attuale allenatore del Monopoli, mentre ero alle prese con il libro che abbiamo pubblicato sulle maglie del Bologna, e gli chiedo se è ancora in possesso di qualche maglia del Bologna; lui mi manda le foto ma mi dice anche che ha tenuto una maglia per ogni stagione che ha giocato, che quella è l’unico ricordo che ha del Bologna, e non è intenzionato a venderla. Lo ringrazio dicendogli che se per caso cambiasse idea, sarei disposto a fare un sacrificio e di conseguenza una grossa offerta per quella maglia. A questo punto mi scrive un messaggio dove mi dice testualmente: mandami il tuo indirizzo e lascia stare i soldi, queste cose si regalano a chi ci tiene così. Anche io ci tengo, ma qualcosa dovrò pur ridare al calcio che per il 43° anno consecutivo mi fa fare il professionista! Di maglie me ne hanno regalate decisamente poche, e questo bel gesto vale davvero la pena ricordarlo. Vorrei anche ricordare un episodio con un altro calciatore, di cui non faccio il nome perché ancora in attività, che per due anni consecutivi non solo mi ha procurato la maglia promessa, ma l’ha addirittura portata sotto casa mia. Non so quanti giocatori professionisti, oltre a mantenere le promesse fatte, siano capaci di gesti del genere…”. 

Ci sarà qualcosa che Marco ancora sta cercando… “tra i miei desideri c’è ovviamente la maglia scudettata del 1964-65… molto difficile da trovare, e bisogna fare anche molta attenzione perché ce ne sono molte false, alcune purtroppo realizzate molto bene. Poi la maglia bianca con la coccarda (70-71 e/o 74-75) e la home con lo scudetto allievi 81-82, che andrebbe ad aggiungersi alla bianca e alla verde da portiere che già possiedo”.

Già finiti i desideri? Ovviamente no… “Un altro mio pallino è la Segafredo verde 88-89, che non è esageratamente rara e nemmeno ricercatissima, poiché usata solo nelle amichevoli. Negli ultimi anni è un po’ sparita dalla circolazione, come pure l’Admiral casalinga 78-79”.

Ma gli amici e conoscenti, come valutano questa passione? “I miei amici “profani” fanno fatica a comprendere fino in fondo una passione come questa, “sono solo magliette” mi dicono, “se le compri in negozio costano molto meno di quello che le paghi tu, e poi non te le metti neanche…”.

“Io sono appagato dall’essere riuscito a realizzare ciò che volevo”, continua Marco, “e quello che faccio mi dona soddisfazione anche perché non è così semplice, altrimenti ci riuscirebbero tutti… Collezionare mi trasmette delle forti emozioni. Il lato bello del collezionismo non è comprare tutto quello che si trova sui siti di aste specializzati o su quelli di beneficenza, ma indagare, fare ricerche, scoprire dettagli e caratteristiche che gli altri ignorano. Come? Analizzando vecchie foto, filmati o spremendosi le meningi per capire a chi si può andare a chiedere se per caso ha ancora qualche maglia in solaio, e non parlo necessariamente di ex calciatori. Questo è quello che fanno i veri appassionati, gli altri sono solo degli acquirenti compulsivi e seriali. Cito un collega che stimo molto e che la pensa come me: “La soddisfazione della ricerca dei dettagli e delle prove è un piacere che, per chi acquista senza criterio, non potrà mai arrivare a provare. Saremo matti forse…”. 

Si parlava poc’anzi di un libro pubblicato nel 2017, “La maglia del Bologna – Storia delle divise rossoblù”“Il libro è stata un’idea di Federico Monti, l’altro co-autore. Anche altri avevano pensato ad un libro del genere, ma lui ha avuto il merito di voler concretizzare realmente la cosa, oltre che di riuscire a convincermi. In effetti inizialmente ero un po’ titubante, perché il collezionista è sì un po’ esibizionista, ma è anche terribilmente geloso delle sue cose. Poi sapevo che non sarebbe stato un lavoro facile, soprattutto per due neofiti come eravamo noi. Infatti ci abbiamo impiegato tre anni per completarlo. L’idea era di farlo e auto-produrlo, abbiamo invece poi trovato l’editore, Minerva Edizioni, e il Bologna ha apposto il marchio facendolo diventare “prodotto ufficiale”. Un grande successo! Con il pretesto del libro ho avuto anche la possibilità di contattare molti ex calciatori, e quasi tutti si sono rivelati delle persone molto gentili e disponibili. Mi hanno fatto particolarmente piacere i commenti di due particolari categorie: i “giovani” dell’epoca, che hanno giocato solo poche gare con la prima squadra e poi non hanno fatto la carriera sperata, e alcune seconde linee che hanno fatto le riserve quando la squadra aveva dei titolari di gran qualità: entrambi mi hanno ringraziato e sono stati molto felici che qualcuno si ricordasse ancora di loro!”

Chiediamo a Marco se ha un consiglio da dare a chi voglia intraprendere oggi una collezione come la sua…: “Direi di andare per gradi e di partire facendo la gavetta, come ho fatto io. Inizialmente compravo solo qualche maglia da bancarella, perché mi piacevano e costavano pochissimo. Poi quando andavo nei negozi sportivi, vedevo quelle originali marchiate Nike, Adidas ecc., che erano decisamente più belle, me ne concedevo qualcuna ogni tanto. Naturalmente sapevo che c’era un mercato parallelo di maglie indossate, o comunque da spogliatoio, collezionate da appassionati più o meno esperti, ma non ero ancora pronto per il grande salto, perché per me non valeva la pena spendere di più e fare faticose ricerche per procurarmele. Il collezionista che era in me ha dovuto attendere il momento giusto: un ragazzo di Parma, collezionista e collaboratore della società, mi descriveva le differenze tra la sua maglia indossata che mi piaceva così tanto e quelle in vendita negli store: lì è scoccata la scintilla ed ho capito che “quello” era ciò che desideravo.  E’ fondamentale all’inizio, ma anche dopo, consultare siti o pagine Facebook dei collezionisti più noti, studiare i dettagli e cercare di confrontarli per capire le differenze. Internet se utilizzato in maniera intelligente può aiutare. Così come sono importanti anche le riviste cartacee ed i vecchi articoli di giornale. All’inizio è inevitabile prendere qualche “fregatura”, l’importante è che siano utili per crescere ed imparare. Inoltre chiedere consiglio a qualche collezionista esperto è senz’altro utile, ma è importante imparare a indagare da soli, sia perché molti raccontano malvolentieri i segreti e le caratteristiche che devono avere le maglie buone, sia perché spesso i cosiddetti esperti o storici lo sono molto meno di quanto si creda. Ovviamente bisogna essere portati per questo genere di cose, un po’ come per fare gli investigatori: non è una cosa che viene naturale a tutti. Quindi la parola d’ordine è studiare, studiare e studiare!” 

Grazie Marco e complimenti per la tua splendida collezione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Continue Reading

Newsletter

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: