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La Penna degli Altri

Amarcord: l’Inter di Orrico, un mal riuscito esperimento romantico

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] E’ l’estate del 1991 quando l’Inter si trova a dover scegliere il nuovo allenatore dopo gli anni vincenti di Giovanni Trapattoni che hanno lasciato in dote uno scudetto, una Supercoppa Italiana ed una Coppa Uefa, fresca ed appena posizionata in bacheca, ultimo regalo del Trap, tornato alla Juventus che lo ha richiamato dopo il fallimento dell’esperimento legato a Luigi Maifredi.

[…] Il nome che il presidente presenta in riunione è infatti quello di Corrado Orrico, allenatore che ha appena guidato la Lucchese da neopromossa in serie B dopo che l’anno prima l’aveva condotta alla promozione dalla C1 con tanto di conquista della Coppa Italia di categoria nella doppia finale col Palermo. Orrico è un toscanaccio di Massa, classe 1940, un po’ burbero ma tutto sommato simpatico, amante e quasi maniaco della zona, ma con pochissima esperienza da allenatore in serie A, risalente peraltro ad ormai dieci anni or sono quando era stato seduto sulla panchina dell’Udinese. Per il resto, tanto girovagare in serie C e l’esplosione di Lucca col sesto posto finale e quella promozione in serie A vista da molto vicino; al di là dei risultati, però, la Lucchese di Orrico aveva impressionato l’intera cadetteria per il gioco armonioso, frizzante ed organizzatissimo che il tecnico aveva impresso ed inculcato nei rossoneri: squadra corta, pressing e zona asfissiante, tanto che in molti ne paragonavano la ripetitività ossessiva a quella di Arrigo Sacchi al Milan. Ed è proprio questo il tarlo che inizia a picchiettare nella testa di Pellegrini, ovvero ripetere all’Inter il magico esperimento di Berlusconi con l’allenatore di Fusignano che aveva fruttato ai cugini milanisti niente di meno che uno scudetto, due Coppe dei Campioni consecutive, due Intercontinentali, due Supercoppe Europee ed una italiana, oltre all’investitura di tutta Europa di squadra più bella del mondo. “Ci proviamo anche noi”, dice sempre più convinto un Pellegrini estasiato dalla visione della sua Inter bella e magari vincente con un allenatore preso dalla provincia.

[…] Corrado Orrico alla fine di giugno diventa ufficialmente il nuovo allenatore dell’Inter per la stagione 1991-92, in barba ai dubbi e alle perplessità di tutti, dai sostenitori interisti ai giornali che iniziano a consumare pagine ed inchiostro per tracciare i contorni di un allenatore fin lì poco conosciuto. E allora ecco gli schemi della Lucchese ed il gioco dei paragoni, con il centravanti Roberto Paci che diventa Jurgen Klinsmann e con i difensori Montanari e Pascucci che si trasformano in Bergomi e Ferri. Proprio Marcello Montanari è uno dei nuovi acquisti dell’Inter, una sorta di fedelissimo di Orrico oltre che uno dei difensori italiani più promettenti.

[…] L’avvio di campionato, poi, non potrebbe proporre abbinamento più azzeccato: alla prima giornata, infatti, l’Inter ospita a San Siro il neopromosso Foggia allenato da Zdenek Zeman, altro fissato della zona e del gioco d’attacco. Zone a confronto, ma anche debuttanti della panchina a confronto, bravi e preparati tecnici provenienti dalla serie B e chiamati l’uno a riportare l’Inter in vetta, l’altro a salvare una manica di giovanotti su cui nessuno scommetterebbe neanche una lira. Calmi, freddi e sicuri del fatto loro, Orrico e Zeman si salutano cordialmente in un caldissimo pomeriggio di domenica 1 settembre 1991 prima del fischio di inizio di Inter-Foggia. Accade tutto in dieci minuti ad inizio ripresa: al 51′ un’incursione veloce dei pugliesi porta il centravanti Baiano a trafiggere Zenga e una difesa interista mezza addormentata, poi al 61′ la frittata difensiva la fa il Foggia che permette al neo entrato Ciocci di battere a rete da due passi. Finisce così 1-1, una partita frizzante e un pareggio giusto, nessuna critica furiosa anche se, […] incassare troppi gol potrebbe essere deleterio in un campionato come quello italiano in cui a prevalere sono storicamente sempre le difese. Pellegrini difende la squadra e indirettamente la sua scelta: “Siamo solo all’inizio, ci divertiremo”. Le ultime parole famose, direbbero quelli di Mai Dire Gol.

Passano due giorni e l’Inter becca due gol anche dalla Casertana in Coppa Italia: finisce 2-2 la sfida in Campania e i nerazzurri passano il turno grazie alla vittoria dell’andata. Poi, alla seconda giornata, gli animi si rasserenano perchè la squadra di Orrico sbanca l’Olimpico battendo la Roma 1-0 per merito di un rigore di Lothar Matthaus nel finale, quindi una settimana dopo ecco il 2-0 casalingo contro il Verona che lancia i milanesi alla pari dei cugini del Milan. Ma le insidie sono dietro l’angolo: prima i nerazzurri perdono l’andata del primo turno di Coppa Uefa in Portogallo contro il Boavista, poi cedono rovinosamente in casa della Sampdoria 4-0, un ko che non lascia spazio a giustificazioni, tanto che è lo stesso Orrico a chiedere pubblicamente scusa per l’orribile prestazione dei suoi a Genova. E’ il preludio ad un periodo complicatissimo per l’Inter che, a cavallo di 4 pareggi consecutivi in campionato contro Fiorentina, Cagliari, Napoli e Torino, esce clamorosamente dall’Europa per mano del Boavista che resiste a San Siro e strappa lo 0-0 utile a portar via la qualificazione […]

Il girone d’andata si chiude domenica 19 gennaio 1992, una settimana esatta dopo la dura contestazione fuori dai cancelli di San Siro. In programma c’è Atalanta-Inter, in molti sostengono che Orrico possa ancora risollevare la sua squadra, oltre al fatto che Pellegrini lo ha difeso nonostante lo scetticismo del pubblico; ci sono tutti gli ingredienti, insomma, per uscire da un momento complicato e pure la classifica non appare così disastrosa: l’Inter ha raccolto 18 punti in 15 giornate, non certo il bottino sperato ad inizio stagione, ma pur sempre una media da zona Uefa e che, se migliorata nel girone di ritorno, potrebbe ancora permettere ai nerazzurri di risalire la china, non per lo scudetto ma certo per un piazzamento di rilievo, oltre alla Coppa Italia che rappresenta l’ancora di salvataggio per chi in campionato e nelle coppe europee resta deluso. Atalanta-Inter si gioca in un pomeriggio grigio, freddo e nuvoloso, un po’ come l’umore di Orrico e della sua squadra, scialba ed incapace di mettere in difficoltà i bergamaschi che, fiutata la possibilità di piazzare il grande colpo, iniziano a crederci e intorno alla mezz’ora del primo tempo guadagnano un calcio di rigore, perfettamente trasformato dal brasiliano Bianchezi. Sarà il gol partita, Atalanta-Inter finirà 1-0, una manna per gli scommettitori del Totocalcio che nella stessa giornata si ritrovano col successo degli atalantini e con quello del Bari contro la Roma, ma sarà il dopo partita a scatenare i rilievi ed i contorni più rocamboleschi della domenica.

In sala stampa, Orrico si fa attendere, poi arriva ai microfoni scuro in volto, si siede e dice: “Ritengo che la mia presenza qui all’Inter sia, secondo le mie valutazioni, ormai più negativa che positiva, quindi è bene che tolga il disturbo e siano altri a proseguire il lavoro”. Sono le 16:35, il cronista di Radio Rai Enzo Foglianese non crede di aver capito bene: “Mi scusi – gli dice interrompendolo – sta forse parlando di dimissioni?”. Orrico non si scompone: “Esatto, sono io il colpevole, mi assumo tutte le responsabilità di questa situazione e dico che ho fallito io e non l’idea che avevo e che ritengo tuttora valida per questa squadra” […]

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Cudicini e l’Udinese

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UDINESE.IT – Il 20 ottobre 1935 nasce a Trieste Fabio Cudicini ex portiere dell’ Udinese dal 1955 al 1958 in cui ha totalizzato 30 presenze tra serie A e serie B. […] E’ giunto a Udine nel 1955 con i bianconeri nel frattempo retrocessi in B a tavolino per un illecito consumatosi nel maggio del 1953. Nell’Udinese era il terzo portiere dopo Gianni Romano e Luigi Geatti. Ha debuttato a 19 anni, esattamente il 18 marzo 1955 in Udinese-Brescia 3-0, cavandosela egregiamente tanto che l’allenatore Giuseppe Bigogno lo fece partire titolare l’anno dopo con l’ Udinese nuovamente in A. Cudicini, che era il portiere più alto d’Italia, con i suoi 191 centimetri, è rimasto a Udine sino al luglio del 1958 per poi passare alla Roma con cui nel 1960-61 ha vinto la Coppa delle Fiere. Nel 1963-64 si è aggiudicato anche la Coppa Italia per poi essere ceduto nel 1966 al Brescia dove è rimasto un solo anno (18 presenze). Sembrava che la sua carriera fosse giunta al capolinea, invece Nereo Rocco, suo concittadino, allenatore del Milan, gli ha dato fiducia, lo ha voluto nella squadra rossonera forse per fare da chioccia agli altri estremi difensori milanisti. Ben presto però Cudicini si è posto in evidenza, è diventato titolare. Soprattutto si è esaltato come uno dei migliori portieri a livello internazionale ed è stato anche soprannominato Ragno Nero non solo per la sua divisa tutta nera, ma per le sue splendide parate. Con il Milan ha vinto lo scudetto 1967-68, la Coppa delle Coppe sempre in quella stagione esaltandosi a Manchester contro l’United nelle gare di ritorno vinta dal Milan per 1-0 grazie soprattutto alle incredibili parate del portierone triestino. L’anno dopo Cudicini è ancora la saracinesca del Milan che si aggiudica la Coppa Campioni battendo in finale l’Ajax per 4-1; vince nel 1969 la Coppa Intercontinentale e si aggiudica la Coppa Italia 1971-72 per poi chiudere con il calcio. […]

Non ha mai difeso la porta della nazionale azzurra anche perché allora gli estremi difensori dell’Italia, Enrico Albertosi e Dino Zoff davano validissime garanzie all’allora ct, Ferruccio Valcareggi

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Bruno Conti: “Ora non si allenano più i cross”

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Il calcio è cambiato, Bruno Conti tramite LA REPUBBLICA (C. CITO) ci fa sapere come…

Che impressione le fa ora, Conti, sapere che il cross è diventato merce rara?
«Strano, quasi incredibile pensando a com’era il nostro calcio, quello che credevamo fosse “il calcio”. Oggi è come se si fosse ristretto il campo».

È un cambio di prospettiva: dall’orizzontalità alla verticalità.
«La preponderanza dell’aspetto fisico sulla tecnica ha spostato i meccanismi del gioco, oggi si tende alla progressione centrale, allo scambio corto, una volta la fascia era invece il luogo in cui si faceva la differenza».

Questione di moda, come dice Prandelli?
«Può essere. E non c’è più il centravanti, soppiantato dal falso nueve, l’attaccante di manovra. I cross non si fanno più perché non ci sarebbe nessuno a raccoglierli».

Evoluzione o involuzione?
«Né una né l’altra, o entrambe. Ora il cross non si allena nemmeno più».

Ai vostri tempi?
«A fine allenamento, soprattutto con Liedholm, ci allenavamo tecnicamente sul gesto del cross. Eravamo io e Rocca, andare sul fondo e metterla precisa a centro area. Ci insegnavano che se un cross è fatto bene un difensore è sempre tagliato fuori. Ai miei tempi, nelle altre squadre, c’erano Causio, Sala, Oscar Damiani, e poi Bettega, Pruzzo, Graziani, pronti a trasformare il cross in oro».

Un’istantanea: Italia-Polonia ’82, la semifinale, contropiede: lei vola sulla fascia e mette al centro per Rossi. Testa, gol.
«Mettere l’attaccante davanti alla porta con un cross è emozionante come fare gol. E non dimentichiamo la fatica. L’ala aveva un compito duro, correre in su e in giù per 90 minuti su un corridoio di cento metri. L’ampiezza, il cambio di gioco, il dribbling, l’ala stessa erano le variazioni che servivano a creare scompiglio. Tecnica, più che tattica. Intuito. Oggi si studia al computer, si cercano risposte nelle statistiche e si gioca in trenta metri, addensati come sardine. I fenomeni verranno sempre fuori, ovvio, ma ci vogliono altre qualità. Fisiche, prima di tutto» […]

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Dai volantini allo Stadio al milione di magliette: storia del merchandising Juve

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JUVENTIBUS.COM (Mike Fusco) – […] la Juventus raggiunge uno storico traguardo commerciale: un milione di magliette vendute […]

Impensabile nel lontano 1983, quando comincia il merchandising Juventus. Con visione lungimirante, Luciano Antonino e Marco Boglione fondano la F.S.M. – Football Sport Merchandise, capitale irrisorio e agganci col partner tecnico Robe di Kappa. Nasce il mercato del merchandising ufficiale delle squadre di calcio.

Il 16 marzo, per la gara di Coppa Campioni Juventus-Aston Villa, un gruppo di tifosi distribuisce al Comunale il “volantino” col quale ricevere il catalogo e fare acquisti.

Un successo straordinario: su 50.000 volantini ben 18.000 richieste di catalogo e 14.000 ordini ricevuti.

[…] Il must have dell’epoca, oltre a maglie, tute e borse, era il cuscino da stadio bianco bordato di nero che conteneva una “kit del tifoso”: sciarpa, berretto e mantella antipioggia.

Seguirono altri cataloghi (1984 e ’85) con pubblicità anche sul Guerin Sportivo diretto da Italo Cucci propenso a dare spazio all’iniziativa fino a diventarne socio. Nel 1985-86 le cose cambiano: i cataloghi sono pronti ad inizio torneo e allegati a Hurrà Juventus: Stai per entrare nell’unico grande esclusivo negozio bianconero”.

Il catalogo stampato a Bologna dai Poligrafici Il Borgo ha le foto del mitico Salvatore Giglio, fotografo ufficiale Juventus, e della FSM. I primi testimonial Juve sono: Marco Pacione ed Angelo Alessio.

[…] Nel 1986 esce il “Primo grande catalogo riassuntivo” con copertina nera elegante. Un riepilogo di tutto l’abbigliamento sportivo, casuale e del merchandising, possibile grazie al fatto che maglie e materiale tecnico restano invariati per più stagioni.

[…] Nel 1990 si cavalca l’onda dei Mondiali e della Coppa Uefa vinta con Tacconi, Marocchi e Schillaci testimonial di oggetti ed abbigliamento anche di dubbio gusto, tra cui una canotta traforata.

Nel 1994 la “piccola” FSM, riconoscibile dal logo del tucano, è ormai una holding. Marco Boglione, pioniere del mercato, diventa il re del merchandising calcistico rilevando proprio Kappa (lo sponsor da cui era nato quel business strepitoso) e arriva a gestire l’intero merchandising dei maggiori club di A, del Barcelona e di alcune squadre greche […]

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