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Il Calcio Racconta

25 settembre 1919 – Nasce l’Associazione Calcio Reggiana

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – La storia dell’Associazione Calcio Reggiana vede il proprio inizio il 25 settembre 1919 con la fusione del Reggio Foot – Ball & Cricket Club e l’Audace Reggio.

Il mese successivo, precisamente il 19 ottobre, si gioca la prima partita ufficiale sul terreno del Mirabello: un’amichevole con la Spal Ferrara che termina con il risultato di 3 a 3.

Il primo campionato dei granata è subito vittorioso e vede la promozione della squadra in Prima Divisione Emiliana, la Serie B dell’epoca,

Nella stagione 1921/22 viene acquistato dalla dirigenza granata un oriundo argentino: Felice Romano, unico granata a vestire la casacca della Nazionale maggiore mentre indossa la maglia granata. La stagione non fu delle migliori ma si concluse comunque con la salvezza.

Quella della fondazione fu un’annata trionfale che si ripeterà dopo altri quattro anni e, dopo cinque anni dalla fondazione, il club si ritroverà quindi in Divisione Nazionale, ossia l’attuale serie A. Ci resterà un anno, il successivo grazie ad un insperato ottavo posto, per poi vivere gli anni successivi fino al 1930, con un continuo su e giù tra serie A e Serie B, fino al baratro della serie C in cui resterà fino al campionato 1941/1942.

La guerra trasforma anche i campionati e la Reggiana gioca in una serie C diventata oramai un torneo regionale. Così, negli anni 1942/43, le avversarie si chiamano Budrio, Trancerie Mossina (Guastalla), Panigale. La Reggiana disputa un buon campionato e chiude al secondo posto in classifica rimanendo imbattuta per tutta la stagione tra le mura amiche del Mirabello.

L’anno successivo, causa guerra, i tornei non vengono disputati e si gioca solo la Coppa Emilia; la Reggiana guidata da Regolo Ferretti conclude il torneo al secondo posto, rinunciando poi a giocare il girone finale.

Fino agli anni 50, il club reggiano, non otterrà risultati prestigiosi, passando la maggior parte del tempo in Serie B.

Nel 1952/53, la nuova dirigenza punta subito in alto e costruisce una squadra con l’obiettivo chiaro di risalire subito nella serie cadetta. La squadra viene affidata all’ex romanista Guido Masetti che tradisce le attese e invece di lottare per i primi posti si trova invischiata nella lotta retrocessione. Quando nel derby, batte per 2-1 il Parma al Tardini, sembra quasi risorgere anche se la gioia per questa vittoria viene però duramente soffocata dalla notizia bomba che scoppia dopo pochi giorni. La Reggiana, e precisamente un suo dirigente, vengono accusati di tentata combine dai dirigenti Parmensi. La C.A.F. riconosce la Reggiana colpevole e la condanna a 20 punti di penalizzazione e squalifica a vita per Degola. La Reggiana, che chiude così all’ultimo posto in classifica, retrocede in IV serie: una vicenda che segna la pagina più nera della storia granata.

Nel 1953/54 si ritrova quindi nel campionato dilettantistico di quarta divisione e si vede costretta a rifondare la società e ad applicare drastici cambiamenti.

Nel campionato 1954/1955, con il mister Luigi Del Grosso, inizierà il primo cambiamento. Per otto anni consecutivi infatti, Del Grosso siederà sulla panchina tecnica e porterà il club dalla quarta divisione alla permanenza stabile in serie B. Da quel periodo, salvo brevi periodi in C, la “Regia”, come la chiamano i tifosi, resterà una presenza costante in B fino alla stagione 1975/76, quando retrocederà in C e non vedrà più il campionato cadetto fino agli anni ’80.

Arrivano poi gli anni del presidente Vandelli, quelli che iniziano con una partecipazione in B, fino alla retrocessione in C1 che diventerà categoria stabile del club per alcuni anni.

Nella stagione 1988/1989 finalmente la Reggiana torno nella serie cadetta, dove resterà per tre anni. Ma la partita che rimarrà nella storia, è quella del 16 maggio 1993, quella nella quale più di 4.000 tifosi riempiranno il settore ospiti durante la trasferta a Cesena. Grazie al risultato di 1-1 con reti di Sacchetti e Hübner, i granata conquisteranno la promozione in serie A con quattro giornate di anticipo.

La stagione successiva si realizza una inaspettata salvezza nella massima serie grazie ad una vittoria contro il Milan a San Siro con rete di Esposito e strepitose parate del portiere Taffarel.

La stagione successiva vede la retrocessione in B e l’ingaggio di un allenatore ancora giovane e alle prime armi, un certo Carlo Ancelotti, il quale porterà di nuovo la squadra in serie A dopo un solo anno in B, anche se poi verrà sostituito da Mircea Lucescu e con il quale la squadra non raggiungerà più la salvezza.

In quegli anni cambia anche lo stadio, dal Mirabello, le partite casalinghe si sposteranno al Giglio, quello che oggi si chiama “Mapei Stadium – Città del Tricolore”.

Per la Reggiana inizia l’incubo dei tempi moderni che vedrà i propri giocatori retrocedere dalla Serie A fino alla C2, la quale verrà occupata sino alla stagione 2007/2008, grazie alla promozione in Prima Divisione (ex Serie C1). Sfumerà ancora la serie B, ma la Reggiana non smette di sognare la massima serie e porta ancora nel cuore e nella testa le ambizioni di un club che ha fatto la storia del calcio in Italia.

Romana e romanista di nascita, trasferita in Friuli Venezia Giulia per sbaglio. Una laurea in scienze della comunicazione, un lavoro come responsabile marketing e un figlio portiere mi riempiono la vita. La mia grande passione è il calcio, la sua storia e tutto quello che ne fa parte.

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6 giugno 2000 – In tredicimila alla presentazione del “Re Leone” alla Roma

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Nell’annata del secondo scudetto biancoceleste la Roma aveva chiuso il campionato al sesto posto: un piazzamento che con innesti mirati poteva trasformarsi in qualcosa di molto più grande. Nel 2000 arrivarono a Trigoria rinforzi come Samuel ed Emerson e per scucire il titolo ai cugini della Lazio Franco Sensi decise di spendere 70 miliardi per il bomber più prolifico della storia viola: Gabriel Omar Batistuta, che nelle nove stagioni (una in Serie B in riva all’Arno non era riuscito a tramutare in realtà il sogno tricolore. Il 6 giugno di vent’anni fa allo stadio Olimpico l’argentino veniva presentato al popolo romanista… tredicimila presenze sotto la canicola delle ore 13. “Benvenuto Omar, Roma è con te” recita uno striscione in quella che è appena diventata la sua curva. Qualche giorno più tardi il Corriere dello Sport gli dedicò una videocassetta, un antipasto di reti (soprattutto) gigliate prima del dessert giallorosso. Furono venti le realizzazioni di ‘Batigol’ nel campionato successivo all’Europeo in Belgio e Olanda: nell’annata del terzo scudetto della storia romanista. L’obiettivo di Sensi si realizzava. Un sogno che il 6 giugno 2000 veniva concepito dal ‘Re Leone’ e dalla Lupa.

foto asromaultras.org

 

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La bellezza dell’imprevedibilità (la promozione del Catania quel 5 Giugno del 1960)

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(GLIEROIDELCALCIO.COM di Andrea Gioia)

L’imprevedibilità è certamente un fattore fondamentale quando si parla di calcio.

I risultati spesso vengono sovvertiti, così come anche i pronostici.

E può succedere che una sconfitta all’ultima giornata di campionato possa portare ad una gioia incontenibile.

Quella gioia che provarono i giocatori del Catania in un caldo pomeriggio di Giugno del 1960.

Quella siciliana era una squadra ambiziosa, costruita minuziosamente da un allenatore che prediligeva un gioco “scarno ed efficace”.

Il suo nome era Carmelo Di Bella, da tutti conosciuto come l’Herrera del Sud.

Il presidente Marcoccio volle riconfermarlo dopo una salvezza ottenuta nella Serie B del 1958/59 con l’intenzione, non troppo nascosta, di poter arrivare a combattere per i primi posti che conducevano alla massima serie.

Di Bella era un tecnico scaltro, tenace, che prediligeva soprattutto una grande preparazione fisica, lasciando un pò da parte i dettagli tecnici e tattici. E di questo le sue squadre ne soffrivano soprattutto nel girone di ritorno.

Quella stagione 1959/60 il Catania la iniziò col botto.

Una serie di risultati utili consecutivi, con l’apice del poker servito al Verona e un girone d’andata concluso al secondo posto.

Ma il previsto calo fisico condizionò quasi irrimediabilmente quella rincorsa alla promozione, favorendo il ritorno del Lecco e della Triestina.

Si stava per arrivare ad un finale tiratissimo, con un Catania deciso a non mollare ed in grado di inanellare tre vittorie e un pareggio nelle ultime quattro giornate che conducevano all’epilogo del 5 Giugno.

Proprio quel giorno, il destino dei rossoblu sarebbe cambiato per sempre.

E’ il Brescia ad ospitare i siciliani in una partita stranissima. 

Un secondo tempo da sogno, con le rondinelle in grado di realizzare quattro gol in meno di venticinque minuti.

Il Catania è a terra.

Perde 4-2.

Si prospetta l’incubo del 1957. In quella stagione, gli isolani erano riusciti a mancare la Serie A per via di una scellerata ultima partita contro il Modena, già salvo e capace di vincere in inferiorità numerica.

Ma, come tutti sanno, gli dei del calcio spesso restituiscono ciò che hanno tolto.

Accadde così che iniziarono ad arrivare voci da Parma che parlavano di un pareggio interno dei ducali contro la Triestina.

Era tutto vero.

La Triestina, non vincendo, si era fermata ad un punto dal terzo posto.

Il Catania era finalmente in Serie A dopo sei lunghi anni.

L’imprevedibilità aveva consegnato agli almanacchi una data da ricordare nel tempo e alla Gazzetta dello Sport l’opportunità di pubblicare un eloquente titolo: “Si è sfiorato il dramma!”.

Senza quel 5 Giugno del 1960, quella matricola tenace non avrebbe “asfaltato” un anno dopo l’Inter di Herrera, dando vita alla leggenda del “Clamoroso al Cibali”.

 

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4 giugno 1995 – Delvecchio regala all’Inter l’accesso in Europa e Ruben Sosa saluta l’Italia

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Scrivi Marco Delvecchio e pensi ai suoi titoli in maglia giallorossa. Ma quel romano nato a Milano (sua definizione) ha scritto anche una pagina da batticuore nella storia nerazzurra.

Domenica 4 giugno 1995, ultima giornata di campionato: Inter, Napoli e Sampdoria si giocavano la qualificazione in Coppa Uefa (anche se erano ridotte al lumicino le speranze dei blucerchiati), mentre Padova e Genoa la permanenza nella massima serie. Nel Meazza nerazzurro i veneti chiusero la prima frazione in vantaggio grazie a Maniero e l’Eurozona sembrava sorridere ai partenopei, i quali a Fuorigrotta superavano di misura il Parma. A San Siro la Beneamata aveva pareggiato con Pierluigi Orlandini, ma non bastava al Biscione per ottenere il sesto posto. “Partita finisce quando arbitro fischia”, diceva Boskov. E l’allora direttore tecnico del Napoli sapeva benissimo che bisognava aspettare il triplice fischio, perché al novantesimo il nerazzurro Delvecchio beffava il Padova, costringendolo allo spareggio salvezza con il Grifone e relegando il ‘Ciuccio’ fuori dall’Europa. E facendo sperare il Genoa, in quella domenica che nella storia rossoblù verrà ricordata come l’uscita dagli spogliatoi di Gianluca Signori e la sua corsa sotto la Gradinata Nord, in un mix di sorrisi e lacrime.

Questo è anche il giorno dell’ultima gara in maglia nerazzurra e nel calcio italiano di Ruben Sosa. Acquistato dalla Lazio nel 1988, l’uruguaiano mostrò da subito le sue qualità: velocissimo, funambolico, abile a muoversi nello stretto e quel mancino, quel piede, quella potenza. Nelle quattro annate in maglia biancoceleste ha collezionato 124 presenze e 40 reti in campionato e 16 gettoni con 7 realizzazioni in Coppa Italia. Nel 1992 si trasferì all’Inter e nella prima stagione alla Pinetina mise a segno 22 gol tra campionato e massima serie. Nella stagione antecedente il Mondiale statunitense le reti dell’uruguagio furono decisive per evitare la retrocessione della Beneamata, nell’annata della seconda Coppa Uefa della storia nerazzurra. Sono state otto le reti di Ruben Sosa nell’ultimo campionato italiano: il 4 giugno 1995 da un suo calcio d’angolo arrivava il guizzo di Marco Delvecchio, decisivo per l’accesso dell’Inter all’Eurozona.

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