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Il Calcio Racconta

Il Lanerossi Vicenza e il torneo anglo italiano 1970 e 1972 nei ricordi di Roberto De Petri

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Anna Belloni) – Ci sono delle partite magiche e irripetibili che restano impresse per sempre nei ricordi dei tifosi. E‘ stato esaltante assistere al fantastico campionato del Real Vicenza del secondo posto in serie A e nessuno di noi ha certamente dimenticato la notte del 29 maggio 1997, quando Capitan Lopez alzò la Coppa Italia al cielo, o l’anno dopo l’urlo di gioia collettivo al gran goal del principe Zauli nella porta di Sua Maestà il Chelsea.

A fronte di tanta gioia, qualcuno dei tifosi più “grandi” (vietato usare la parola “vecchi!”) ricorderà la partita della vergogna per antonomasia.

Per parlare di questo incontro e di molto altro mi sono permessa di disturbare uno dei giocatori che sono scesi in campo in entrambe le edizioni della Coppa Anglo-Italiana. Roberto De Petri, un grande difensore, che una volta sarebbe stato definito un arcigno terzino sinistro. Mi fa un certo effetto poter parlare oggi con lui, seduta in un tavolino di un bar del centro, come due vecchi amici. Sono passati cinquant’anni anni da quando lui era in campo e io in curva sud. Ho sempre provato una certa soggezione per quello spilungone biondo (era il più alto della squadra) ma sapete, quelli erano altri tempi. Non come adesso che i giocatori sono persone normali. Io provavo un vero timore reverenziale quando li incontravo per strada, non mi sarei mai sognata di fermare Carantini, Bardin, Sormani o Vitali, tanto per capirci. Li avevo elevati tutti alla categoria di semidei viventi solo per il fatto di indossare la sacra maglia del Lanerossi Vicenza ….

Roberto De Petri

Questa chiacchierata è stata un po’ come entrare nella stanza dei segreti, poter sbirciare le cose da dentro. Un privilegio che mi ha regalato un’emozione indescrivibile.

Roberto De Petri mi racconta la sua storia, ragazzo friulano cresciuto nel vivaio del Lanerossi, ma con una serie di strane coincidenze che lo legano alla squadra del Cagliari. Debutta in prima squadra nel 1967, guarda caso nella gara Lanerossi vs Cagliari terminata 0 a 2 con doppietta di Gigi Riva. Indimenticabile il suo gol partita segnato il 19 ottobre 1969 al Menti contro la Juve, un missile terra/aria da 30 metri, cui nulla può opporre il portiere bianconero Tancredi e che regala un’importantissima vittoria ai biancorossi. Nel gennaio del 1970, nella partita casalinga sempre contro il Cagliari, entra nella storia del calcio, opponendosi vanamente alla “rovesciata del secolo” di Gigi Riva, con il pubblico del Menti che tributa al campione rossoblù un’indimenticabile standing ovation. Chissà se Pedro si sarà mai chiesto … ma perché proprio a me? In fondo aveva ben marcato i più forti attaccanti dei meravigliosi anni settanta, e sapete chi è stato quello che lo ha fatto tribolare di più? Beppe Savoldi. Da giovane aveva praticato il basket e De Petri ben ricorda che nel gioco aereo Savoldi saltava sempre più alto di tutti, restando per qualche attimo in sospensione mentre gli altri già scendevano. Assolutamente immarcabile. Comunque, al termine della stagione 1970/1971 troviamo ancora lo zampino del Cagliari fresco di scudetto, che lo acquista per rinforzare la difesa anche in vista della partecipazione alla Coppa dei Campioni. Purtroppo una serie di infortuni gli impediscono di giocare una stagione regolare e nel campionato 1971/1972 torna a indossare la maglia biancorossa.

Correva appunto l’anno 1972 e il Lanerossi Vicenza, al termine del solito campionato sofferto con una salvezza agguantata – ormai questa era la nostra specialità – proprio sul filo di lana, partecipò al Torneo Anglo-Italiano. Ma che cos’era e da dove veniva il Torneo Anglo-Italiano?

a nascita di questa competizione ha degli interessanti risvolti storici e ha inizio dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia nella famosa “Operazione Husky”. Gli Americani erano scesi a terra a Gela e Licata, gli inglesi a Pachino e, avanzando verso nord, avevano raggiunto la Calabria. Luigi Peronace era un ventenne molto intraprendente di Soverato, che si divertiva ad organizzare incontri calcistici tra militari inglesi e club calabresi. Nell’anno 1944/1945 Gigi giocava come portiere nella Reggina, squadra che partecipava al campionato di prima divisione. Per i militari britannici queste partite rappresentavano un diversivo alla disciplina militare e un tentativo di rendere più sopportabile la lontananza da casa, quell’Inghilterra patria indiscussa del football. E furono partite vere, combattute fino all’ultima goccia di sudore. Poche sono le notizie che ci sono arrivate di questi incontri e del più importante in particolare, una clamorosa vittoria italiana per 6 a 0, di cui si conosce solo il risultato. Per l’esercito inglese fu un oltraggio pesantissimo: il Sergente di Fanteria Tom Harrison volle subito riscattare l’onta subita e organizzò insieme al Comandante di Marina (nonché giocatore del Bolton) Ray Westwood, la rivincita, fissata per il 10 settembre 1944. Nonostante gli sforzi, la squadra inglese non riuscì ad andare oltre lo 0-0, risultato ottenuto anche grazie ad alcune strepitose parate di Gigi Peronace. Sono questi gli inizi di una lunga carriera professionale, totalmente dedicata al calcio: Peronace divenne un vero e proprio talent scout, antesignano del mestiere di procuratore, che a quei tempi in Italia non esisteva ancora e si trasferì in Inghilterra.

Si dice che il grande scrittore italoamericano Mario Puzo – mentre scriveva il suo celeberrimo romanzo “il Padrino” – abbia tratto ispirazione proprio dalla figura di Gigi Peronace per uno dei suoi personaggi principali. Indovinate quale ……

Peronace era famoso per la sua ostentata eleganza …. indossava abiti di Cerruti, camicie su misura e scarpe di Gucci così lucide che ti ci potevi addirittura specchiare. Personaggio istrionico, parlava sempre a voce alta, con un sigaro grosso come la gamba di una sedia che gli penzolava dalle labbra.

’idea della Coppa Anglo-Italiana venne a Peronace nel 1969. Quell’anno lo Swindon Town, piccolo club del Wiltshire, vinse contro tutti i pronostici, in una memorabile finale contro l’Arsenal, la Coppa di Lega Inglese. Un vero miracolo, se si pensa che i Railwaymen (soprannominati così per la presenza in città delle grandi Officine Ferroviarie della Great Western Railway) giocavano addirittura nella terza divisione inglese. Con la vittoria della Coppa la squadra avrebbe dovuto automaticamente partecipare alla Coppa delle Fiere (oggi Coppa Uefa), ma il regolamento lo permetteva solamente alle squadre delle massime serie europee. Lo Swindon Town restò così ingiustamente escluso, senza alcuna possibilità di rappresentare la sua nazione in Europa e di dimostrare davanti a una platea internazionale di aver degnamente battuto il colosso Arsenal. Ed è in questo momento che Peronace venne folgorato da un’idea grandiosa: il club avrebbe potuto giocare in una competizione di valore europeo, creata per l’occasione. Il trofeo vedeva opposte sei squadre italiane a sei squadre inglesi, con partite da disputarsi in incontri di andata e ritorno, nei rispettivi stadi.

Alla prima edizione 1969/1970 partecipano club di grosso calibro. Per l’Inghilterra

Sheffield Wed., Swindon Town, Middlesbrough, West Bromwich Albion, Sunderland, Wolverhampton … mentre per l’Italia Napoli, Juventus, Fiorentina, Roma, Lazio e il nostro Lanerossi Vicenza. Il torneo é romanticamente vinto dalla Cenerentola della competizione …. lo Swindon Town.

Sabato 2 maggio 1970, ore 15,00

Il Lanerossi Vicenza fa il suo esordio allo stadio “The Hawthorns” contro il West Bromwich Albion. Il Vicenza si presenta in campo con la tradizionale maglia a strisce verticali biancorosse e pantaloncini bianchi (seconda maglia a disposizione “all white”)

Ecco le formazioni delle squadre:

West Bromwich Albion: John Osborne, Lyndon Hughes, Graham Williams, Doug Fraser, John Talbut, Alan Merrick, Tony Brown, Asa Hartford, Colin Suggett, Len Cantello, Bobby Hope

Allenatore: mister Alan Ashman

Lanerossi Vicenza: Pietro Pianta, Gianfranco Volpato, Roberto De Petri, Giorgio Biasiolo, Sergio Carantini, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nevio Scala, Alessandro Vitali, Sidney Cunha, Carlo Facchin

Allenatore: signor Ettore Puricelli

Spettatori: 18.000

Arbitro: signor Renzo Torelli di Milano

Zero a zero è il giusto risultato per una partita decisamente brutta e noiosa. I 18.000 spettatori presenti allo stadio “The Hawthorns” non mancano di dimostrare il loro disappunto per un gioco spesso lento e lezioso. Le due squadre si equivalgono in campo, più intraprendente in attacco la squadra inglese mentre quella italiana dimostra di sapersi ben difendere. In particolare verso la fine del primo tempo si annotano due buone occasioni per l’Albion: la prima, su un passaggio di Sugget, Hope scocca un tiro da buona posizione ma il pallone finisce a fior di palo. La seconda vede un’azione personale di Sugget deviata efficacemente in angolo dal difensore Calosi. Nella ripresa il Vicenza si arrocca ancor di più in difesa, riuscendo ad uscire dalla propria area e arrivare in quella avversaria in sole due occasioni con due innocue azioni di contropiede di De Petri e Scala. Il triplice fischio dell’arbitro Torelli si confonde con il brusio di disappunto del pubblico, costretto ad assistere a novanta minuti uggiosi e senza emozioni.

Martedì 5 maggio 1970, ore 19,30

Nel corso della tournée inglese del Vicenza c’è lo spazio anche per un incontro amichevole giocato al Saltergate Stadium di Chesterfield, che termina con il risultato di 3 a 1. Il Vicenza si presenta in campo con la tradizionale casacca biancorossa e calzoncini bianchi.

Formazioni delle squadre:

Chesterfield F.C.: Alan Stevenson, Albert Holmes, Roy Hickton, Tom Fenoughty, Charlie Bell, Albert Phelan, David Pugh, Ernie Moss, Kevin Randall, John Archer, Tony Moore

Allenatore: mister Jimmy McGuigan

Lanerossi Vicenza A.C.: Adriano Bardin, Sergio Carantini, Marino Rossetti, Andrea Cisco, Franco Volpato, Roberto De Petri, Carlo Meroni, Giuseppe Damiani (dal 56mo Cinesinho), Roberto Derlin, Alessandro Vitali, Carlo Facchin

Allenatore: signor Ettore Puricelli

Arbitro: mister Rob Darlington

Spettatori: 7.749

Un Vicenza oltremodo svogliato affronta questa amichevole contro una formazione che ha appena vinto il campionato di quarta categoria e che quindi si può paragonare a una squadra della nostra serie C. Il Chesterfield mostra comunque una buona organizzazione di gioco e la capacità di arrivare spesso in area avversaria con tiri insidiosi.

Dopo un primo tempo a reti inviolate, grazie soprattutto a una difesa vicentina barricata in difesa, si registrano due grandi parate di Bardin: la prima su un tiro ravvicinato di Randall, la seconda su una staffilata di Phelan da fuori area. Nella seconda frazione di gioco registriamo al 5° minuto una bella azione dell’ala destra Pugh deviato da Carantini sulla traversa. E proprio mentre il Vicenza si chiude a riccio in difesa arriva il gol biancorosso in contropiede con l’esperto Vitali. Il Chesterfield risponde con un terribile uno/due: nel giro di quattro minuti segna prima con un calcio d’angolo battuto da Archer e concluso in rete dalla testa dello stopper Bell, poi al 20mo con un contropiede di Randall che, precedendo il compagno Pugh, insacca alle spalle del portiere Bardin con un bel diagonale da destra. A quattro minuti dalla fine un lancio di Archer per Randall trova il compagno in sospetta posizione di fuorigioco, ma l’arbitro, nonostante le proteste vicentine, convalida la rete ed è il 3 a 1 finale.

Venerdì 8 maggio 1970, ore 19,30

La seconda partita del Vicenza al Torneo Anglo-Italiano si disputa all’“Ayresome Park” di Middlesbrough e termina con una sconfitta per 2 a 0. Il Vicenza si presenta in campo in completo bianco, con la R rossa sulla maglia. Le formazioni delle squadre:

Middlesbrough F.C.: Willie Whigham, Alec Smith, Gordon Jones, George Smith, Bill Gates, Frank Spraggon, Derrik Downing, Eric McMordie, Hugh McIlmoyle, John Hickton, Joe Laidlaw

Allenatore: mister Stan Anderson

Lanerossi Vicenza A.C.: Pietro Pianta, Gianfranco Volpato, Roberto De Peri, Giorgio Biasiolo, Sergio Carantini, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nevio Scala, Alessandro Vitali, Sidney Cunha, Carlo Facchin

Allenatore: signor Ettore Puricelli

Arbitro: signor Mario Bernardis di Roma

Spettatori: 6.658

Prestazione deludente di un Vicenza poco concentrato, che si presenta in campo con una difesa super rafforzata, a fare da argine ai prevedibili attacchi inglesi, ma con un centrocampo che fa acqua da tutte le parti. Al 14.mo gol di Mc Mordie (amico d’infanzia di George Best e tre volte nazionale irlandese) annullato dall’arbitro per una carica sul portiere Pianta. I difensori biancorossi reggono per un tempo, graziati anche da una buona dose di fortuna, fino alla prodezza individuale dell’idolo locale Joe Laidlaw, che al 43mo, su cross dalla sinistra del capitano Jones, si tuffa di testa in area e segna uno splendido gol. Nel secondo tempo al 24mo su cross di Smith, il portiere Pianta esce per anticipare l’attaccante avversario: il pallonetto di testa di Hickton colpisce la base del palo. Passa un minuto e Spraggon viene atterrato in area da Cisco: inevitabile calcio di rigore che Hickton (una vera istituzione degli “Smoggies” con 415 presenze e 159 gol) conclude in rete. Nel finale, al 40mo, Downing scocca un gran tiro da quasi 40 metri che va a sbattere contro l’incrocio dei pali. Con questa azione termina la partita e il Vicenza deve ringraziare la Madonna di Monte Berico se l’incontro non finisce con un punteggio degno del torneo di Wimbledon ….

Sabato 16 maggio 1970, ore 21,00  

Negli incontri di ritorno in Italia la prima sfida é quella al Menti contro il West Bromwich Albion, gara che verrà sospesa sull’1 a 1.

Queste le formazioni delle squadre:

Lanerossi Vicenza: Adriano Bardin, Roberto De Petri, Marino Rossetti, Giorgio Biasiolo, Sergio Carantini, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nevio Scala, Sandro Vitali, Cinesinho dal 46mo Ciccolo), Roberto Derlin (dal 68mo Cisco)

Allenatore: signor Ettore Puricelli

West Bromwich Albion: John Osborne, Lyndon Hughes, Doug Fraser, Graham Lovett, John Talbut, Alan Merrick, Tony Brown, Asa Hartford, Colin Suggett (dal 55mo Martin), Len Cantello, Bobby Hope (dal 46mo Glover)

Allenatore: mister Alan Ashman

Arbitro: mister Kevin Howley

Spettatori: 3.000

Anche questa partita verrà sicuramente ricordata negli annali per le intemperanze scatenatesi in campo tra i giocatori, che costringono l’arbitro Howley a chiudere anzitempo l’incontro.

Partita ben condotta dal Vicenza: al 14mo, su azione impostata da De Petri e proseguita da Vitali, pasticcio in area tra Hughes e il suo portiere Osborne. Derlin, con il solito opportunismo, non deve far altro che appoggiare la palla in rete per il gol dell’ 1 a 0.  Predominio territoriale del Vicenza, con ripetute azioni di attacco verso la porta inglese. Nel secondo tempo i biancorossi continuano ad attaccare e a dominare la partita. Gli inglesi, dopo lo shock del gol, iniziano a innervosirsi. Al 63mo un pallone arriva in area vicentina, si forma una mischia furibonda con un’evidente carica al portiere Bardin, che viene spinto in rete perdendo così il possesso del pallone. Glover che si trova a pochi passi recupera la sfera e la appoggia in rete. Vibrate proteste vicentine, ma l’arbitro irremovibile convalida il gol. La partita si trasforma nel finale in una vera rissa: al 75mo, il centrocampista Hartford affronta con estrema violenza De Petri, colpendolo con un terribile calcio all’inguine: scoppia il pandemonio. Il difensore vicentino, solitamente estremamente corretto e pacifico, reagìsce con un pugno alla nuca e stende l’avversario. Accorrono gli altri giocatori e la partita diventa un incontro di boxe. Nel parapiglia generale tutti i giocatori biancorossi scappano negli spogliatoi, preceduti dall’arbitro inglese Howley, che si rifugia per primo nel suo camerino. Incomprensibilmente si spengono i riflettori e De Petri resta solo in mezzo al campo ad affrontare la rabbia dei compagni di squadra di Hartford. Alla fine della zuffa l’unico rimasto in piedi come un gladiatore nell’arena é proprio il nostro “Pedro”. Sentiamo la sua testimonianza “L’arbitro ha evidentemente rovinato la partita, diciamo che non era nelle condizioni ideali per dirigere un incontro di calcio. In effetti la regola del torneo anglo-italiano che prevedeva che in Italia arbitrassero arbitri inglesi mentre in Inghilterra i colleghi italiani non era stata una grande idea. Qui a Vicenza tutti volevano fare i fenomeni, abbiamo subito spesso un gioco violento senza che venisse mai sanzionato con un cartellino giallo o rosso. Comunque quella sera, nel momento degli incidenti in campo, quando ero pericolosamente circondato dai giocatori inglesi, nessuno dei miei compagni è accorso a difendermi. Sono scappati tutti. Ho provato la sgradevole sensazione di non aver nessun amico in squadra. Mi sono sentito un estraneo. Ho portato per tre mesi le ferite dei tacchetti sull’inguine e un enorme ematoma sulla gamba, ancora oggi ne conservo i segni. Per fortuna non ho subito conseguenze disciplinari perché l’arbitro non riportò nulla nel referto arbitrale, un po’ per il buio e un po’ per la sua fuga precipitosa negli spogliatoi. Ero già stato ceduto al Cagliari fresco di scudetto e avrei certamente potuto saltare le prime giornate di campionato e di Coppa dei Campioni …”     

Comunque a seguito di queste intemperanze viene assegnata la gara persa a entrambe le squadre e sanzionata anche una multa di 300.000 lire al Lanerossi Vicenza.

La stampa inglese invece la racconta diversamente, ingigantendo gli incidenti: “Una folla di 12.000 spettatori ha assistito, nel pittoresco Stadio Comunale Romeo Menti, alla gara di ritorno contro il robusto Lanerossi e con un quarto d’ora ancora da giocare la situazione è andata completamente fuori controllo. L’arbitro inglese Kevin Howley ha deciso di abbandonare il match con il risultato fermo sul pareggio per 1 a 1. Quando al 75.mo Asa Hartford ha contrastato duramente il capitano Roberto De Petri si è scatenato l’inferno e i giocatori hanno iniziato a picchiarsi. Gli spettatori hanno tentato di scendere dagli spalti per unirsi a loro e si sono create zuffe sia sulle gradinate che sul terreno di gioco. I “Baggies” avrebbero meritato di vincere per il loro maggior impegno ed entusiasmo. Il gol del pareggio, che annullò il vantaggio della rete di Nico Derlin per il Lanerossi, è stato segnato da Allan Glover proprio prima che le cose in campo prendessero una brutta piega. Non è stata programmata nessuna ripetizione del match e di conseguenza entrambe le squadre sono state squalificate e depennate dal girone finale”.

Sabato 23 maggio 1970

Nel secondo incontro al Menti il Vicenza se la vede con il Middlesborough, dando vita a un incontro molto vivace che termina 2 a 2.

Le formazioni delle squadre:

Lanerossi Vicenza A.C.: Adriano Bardin, Marino Rossetti, Franco Volpato, Giorgio Biasiolo, Sergio Carantini (dal 46mo Zanetti), Mario Calosi, Giuseppe Damiani (dal 46mo Ciccolo), Roberto Derlin, Sandro Vitali, Cinesinho, Carlo Facchin

Allenatore: signor Ettore Puricelli

Middlesbrought F.C.: Willie Whigham, Alec Smith (dal 46mo Hoody), Gordon Jones, George Smith, Bill Gates, Frank Spraggon, Derrik Downing, Eric McMordie, John Hictkon, Joe Laidlaw, David Mills

Allenatore: mister Stan Anderson

Arbitro: mister Keith Walker

Spettatori. 2.000

La partita inizia con un bel primo tempo, ravvivata da continui capovolgimenti di fronte. Il Vicenza si dimostra squadra gagliarda con le sue punte Vitali, Damiani e Facchin in bella evidenza. Al 22mo il Vicenza arriva al gol in maniera un po’ fortunosa: discesa di Facchin, che riceve il pallone da Vitali, entra in area, colpisce verso la porta ma il pallone si ferma sulla gamba di un difensore e gli ritorna fra i piedi: questa volta il suo tiro si insacca in rete. Al 40mo gol del pareggio inglese: discesa di Gates, doppio scambio, la difesa vicentina è un po’ sorpresa e Gates può insaccare facilmente. Nella ripresa segnano ancora gli inglesi con Mc Mordie al 75mo con un bellissimo tiro all’incrocio dei pali, infine Sandro Vitali pareggia a tempo ormai scaduto, con un’azione personale in contropiede.

Nel 1971 il Lanerossi Vicenza non partecipa alla Coppa Anglo-Italiana perché impegnato per quasi un mese in un Torneo amichevole internazionale in Canada e Stati Uniti, ma si presenta nuovamente all’edizione del 1972. Gli toccano subito in sorteggio Birmingham e Blackpool, due forti e blasonate squadre di seconda divisione inglese.

Giovedì 1 giugno 1972

Il Vicenza affronta per primo il Birmingham al Menti, partita che si conclude per 0 a 0.

Queste le formazioni delle squadre:

Lanerossi Vicenza A.C.: Roberto Anzolin, Franco Volpato, Roberto De Petri, Domenico Fontana, Attilio Berti, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nicola Ciccolo, Claudio Turchetto (al 32mo Vendrame), Renato Faloppa, Sergio Bagatti

Allenatore: signor Berto Menti

Birmingham City F.C.: Paul Cooper, Malcolm Page, Tony Want, George Smith, Roger Hynd, Stan Harland, Alan Campbell, Bobby Hope, Dave Lachford, Bob Hatton, Gordon Taylor

Allenatore: mister Freddy Goodwin

Arbitro: mister David W. Smith

Spettatori: circa un migliaio

Un Vicenza rimaneggiato (l’allenatore manda in tribuna Maraschi, Cinesinho e Carantini) e infarcito di giovani affronta l’agguerrita formazione del Birmingham. Un primo tempo che ha messo in luce un’ottima prestazione vicentina. C’è molta curiosità per l’applicazione del fuorigioco solamente in zona di rigore, ma almeno nei primi quarantacinque minuti questa regola non ha pratica applicazione. Al 7mo minuto è Turchetto che in area, da solo su lancio lungo, sbaglia una clamorosa palla gol e il pubblico lo becca. Turchetto si rifarà in seguito con una serie di serpentine e di azioni brillanti sotto la porta avversaria. Anche gli inglesi Lachford e Taylor si fanno vivi spesso in area vicentina. Si vedono i primi contropiede con Damiani e Bagatti che giocano a ridosso di Turchetto. La pioggia insistente disturba il gioco. Al 31mo Turchetto, in uno scontro con un giocatore avversario, riceve un colpo su una gamba e viene sostituito da Vendrame: Bagatti passa così a fare il centravanti. Il pubblico è galvanizzato dalle ripetute azioni offensive del Vicenza con Damiani e Faloppa e dal gioco brillante esso in mostra dalla squadra biancorossa e applaude convinto. Nel secondo tempo nessun cambio per entrambe le formazioni. Il Vicenza ha buone occasioni con Bagatti, Damiani e Faloppa che sprecano malamente alcune buone occasioni. Il pubblico si è comunque goduto lo spettacolo del “giocoliere” Vendrame. La partita, dopo alcuni capovolgimenti di fronte termina con un pareggio a reti bianche che ha divertito lo scarso pubblico presente al Menti: la pioggia ha evidentemente scoraggiato una più cospicua partecipazione dei tifosi.

Lunedì 5 giugno 1972

Il Vicenza ospita al Menti il Blackpool F.C. e incassa una brutta sconfitta casalinga con reti di Burns al 37mo e di Suddick a inizio della ripresa al 53mo.

Queste le formazioni delle squadre:

Lanerossi Vicenza A.C.: Roberto Anzolin, Cesare Poli (dal 53mo Battiston), Roberto De Petri, Domenico Fontana, Attilio Berti, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nicola Ciccolo, Sergio Bagatti (dal 45mo Maraschi), Renato Faloppa, Ezio Vendrame

Allenatore: signor Umberto Menti

Blackpool F.C.: John Burridge, Terry Alcock, Bill Bentley, David Hatton, Glyn James, , Alan Suddick, Keith Dyson, Mick Hill (dal 67mo Ainscow), Peter Suddaby, Tom Hutchinson, Miky Burns

Allenatore: signor Bob Stokoe

Arbitro: mister Tony Morrissey

Il Vicenza parte forte e costringe gli inglesi a difendersi con un po’ di affanno. Sono di Damiani, Poli e Bagatti le incursioni più pericolose. Al 10mo si fanno però più minacciosi gli inglesi. Poli perde un pallone che viene recuperato da Dayton: il passaggio è per Burns che spara centralmente con Anzolin che neutralizza respingendo di pugno. Azioni alterne fino al 20mo. Il gioco è veloce e di conseguenza si assiste a rapidi capovolgimenti di fronte.  Al 33mo viene battuta una punizione a due contro il Vicenza: Suddick apre ad Hatton e tiro a fior di palo. Due minuti dopo Faloppa spara di poco sopra la traversa. Alcune annotazioni intanto sulla prestazione dei singoli in casa biancorossa. In difesa appaiono incerti De Petri, Calosi e Anzolin, davanti assai nervoso Damiani e non sempre preciso nei suggerimenti Vendrame. Al 37mo scendono gli inglesi sulla fascia destra: il cross è di Hutchinson per Burns, testa di quest’ultimo e pallone che sorprende Anzolin e si insacca in rete. Adesso gli inglesi premono con maggior convinzione e determinazione e arrivano per due volte a sfiorare i pali della porta difesa da Anzolin. La partita è interessante e piacevole. All’ottavo della ripresa discesa inglese con lancio di Hillper per Suddick, controllo di palla ottimo e niente da fare per Anzolin. È il 2 a 0. Il Vicenza fa entrare Maraschi e Battiston al posto di Bagatti e Poli. I padroni di casa rallentano la guardia sia in difesa che a centrocampo ed ora gli inglesi dilagano. Al 20mo gli ospiti colpiscono un palo con il terzino Bentley. Al 22mo il Blackpool sostituisce Hill con Ainscow. Maraschi al 23mo spreca malamente un’ottima occasione e raccoglie bordate di fischi. Domina il Blackpool e per il Vicenza non c’è nemmeno più la possibilità di sperare di dimezzare lo svantaggio. L’ultima occasione è per Maraschi al 43mo ma il tiro del centravanti colpisce il palo. Lo stesso attaccante viene poi ammonito dall’arbitro per comportamento antiregolamentare. In sostanza un risultato giusto.

Di quella partita ricordo benissimo le “effusioni” scambiate tra Ezio Vendrame e il suo marcatore. Il Vicenza nel secondo tempo attaccava sotto la curva sud e verso la fine dell’incontro, dopo aver subito ogni genere di intervento violento, Vendrame reagisce compiendo a sua volta una scorrettezza. L’arbitro giustamente sanziona l’estroso fantasista vicentino con una punizione a favore dell’avversario inglese. Vendrame, molto sportivamente, gli tende la mano per chiedere scusa, ma il britannico, forse irritato e indispettito per non essere mai riuscito a marcarlo se non con la violenza, rifiuta la riappacificazione.

Sentiamo cosa dichiara proprio Ezio Vendrame sull’episodio:

Faccio il mago Silvan, nascondo la palla. Un inglese me le dà per tutto il tempo. Provo una volta a entrar duro. Lui si rialza, gli do la mano, la rifiuta. Lo acchiappo, lo stringo e gli schiaffo la lingua in bocca. Dopo trent’anni mi chiedo come non mi abbia più cercato dopo quel bacio sulla bocca…”.

Una scena che da sola merita il prezzo del biglietto!

Per i biancorossi inizia subito dopo la trasferta nella terra d’Albione. A quei tempi i giocatori erano 14 o al massimo 15 per squadra, panchina compresa e anche nel Lanerossi a tirare la carretta per tutto il campionato erano stati sempre gli stessi. Vista l’importanza delle squadre iscritte si trattava quindi di una partecipazione per l’onore della bandiera, non certo per i compensi irrisori che il Presidente Farina aveva concesso ai giocatori.

La mancanza di motivazioni, la stanchezza e il desiderio di raggiungere le famiglie per le sospirate vacanze sono il viatico con cui la comitiva biancorossa parte per l’Inghilterra.

Mercoledì 7 giugno 1972

La prima partita in terra britannica contro il Birmingham si gioca allo stadio di Saint Andrew’s e si conclude con una onorevole sconfitta per 5 a 3. Le formazioni delle squadre:

Birmingham F.C.: Paul Cooper, Malcolm Page, Tony Want, Garry Pendrey, Roger Hynd, Stan Harland, Alan Campbell, Trevor Francis, Bob Latchford, Bob Hatton, Gordon Taylor

Allenatore: mister Freddy Godwin

Lanerossi Vicenza A.C.: Roberto Anzolin, Paolino Stanzial, Roberto De Petri (Volpato), Domenico Fontana, Attilio Berti (Battiston), Sergio Carantini, Giuseppe Damiani, Nicola Ciccolo, Mario Maraschi, Renato Faloppa, Claudio Turchetto

Allenatore: signor Umberto Menti

Arbitro: sig. Vito Porcelli di Lodi

Spettatori: 30.000

Festa grande per il Birmingham City e per poco il Vicenza non gliela rovina. Accorrono in trentamila per portare in trionfo gli atleti locali che giocano in casa per la prima volta dopo la promozione nella massima divisione, trentamila persone urlanti che a un certo punto ammutoliscono per i gol di Damiani, Maraschi e Turchetto. Il Birmingham passa in vantaggio al 15mo con una stupenda incornata del centravanti inglese Latchford, a compimento di un periodo terribile per il Vicenza, sempre aggredito e assediato nella propria area. Se Anzolin avesse buscato tre reti in questa prima frazione di gioco non ci sarebbe stato nulla di strano, tanto insistente era stato il bombardamento sotto la porta di Anzolin. E invece al 26mo i biancorossi arrivano inaspettatamente al gol. Punizione di Maraschi deviata in angolo da Cooper. Batte Ciccolo dalla bandierina, Damiani colpisce istintivamente di testa, il pallonetto supera il portiere inglese e s’infila imprendibile nell’angolino della rete. Dieci minuti dopo ancora un calcio d’angolo di Ciccolo propizia il vantaggio biancorosso. Sul cross fa sponda di testa Damiani e Maraschi da due passi insacca. Che rabbia per il Birmingham e per i suoi tifosi! Ma come, noi attacchiamo e loro fanno i gol? Proprio così, è una legge non scritta del calcio. Sorprendente il mondo in cui questo Vicenza riesce a sfruttare al massimo le rare azioni offensive portate verso la rete avversaria. Peccato che la squadra biancorossa non ce l’ha fatta a raggiungere l’intervallo in vantaggio, perché proprio allo scadere del tempo l’ottimo Taylor sorprendeva con un secco diagonale Anzolin.

Al rientro in campo dopo l’intervallo manca Carantini stirato, lo sostituisce Fontana scambiandosi con Volpato. Dopo tre minuti si infortuna anche Berti ed entra in campo il giovane Battiston. Il Vicenza però non cede, raddoppia l’impegno e trova la forza di passare nuovamente in vantaggio al 54mo con Turchetto, a conclusione di una bella manovra in profondità tra Maraschi e Damiani. La reazione del Birmingham é furiosa, attorno alla porta di Anzolin sibilano palloni in continuazione e la gente riprende a urlare. L’eccellente arbitro Porcelli, che é al suo esordio internazionale, annulla un gol di Latchford ma il centravanti va a bersaglio subito dopo con un gran tiro al volo e Hatton riporta in vantaggio la propria squadra al 66mo su azione di calcio d’angolo. Il Vicenza riprova a raddrizzare la situazione ma le energie cominciano a mancare, consumate dal ritmo della gara. Damiani porta giù qualche altro prezioso pallone ma non lo sfrutta adeguatamente. E così all’80mo gli inglesi segnano con Francis il gol del 5 a 3 finale. Poi l’apoteosi … con invasione di campo, abbracci, canti e i giocatori inglesi portati in trionfo. Termina così, con una grande festa, un incontro bello, combattuto e con un risultato finale da capogiro.

Il secondo incontro si svolge il 10 giugno 1972 al Bloomfield Road di Blackpool ed é l’incredibile sconfitta di cui parlavo all’inizio dell’articolo. Su questa partita sono nate leggende metropolitane che vanno da notti di bagordi nei locali inglesi a un banale virus intestinale che avrebbe colpito quasi tutti i giocatori.

In realtà la squadra vicentina é ospitata in un albergo in riva al romantico mare d’Irlanda, una location che sembrerebbe aulica e salutistica se non fosse che nelle vicinanze ci sia il Lemon Tree, un edificio che ospita al primo piano il bar e la discoteca, al secondo slot machines e sala giochi, al terzo locale di cabaret e striptease. E così un gruppetto di cinque giocatori biancorossi, di cui due completamente astemi, scendono dall’albergo alle otto della sera e fanno ritorno nelle rispettive camere alle otto della mattina dopo. La notte é tutto un “sali e scendi” tra i vari piani dello stabile. In una saletta privata vedono persino l’intera squadra del Blackpool che gozzoviglia tra donnine compiacenti e un numero inquantificabile di bottiglie vuote di alcoolici. Logico pensare che sicuramente alla partita del pomeriggio successivo, gli inglesi non si sarebbero nemmeno retti in piedi, ridotti com’erano. E così i nostri cinque continuano a divertirsi, pur cercando di non eccedere più di tanto, se non nel prolungamento di orario. Qualcuno ci riesce, qualcun altro no. Al rientro si imbattono nel sior Berto Menti, l’allenatore, che stava uscendo dalla sua camera. Li guarda sorpreso e li elogia per essere già pronti per la prima colazione, immaginando che i suoi ragazzi fossero già scesi in spiaggia a beneficiare dell’aria fresca e balsamica del mare. Ne avrebbero avuto tanto bisogno, la notte insonne e festaiola si faceva sentire e mancavano solo poche ore all’inizio della partita ….   Ed ecco che la breve permanenza della squadra vicentina nella città dei Lancaster si trasforma in una sconfitta incancellabile, quel dieci a zero che resterà per sempre negli annali del calcio del Lanerossi Vicenza.

Sabato 10 giugno 1972

Il Lanerossi Vicenza scende in campo in la maglia rossa con la R bianca, pantaloncini neri e calzettoni bianchi

Queste le formazioni delle squadre:

Blackpool F.C.: John Burridge, Terry Alcock, Bill Bentley (dal 46° Harrison), Peter Suddaby, Glyn James, Alan Ainscow, Tom Hutchison, Alan Suddick, Keith Dyson, Mick Hill, Miky Burns

Allenatore: mister Bob Stokoe

Lanerossi Vicenza A.C.: Roberto Anzolin (dal 60° Adriano Bardin), Franco Volpato, Roberto De Petri, Nico Fontana (dal 35° Ezio Vendrame), Paolino Stanzial, Mario Calosi, Giuseppe Damiani, Nicola Ciccolo, Mario Maraschi, Renato Faloppa, Sergio Bagatti

Allenatore: signor Umberto Menti

Arbitro: signor Cesare Gussoni da Varese

Spettatori: 15.000

Il Lanerossi Vicenza subito travolto, poi sballottato come un pupazzo e infine miseramente ridicolizzato dal Blackpool e dal numeroso pubblico presente. Prima dell’inizio della partita Dave Hutton si infortuna e al suo posto in difesa entra il difensore centrale Terry Alcock. Il Lanerossi Vicenza deve riscattare la sconfitta subita in casa per 2 a 0, ma bastano solo ottantadue secondi per rendere chiaro ai giocatori vicentini che quella sarebbe stata davvero una bruttissima serata. Non è ancora scaduto il secondo minuto di gioco che l’ala sinistra Tommy Hutchinson fa partire uno stupendo passaggio che attraversa tutta la difesa del Vicenza, il centrocampista Alan Ainscow non riesce ad agguantare il pallone, ma ci pensa Micky Burns a segnare comodamente l’1 a 0. Subito dopo, al 3° minuto, il Blackpool raddoppia con un’azione creata dal solito Hutchinson con un cross che trova Ainscow smarcatissimo e libero di mandare il pallone oltre le spalle dell’incolpevole portiere vicentino Roberto Anzolin. Il terzo gol arriva dopo 15 minuti, quando Bentley serve con un bel cross Alan Suddick, che gira a rete di testa da distanza ravvicinata. Al 31mo un angolo di Hutchinson viene spazzato via dalla difesa vicentina, il pallone capita nei piedi di Glyn James (una leggenda del calcio a Blackpool, 399 partite con la maglia dei tangerines) che colpisce di precisione: è il 4 a 0. Al 35mo l’allenatore del Vicenza sostituisce il mediano Nico Fontana con l’estroso attaccante Ezio Vendrame, con la speranza che possa far arrivare qualche pallone alle punte o creare lui stesso qualche azione pericolosa. La prima frazione di gioco si chiude con un clamoroso 4 a 0 per gli arancioni.

Non sapremo mai cosa disse ai suoi l’allenatore Berto Menti durante l’intervallo per cercare di risvegliare gli animi sopiti dei suoi, di certo le sue parole non sortiranno l’effetto sperato.

A quattro minuti dall’inizio del secondo tempo il difensore biancorosso Paolino Stanzial, con una sfortunata deviazione, manda involontariamente una palla calciata da Burns nella propria rete ed è il 5 a 0. Al 58mo il 6 a 0: Burns, ricevuta la palla da Suddick, spara un missile da più di 20 metri che si insacca nella porta vicentina. Un minuto dopo lo stesso Burns, in una mischia in area vicentina, raccoglie un rimpallo della difesa e segna il 7 a 0, il suo quarto gol personale. Il Vicenza prova a cambiare qualcosa per limitare la catastrofe e salvare almeno l’onore della bandiera, l’allenatore fa uscire il demoralizzato portiere Anzolin sostituendolo con Adriano Bardin e dopo soli cinque minuti arriva anche per lui il momento di raccogliere la palla dal sacco, l’ottava, dopo un’azione conclusa felicemente da Mick Hill. Il regista inglese, non ancora pago, tre minuti dopo, raccoglie di testa un bel passaggio dell’onnipresente Hutchinson e segna il nono gol. Al 71mo Burns serve una palla in area al terzino Steve Harrison che deve solo appoggiarla in rete per il clamoroso 10 a 0. A questo punto il Blackpool decide pietosamente di non infierire ulteriormente.  L’agonia dei biancorossi vicentini, derisi e sbeffeggiati da tutto lo stadio, si protrae ancora per altri venti lunghissimi minuti. Il triplice fischio finale dell’arbitro Gussoni di Tradate arriva come la fine di un incubo. Ma un vero incubo fu anche il suo pessimo arbitraggio e vale la pena di ricordare che le giacchette nere italiane non sempre erano preparate a gestire la fisicità del calcio anglosassone e nell’incertezza finivano quasi sempre per favorire i giocatori inglesi, soprattutto a casa loro. Oltre a questo furono introdotte delle regole particolari, come quella del fuorigioco valido solamente all’interno dell’area di rigore, attuata per incentivare lo spettacolo e per permettere un gran numero di gol e questo creò ulteriore confusione nelle decisioni arbitrali.

Uno sfacelo completo quindi. Di risultato, di gioco, di impegno e di immagine. Per questo a un certo momento si pensò anche di dare la colpa a una fantomatica intossicazione alimentare ma alla fine nessuno se la senti di mentire così spudoratamente.

Inutile cercare alibi, la realtà è che – sovvertendo ogni tradizione culinaria – il temibile gattone biancorosso dopo nemmeno dieci minuti dall’inizio della partita era già cotto …. e servito.  Altro che vicentini magnagatti ……

Roberto De Petri ricorda così la partita: “Una figuraccia così non può far piacere a nessuno. Questi tornei arrivavano alla fine di campionati in cui ci si salvava sempre all’ultima giornata. Anche quell’anno eravamo riusciti faticosamente a rimanere in serie A. Eravamo stanchi, avevamo già dato tutto e non avevamo più motivazioni, né adrenalina. Mettiamoci sopra anche le nuove regole del torneo e gli arbitraggi sempre a nostro sfavore ed è fatta. Dopo cinque minuti la partita era già finita, la squadra allo sbando. Visti i risultati può sembrare assurdo, ma abbiamo ricevuto i complimenti degli addetti ai lavori inglesi per le prestazioni dei terzini fluidificanti, ruolo che li aveva molto interessati. Nel gioco mi hanno sempre paragonato a Facchetti, ma il mio idolo e modello era senz’altro Giulio Savoini, ho imparato davvero tanto da lui.”

Il giorno dopo il quotidiano inglese Daily Mirror, nella pagina sportiva commenta così la partita: “Il Lanerossi Vicenza ha sbagliato campo. Avrebbe dovuto andare nella vicina spiaggia, perché questo è il valore del gioco che ha mostrato. A nostra memoria si tratta della peggior squadra mai vista in trasferta in Inghilterra…”. 

Eppure ….

Eppure alla fine della gara, proprio al termine di una sconfitta così pesante e dopo una prestazione personale di soli 55 minuti, un dirigente del Blackpool raggiunge il segretario del Lanerossi Vicenza Gianni Giannotti e gli chiede informazioni su “quel” giocatore che lo aveva così impressionato, per trattare un eventuale ingaggio.

Inutile che vi spieghi che “quel” giocatore era il leggendario Ezio Vendrame, il mio idolo di teenager.

Ezio Vendrame

Un giocatore che nell’estate del 1971, al suo arrivo nella città del Palladio, porta nella sonnacchiosa e bigotta Vicenza una sferzata di anarchia calcistica, di profonda umanità e di vivacità intellettuale mai nemmeno immaginati prima nel mondo del pallone.

Chi non l’ha visto giocare non può capire.

Ezio è stato un mago, un grande illusionista, un funambolo del pallone. Accendeva la luce negli occhi della gente.

Di lui ricorderò sempre queste parole, che mi disse mentre mi firmava un autografo con dedica sulla copertina di un mio 33 giri, “No secrets” di Carly Simon, che avevo casualmente portato con me. Mentre Ezio scriveva, canticchiava “With a little help from my friend” di Joe Cocker con la sua inconfondibile erre moscia. Lo guardavo estasiata e pensavo che non aveva assolutamente nulla del calciatore, sembrava piuttosto un “busker”, una specie di Cat Stevens che suonava nelle strade per far ballare i bambini. Staccata la penna dalla copertina del disco mi guardò fissa negli occhi e dopo averci pensato un attimo mi disse con un bel sorriso “Adoro far divertire la gente quando gioco, il calcio è troppo noioso. Tu lo sai vero?”.

Mi dispiace che ci si ricordi di Ezio solo per il lato oscuro e malinconico del suo carattere. Quando faceva il fenomeno in campo, liberava le briglie al suo incredibile estro unicamente per regalare qualche attimo di gioia pura al suo pubblico. Non c’era nessuna smania di esibizionismo, anzi …. scendere in campo per la partita della domenica era un’incontrollabile sofferenza anche fisica.

Eppure dopo di lui, nessuno mi ha più fatto emozionare come un bambino che sale per la prima volta nella giostra dei cavalli con i pennacchi rossi e le criniere d’oro e d’argento. Ancora oggi, se potessi, lo vorrei ringraziare dell’allegria e della spensieratezza calcistica che mi ha regalato. Mi ha fatto capire che giocare per vincere è importante, ma giocare per divertirsi e divertire lo è ancora di più.

Il grande Gibì Fabbri, con il suo Real Vicenza delle meraviglie, è riuscito a far convivere le due cose in un miracolo che ancor oggi non ha spiegazioni.

L’unico rimpianto che ho è che non abbia potuto giocare anche lui in quella meravigliosa “piccola Olanda”.

Credetemi, se non ho smesso di seguire un calcio che ormai mi piace molto poco è proprio grazie a queste indelebili, fortissime emozioni.

Questo solo è negato a Dio: disfare il passato  (Aristotele)

(Un grazie di cuore: a Roberto De Petri per l’intervista a Stefano Dal Maso per la gentile collaborazione iconografica)

La foto del biglietto della partita Blackpool vs Vicenza è tratta dalla pagina facebook “Blackpool FC – Memorabilia & Programmes”

Anna Belloni é nata, vive e lavora a Vicenza. Appassionata tifosa e ricercatrice storica del Vicenza. Ha pubblicato tre libri: DESTINI DI CARTA nel 2010, un romanzo a fondo storico, SOLOLANE nel 2012, storia romanzata del Vicenza Calcio e LE DUE DIVISE nel 2015, storia dell'A C. Vicenza dal 1902 al 1919 e dei suoi diciassette giocatori caduti nella Grande Guerra. Collabora con BiancoRossi.net e GliEroidelCalcio.com. Sposata, ha un gatto... che ha ovviamente chiamato LANE.

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18 ottobre 1908 – Il primo Derby tra Milan e Inter… si gioca in Svizzera

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Questo articolo potrebbe cominciare con la classica formula di apertura: “Forse non tutti sanno che…”. In effetti, forse non tutti sanno che il primo derby tra Milan e Inter non si giocò a Milano ma fu disputato all’estero, sebbene non molto lontano dalla capitale lombarda, visto che la sfida ebbe luogo nella vicina Chiasso. Effettivamente, è lecito pensare che questo fatto non sia conosciuto al grande pubblico perché, consultando motori di ricerca ed enciclopedie online, generalmente il primo derby, tra Milan e Inter, di cui si possono trovare facilmente attestazioni è quello del 10 gennaio del 1909, quello cioè giocato in occasione dell’incontro ufficiale di campionato. Però, quella stracittadina fu preceduta appunto da un match, tra le due milanesi, giocato nell’ambito  di  un  torneo  organizzato  dal  Chiasso  Football Club qualche mese prima.

Il  Campo del Gas, a Chiasso. Teatro, nel 1908, della prima storica sfida tra Milan e Inter. Fonte: agendalugano.ch

In realtà, quel torneo nel 1908 era  già  giunto alla sua terza edizione e nei due anni precedenti, era stato il Milan ad imporsi sulle squadre rivali. In quella circostanza, la formula del torneo prevedeva che, in caso di terza vittoria dei milanisti, la Coppa Chiasso sarebbe andata ai rossoneri a titolo definitivo.  Siamo dunque nell’ottobre del 1908 e l’Inter, nata giusto l’inverno precedente da una scissione in seno al Milan, a seguito di divergenze sull’inclusione o meno di cittadini stranieri all’interno del proprio club, si appresta ad affrontare quelli che fino a sei o sette mesi prima erano stati i soci di uno stesso sodalizio calcistico.

Purtroppo i dati a disposizione di questo importante evento sportivo non sono molto numerosi. In effetti, aldilà de “La Gazzetta dello Sport”, l’avvenimento ha lasciato tracce di sé principalmente in alcuni resoconti di un settimanale sportivo dell’epoca e in alcune pubblicazioni stampate a decenni di distanza. Secondo queste fonti, le reti dei rossoneri sarebbero state segnate da Lana nel primo tempo e da Forlano nel secondo, mentre il gol dell’Inter fu realizzato da Du Chêne o, secondo un’altra ricostruzione più probabile, da Peyer.

Un alone di incertezza avvolge quindi le vicende di questo match. Ma, in base alle fonti disponibili, le formazioni scese in campo dovrebbero essere quelle riportate di seguito.

Milan: Radice; Glaser, Sala; Bianchi, Steltzer, Meschia; Lana, Mädler, Forlano, Leich, Colombo.

Inter: Campelli, Fronte, Zoller, Yenni, Fossati, Stebler, Capra, Peyer, Peterly, Aebi, Schuler.

Tuttavia, è lecito ipotizzare che, rispetto a questi dati, possano esserci delle imprecisioni. In primo luogo uno dei presunti marcatori dell’Inter non figura nella formazione nerazzurra scesa in campo quel giorno. Inoltre, nelle file dell’Inter è annoverato per esempio il portiere Campelli che, a quanto risulta da altre fonti, dovrebbe invece essere entrato a fare parte dell’Inter qualche anno dopo.

I dubbi sorgono anche dal fatto che ai tempi di quel primo derby Campelli era ancora quattordicenne e quindi si può ipotizzare che probabilmente fosse un po’ troppo giovane per prendere parte ad un tale evento. Infine, che certi dati vadano presi con beneficio di inventario si intuisce anche da altri aspetti: da quelle stesse fonti Ermanno Aebi viene presentato come un giocatore italo-svizzero che è stato titolare sia della nazionale svizzera sia della nazionale italiana.

Ma in realtà Ermanno Aebi non fece mai parte della nazionale elvetica. Infatti, il suo nome non figura nella lista dei nazionali, consultabile nelle più autorevoli e attendibili pubblicazioni in materia. Mentre in quella lista figurano due giocatori elvetici “quasi omonimi” di Ermanno Aebi: Georges Aeby e Paul Aeby. Ragione, quest’ultima, che potrebbe portare a credere come, rispetto alla  presunta  appartenenza  alla  nazionale  svizzera del calciatore interista, ci sia stato probabilmente uno scambio di nome e di persona.

Per la cronaca di quegli eventi possiamo comunque affidarci a due testimonianze de “La Gazzetta dello Sport”. La prima testimonianza è rappresentata da un articolo pubblicato il 16 ottobre, redatto prima dello svolgersi degli avvenimenti, il secondo articolo invece è un resoconto, seppure sommario, dell’andamento delle partite.

La Gazzetta dello Sport, 16 ottobre 1908, pagina 5

Football. La Coppa Chiasso.

“Eccoci finalmente a questa grande gara, e la sua importanza non è certo da ricercare nel valore intrinseco del premio messo in palio, bensì nel numero e nel valore delle squadre che si sono iscritte quest’anno. Oltre al Milan Club, detentore della Challenge, hanno assicurato il loro intervento l’Internazionale F.C.  e l’Ausonia di Milano, il F.C. Chiasso, il F.C. Lugano e il F.C. Bellinzona. È quindi un gruppo formidabile di squadre che daranno luogo, senza dubbio, a dei matchs molto accaniti. Saprà il Milan, che detiene da due anni la coppa, prenderne il definitivo possesso? È quello che vedremo. Intanto, la popolazione chiassese potrà assistere ad una serie di gare che desteranno il massimo interesse, perché ciascuna squadra vorrà togliere al Milan l’ambito premio. Un simile risultato varrebbe a dare per l’avvenire maggiore importanza alle gare, che acquisterebbero sempre più classicità.

Il F.C. Chiasso che ha organizzato egregiamente la gara, per la terza volta, a garanzia del regolare svolgimento dei match, si è assicurato l’opera del Signor Meazza, dell’U.S. Milanese, che ha accettato il difficile e faticoso compito di arbitrare i diversi incontri. E la competenza, dell’ottimo amico nostro, risponde pienamente alla fiducia in lui riposta.

La Gazzetta dello Sport,  19 ottobre 1908, pagina 7

Football.         

La  Coppa  Chiasso  entra  definitivamente  in possesso al Milan Club.

“Il Chiasso F.C., che organizzò per il terzo anno la disputa di questo challenge, come annunciammo, ebbe la fortuna di un tempo eccellente ed un terreno di gioco ottimo per i contendenti, che svilupparono in gioco accanito tutta la potenza dei loro mezzi, interessando vivamente il pubblico che, non assai numeroso come si poteva pensare, assistette alla partita. La prima sfida si svolge tra il F.C. Chiasso ed il Football Lugano, con la vittoria del primo per 1 a 0. Poi viene la volta dell’Internazionale che elimina l’Ausonia, con il risultato di 1 a 0. Il Milan Club, al suo turno, mette fuori gioco il Bellinzona, infliggendo due goals a zero e, successivamente mette pure a riposo il Chiasso. La finale si svolge quindi tra il Milan Club e l’Internazionale F.C. di Milano. È lotta accanita e splendida, per qualche momento indecisa la sorte, ed infine ancora trionfante il Milan Club che segna due punti contro uno dell’avversario e si aggiudica così la Coppa Chiasso, la quale già due anni vinta in Challenge, diviene assoluto possesso del club, che a ben ragione riscosse applausi per il brillante succedersi di vittorie, consecutivamente ottenute in ripetuti incontri”.

La Coppa Chiasso

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17 ottobre 1999 – Il Lecce batte la Reggina e Lima gioca in porta, “perché in ognuno di noi c’è un bambino che vive in eterno”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – 17 ottobre 1999, stadio Via del Mare, va in scena la sesta giornata di campionato: il Lecce riceve la Reggina.

Al 41′, per un fallo di Savino su Possanzini, l’arbitro concede un rigore alla Reggina che Baronio trasforma. Nei minuti di recupero del primo tempo sul cross di Conticchio, Cirillo tocca la palla di mano. Grandi proteste dei calabresi, ma l’arbitro non transige e decreta ancora una massima punizione. Dagli undici metri Sesa calcia forte e insacca alla destra di Orlandoni. Al 76′ una punizione dal limite per il Lecce con Claudio Bonomi che va a togliere la ragnatela sotto l’incrocio dei pali. È il 2-1… ma non è finita… Al 40’ Chimenti si appresta a rimettere la palla in gioco. Alle sue spalle Cirillo cerca di rubargli il pallone e commette fallo. Chimenti allora reagisce e colpisce con il pallone la nuca dell’avversario sotto gli occhi dell’arbitro: è espulsione. A questo punto, avendo esaurito le sostituzioni, Cavasin fa indossare i guanti a Francisco Govinho Lima da Manaus. Al 46’ fuori anche Bonomi per doppia ammonizione. La sostituzione di Chimenti con Lima “regala” nuova speranza e forza alla Reggina che ci crede e assedia la porta avversaria. Il brasiliano si rende invece protagonista di una prestazione davvero eccellente e salva la porta in più di una occasione: dapprima devia in angolo un tiro molto insidioso, poi devia ancora in tuffo una palla che stava per incunearsi nell’angolino e al 95’ agguanta un pallone molto pericoloso.

“Sino a quando avevo 11 anni, giocavo in porta, poi mi hanno spostato nel vivo dell’azione. Forse perché non ero capace di trattenere il pallone avete visto, sono bravo soltanto a deviare. Dopo la prima parata su Diè mi sono esaltato, ma l’intervento più difficile è stato quello sul tiro da fuori, ancora di Diè: mi sono allungato in tuffo e ho deviato in angolo. Ora dovrò chiarire la mia posizione contrattuale con il presidente Moroni: valutato questo exploit, chissà, potrei ottenere un aumento sull’ingaggio …” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 ottobre 1999).

Insomma una partita con tre gol, due espulsioni, 9 ammonizioni, due rigori e un centrocampista in porta: “… Chimenti stava lasciando mestamente il terreno di gioco e Francisco Lima è salito in cattedra, come sa fare lui: ha convinto Bonomi a cedergli il posto che stava prendendo tra i pali e ha cominciato a volare, alto, altissimo lassù dove osano soltanto le aquile […] Eccovi Lima, perché in ognuno di noi c’è un bambino che vive in eterno…” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 ottobre 1999).

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1971… quando in Iran le donne potevano giocare a calcio

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Lo scorso 10 ottobre è stata una data storica per il calcio iraniano. Non tanto per la roboante vittoria per 14-0 della nazionale sulla Cambogia (incontro valido per le qualificazioni ai prossimi Mondiali) quanto per la presenza di circa 3.500 tifose sugli spalti dello stadio Azadi di Teheran. Un evento eccezionale dal momento che alle donne era vietato l’ingresso nei campi di calcio dal 1981.

Delle deroghe erano state concesse solamente per eventi di grande portata, come per i mondiali di Russia 2018, dove le donne andarono in trasferta a seguire la nazionale, e per la finale di Champions League asiatica, in cui era impegnato il club iraniano del Persepolis.

Questa “apertura” però “è valida solo per le partite internazionali” ed è avvenuta solamente a seguito delle pressioni fatte dalla FIFA e dall’eco mondiale che ha suscitato la morte di una giovane tifosa dell’Esteghlal, squadra di serie A iraniana militante nella Persian Gulf Pro League, che si è bruciata davanti al tribunale per rivendicare il diritto delle donne di poter entrare allo stadio.

Eppure 48 anni fa le ragazze iraniane potevano addirittura giocare a calcio.

Tanto che nel mese di maggio del 1971 si disputò una doppia amichevole contro le azzurre.

Promotrice di questa iniziativa era stata la Regina d’Iran Farah Diba, che decise di invitare nel suo paese la nazionale di calcio femminile della FFIGC, da poco costituitasi e presieduta da Leandro Franchi.

Il calcio femminile in Iran era stato introdotto nel 1969 da Farvis Abutaleb, che lo aveva scoperto due anni prima durante un viaggio in Giappone. Quest’ultimo, dopo aver radunato un discreto numero di praticanti, aveva allestito a Teheran un mini torneo a cui parteciparono 3 squadre (Taj, Deihim e Afssar) ed era diventato l’allenatore della nazionale.

L’idea aveva riscosso il gradimento della Regina Farah Diba, che l’aveva sostenuta in quanto riteneva che questo sport potesse stimolare e sostenere l’emancipazione della donna iraniana.

La selezione azzurra, partita alla volta di Teheran, era composta da sedici calciatrici ed era guidata dall’Avv. Trabucco. Si giocarono due match, entrambi allo stadio Amjadieh. Nel primo, disputatosi il 7 maggio, l’Italia si impose per 2-0 grazie alle reti segnate nella ripresa da Medri e Bertolo. Altra vittoria delle italiane, questa volta per 5-0 (marcatrici Nonni, Gerwien, autrice di una doppietta, Pesenti e Gualdi), nella partita del 9 maggio.

La comitiva azzurra rientrò il 13 maggio non prima di aver ricevuto tutti gli onori del caso. Infatti le italiane, nel loro ultimo giorno di permanenza, nella mattinata erano state protagoniste di un ricevimento organizzato dall’Ambasciatore Gerolamo Pignatti presso la sede dell’Ambasciata d’Italia. Poi nel pomeriggio furono le ospiti d’onore della Regina Farah Diba all’Imperial Country Club per la gara inaugurale della settima prova professionisti del tennis. Ed infine la sera vi fu una grande festa nella villa del Dott. Giuseppe Panocchia, che ricopriva il ruolo di Primo Segretario dell’Ambasciata.

Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile” della GEO Edizioni (Prefazione scritta dal Vice Presidente L.N.D. Delegato per il Calcio Femminile Sandro Morgana).

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