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Il Calcio Racconta

1947, la vittoria del Torino contro la rappresentativa catalana

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Siamo nel 1947 e la Spagna ha voglia di misurarsi con il calcio che conta. La fama del Torino ha varcato tutti i confini, anche quelli imposti dalla situazione politica post bellica. Così, questa voglia di normalità del dopoguerra sfocia anche nella ripartenza delle attività sportive internazionali. Nel settembre del 1947 questo sogno, per entrambe le parti in causa, si riesce finalmente a realizzare. Si, perché si era già tentato di organizzarlo per la fine della stagione precedente, ma gli Alleati negarono il permesso di decollo dell’apparecchio italiano: i trattati di pace non erano ancora stati ratificati e non si voleva che aeroplani militari italiani sorvolassero i cieli di altri paesi.

Le due squadre si presentano quindi il 7 settembre a Barcellona nello stadio Montjnich. Tratto comune è la non piena forma fisica per entrambe le compagini, il Torino negli ultimi mesi ha giocato solo con il Vercelli la domenica precedente, gli spagnoli avevano ricominciato ad allenarsi da poco.

La Federazione spagnola teme la debacle e impone una squadra mista di Barcellona, contenente elementi della formazione di casa ma anche di altre società.

I padroni di casa si presentano quindi con Trias; Elias e Curta; Celma, Fábregas e Gonzalvo II; Roig, Escola, Martin, César e Bravo. Una sorta di nazionale considerando che ben sette elementi hanno vestito la maglia della Nazionale spagnola.

Il Torino si presenta orgogliosamente con propri giocatori, una formazione che recitarla ora lascia sfuggire una lacrima: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Tomà, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris.

Gli spagnoli si comportano subito da “Furie Rosse”, gettandosi nella contesa con grande impeto e velocità. I granata subiscono l’atteggiamento aggressivo, appaiono lenti e disuniti.

La difesa va in difficoltà ma risponde e si salva, poi esce il “Toro” … poco per volta prende le misure, ingrana e domina. Nei dieci minuti finali è assedio: “Per tre volte Trias ha dovuto ricorrere a parate di classe per fermare i tiri degli avanti torinesi, ma proprio a due minuti dal fischio dell’arbitro ha dovuto cedere. Gabetto raccoglieva un passaggio di Loik ed era pronto a mettere in rete…” (Cit. Stampa Sera, 8 settembre 1947).

Nel secondo tempo gli spagnoli si presentano in maniera molto diversa dalla prima frazione di gara, sono esausti e sfiancati. I granata, pur non eccellendo nel gioco, si limitano ad amministrare.

Poi all’11’ la palla arriva a Menti che “da buona posizione tirava forte verso la porta. Mazzola con un guizzo raggiungeva la palla e le dava la deviazione sufficiente ad inviarla in rete” (Cit. Stampa Sera, 8 settembre 1947). È 0-2.

Dopo poco Gabetto si procura uno strappo muscolare, si sposta all’ala destra per qualche minuto e poi guadagna anzitempo gli spogliatoi. Anche in dieci il Torino crea numerose palle gol.

Finisce così, con Mazzola che ritira la Coppa dal Sindaco di Barcellona e poi tutti alla festa organizzata in serata in onore dei calciatori granata..

Non certo una buona partita, ma è pur sempre il primo incontro serio della stagione. Più che altro è la vittoria del “sistema” verso il “metodo”. È la vittoria del Grande Torino, di quella squadra che tutti ammiravano, e che solo un maledetto destino ha tolto a tutti noi troppo presto.

 

Nel sito museoballarinchioggia.it potete trovare tantissimo materiale su questa partita, e non solo, appartenente alla collezione di Davide Bovolenta e Nicoletta Perini

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Quando Rino è diventato Ringhio. Con Carlo salì sul tetto del Mondo

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CORRIERE DELLO SPORT (Alberto Polverosi) – […] Sono stati otto anni insieme, Gattuso e Ancelotti, gli otto anni di Carletto al Milan. Hanno vinto tutto, scudetto, supercoppe, coppe nazionali, due volte la Champions, un mondiale per club. Era una squadra fantastica, capace di rinnovarsi restando sempre se stessa. Il Milan dei numeri 10, in una stagione Ancelotti ne mise insieme quattro: Pirlo, trasformato in regista, Seedorf, modificato (con mugugni) in mezz’ala, Kakà e Rui Costa. Più un attaccante. Questa impalcatura si reggeva per una sola ragione: i polmoni di Rino Gattuso. Non a caso, quando chiedevano ad Ancelotti chi fosse il giocatore determinante per quella squadra, rispondeva così: «Prima metto Gattuso, poi tutti gli altri».

[…]”Quando vedevo Pirlo giocare a calcio, mi chiedevo quale fosse il mio sport. Di sicuro non lo stesso di Andrea”. Rino corre da quando è nato. Correva nel Perugia e nei Rangers di Glasgow, quando divenne un idolo per i tifosi dell’Ibrox Park e prese il soprannome di Braveheart. Correva nella Salernitana e in quella stagione fu il grande rimpianto di Trapattoni che chiese a Vittorio Cecchi Gori il suo acquisto al mercato di gennaio, con la Fiorentina in testa al campionato, invece Rino rimase dov’era e i viola non vinsero lo scudetto. Ha corso per 13 anni nel Milan, 443 partite e 11 gol, e ha chiuso in Svizzera, col Sion, dove ha iniziato anche ad allenare […]

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Dicembre 1969 – L’influenza “Spaziale” colpisce (anche) molti calciatori

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“L’influenza che colpisce in questi giorni milioni di italiani è arrivata anche nell’ambiente del calcio. […] Ieri, purtroppo, gli effetti dell’influenza «spaziale» si sono fatti sentire. La Juventus, al momento attuale, è la più danneggiata. Otto bianconeri, reduci dalla vittoriosa trasferta di San Siro contro il Milan, hanno avvertito i sintomi del malessere (mal di testa, brividi, lieve febbre) per cui si sono messi a letto oppure sono rimasti prudenzialmente a riposo. Si tratta di Vieri, Haller, Leonardi, Roveta, Tancredi, Leoncini, Zigoni e Anastasi. Vieri è quello che desta le maggiori preoccupazioni: stamane aveva 38,2 di febbre, nel pomeriggio le sue condizioni erano stazionarie. È stato visitato dal dott. Della Neve, che gli ha ordinato le cure e riposo per almeno quattro giorni. Difficilmente l’ex sampdoriano potrà essere in campo nella trasferta di Brescia. Haller, Leonardi, Roveta e Tancredi sono rimasti “a letto con alcune linee di febbre: tutti e quattro sperano di guarire in tempo per completare la preparazione. Leoncini, Zigoni e Anastasi, infine, si sono presentati ieri mattina al “Combi” dicendo però che avrebbero preferito riposare avvertendo anch’essi sintomi dell’influenza. L’allenatore Rabitti, naturalmente, li ha subito rimandati a casa dove più tardi avrebbero ricevuto la visita del medico Della Neve. Anche lo stesso trainer è rimasto contagiato dall’influenza. Il tecnico bianconero è riuscito ugualmente a dirigere l’allenamento dei pochi giocatori presentatisi in campo, fra cui Del Sol. Ha poi dichiarato: «Anch’io ho un po’ di febbre ma non me la sentivo di lasciare la squadra proprio ora che stiamo assaporando le prime soddisfazioni, per cui occorre la massima concentrazione. Purtroppo mi sono trovato con pochissimi giocatori: il medico mi ha tranquillizzato nel senso che gli attuali influenzati dovrebbero essere recuperabili. Ora, scusatemi, ma devo proprio correre a casa e mettermi a letto” (Cit. La Stampa, 10 dicembre 1969).

L’epidemia sta colpendo tutto il paese, i quotidiani sono zeppi di articoli e foto in cui si documentano scuole e uffici chiusi e disagi per la popolazione.

L’articolo, che analizza il problema riferendolo al calcio, prosegue con la situazione del Torino che, a parte gli infortuni sul campo, non registra attacchi influenzali. Poi un bollettino…

Lazio: sette malati – L’epidemia influenzale che ha colpito nei giorni scorsi molti giocatori della Lazio non accenna a diminuire: il trainer Lorenzo è ancora a letto, l’allenamento di oggi è stato diretto, pertanto, dal “vice” Lovati. Erano assenti Ghio, Polentes e Wilson; Mazzola, Papadopulo e Morrone, risentendo dei postumi influenzali, hanno dovuto limitare la loro attività.

A Genova la situazione degli influenzati è abbastanza buona: il sampdoriano Spanio, colpito la settimana scorsa dal virus, si è ripreso e oggi si è allenato. L’unico influenzato è il genoano Benvenuto.

A Verona due giocatori Stenti e Ranghino, sono a letto influenzati; Clerici soffre di uno stiramento alla coscia sinistra, Battistoni ha una distorsione ad una caviglia. Il Verona, pertanto, affronterà domani lo Slavia di Praga (Coppa Mitropa: sedicesimi di finale) priva di queste importanti pedine.

A Bari invece solo il secondo portiere, Gianni Colombo, è influenzato. Domenica lo sostituirà in panchina l’estremo difensore della De Martino, Sibillano, oppure il giovanissimo Del Bianco.

A Cagliari situazione ottima: nessun giocatore, per il momento, ha contratto l’influenza spaziale.

Ma perché questa influenza si chiama spaziale? E’ la stessa testata, La Stampa, a rispondere al quesito il giorno successivo…

“Viene davvero dalla Luna il virus? Certo che no. E allora? Non si sa bene perché ma, fin dai tempi della “spagnola”, è diventato quasi obbligatorio che ogni epidemia di virus influenzale porti, accanto a quello scientifico, anche un appellativo da marchio di fabbrica o da certificato d’origine. E cosi, questa volta, anche se il virus A2 la Luna non l’ha mai vista, l’aggettivo “spaziale” ha fatto subito fortuna: perché è tanto all’altezza dei tempi; perché è moderno, fantascientifico e persino un po’ snob; e perché, anche se è improprio, mai nessuno, dalla Luna, verrà a darci -querela. Ma più che altro perché, quando si è così indifesi e sprovveduti, è più facile dar la colpa a un nemico che vien di lontano che riconoscere la propria debolezza contro gli abituali nemici di casa. Chiamiamola come vogliamo, se ci piace, questa ondata di-virus. Ma restiamo d’accordo ch’è solo per gioco che scomodiamo pianeti e stelle lontane: perché questo malanno che si diverte a far mettere a letto, quando vuole, quanta più gente che può, è la solita vecchia cosa nostrana […]”.

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La collezione di Eriksson

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Nel nostro solito sfogliare giornali del passato abbiamo incontrato questo articolo pubblicato su La Gazzetta dello Sport del 9 dicembre 1999 a firma Marco Pastonesi. L’articolo intende omaggiare l’attacco della Lazio a disposizione di Mr Eriksson. Inizia così…”Capelli con cerchietto, fisico tosto, grinta da urlo, rapidità da giungla, passaporto cileno, cognome che si può leggere anche al contrario ed è sempre lo stesso: Salas”. Per ogni componente dell’attacco biancoceleste c’è una descrizione tra humor e sacrosanta verità…”Capelli corti, fisico longilineo, cattiveria da guerriglia urbana, progressione da savana, passaporto croato, cognome che si può leggere nelle enciclopedie del calcio: Boksic”.

E’ ora il turno dell’attuale Ct della Nazionale “Capelli da pubblicità di uno shampoo, fisico ragionevole, classe da vendere, passaporto italiano, cognome che sembra limitare le sue capacità, ma non i suoi tiri: Mancini”.

Poi è il turno di Simone Inzaghi e … il suo DNA …”Capelli sugli occhi, fisico in espansione, bell’animale ancora tutto da scoprire, passaporto italiano, cognome che la dice lunga sul codice genetico che guida i suoi piedi: Inzaghi”.

Si prosegue con lo Jugoslavo, all’epoca, Dejan Stankovic… “E, volendo, capelli corti, fisico da carrarmato, andatura da galoppo, passaporto jugoslavo, un cognome che inganna sulle sue infaticabili caratteristiche di podista e goleador: Stankovic”.

L’articolo continua con la sua vena sarcastica e si conclude con una profezia… “Con Salas, Boksic, Mancini, Inzaghi (nel senso di Simone) e Stankovic, così, a occhio, la Lazio vanta il più forte attacco del mondo. Per non uccidere campionato e coppe, Eriksson ha deciso di ridurre a due il numero degli attaccanti nella stessa partita.

Per questo, quando è arrivata la notizia dell’ingaggio di un altro attaccante, si è pensato a uno scherzo. Invece no. Capelli bianchi, fisico da palestra, passaporto italiano, cognome pronunciato correttamente anche da tifosi inglesi e francesi: Ravanelli. Ravanelli verrà buono in primavera, quando i nuovi compagni sudamericani (Salas, Simeone, Veron, Almeyda) saranno impegnati con le loro nazionali. Verrà buono in primavera, quando si vince, o si perde, lo scudetto”.

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