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Calcio, Arte & Società

Rock’n’Goal: storia delle radici musicali underground delle tifoserie italiane

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Flavio Mecucci) – Quello tra ultras e rock è un legame molto profondo. La connessione è dovuta sia al mezzo che al messaggio che entrambe le realtà veicolano, facendosi l’un l’altra volano delle rispettive finalità. La musica rock ha infatti contribuito enormemente al diffondersi di movimenti culturali e sociali, portando alla nascita di varie sottoculture negli anni. D’altra parte l’irruzione di una cultura di massa giovanile in una scena che fino ad allora aveva tenuto le nuove generazioni in una condizione di assoluta subalternità, ha condizionato ed espanso il senso artistico del genere musicale rock elevando le iniziali rivendicazioni edonistiche e individuali, perlopiù legate a una maggiore libertà di vivere la propria sessualità, ad una vera propria presa di coscienza identitaria e politica.

Entrambe le realtà affondano le radici in un contesto di ribellione giovanilistica al sistema conformista che imprigiona la loro volontà di emergere. Entrambe hanno anche un target popolare. Nascono nello stesso periodo ed affrontano le stesse dinamiche: formazione dal basso, espansione, politicizzazione. Per questi motivi il legame non poteva che saldarsi.

Come abbiamo raccontato nell’articolo precedente con riferimento agli ultras, anche il mondo rock underground (specialmente nelle sue particolarità punk e mods) emerge pionieristicamente in Italia alla fine degli anni ’60-’70 e vede il suo apice negli anni ’80 – ‘90. La cultura punk e mods permea in questo periodo lo stile combattente dell’ultras italiano. Dalla prima nasce lo stile skinhead, riemerso nella seconda metà degli anni ’70 con l’ondata di punk rock britannica. Lo street punk, chiamato anche oi! è un sottogenere del punk rock. Esso rappresenta un’evoluzione musicale e sociale del punk britannico,

Le basi ritmiche spesso riprendono veri cori da stadio, mentre, per il resto, almeno nella prima versione, il genere è riconosciuto come parte del punk rock britannico. Le caratteristiche principali del punk Oi! Erano essenzialmente due: la prima era l’abitudine al cosiddetto coro da bettola, in cui si canta tutti assieme possibilmente pogando e bevendo alcol; la seconda era la connotazione volutamente retorica e diretta dei testi, legati spesso ai temi dell’oppressione, alla vita di strada, portatori di istanze che, a seconda dei casi, toccano la sensibilità politica di entrambe le fazioni.

In Italia i primi skinhead (teste rasate) comparvero una decina di anni dopo l’affermazione nella scena inglese, nei primi anni ottanta in Italia con la formazione di alcuni piccoli nuclei nelle maggiori città dello stivale. In Italia, in analogia con quanto avvenuto per il mondo ultras, la cultura skinhead legata al punk rock, viene caratterizzata immediatamente dalla politicizzazione: a destra si formarono i cosiddetti Skin88 (l’88 sta per HH, acronimo di “Heil Hitler”, in quanto l’H è l’ottava lettera dell’alfabeto latino o anche noti come Naziskin) caratterizzati da ideologia e iconografia neonaziste o neofasciste. Agli inizi degli anni 90, tali formazioni trovarono l’attenzione della stampa ed in generale del sistema di informazione italiano, mentre nel circuito dei centri sociali si formarono i vari circuiti SHARP (acronimo di “SkinHead Against Racial Prejudice”), ovvero, gli skinhead contro i pregiudizi razziali, di diverse idee politiche ma espressamente antirazzisti, che davano una visione della matrice culturale di provenienza più consona alla realtà (unione di subculture di natura multietnica e di classe popolare ed operaia).

Altra sottocultura di derivazione rock che influenzerà in maniera particolare l’estetica delle tifoserie italiane è quella Mods. Il termine mod è un abbreviativo del sostantivo inglese modernism. Gli elementi significativi della subcultura mod sono: il look curato ed innovativo, la musica afroamericana (in particolare il soul, lo ska), l’attenzione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito. Una tardiva ondata “mod” si colloca in Italia all’incirca nei primi anni novanta, grazie alla diffusione dell’acid-jazz e del britpop (ad esempio con l’ascesa europea e mondiale di gruppi come gli Oasis). I mod si scontrarono spesso con altri movimenti giovanili, primi fra tutti con i rocker, e più tardi con i punk, per le differenze stilistiche ed ideologiche. Nella cultura mod però si esaltava la frequentazione degli stadi, dove spesso ci si mischiava agli skinhead, nel tifare e soprattutto nel cercare il contatto fisico con gli avversari e con la polizia.

Tra i primi esponenti a portare tematiche calcistiche ed ultras nel mondo punk rock ci sono i Gangland, una skinhead band di Genova che si è formata nei primi anni 80. Nei loro testi ricorre spesso la quotidianità del tifoso, “le giornate dello skinhead, la domenica dell’ultrà”. Alcuni loro successi musicali diventano pietre miliari della scena Oi! Italiana incentrando la loro prosa nella ribellione giovanile e nell’ostilità alle forze dell’ordine.

Gangland:

Negli stessi anni nascono a Roma i Bloody Riot, un gruppo hardcore punk italiano. Con loro il legale gruppo punk – tifoseria diventa esplicito: nei loro concerti presso i centri sociali romani (tra cui il Forte Prenestino nella zona est della Capitale) sono ospiti fissi i Fedayn Roma. A loro la band dedica “Teppa life”, un inno per molti della generazione che fu, sia per la vita da stadio che per la scena musicale underground italiana. Lo stesso termine, “Teppa”, verrà utilizzato nel titolo di un saggio sull’argomento tifoserie dal sociologo Valerio Marchi, romano e romanista vicino ai Fedayn Roma, uno dei principali studiosi del mondo ultras e delle sottoculture giovanili.

 Bloody Riot:  

Dall’altra parte del Tevere, nei primi anni ’80, si forma nella curva nord biancoceleste un collettivo ultras che richiama nel nome il legame con la scena musicale: il “Gruppo Rock”.  Questi incidono su cassetta “My Way” dei Sex Pistols (1979) riadattato alla Lazio, che sarà rispolverato dagli Irriducibili negli anni ’90, diventando un successo senza tempo.

“Lo sai,

Dicono che,

L’amor per te,

Mi fa teppista,

Farò in modo che,

La faccia mia non sia più Vista,

Andrò dove il mio cuor mi Porterà,

Senza paura farò quel che Potrò,

Per la mia Lazio..”

Gruppo Rock: 

All’inizio degli anni ’90, la scena skinhead ha il suo apice. A Roma nell’ambiente underground legato alle curve risuona Tifo Selvaggio, il successo musicale degli Intolleranza. La band ottiene un notevole successo negli ambienti dell’estrema destra romana. Tifo Selvaggio è una canzone ironica, profonda, grottesca, ma in parte veritiera che ci racconta il modo di vivere il football disinteressandosi del football stesso. Niente cori, niente colori, né nomi dei giocatori, ma solo violenza allo stadio! Sentimento goliardico che negli anni ’90 verrà ripreso dal coro “.. a noi della partita, non ce ne frega un cazzo, scontri! scontri!”. Il testo della canzone ne anticipa la tematica:

“Non mi frega un cazzo della Roma o della Lazio

Io non vengo per vedere, non le compro le bandiere

C’ho la sciarpa colorata, non lo so chi me l’ha data

Ce l’ho stretta intorno al collo, chi la tocca è un uomo morto!”

 Intolleranza:  

Nei primi anni ’90, anche nel centro nord la scena punk – skacore affronta il tema ultras. La Paolino Paperino band, un gruppo d musicisti punk modenesi, lanciano “Tafferugli” nell’album Pislas.

Lo stile della PPB è particolarmente iconico per il periodo. Il gruppo modenese mescola punk, il ska, reggae, funk e jazz senza farsene troppe ragioni, affrontando nei loro pezzi argomenti politici e sociali sempre con una sottile vena ironica ed irriverente. Nel caso di Tafferugli, incitano ad “organizzare, veicolare” la rabbia dovuta alla vita alienante e frustrante della modernità.

Paolino Paperino Band:

A cavallo del nuovo millennio, dalla scena Punk Oi! valtellinese, nascono i Gradinata Nord, un gruppo che unisce alle sonorità hardcore, l’amore per l’antifascismo e la passione per il calcio. Il concept della band è basato esclusivamente su calcio, mondo ultras e hooliganesimo con venature a sinistra. I testi riportano spesso “all’irruenza” delle tifoserie locali, seppur limitata agli accesissimi derby delle serie minori. Nelle loro canzoni non si fermano però solo alla realtà locale, anzi portano alla ribalta tutta la scena ultras italiana. Fedeli al motto, asceso nella società della globalizzazione, del “think globally, act locally”.

Gradinata Nord: 

Sempre nei primi anni duemila e nell’estremo nord Italia, un’altra band emergente dal milieu anarco-movimentista di sinistra, sforna un successo musicale che diventerà una pietra miliare della musica rock ultras. Gli Erode, una post-punk-oi! band di Como, attiva fra momenti alterni dal 1994 al 2013, nell’album “tempo che non ritorna” del 2004 pubblica “Frana la Curva”. La canzone degli Erode diventerà presto un inno per molte curve italiane.

Erode: 

 

Nel 2007 due band conquistano la scena rock-ultras. La band Azione Diretta di Perugia realizza una bella cover di “frana la curva” degli Erode, incide una canzone di musica oi! – street punk dedicata al gruppo ultrà Ingrifati, la Palestra Popolare e lo Spazio RudeGrifo. Infine nella canzone “Sciarpe Rosse” si spertica in un inno all’amore per la città di Perugia ed al principale gruppo ultras (l’Armata Rossa).

Azione Diretta:

Gli Azione diretta hanno una collaborazione nel tempo con un’altra band, gli Automatica Aggregazione. Questi ultimi nascono nel 2004 ad Anguillara, alle porte di Roma e legano un loro successo al coro dei Fedayn Roma.

“..Quando muore un prete,
suonano le campane,
piangono le puttane
e i loro protettori;
ma quando muoio io
non voglio gesù cristi
ma solo gagliardetti
dei Fedayn teppisti.”

 Automatica Aggregazione:

L’anno successivo è il turno di Torino di ascendere alle nostre cronache. Nascono all’ombra della Mole i Bull Brigade, che uniscono al calcio, la musica e la vita da stadio (sono grandi tifosi granata). La band hardcore torinese, inserisce nelle sue canzoni tematiche di riscatto sociale e di ribellione al sistema. Nella canzone “Dopo la pioggia” del 2008, l’aspirazione di rivincita del giovane tifoso viene urlata al mondo.

 “..Sempre più forte il cuore batterà
E con il sangue agli occhi fuggi via
In cerca del riscatto tra gli ultras..”

Bull Brigade:  

Negli ultimi anni, le band punk, rock e hardcore che hanno trattato il fenomeno ultras nelle loro canzoni si sono moltiplicate. Nelle righe di questo articolo sarebbe impossibile citare esaustivamente tutte le realtà che si sono affacciate nel racconto di questa realtà. Significativi sono però due esempi emersi nella stessa città.

Il primo sono gli LPG (La Peggio Gioventù), guidati dallo storico frontman della band, Giuliano Castellino. Slanci, assalti e volontà di non arrendersi mai scandiscono le note degli LPG, che affonda le sue radici nelle sonorità rock hardcore inglesi del decennio precedente.

Nel mondo ultras, gli LPG acquistano successo, re-interpretando in chiave rock hardcore, il primo inno della Roma degli anni ’30, “la canzone di Campo Testaccio”.

LPG: 

La band affronta però soprattutto tematiche politiche e questo ne condiziona il successo. Il frontman è, tra l’altro, fondatore del gruppo ultras Padroni di Casa, legato alle realtà di estrema destra di Roma Nord. Ed in breve tempo, una serie di inchieste ne decimerà membri e sostenitori.

Altro esempio, recentissimo, agli antipodi del precedente sono i Vanbasten, un gruppo romano che mischia il cantautorato italiano con il post punk (nonostante le sonorità richiamino i successi di Cosmo, l’ascolto del cantato ci riporta forse ai Baustelle). Nel 2017 hanno pubblicato l’album “Pallonate” con un esperimento singolare: la loro “Sparare Sempre” è una canzone d’amore urlata come un coro in un pub da una cinquantina tra ultras e cantanti, romanisti e laziali. A riprova che il rock ed il mondo ultras non deve parlare per forza di violenza: possono regalare un omaggio storico ad una canzone degli inizi dello scorso secolo o possono cantare anche d’amore.

Vanbasten:  

35 anni, laureato in Storia e amante del calcio. Tifoso romanista, quindi non abituato alle vittorie. Professionista nel campo dell’assistenza normativa e commerciale bancaria e finanziaria. Scrittore per diletto. Nel tempo libero amo viaggiare, fare sport e vedere film e serie TV. Sono un appassionato lettore di geopolitica e storia

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Estratto dal libro “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” vi abbiamo presentato il libro di Giovanni Fusco “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta” tramite un’intervista all’autore (qui). Oggi, di concerto con l’autore, vi proponiamo un estratto che costituisce l’introduzione al libro stesso.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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“L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

INTRODUZIONE

 

Il calcio negli ultimi vent’anni è cambiato tanto, a mio avviso in peggio, perdendo completamente il suo lato romantico e popolare. Oggi questo sport è legato quasi esclusivamente a dinamiche di mercato e a tutti quegli aspetti economici che sono in netta antitesi con i valori che uno sport come questo dovrebbe esprimere.

Cosa mi manca di quel calcio? Mi manca l’alto livello tecnico dei calciatori, gli stadi pieni, la schedina del Totocalcio, le partite tutte nella stessa giornata e alla stessa ora, ascoltare le radiocronache e guardare 90° minuto condotto da Paolo Valenti. Potrei continuare, ma mi fermo qui.

Ovviamente era anche un’altra Italia, regnava un’atmosfera completamente diversa. Finita l’epoca buia del terrorismo, una buo9na ripresa economica aprì le porte a un decennio di ottimismo e spensieratezza.

Questa atmosfera positiva si riversò anche nel calcio, e fu proprio in quegli anni che nella nostra serie A sbarcarono i più grandi fuoriclasse del mondo: Zico, Maradona, Rummenigge, Platini, Falcao, Socrates, Briegel, Boniek… la lista sarebbe lunghissima, ma credo che già bastino questi nomi per dare l’idea del livello stratosferico del campionato italiano di allora.

A noi bambini e adolescenti il calcio trasmetteva sensazioni oggi inimmaginabili, forse anche perché all’epoca c’era più semplicità. Parliamo di una generazione cresciuta senza telefonini, senza internet e senza le Pay Tv. 

Noi le partite le ascoltavamo alla radio, nella mitica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, affezionandoci alle voci di grandi giornalisti come Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Riccardo Cucchi, Livio Forma, Carlo Nesti: nomi che hanno accompagnato gli anni più belli della nostra vita.

Dopo aver ascoltato le radiocronache eravamo pronti a sintonizzarci su Rai  Uno per vedere le immagini delle partite trasmesse da 90° minuto, condotto magistralmente da Paolo Valenti. Un vero e proprio rito che si ripeteva tutte le domeniche e che coinvolgeva la maggior parte delle famiglie italiane.

Anche molti dei nostri giochi erano legati al calcio: pensiamo a tutto quello che si creava intorno al mondo delle figurine, quando passavamo interi pomeriggi ad attaccare le immagini dei nostri idoli sugli album o quando sui banchi di scuola, durante la ricreazione, per arricchire la collezione giocavamo allo “schiaffetto”. E come dimenticare i tiratissimi tornei di Subbuteo a casa di amici e cugini?

Un doveroso ricordo va anche alla schedina del Totocalcio. Quanti episodi della nostra vita sono legati a quel semplice foglietto di carta? In un’epoca in cui nel nostro Paese le scommesse sportive non erano ancora legalizzate, realizzare un tredici era il sogno di ogni italiano.

Purtroppo tutto questo ci porta indietro a un mondo che non esiste più, spazzato via da un capitalismo sfrenato che ovviamente ha coinvolto anche il pianeta calcio a livello mondiale.

Per quanto mi riguarda la prima fase di decadenza del calcio cosiddetto romantico è rappresentata dai Mondiali di Italia ’90. Quando penso a quel torneo provo sensazioni contrastanti: da un lato ho ricordi bellissimi legati all’atmosfera carica di passione e ottimismo che si respirava nelle città italiane, dall’altro ancora oggi provo una tristezza infinita ripensando a quella maledetta semifinale Italia-Argentina, che ci vide uscire mestamente da una competizione  in cui avevamo davvero tutto per vincere. Le mie prime e uniche lacrime versate per il calcio sono legate proprio a quella partita.

Non dimenticherò mai quel gol di Caniggia e l’ultimo rigore fallito da Serena, in una partita stregata in cui un’Italia fortissima, che fino a quel momento aveva sempre vinto senza subire gol, venne eliminata da un’Argentina che in realtà era lontana parente di quella che quattro anni prima aveva trionfato in Messico. Evidentemente doveva andare così, ma fu un epilogo amarissimo.

Italia ’90 rappresentò anche una grande occasione mancata per tutto il nostro movimento calcistico. In quel periodo era necessario ridare slancio al calcio del Bel Pese con strutture moderne che strizzassero l’occhio al futuro. Si era creata la ghiotta opportunità di costruire finalmente degli stadi moderni che potessero anche essere utilizzati per manifestazioni extra sportive, ma purtroppo vennero solo messe in piedi delle vere e proprie cattedrali nel deserto, strutture che di moderno non avevano praticamente nulla. Inoltre ci furono sprechi di denaro enormi, opere incompiute e ben 24 morti sul lavoro.

L’impressione era che già a partire dagli anni Novanta, soprattutto verso la metà del decennio, il calcio con cui eravamo cresciuti si stesse ormai avviando verso un percorso completamente diverso. Si cominciò a prendere una serie di decisioni che inflissero i primi colpi mortali a quella che era la nostra passione. Pensiamo all’avvento delle pay tv con i loro anticipi e posticipi, alla sentenza Bosman, al grande potere che iniziarono ad acquisire i procuratori e a uno sport che diventava col tempo sempre più schiavo del dio denaro.

Ritengo che la seconda e definitiva caduta del calcio italiano ci sia stata avuta verso la fine degli anni Novanta, quando ormai il livello tecnico delle squadre in tutte le categorie iniziava ad abbassarsi, gli investimenti nei vivai diminuivano e gli stadi incominciavano a svuotarsi.

Nonostante la vittoria degli azzurri nei mondiali del 2006 – un’altra occasione non sfruttata dalle nostre istituzioni calcistiche –, il  campionato italiano era ormai avviato verso l’inesorabile declino che col tempo ci ha portato allo sfacelo che è sotto gli occhi di tutti e sul quale è ormai inutile soffermarsi più di tanto.

La pagina Facebook “Altro Calcio anni ’80-’90” nasce nel 2015, quando sempre più annoiato e nauseato dal calcio moderno ho deciso di creare uno spazio dove poter ricordare quegli splendidi anni.

La sua missione non è solo quella di creare un covo di nostalgici, ma anche di far conoscere alle nuove generazioni quello che una volta era il campionato più bello del mondo.

Proprio da questo progetto nasce l’idea della pubblicazione di questo libro, che racconta la storia calcistica di undici calciatori che negli anni Ottanta e Novanta ebbero grande notorietà.

Ripercorreremo insieme a loro il calcio di quel periodo meraviglioso con aneddoti, curiosità e storie che ancora oggi, a distanza di tanti anni, provocano in noi grande nostalgia.

 

Estratto da “L’altro calcio. Anni Ottanta e Novanta” di Giovanni Fusco, Edizioni Ultra.

©2019 LIT EDIZIONI Srl. Per gentile concessione.

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Gullit & Instagram: la foto con Van Basten e Rijkaard

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ruud Gullit ha pubblicato ieri sul suo profilo Instagram una foto che ricorda il passato… insieme con gli ex compagni di squadra Marco Van Basten e Frank Rijkaard su una spiaggia tropicale negli anni ’80. Un minimale costume da bagno, in voga in quegli anni, rende l’immagine davvero retrò. I tre furono protagonisti del Milan vincente in Italia, in Europa e nel Mondo, così come con l’Olanda con la quale vinsero l’Europeo del 1988. Tre calciatori che hanno fatto la storia del calcio. Tre campioni che vorremmo ammirare ancora calcare i prati verdi dei nostri stadi…

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Libri: “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta” intervista all’autore Giovanni Fusco

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” abbiamo raggiunto Giovanni Fusco, autore del libro “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta” edito da Ultra Sport. Il libro racconta le storie di alcuni protagonisti di quegli anni. Un doppio appuntamento, oggi l’intervista e nei prossimi giorni un estratto. Abbiamo incontrato l’autore per permettere a tutti noi di meglio comprendere il contenuto del libro.

“Tutto nasce nel 2015 quando ho creato la pagina “Altro Calcio Anni ’80 – ‘90” su Facebook proprio perché nauseato dal calcio moderno”, ci dice l’autore Giovanni Fusco, “La pagina ha avuto un buon successo da subito, facendo avvicinare anche alcuni ex calciatori. Ad un certo punto ho avuto l’idea di portare in un libro ciò che stavo facendo in rete. Tutto è avvenuto per caso, anche la creazione della pagina, d’impeto senza un progetto vero e proprio. C’era solo, alla base, la difficoltà di riconoscersi in un tipo di calcio, quello moderno, e la voglia di far conoscere alle nuove generazioni quello che era una volta il campionato più bello del mondo”.

“Il libro è costituito da 11 interviste ad altrettanti calciatori”, prosegue l’autore, “Si parte viaggiando attraverso le loro carriere e raccontando soprattutto avvenimenti e aneddoti non conosciuti al grande pubblico. Storie di calciatori che hanno “vissuto” il calcio nel periodo che va dalla metà degli anni ’80 sino alla fine degli anni ’90. Si racconta la vita degli spogliatoi dove c’era sicuramente più semplicità rispetto ad oggi. Gli allenatori erano diversi da quelli attuali che puntano tutto o quasi sull’immagine. Prima puntavano più sulla sostanza e si presentavano alle interviste con le loro tute di allenamento, allergici al politicamente corretto. Il libro, dove tra le altre cose troverete dei simpatici aneddoti su Carlo Mazzone, rappresenta per me un punto di partenza. Spero che dopo questa pubblicazione altri ex calciatori si avvicinino alla pagina. Io sono alla ricerca di quei calciatori un po’ nell’ombra, quelli in cui ognuno di noi si chiede…. “…ma che fine ha fatto?”. Mi piacerebbe intervistare, e avvicinare ai tifosi, quei calciatori un po’ spariti e fuori anche dai circuiti dei media dove incontriamo più o meno sempre gli stessi”.

“Andrebbe assolutamente letto dai nostalgici”, prosegue Fusco, “e da chi si riconosce ed è cresciuto in quegli anni. Ma lo consiglio anche a quei ragazzi appartenenti alle nuove generazioni che vogliono avvicinarsi alle storie di questo periodo del calcio. È chiaro che il calcio di oggi è il frutto della società in cui viviamo dove purtroppo conta il Dio denaro e l’apparire più che l’essere. Ed è chiaro quindi che uno sport popolare come il calcio non poteva non esserne contaminato da queste questioni. Anche quel calcio che noi amiamo e raccontiamo non è stato immune dagli scandali, come il totonero, ma comunque era ancora un calcio più semplice e genuino. Questa semplicità e genuinità oggi si è persa, spero con il libro e con la pagina Facebook di riportare i lettori a quella semplicità di un tempo”.

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