Connect with us

Il Calcio Racconta

3 novembre 1999 – Addio a Romeo Anconetani, l’ultimo padre-padrone

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Sabato scorso Livorno-Pisa è andata in scena otto giorni prima del ventesimo anniversario dalla scomparsa di Romeo Anconetani, il quale non riuscì a portare a termine la fusione tra nerazzurri e amaranto: doveva nascere il Pisarno, dotato di stadio di proprietà con all’interno ristorante e centro commerciale, ma la rivalità fra le due tifoserie gli impedì il progetto. Triestino di nascita e toscano d’adozione, Anconetani fece il suo ingresso nel mondo del calcio alla fine degli anni Quaranta. Iniziò a lavorare come segretario sportivo soprattutto in provincia di Firenze e sul finire del decennio successivo venne ritenuto colpevole di illecito sportivo e radiato dalla Federcalcio. Ma non voleva lasciare il mondo del calcio e decise di aprire un ufficio di consulenza calcistica. A lui si rivolgevano in tanti perché, all’indubbio ”occhio’ da talent scout, Anconetani abbinava un formidabile archivio contenente informazioni tecniche di decine di migliaia di calciatori. Essendo squalificato, doveva lavorare sotto traccia e parecchi club si avvalevano della sua consulenza. “E’ al fianco di Raggio di luna Selmosson a Roma e poi di Claudio Sala, il futuro poeta del gol al suo arrivo a Torino. È mister cinque per cento, tanto guadagna da ogni affare” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 4 novembre 1999). A metà anni Settanta il figlio Adolfo divenne direttore sportivo della Lucchese e Romeo Anconetani continuò a manovrare più o meno nell’ombra: nell’ambiente tutti sapevano chi era e tutti conoscevano la sua abilità, molti si rivolgevano a lui, però il suo nome -ufficialmente- non turbava i sogni di chi, in Federazione, avrebbe dovuto vigilare… Nel 1978 acquistò il Pisa sotto le mentite spoglie di… Adolfo, il quale ne divenne presidente per restarne fino al 1982, quando in seguito alla vittoria dell’Italia al Mondiale arrivò l’amnistia federale che cancellò ogni squalifica. A quel punto Romeo poteva agire alla luce del sole, prendendo il Pisa dalla Serie C e accompagnandola fino alla A, nella quale disputò sei campionati nel periodo tra il 1982 e il 1991. “Un presidente che, dopo la morte di Costantino Rozzi, è stato l’ultimo padre-padrone di una società. Di un calcio diverso, che aveva comunque qualcosa di romantico” (Cit. La Stampa, 4 novembre 1999).

Risiedo nel basso Lazio, precisamente nel comune di Itri, cittadina che ha dato i natali a Mario Pennacchia. La mia passione per il calcio forse e' data dalla data di nascita: 7 settembre, come il Genoa, Tomas Skuhravy, Marcel Desailly, Pedro 'Piedone' Manfredini... Per GliEroidelCalcio.com da lettore a collaboratore

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Calcio Racconta

Michel Platini ospite a “Che tempo che fa”: “Venivo da un paese in cui non si viveva il calcio come in Italia”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Fabio Fazio riceve “Le Roi” Michel Platini a “Che tempo che fa” per la presentazione del suo libro “Il Re a nudo”. Scorrono le immagini dei successi dell’ex bianconero che si lascia sopraffare dall’emozione mentre il conduttore gli fa presente come lui sia “come una canzone, un sottofondo della nostra vita, fa parte di tutti”.

“Giocavo con quelli più grandi di me, è così che ho imparato a dribblare”, inizia l’ex Re a raccontarsi, “Venivo da un paese in cui non si viveva il calcio come lo vivete voi, per me è stato un trauma. All’epoca il tifoso in Francia non esisteva, esisteva lo spettatore che andava a vedere la partita, il tifoso che sprona la squadra non esisteva. Un altro mondo per me”.

Dopo aver snocciolato i nomi dei suoi compagni in quel periodo bianconero ha ricordato una frase di Agnelli su di lui, “Abbiamo preso Platini in un paese che non capisce niente di calcio e ci ha insegnato a giocare”. Si è poi tornati al gol annullato nel 1985 durante la finale della Coppa Intercontinentale: “Era validissimo” … e ricorda anche di aver incontrato il guardalinee che aveva fatto annullare la rete qualche tempo dopo a Singapore… “Quasi quasi lo ammazzavo” dice ironicamente.

“Ho fatto l’allenatore della nazionale francese per cinque anni, poi ho smesso, non mi piaceva la vita da C.T.”, prosegue il francese, “Poi mi sono messo al servizio del mio paese per l’organizzazione della Coppa Del Mondo del 1998 che abbiamo vinto (ride)… e poi l’avventura nella Fifa… dove un calciatore finalmente ha la possibilità di difendere il calcio in un mondo di dirigenti. Sono stato l’unico calciatore in quel mondo” …

Continue Reading

Il Calcio Racconta

14 novembre 1934 – La battaglia di Highbury

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Pensando al 1934 ed alla Nazionale italiana la prima cosa che salta in mente è la vittoria nella coppa del mondo che Pozzo e i suoi conquistano a Roma il 10 Giugno. Nel 1934, come conseguenza di quel mondiale vinto, c’è un’altra partita forse ricordata ancor più della vittoria ai mondiali: la “Battaglia” di Highbury che vide gli azzurri sconfitti per 3 a 2 dai “Maestri” inglesi.

È difficile pensare che una nazionale di blasone come quella Italiana possa avere una sconfitta tra le sue imprese; probabilmente una nazionale come quella Maltese potrebbe ricordare come “imprese” le sconfitte di misura contro nazionali molto più attrezzate, ma perché questo accada ad una nazionale fresca campione del mondo devono entrare in gioco diversi fattori.

In primis deve accadere che il calcio internazionale si trovi nella sua epoca pionieristica o ne sia appena uscito e che gli interessi “paralleli” al calcio più che economici siano legati alla propaganda politica ed ai sentimenti nazionalistici, così accade che i “Maestri” inglesi, come inventori del calcio decidano che per loro sia inutile partecipare ai Mondiali organizzati dalla FIFA, la loro superiorità è tale che non hanno bisogno di confrontarsi con le altre nazioni in un torneo: fintanto che non comporta mancati guadagni che vanno quasi ad inficiare il PIL di una nazione, la rinuncia ai Mondiali di Calcio è una strada percorribile.

Deve anche accadere che i “Maestri” decidano di organizzare una sfida contro i campioni del Mondo in carica quasi ad onorarli della loro attenzione. L’Amichevole (che tanto amichevole non è) deve essere anche organizzata a novembre, uno dei periodi più piovosi in quella che è forse la nazione più piovosa del continente. Deve anche accadere che oltre alla pioggia novembre regali la nebbia nascondendo molte cose all’arbitro svedese Otto Ohlsson, è così che il “centro attacco” inglese Ted Drake dopo due minuti con un intervento deciso rompe il piede all’azzurro Monti che non può essere sostituito perché le sostituzioni non sono previste. Tutto ciò un minuto dopo il rigore calciato dall’inglese Ted Drake e parato da Ceresoli. Gli inglesi comunque dopo aver sbagliato il rigore ed aver azzoppato Monti, rifilano agli Azzurri 3 gol in 9 minuti, trovandosi sul 3 a 0 al 12° minuto. Pozzo corre ai ripari spostando l’ormai immobile Monti prima sulla mediana, poi come ala (per poi toglierlo dal campo).

Nell’elenco degli accadimenti che portano alla “vittoria morale” italiana anche c’è sicuramente il fatto che la Nazionale Italiana può aver messo in preventivo di perdere ma non di essere umiliata, così non si sa quanto con le buone o quanto con le cattive (come ipotizza Gianni Brera), l’undici o meglio il dieci italiano inizia una strenua resistenza riuscendo a chiudere il primo tempo senza subire altre reti.

Nel secondo tempo sulla falsariga di quanto fatto dagli inglesi nel primo tempo l’Italia si porta sul 3 a 2 nel giro di pochi minuti, è Meazza a finalizzare due azioni al 58° ed al 62° ma la rimonta italiana si ferma qui, sarà la traversa ad impedire la rimonta nel finale di partita.

La narrazione tipica del periodo fascista farà il resto, abbondano i racconti dell’epica impresa degli azzurri e dei tifosi italiani al seguito che festeggeranno la “vittoria”. La stampa inglese criticherà invece i suoi per non aver voluto infierire su un avversario ormai domato.

È così che è nato il mito di quella partita e dei Leoni di Highbury rinforzato negli anni da una specie di maledizione che porterà gli italiani a dover attendere 39 anni esatti per consumare la rivincita, gli azzurri dovranno quindi aspettare un’altra epoca ed un’altra storia che vi abbiamo raccontato esattamente un anno fa in questo articolo.

 

Continue Reading

Il Calcio Racconta

1979…Sangue, spaghetti, cipolle. Questo il calcio in Italia

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – “Gioca in Italia e poi muori” è il titolo di uno dei due articoli che il settimanale di informazione tedesco “Der Spiegel” dedica al calcio nel nostro Paese, definito “la più scaltra nazione calcistica del mondo”, perché in essa vige “la legge delle canaglie e dei ciarlatani”. L’altro articolo del settimanale amburghese ha per titolo “Roma olocausto”, per la minaccia di strage che i tifosi della Lazio […] esprimerebbero nei confronti dei rivali locali della Roma, ostentando il braccio levato nel saluto fascista”.

Queste le prime righe dell’articolo apparso su La Stampa del 13 novembre 1979. Un articolo duro, pesante, in cui si fa il punto delle accuse da parte dei quotidiani tedeschi nei confronti dell’Italia e del calcio della penisola. È bene ricordare che siamo a pochi giorni di distanza dall’omicidio, purtroppo, di Vincenzo Paparelli.

Anche lo Spiegel non risparmia critiche e accuse all’Italia del pallone … “Un tifoso, nostalgico delle vittorie azzurre ai mondiali del ’34 e del ’38, avrebbe addirittura implorato “ritorna, o Duce, o liberatore, o dittatore”. Un settimanale importante oggi come allora quando vantava una tiratura di circa un milione di copie, considerato “il verbo”. Un quotidiano temuto e per questo preso sul serio. Ed è per questo che il suo giudizio sul calcio italiano ha fatto discutere. Pistole & Spaghetti … questa è l’immagine che raccontano del nostro paese i quotidiani tedeschi.

Poi si portano una serie di esempi in cui le affermazioni avrebbero trovato conferme negli atteggiamenti: il giocatore Hannes, del Borussia, avrebbe detto che andava ad affrontare l’Inter in quella che sarebbe stata “una lotta con i mangiatori di spaghetti”. Nulla rispetto a quanto invece affermava il presidente dello Stoccarda, che reduce dalla partita di Torino avrebbe detto …”Siamo in guerra. Dobbiamo seriamente riflettere se si debba ancora giocare con certe squadre italiane”. Allo stadio comunale di Torino, i tifosi granata avrebbero apostrofato la squadra ospite come “SS” e “nazisti”. “Guerra, morte, sangue e politica sono il «leitmotiv» dei due articoli”.

Si fa anche riferimento al fatto che esiste un nesso tra il nome dei “granata” torinesi e le bombe a mano; si racconta anche che un giocatore del Napoli avrebbe minacciato un avversario dello Standard Liegi dicendogli: “Conosci Napoli? Laggiù è già pronta la tua tomba”. Inoltre il Torino sarebbe una squadra di karatè dove ci si ispira alla regola “spranga di ferro e frattura delle ossa”. Ma ci si riferisce anche al caso dì Luis Suarez, il quale alcuni anni prima avrebbe colpito al basso ventre Kurrat, giocatore del Borussia Dortmund, e avergli confidato poi a fine partita “Scusa, ma lo vogliono i tifosi, altrimenti mi insultano come un vigliacco”.

Ma addirittura si fa riferimento a quelle che vengono definite “rivelazioni”:

“I campi delle squadre italiane non vengono squalificati (a differenza di altri, come di recente quelli di Atene, San Sebastian e Valencia, -dove i tumulti furono assai più innocui- di quelli di Torino con lo Stoccarda) perché la commissione disciplinare dell’Uefa è presieduta dall’avvocato Alberto Barbe, che dà soltanto multe alle squadre italiane.”

Insomma, “Tutto è lecito sui campi di gioco italiani: se Dante vivesse oggi, avrebbe ambientato il suo “Inferno” in una partita di Coppa con attori italiani. Loro come protagonisti, gli altri sempre come vittime. Nel nostro Paese esiste “un diretto legame tra stadio, ospedale e Vaticano. Nello stadio si scatena il demonio, all’ospedale interviene la Madonna e in Vaticano il Santo Padre impartisce l’assoluzione ai bruti pentiti”.

Poi si arriva alla “perla”: “l’ex attaccante italo-brasiliano Angelo Sormani, stando allo Spiegel, aveva un metodo delicato per mettere fuori combattimento l’avversario: portava nel taschino posteriore dei calzoncini una manciata di cipolle tritate. Quando un avversario era caduto, atterrato da un’accurata puntata alla caviglia, Sormani insaporiva il palmo della mano nella pastetta di cipolle e poi passava amorevolmente il condimento sugli occhi dell’uomo a terra”.

 

Continue Reading

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: