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La Penna degli Altri

Amarcord: c’era una volta il Baracca Lugo

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – Alcune squadre, alcuni nomi, alcuni stadi restano impressi nella memoria della gente anche senza conoscere pienamente storia e vicende. Un esempio è il Baracca Lugo, mitica e leggendaria squadra italiana, il cui nome suona familiare a tutti, ma le cui gesta sono probabilmente meno conosciute e svelate.

E’ Francesco Baracca il protagonista: medaglia d’oro al valor militare dopo essere caduto in una battaglia nella Prima Guerra Mondiale nel 1918 nei pressi di Treviso, considerato il più grande aviere italiano, capace di vincere ben 34 battaglie aeree. Baracca, nato a Lugo di Romagna (Ravenna), resta il personaggio più celebre, famoso ed apprezzato della cittadina romagnola, tanto che dopo la sua morte l’intero paese decide di intitolare a lui il nome della locale squadra di calcio, la Pro Lugo, fondata nel 1909. Nasce così nel 1926 il Baracca Lugo, colori sociali il bianco ed il nero, simbolo il cavallino rampante (un po’ come la Ferrari, tanto per rimanere in zona) che era poi lo stemma della famiglia Baracca. Un nome che resterà stampato nella mente degli appassionati di calcio, perchè particolare e dedicato ad un personaggio ancor prima che ad una città.

[…] il Baracca Lugo ottiene ottimi risultati nei suoi primi anni di esistenza: nel 1927 arriva agli ottavi di finale di Coppa Italia, dieci anni dopo giunge per la prima volta in serie C. Al termine della stagione 1946-47, i bianconeri chiudono il campionato a pari punti con il Gubbio e per decretare la promozione in serie B occorre uno spareggio; a prevalere sono gli umbri, il Baracca perde così la possibilità di raggiungere la seconda serie nazionale e in tre anni cade nei dilettanti, finendo nel dimenticatoio calcistico fino alla fine degli anni ottanta[…]

Nella stagione 1986-87 il Baracca Lugo giunge primo nel suo girone di Promozione assieme a Brescello e Castel San Pietro […] A decretare la compagine promossa in Interregionale (l’attuale serie D) sarà il sorteggio, come l’Italia agli Europei del 1968. Vince il Baracca che si ritrova così ai piedi del professionismo, ancora ignaro che l’apice della sua vita sportiva sta per arrivare. […] i romagnoli stravincono l’Interregionale l’anno dopo, grazie alla guida in panchina di un romagnolo doc, Alberto Zaccheroni[…] Al primo anno in C2, i bianconeri strappano applausi ma soprattutto macinano punti, giungono secondi alle spalle del Fano con un punto di vantaggio sul Chieti ed ottengono la seconda promozione di fila, ritrovandosi in appena 365 giorni dalla serie D alla C1. […] L’inizio è complicato, la categoria dura, nel raggruppamento centro-nord della serie C1 ci sono formazioni importanti come il già citato Venezia, il Piacenza, il Monza, il Como, l’Empoli e il Vicenza. Stadi importanti, gremiti, a cui il piccolo impianto di Lugo intestato ad Ermes Muccinelli, meno di quattromila posti e ricordato dai cinofili italiani per essere stato teatro della pellicola con Alberto Sordi “Il Presidente del Borgorosso Football Club”, girato quasi interamente a Lugo e nello stadio cittadino, può replicare solo con la passione del tifo di un paese intero. […] E il Baracca Lugo inizia effettivamente a precipitare, già dalla stagione successiva (1991-92), conclusa con l’ultimo posto in classifica e la conseguente retrocessione in C2. […] le successive 6 stagioni in quarta serie sembrano una naturale stabilizzazione per il Baracca che dal 1993 al 1998 […]. Lo stemma bianconero col cavallino diventa un’abitudine per gli appassionati di serie C, il Baracca Lugo diviene un nome comune nelle case degli italiani e qualche volta anche nella schedina del Totocalcio, il riconoscimento più alto per i cittadini di Lugo di Romagna che nei bar si danno gomitate di approvazione e, fra un bicchiere di Lambrusco o Sangiovese ed una partita a carte, esclamano: “Va là, domenica siamo in schedina!“, col tipico intercalare romagnolo, le s arrotate e la frase dolcemente strascicata in fondo.

Dalla collezione di Marco Cianfanelli (Pennantsmuseum.com)

La stagione 1998-99 sarà burrascosa, […] e sono costretti a disputare i playout per non perdere la categoria; di fronte ci sono i sardi del Tempio, 15.mi a fine campionato e che con due pareggi sarebbero salvi.

Il Baracca Lugo è con un piede nel baratro, […]Lo spareggio diventa effettivamente una leggenda: le due gare finiranno entrambe 1-1, decretando così la salvezza degli isolani e la retrocessione dei romagnoli, rimontati nella gara di ritorno del 6 giugno 1999 con un calcio di rigore in pieno recupero. Continua l’ex presidente Bruognolo: “Un rigore assurdo, il mio difensore che abbranca in area con entrambe le mani il pallone al 94′, una cosa mai vista. E dire che fui accusato io di corruzione per quella partita[…] Bruognolo verrà successivamente scagionato perchè dimostrerà che nell’ora incriminata era al funerale di un amico, ma il Baracca Lugo verrà ugualmente penalizzato (l’illecito, si dirà, lo avrebbe perpetrato un dirigente) di 7 punti per la stagione 1999-2000 che dovrà disputare in serie D dopo 10 anni consecutivi nel professionismo.

[…] Manca la schedina e, perchè no, anche il Baracca Lugo, la squadra che di nome un po’ tutti conoscono.

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Lello Antoniotti, talento del calcio della Valle d’Aosta; il Baggio valdostano

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AOSTASPORTS.IT (Paola Colosetti) – Il 17 gennaio 1928, nasceva a Bard, uno dei migliori se non il migliore talento calcistico espresso dalla Val d’Aosta […] Quella di Lelio “Lello” Antoniotti è una storia ormai lontana, di un talento innato e cristallino, è stato uno dei giocatori più pregiati dopoguerra, ma frenato dalla sfortuna tra gli anni 40 e 50. Molto ammirato da Peppino Meazza e da Valentino Mazzola […] Un attaccante nato, ma atipico, non avendo un fisico robusto ma grazie alla sua concezione del gioco basata sulla tecnica, l’intelligenza e la velocità, sapeva anche vedere lo sviluppo delle azioni, facendo funzionare l’intero settore d’attacco come un vero e proprio regista avanzato. Come accostamento a un giocatore moderno senz’altro il più vicino è Roberto Baggio.

Da Bard durante il periodo della guerra si sposta a Novara, dove inizia a giocare nello Sparta. Qui lo preleva la Pro Patria di Busto Arsizio per la stagione 1946-47, in Serie B. E’ un esordio folgorante, a diciotto anni mette a segno ben 22 reti, trascinando la squadra alla promozione in Serie A, mostrando le doti del potenziale campione.

Il 5 ottobre, nella vittoria per 1-0 contro la Fiorentina, segna il suo primo gol nella massima serie; alla fine della stagione saranno undici le sue reti, su 33 gare, con la Pro che termina all’ottavo posto in Serie A. Nel 1948-49, inizia benissimo, andando a bersaglio 8 volte in 15 gare, tra cui una tripletta alla Sampdoria. La stagione però gli riservò un brutto colpo, venendo colpito da una grave forma di pleurite e costretto a saltare buona parte del campionato e quasi totalmente la stagione successiva, […] Tornato titolare fisso solo nel 1950-51, in 32 presenze mise a segno sei reti, con la squadra che terminò al decimo posto. Fu quella la sua ultima annata con i tigrotti di Busto Arsizio, chiudendo la sua esperienza con 121 presenze e 50 reti (in Serie A 84 e 26).

Al termine della stagione, fu ceduto alla Lazio, in seguito vestirà poi la maglia di Torino per tre stagioni realizzando così uno dei suoi sogni giovanili. E quella della Juventus per una stagione, ma la pleurite aveva lasciato il segno, con essa altri problemi fisici, non riuscendo a esprimersi sui livelli precedenti. Passò quindi Vicenza per chiudere a Novara nel 1958-59. Al termine della carriera conta 249 presenze e 52 reti in Serie A, 41 presenze e 22 reti in Serie B. Conta anche quattro convocazioni nell’allora Nazionale giovanile.

[…] Si è spento a Novara il 29 marzo 2014.

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Ettore Viola, figlio del presidentissimo Dino: «Fu Totti l’ultimo suo regalo ai tifosi»

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LEGGO (Giuseppe Falcao) – «Francesco Totti è stato l’ultimo acquisto di mio padre». Le parole sono quelle di Ettore, figlio del presidente della RomaDino Viola. Al circolo Antico Tiro al Volo racconta: «Papà aveva avuto mille segnalazioni su Totti e lo comprò a 13 anni dalla Lodigiani».

C’è una famosa foto in cui Totti stringe la mano a Dino Viola.
«Fu scattata a Trigoria, nel Natale del 1990. Fu l’ultimo Natale di papà. In quel periodo voleva portare Falcao sulla panchina della Roma».

Falcao, mio padre, allenatore della Roma?
«Si, era tutto fatto. Si sarebbero dovuti incontrare a Cortina per firmare il contratto, però il presidente pochi giorni dopo si ammalò e fu l’inizio della fine».
Che rapporto c’era tra Viola e Falcao?
«Ottimo, anche se con Paulo e Cristoforo Colombo ogni rinnovo di contratto era una battaglia. Ci tengo a smentire una leggenda metropolitana collegata al suo passaggio all’Inter. Non fu Andreotti a far saltare la trattativa come si racconta».
E cosa accadde?
«Bastò una telefonata, a cui ho assistito personalmente, tra mio padre e l’allora presidente dell’Inter Fraizzoli. Mio padre era arrabbiato con Mazzola perché aveva trattato direttamente con Falcao, che era sotto contratto. Fraizzoli capì, da galantuomo quale era, che avevano sbagliato e per non rompere i rapporti, non prese Falcao».
C’è appena stata Roma-Juventus, la partita per eccellenza dei tempi di suo padre.
«La sfida di mio padre era fronteggiare la Juve e ci riuscì alla grande, nonostante la potenza della Fiat e della famiglia Agnelli».
Ricorda l’aggressione subita da suo padre al Comunale di Torino?
«Parlare di aggressione è eccessivo. Ma lui e mia madre furono spintonati, fuori dalla tribuna autorità; ci rimasero molto male».
C’era qualche calciatore preferito dal presidentissimo?
«Li amava. Talmente innamorato che spesso toglieva alla famiglia per dare a loro. Quando avevo bisogno di alcuni biglietti non andavo a chiederglieli direttamente, ma mandavo Sebino Nela o Agostino Di Bartolomei a prenderli per me. Sapevo che mio padre a loro non avrebbe detto di no».
Cosa ha rappresentato lo Scudetto?
«Il coronamento del sogno di mio padre. Si innamorò della Roma quando arrivò in città all’età di 11 anni. Quello scudetto fu la sua grande gioia da presidente e da tifoso».
Roma-Liverpool, fu il grande dolore?
«Mio padre diceva che se non l’avessimo giocata a Roma, l’avremmo vinta».
Roma-Lecce: come fecero i giallorossi a perdere quella partita?
«La Roma entrò in campo sicura di sé, convinta di vincere. Strano che il Lecce in quella partita si giocasse un premio a vincere. Ancor più strano per una squadra già retrocessa».
Altro mistero, la cessione di Ancelotti.
«Mio padre non lo voleva vendere, ma Berlusconi trattò direttamente con Carlo, offrendogli un triennale. Ancelotti, avendo qualche problema fisico, accettò. Andò a Trigoria e chiese a papà di essere ceduto. Alla fine piansero insieme e Viola lo lasciò andare. Però si legò al dito il gesto di Berlusconi».
Dopo la morte di suo padre, la Roma cambiò proprietà.
«Un mese dopo fu presa da Ciarrapico. Era praticamente scritto che la Roma sarebbe dovuta diventare sua. Si prese la Roma in malo modo, scordandosi di darci anche qualche miliardo» […]

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Senza un’intossicazione Italia-Germania 4 a 3 non ci sarebbe mai stata

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IL GIORNALE (Sergio Arcobelli) – Anche i supereroi si ammalano. Quando si tratta di campioni dello sport viene naturale pensare che siano indistruttibili e protetti da un’armatura d’acciaio. Si pensa che nulla li possa scalfire. Non è così. […] Nel 2015, Carlos Dunga additava l’uscita del Brasile dalla Coppa America al virus che aveva colpito ben quindici elementi della squadra. Un’intossicazione alimentare per una ingestione di pesce avariato nel ’68 costò addirittura la vita all’uruguaiano Julio Cesar Benitez, colpito da un arresto cardiaco alla vigilia di Barcellona-Real. Due anni dopo, ai Mondiali messicani del 1970, il mitico portiere Gordon Banks si prese un’intossicazione alimentare e non fu in grado di difendere i pali dell’Inghilterra nel quarto di finale perso 3-2 contro la Germania Ovest. Se ci fosse stato Banks e non il suo vice, l’oriundo Sonetti, che fece entrare tre tiri non irresistibili, probabilmente non avremmo assistito a Italia-Germania 4-3 […]

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