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La Penna degli Altri

9 novembre 1997, muore a Venezia Helenio Herrera: controstoria dell’allenatore che cambiò l’Inter e il calcio

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PASSIONEINTER.COM (Lorenzo Della Savia) – […] A voler tracciare una controstoria di quello che Helenio Herrera fu in vita – e persino dopo la morte – non si può non dare spazio alle donne dell’ex allenatore: tante donne, tante mogli (forse tre, o forse di più, di cui l’ultima, Fiora, la più famosa) e pure tante spasimanti. Che Herrera fosse uno stimolatore erotico del desiderio di una miriade di signore e signorine degli anni Sessanta che gli sbavassero dietro a getto continuo […] è un fatto.

[…] una volta smaltita la sbornia di successi in nerazzurro – solo quando si accasò alla Roma riuscì a trovare un matrimonio durevole, con la sopra citata Fiora, che di Herrera ebbe a dire: “Era un uomo onesto, spiritoso e ahimè gran seduttore. Ma io lo perdonavo sempre. Un furbetto mica da ridere, aveva un sacco di amanti, e io non me ne accorgevo. Ci provava con tutte, lo faceva con discrezione, ma non se ne lasciava scappare una”. […]

Donne che non finirono di ronzare attorno a Herrera nemmeno dopo che questo se ne fosse andato: basta andarsi a ripescare qualche cronaca del 2010, quando scoppiò una guerra legale tra la moglie Fiora e la figlia – o presunta tale – di lui, una certa Maria Susana. Una delle tante: perché sì, non è ben chiaro nemmeno quanti figli avesse Herrera: c’è chi dice tre, chi quattro e chi di più […] Successivamente vennero fuori anche delle incongruenze sulla data di nascita di Herrera, perché – mentre la data naturale risultava essere il 1910 – sui documenti appariva che fosse nato nel 1916. “La data di nascita se l’è cambiata quand’era in Spagna, un piccolo vezzo”, commentò la moglie […]

[…] dopo il decesso, ci pensarono altri personaggi a far rivoltare l’allenatore nella tomba: nel 2004, per dire, Ferruccio Mazzola, ex giocatore dell’Inter, accusò Herrera di somministrare sostanze dopanti ai propri giocatori. Accuse che finirono nel niente, visto che l’unico ad unirsi alle parole di Mazzola fu Franco Zaglio, e visto che il dottore che esaminò il caffè di un altro Mazzola, il fratello Sandro, che avrebbe dovuto contenere il famoso doping, “si mise a ridere, perché secondo le analisi non c’era nulla di strano”.

[…] era noto, il tecnico, per le sue doti da motivatore, messe in luce sia verbalmente che attraverso i famosi cartelli con cui negli anni tappezzò la Pinetina (“Classe + Preparazione atletica + Intelligenza = Scudetto”“Difesa: non più di trenta goals! Attacco: più di 100 goals!”“Chi non dà tutto non dà niente”“Tacalabala”, eccetera). Joaquin Peirò, riserva dell’Inter ai tempi di Herrera, disse di lui: “Non mi faceva giocare, lo detestavo. Non ci parlavamo, non mi rivolgeva la parola. Ma quando succedeva che aveva bisogno di me, per infortunio dei titolari 0 per altre ragioni, era diabolico. Si trasformava. Dal lunedì fino alla domenica mi prendeva da parte come se ci legasse un rapporto affettivo, mi diceva che ero il migliore. E io ci cascavo: gli credevo, andavo in campo motivatissimo, galvanizzato”. Magia.

[…] fu in grado di tracciare un solco non solo nella storia dell’Inter (che con lui passò da grande a grandissimo club), ma anche nel modo di intendere la figura dell’allenatore: il quale diventò uno psicologo, un tecnico, un tattico: Herrera fu il primo a capire che i calciatori andassero allenati non come atleti ma come calciatori di calcio […]

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Inzaghi: “Nella finale di Champions del ’98 non riuscivo a camminare”

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(UEFA.COM di Paolo Menicucci – Foto ILBIANCONERO)

Riportiamo un estratto dell’intervista concessa da Filippo Inzaghi al sito Uefa.com. Ecco un estratto.

[…] La tua prima finale di UEFA Champions League l’hai giocata nel 1998 con la Juventus. Una squadra così forte, con un centrocampo composto da Deschamps, Davids, Zidane e Conte. Cosa è mancato il giorno della finale?

[…] “Arrivammo a quella finale che non stavamo bene noi tre davanti. Penso che sia stato quello. Mi pare che Del Piero si sia infortunato a inizio gara e abbia giocato “mezzo stirato”, io avevo la pubalgia e non riuscivo a camminare”.

[…] Quanto è stato speciale per te e Ancelotti battere la vostra ex squadra nella finale del 2003 giocata con la maglia del Milan contro la Juventus?

[…] “Sinceramente, io alla Juventus sono stato bene, sono stato amato. […] sono stato molto contento perché è stata la prima Champions League che ho vinto”.

[…] E diciamo che, con un portiere normale, Inzaghi avrebbe segnato anche in quella finale.

[…] “Buffon era la mia bestia nera. Era sicuramente il portiere più forte del mondo, e lì, ha fatto una parata indescrivibile”.

 

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L’inaspettata retrocessione della Fiorentina

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(ILFATTOQUOTIDIANO.IT di Cristiano Vella – Foto WIKIPEDIA)

La rubrica Madeleine de Il Fatto Quotidiano ci porta alla scoperta di una squadra partita per fare faville e retrocessa in Serie B. Quella squadra era la Fiorentina di Batistuta e Baiano. Ecco un estratto.

[…] È il 6 giugno 1993, sono da poco passate le 18: in un quarto d’ora sarebbe calato il sipario sulla stagione 1992/93. Sugli spalti dell’Artemio Franchi, Firenze spera che dalle radioline non intervenga nessuno o al massimo la familiare voce di Sandro Ciotti ad annunciare il pareggio della Samp a Brescia. La Fiorentina il suo lo sta facendo, è già in vantaggio per 5 a 0 contro il Foggia: finisse così, si andrebbe a giocare lo spareggio salvezza col Brescia, segnasse la Samp, sarebbe salva con Brescia e Udinese retrocessi e una stagione assurda, sciagurata, passerebbe agli archivi.

[…] E dire che quella stagione era partita bene: con una campagna acquisti sontuosa del patron Cecchi Gori che aveva preso il fantasista Baiano dal Foggia per regalare assist a Batistuta e poi il tedesco Effenberg, il danese Brian Laudrup fratello dell’ex juventino Michael, Di Mauro dalla Roma, Carnasciali, Luppi.

[…] E dopo un inizio altalenante, tra i 7 gol rifilati all’ancona e i 7 presi dal Milan, la squadra con Batistuta che segna a raffica e con le giocate di Baiano aveva iniziato a far sognare il Franchi. […] Da lì però inizia un incubo: si va a riposo prima di natale con un pareggio a Parma. Il 93 si apre con una sconfitta interna contro l’Atalanta che costa la panchina a Radice. Al suo posto arriva Agroppi.

[…] Si arriva all’ultima giornata contro il Foggia di Zeman già salvo e vincere potrebbe non bastare.

[…] Tra i viola entra il giovane Vascotto, che dopo qualche minuto fa sedere il portiere foggiano Bacchin e segna il 6 a 0. In quello stesso minuto, a Brescia, Raducioiusegna il rigore del 3 a 1 alla Samp, il compianto Andrea Fortunato segna il pareggio genoano contro il Milan, e soprattutto Stefano Ciccio Bello Desideri segna il gol del pari dell’Udinese contro la “sua” Roma.

È la condanna dei Viola, in B dopo oltre cinquant’anni.

 

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La storia del campionato conteso del 1914/15

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(ATTUALITA.IT – Foto AVVENIRE)

Il sito Attualità.it racconta la storia dello scudetto 1914-15 rivendicato dalla Lazio ma assegnato al Genoa. Ecco un estratto.

[…] La vicenda dello scudetto 1915, assegnato al Genoa ma rivendicato dall’avvocato e tifoso delle Lazio Mignogna anche per la sua squadra, è tuttora aperta ed è motivo di dibattito in Federcalcio. Su di essa riportiamo l’intervista integrale rilasciata dallo scrittore genovese Giancarlo Rizzoglio (membro del Comitato storico scientifico della Fondazione Genoa 1893) Pianetagenoa1893.net. In questa elenca i fatti oggettivi di quella vicenda.

[…] Si è più volte detto che il campionato 1914/15, più che dall’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, è stato pregiudicato dalle gravi incertezze della gestione federale di quegli anni. Cosa c’è di vero?

[…] “In Europa c’era già la guerra e l’Italia aveva cominciato una mobilitazione preventiva con i primi precetti per le esercitazioni militari di alcuni atleti del nostro sport. C’erano dunque grosse perplessità sul regolare esercizio agonistico nel nostro Paese, tanto che molte federazioni decisero già allora di sospendere, o ridurre notevolmente, le loro attività. Nel corso quindi di quell’assemblea emersero forti perplessità a far iniziare il campionato di calcio. Perplessità che venivano proprio dal presidente di allora, l’On. Carlo Montù”.

[…] Come può dirlo?

[…] “Perché Montù era anche presidente del Rowing, ossia la Federazione Canottaggio, e in quel mese d’agosto, insieme al consiglio federale, egli decise di sospendere i campionati italiani di canottaggio per la forte incertezza che già c’era in Italia visto il susseguirsi degli eventi bellici europei”.

[…] Quindi la Federcalcio aveva già in qualche maniera messo le mani avanti …

[…] “Esattamente. E diciamo pure che Montù ricevette probabilmente forti pressioni per iniziare la stagione calcistica, a dimostrazione che già allora il calcio, nonostante un dichiarato dilettantismo di facciata, aveva interessi economici ben maggiori rispetto alle altre attività sportive”.

[…] Ed eccoci al fattaccio, ossia la sospensione del campionato. Cosa accadde veramente?

[…] “Il 23 Maggio era in programma l’ultima giornata del girone finale del Nord Italia. La classifica vedeva il Genoa in testa a 7 punti e Torino e Inter appaiate al secondo posto con 5. A quel tempo la vittoria, ovviamente, valeva solo due punti in classifica. In programma c’erano le partite Genoa-Torino e Milan-Inter. I rossoblù, soprattutto in casa, erano un vero rullo compressore, perché in quel torneo vinsero complessivamente dieci partite su dieci tra le mura amiche. A loro bastava un solo punto contro i granata per vincere il girone finale del Nord Italia e in pratica, come poi considereremo, anche il titolo italiano. Da notare che il Genoa, in quel girone finale, aveva vinto tre partite, perdendone solo una, il Torino aveva all’attivo una sola vittoria, con tre pareggi e una sconfitta, mentre l’Inter aveva vinto due gare, una pareggiata ed altre due perse. Il Genoa con 13 reti all’attivo aveva l’attacco migliore, mentre il Torino la migliore difesa con sette goal subiti. Però, per completare il quadro, va anche detto che l’unica sconfitta del Genoa coincise con l’unica vittoria del Torino, che sconfisse in casa proprio i rossoblù per 6 a 1”.

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