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Calcio, Arte & Società

Estratto dal libro “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” vi abbiamo presentato il libro di Giovanni Fusco “L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta” tramite un’intervista all’autore (qui). Oggi, di concerto con l’autore, vi proponiamo un estratto che costituisce l’introduzione al libro stesso.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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“L’altro Calcio – Anni ottanta e novanta”

INTRODUZIONE

 

Il calcio negli ultimi vent’anni è cambiato tanto, a mio avviso in peggio, perdendo completamente il suo lato romantico e popolare. Oggi questo sport è legato quasi esclusivamente a dinamiche di mercato e a tutti quegli aspetti economici che sono in netta antitesi con i valori che uno sport come questo dovrebbe esprimere.

Cosa mi manca di quel calcio? Mi manca l’alto livello tecnico dei calciatori, gli stadi pieni, la schedina del Totocalcio, le partite tutte nella stessa giornata e alla stessa ora, ascoltare le radiocronache e guardare 90° minuto condotto da Paolo Valenti. Potrei continuare, ma mi fermo qui.

Ovviamente era anche un’altra Italia, regnava un’atmosfera completamente diversa. Finita l’epoca buia del terrorismo, una buo9na ripresa economica aprì le porte a un decennio di ottimismo e spensieratezza.

Questa atmosfera positiva si riversò anche nel calcio, e fu proprio in quegli anni che nella nostra serie A sbarcarono i più grandi fuoriclasse del mondo: Zico, Maradona, Rummenigge, Platini, Falcao, Socrates, Briegel, Boniek… la lista sarebbe lunghissima, ma credo che già bastino questi nomi per dare l’idea del livello stratosferico del campionato italiano di allora.

A noi bambini e adolescenti il calcio trasmetteva sensazioni oggi inimmaginabili, forse anche perché all’epoca c’era più semplicità. Parliamo di una generazione cresciuta senza telefonini, senza internet e senza le Pay Tv. 

Noi le partite le ascoltavamo alla radio, nella mitica trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, affezionandoci alle voci di grandi giornalisti come Sandro Ciotti, Enrico Ameri, Riccardo Cucchi, Livio Forma, Carlo Nesti: nomi che hanno accompagnato gli anni più belli della nostra vita.

Dopo aver ascoltato le radiocronache eravamo pronti a sintonizzarci su Rai  Uno per vedere le immagini delle partite trasmesse da 90° minuto, condotto magistralmente da Paolo Valenti. Un vero e proprio rito che si ripeteva tutte le domeniche e che coinvolgeva la maggior parte delle famiglie italiane.

Anche molti dei nostri giochi erano legati al calcio: pensiamo a tutto quello che si creava intorno al mondo delle figurine, quando passavamo interi pomeriggi ad attaccare le immagini dei nostri idoli sugli album o quando sui banchi di scuola, durante la ricreazione, per arricchire la collezione giocavamo allo “schiaffetto”. E come dimenticare i tiratissimi tornei di Subbuteo a casa di amici e cugini?

Un doveroso ricordo va anche alla schedina del Totocalcio. Quanti episodi della nostra vita sono legati a quel semplice foglietto di carta? In un’epoca in cui nel nostro Paese le scommesse sportive non erano ancora legalizzate, realizzare un tredici era il sogno di ogni italiano.

Purtroppo tutto questo ci porta indietro a un mondo che non esiste più, spazzato via da un capitalismo sfrenato che ovviamente ha coinvolto anche il pianeta calcio a livello mondiale.

Per quanto mi riguarda la prima fase di decadenza del calcio cosiddetto romantico è rappresentata dai Mondiali di Italia ’90. Quando penso a quel torneo provo sensazioni contrastanti: da un lato ho ricordi bellissimi legati all’atmosfera carica di passione e ottimismo che si respirava nelle città italiane, dall’altro ancora oggi provo una tristezza infinita ripensando a quella maledetta semifinale Italia-Argentina, che ci vide uscire mestamente da una competizione  in cui avevamo davvero tutto per vincere. Le mie prime e uniche lacrime versate per il calcio sono legate proprio a quella partita.

Non dimenticherò mai quel gol di Caniggia e l’ultimo rigore fallito da Serena, in una partita stregata in cui un’Italia fortissima, che fino a quel momento aveva sempre vinto senza subire gol, venne eliminata da un’Argentina che in realtà era lontana parente di quella che quattro anni prima aveva trionfato in Messico. Evidentemente doveva andare così, ma fu un epilogo amarissimo.

Italia ’90 rappresentò anche una grande occasione mancata per tutto il nostro movimento calcistico. In quel periodo era necessario ridare slancio al calcio del Bel Pese con strutture moderne che strizzassero l’occhio al futuro. Si era creata la ghiotta opportunità di costruire finalmente degli stadi moderni che potessero anche essere utilizzati per manifestazioni extra sportive, ma purtroppo vennero solo messe in piedi delle vere e proprie cattedrali nel deserto, strutture che di moderno non avevano praticamente nulla. Inoltre ci furono sprechi di denaro enormi, opere incompiute e ben 24 morti sul lavoro.

L’impressione era che già a partire dagli anni Novanta, soprattutto verso la metà del decennio, il calcio con cui eravamo cresciuti si stesse ormai avviando verso un percorso completamente diverso. Si cominciò a prendere una serie di decisioni che inflissero i primi colpi mortali a quella che era la nostra passione. Pensiamo all’avvento delle pay tv con i loro anticipi e posticipi, alla sentenza Bosman, al grande potere che iniziarono ad acquisire i procuratori e a uno sport che diventava col tempo sempre più schiavo del dio denaro.

Ritengo che la seconda e definitiva caduta del calcio italiano ci sia stata avuta verso la fine degli anni Novanta, quando ormai il livello tecnico delle squadre in tutte le categorie iniziava ad abbassarsi, gli investimenti nei vivai diminuivano e gli stadi incominciavano a svuotarsi.

Nonostante la vittoria degli azzurri nei mondiali del 2006 – un’altra occasione non sfruttata dalle nostre istituzioni calcistiche –, il  campionato italiano era ormai avviato verso l’inesorabile declino che col tempo ci ha portato allo sfacelo che è sotto gli occhi di tutti e sul quale è ormai inutile soffermarsi più di tanto.

La pagina Facebook “Altro Calcio anni ’80-’90” nasce nel 2015, quando sempre più annoiato e nauseato dal calcio moderno ho deciso di creare uno spazio dove poter ricordare quegli splendidi anni.

La sua missione non è solo quella di creare un covo di nostalgici, ma anche di far conoscere alle nuove generazioni quello che una volta era il campionato più bello del mondo.

Proprio da questo progetto nasce l’idea della pubblicazione di questo libro, che racconta la storia calcistica di undici calciatori che negli anni Ottanta e Novanta ebbero grande notorietà.

Ripercorreremo insieme a loro il calcio di quel periodo meraviglioso con aneddoti, curiosità e storie che ancora oggi, a distanza di tanti anni, provocano in noi grande nostalgia.

 

Estratto da “L’altro calcio. Anni Ottanta e Novanta” di Giovanni Fusco, Edizioni Ultra.

©2019 LIT EDIZIONI Srl. Per gentile concessione.

Calcio, Arte & Società

Riva Presidente onorario del Cagliari mentre su Sky va in onda la sua storia

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“Gigi Riva a partire dal prossimo 18 dicembre sarà il presidente onorario del Cagliari”, queste le parole di Tommaso Giulini, patron del Cagliari, a Milano durante l’anteprima dello speciale Sky “Buffa racconta Gigi Riva”. Ieri mattina infatti è stato proiettato il documentario riproposto poi

dalla tv satellitare in serata con un primo episodio, venerdì prossimo il secondo.

 

Nel 2020 il club sardo festeggerà il centenario e i cinquant’anni dallo storico scudetto, di cui Riva si è reso grande protagonista. “L’uomo che nacque due volte” è il titolo del documentario di Buffa, sempre un piacere ascoltare i suoi racconti, e ha inizio con la vita di Riva a Leggiuno, sul Lago Maggiore, per poi diventare sardo, d’adozione certo, e racconta la sua vita: la prematura scomparsa dei genitori, le partite all’oratorio di San Primo e poi la Sardegna. Quest’ultima dapprima vista come un piccolo puntino molto lontano dal finestrino dell’aereo che lo stava portando con la Nazionale Juniores in Spagna per un’amichevole. Poi il trasferimento, con molta diffidenza verso l’isola che sarebbe stata la sua vita. “Non amava parlare” racconta Buffa, “bastava quella smorfia sul lato sinistro della bocca”.

Attendiamo il secondo episodio ora, in attesa che Riva il 18 dicembre diventi Presidente del suo Cagliari.

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Un francobollo per il 60° anniversario della Lega Nazionale Dilettanti

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Oggi è stato emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “lo Sport” dedicato  alla Lega Nazionale Dilettanti, nel 60° anniversario della sua istituzione, avvenuta nel 1959.

“Un francobollo in cinquecentomila esemplari per celebrare i sessant’anni della Lega Nazionale Dilettanti: da oggi Poste Italiane distribuisce l’ultima emissione del 2019 dedicata alla famiglia sportiva più grande d’Italia, disponibile presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale di Roma VR per l’annullo primo giorno. Il francobollo ordinario emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e distribuito da Poste Italiane, appartiene alla serie tematica “lo Sport” con il valore della tariffa B pari a 1,10€.
La vignetta raffigura due giocatori in un’azione di gioco mentre, sullo sfondo, si intravede un bambino ed una bambina che giocano a pallone. In alto sono riprodotti il logo ufficiale della Lega Nazionale Dilettanti e il logo del 60° anniversario della istituzione. A corredo è stato realizzato un bollettino illustrativo dell’emissione firmato dal Presidente Cosimo Sibilia che ha voluto fortemente celebrare insieme alla “grande famiglia dei dilettanti tutti i sacrifici svolti con passione da coloro che quotidianamente contribuiscono a rendere il calcio uno sport sano e sempre nel rispetto dei tre i valori fondamentali: fair play, fedeltà e impegno sociale”.
Le immagini e i “colori” del calcio dilettantistico saranno presentati ai rappresentanti delle istituzioni e ai vertici dello sport nell’ambito della Cerimonia di chiusura del 60° anniversario della LND il 19 dicembre a Roma alle ore 11.00 presso la “Sala della Protomoteca” del Campidoglio” (Comunicato LND odierno).

 

La nascita della Lega Dilettanti

2 agosto 1959: una data storica per il calcio dilettantistico

A seguito della riforma Zauli nasce la Lega Nazionale Dilettanti, con i Comitati Regionali per organizzare l’attività sul territorio.

Prima di allora si era parlato di Direttori di Zona e, successivamente, di Leghe Regionali, dipendenti direttamente dalla Federazione. Fu solo da quella data che l’attività delle migliaia di società che svolgevano attività dilettantistica venne regolata e diretta dalla Lega Dilettanti. In relazione alla riforma si passò alle elezioni per le cariche previste dallo Statuto e quale primo Presidente della Lega Dilettanti venne eletto un personaggio che doveva lasciare un ricordo indelebile nella vita della Federazione Italiana Giuoco Calcio: Ottorino Barassi, che della Federazione era stato, per molti anni, il Presidente, decaduto poi con il commissariamento della stessa. E con Barassi venne eletto il nuovo Consiglio, del quale facevano parte Carlo Arcudi, Renzo Lodi, Alfredo Conticini e Raffaele Ligore e, quale Segretario, Paolo Minà, padre del noto giornalista e Vice Segretario della FIGC. (dal sito della LND)

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Calcio, Arte & Società

Alberto Aquilani: “… i ricordi di quel campo di terra non hanno paragoni”

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Un bellissimo post quello di Alberto Aquilani sul proprio account Instagram… parole che riportano ognuno di noi alla propria infanzia. Certo, lui già fortunato a giocare con un completino, degli scarpini, un campo “vero”. Molti di noi nemmeno quello… ma l’emozione è la stessa, che porti poi a diventare campioni o meno non cambia…

“Uno dei motivi per cui riguardo sempre con piacere questa foto è il campo di terra. Ogni scivolata voleva dire una sicura sbucciatura, i scarpini si rovinavano dopo appena tre giri di campo, nelle giornate estive la terra si alzava e ti entrava in gola, di inverno sotto al diluvio quel fango diventava una palude. Ma questo è stato l’inizio di tutto, e sono i miei ricordi più belli. Diventare un professionista mi ha portato a giocare sui campi migliori del mondo, ma i ricordi di quel campo di terra non hanno paragoni”

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