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La Penna degli Altri

Gigi Riva… la Sardegna e quei ricordi con Boniperti, Agnelli e la Juve

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CUORE ROSSOBLU’ (Luca Telese) – Cuore Rossoblù, il giornale ufficiale del Cagliari Calcio, ha pubblicato una lunga e splendida intervista di Luca Telese a Gigi Riva. Il Campione racconta il suo rapporto con la Sardegna e con Cagliari.

Di seguito alcuni passaggi…

[…] Torniamo a quel bimotore che ti portava per la prima volta in Sardegna.
Tu sai che la mia cessione era stata rocambolesca.
All’Olimpico, per la nazionale Juniores, 13 marzo ’63, molti osservatori in tribuna: per il Cagliari ci sono Silvestri, Tognon e Arrica. Nell’intervallo chiudono accordo col Legnano per 37 milioni.
Esatto. Nel secondo tempo io segno il 3-2 della vittoria e il Bologna a fine partita offre 50 milioni. Ma i dirigenti si erano già stretti la mano e quindi niente da fare: Cagliari. A me non lo dice nemmeno il presidente, ma il mister Lupi. Senza una parola di commento: “Sei stato ceduto”. Punto. Quindi finisco su quell’aereo tra Milano e Cagliari: un viaggio infinito, quattro scali! Non era un aereo, ma una corriera. Viaggiavo con Lupi e Fausta, siamo nella primavera del 1963. Un’altra Italia.
È vero che nella tappa ad Alghero ti sei addirittura informato se c’era un volo che tornasse a Milano?
Ah ah ah. Vero. Chiedevo. Con Lupi dietro di me che mi dava i calci sotto il sedile se solo ne parlavo. “Trentasette milioni!”. Per il Legnano era vita o morte.
[…] Dice Fabio Capello che un giorno ti vide allenarti in Nazionale: “Quattordici cross, quattordici tiri al volo, quattordici centri consecutivi: Gigi faceva paura”
Io tutte queste cose non me le ricordo. Le facevo e basta.
E il rigore con la Juventus, l’anno dello scudetto?
Pensavo: “Ne ho tirato mille, così, e altri mille ne tirerò dopo”. E la palla era in rete. Siamo andati avanti così: un gruppo di ragazzi che amavano follemente il calcio, una squadra vera, un grande allenatore, e passo dopo passo siamo arrivati allo scudetto.
Tu quando hai capito che si poteva vincere?
(Prende la parola Tomasini). Ti ricordi Gigi? Per mesi non dicemmo nemmeno una parola, nessuno di noi. Poi ne parlò Scopigno nello spogliatoio di Bari e capimmo che stava diventando vero.
(Riva riprende la parola). Ora che lo dici mi rivedo la scena davanti agli occhi. Entra Scopigno e fa: “Se non perdiamo oggi vinciamo lo scudetto”.
E non disse nient’altro?
(Ride). Non c’era bisogno di tanti discorsi. Infatti non perdemmo a Bari e vincemmo lo scudetto. Fra l’altro proprio dopo aver vinto con il Bari al ritorno.
E oggi cosa pensi?
Che io ero orfano. E che poi sono stato adottato da una squadra e da una città. E infine da una Regione.
E per questo hai detto di no alla Juve otto volte?
Ehhhh… Su questo tema ho un aneddoto molto divertente da raccontarti, su come le cose lasciano segni nel tempo.
Racconta.
Dopo la terza volta che avevo rifiutato il trasferimento loro avevano capito che non mi sarei mosso. Tuttavia mi chiamavano ogni anno.
Chi?
Lo stato maggiore della Juve.
Agnelli?
Si, Agnelli, certo. Mi voleva. Ma quello che proprio non mollava mai era Boniperti. Mi chiamava ogni anno. Partiva da lontano col discorso, ma poi arrivava sempre lì, alla Juve. E ogni volta io gli ho risposto cortesemente di no.
Perché?
L’ho spiegato tante volte. Per amore di questa terra, come è noto. Poi anche per orgoglio, quando giocavo, ho sempre difeso la mia scelta, ma ovviamente qualche dubbio per la testa ti passava.
E con chi ne parlavi? Con tua sorella?
Nooo! Con i miei compagni. E dicevo: “Se a voi va bene non mi muovo”. Una volta Martiradonna mi fa: “Ecco, rimani, così finisco di pagare la cucina”.
E adesso ?
Adesso sono convinto di aver fatto bene.
E l’aneddoto sul trasferimento?
Un giorno, qualche anno fa, in un aeroporto incontro qualcuno della Juve che mi dice: “Gigi, chiamiamo insieme Boniperti e gli facciamo gli auguri?”. Ora, se c’è una persona che stimo, nel mondo del calcio, è Boniperti. E quindi rispondo: “Certo!”.
Così lo chiamate…
Prendo la linea io per un effetto sorpresa. Faccio: “Sono Gigi Riva!”.
E lui?
Sento dall’altra parte del telefono che lui c’è. Ma non dice nulla. Gli faccio: “Mi senti Giampiero?”.
E lui?
“Ti sento, ti sento Gigi”. E fa una pausa. Allora gli chiedo: “Tutto bene?”. E lui, serissimo: “Bene, sì. Ma non sarei sincero se non ti dicessi che io questa telefonata, da te, l’aspettavo mezzo secolo fa”. […]

 

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Udinese – Spal del 6 Giugno 1954: la prima partita dello spareggio a tre

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(UDINESE.IT – Foto UDINESE.IT)

Il sito ufficiale dell’Udinese racconta il 6 Giugno del 1954, quando i bianconeri giocarono la prima partita degli spareggi a tre per non retrocedere in B.

[…] Il 6 giugno 1954 l’Udinese è impegnata nel primo incontro degli spareggi a tre, con Spal e Palermo per evitare la retrocessione in B.

[…] L’Udinese il 6 giugno è di scena a Milano contro la Spal. […] L’undici friulano allenato da Giuseppe Bigogno va in vantaggio quasi subito con un tiro cross calciato da Virgili da destra che inganna il portiere Bertocchi.

[…] Nel secondo tempo la Spal è più intraprendente, più pericolosa, ma l’Udinese non si fa sorprendere e porta in porto senza particolari patemi l’importantissima affermazione.

 

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Il 6 Giugno del 1937 il Bologna diventava Campione d’Europa

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(TUTTOBOLOGNAWEB.IT di Manuel Minguzzi – Foto BOLOGNAFC)

Lo sapevate che il Bologna è stato anche Campione d’Europa? Lo racconta il sito Tutto Bologna Web.

[…] Successe il 6 giugno 1937 quando i rossoblù vinsero una sorta di Champions League ante litteram: il trofeo dell’Esposizione Universale. A Parigi, in quel giugno e in concomitanza con l’Expo, si disputò un torneo di calcio di stampo europeo con 8 big dell’epoca, tra queste anche il Bologna. Le partecipanti furono: Austria Vienna, secondo in Austria e vincitore della Coppa Europa Centrale 1936, appunto il Bologna, campione d’Italia, il Lipsia, vincitore della Coppa di Germania, l’Olympique Marsiglia, campione di Francia, il Phobus Budapest, quarto in Ungheria, lo Slavia Praga, campione di Cecoslovacchia, e il Chelsea, ottavo in Premier League (allora First Division).

[…] In finale, dunque, i rossoblù affrontarono i maestri inglesi che, da sempre ritenutisi superiori, mandarono a questa competizione il Chelsea ottavo in campionato e non il Sunderland vincitore dell’allora First Division.

[…] Nell’ultimo atto a Parigi, […] fu uno show di Reguzzoni, tripletta, unito al gol di Busoni.

 

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Redondo ed il Milan, una storia d’amore sfortunata

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(GOAL.COM di Paolo Camera – Foto FANPAGE)

Il sito Goal.com descrive, in un dettagliato articolo, la sfortunata avventura di Fernando Redondo al Milan. Ecco un estratto.

[…] Il centrocampista argentino, arrivato in rossonero nell’estate del 2001, dopo pochi giorni si rompe il legamento crociato del ginocchio destro in allenamento. Ne segue un interminabile calvario, che lo costringe a stare lontano dai campi per 2 anni. Rientra a metà stagione 2002/03, riuscendo a dimostrare il suo valore in Coppa Italia. Vince da comprimario anche Champions League e Supercoppa Europea, prima di dare l’addio al Milan e al calcio il 16 maggio 2004 a San Siro.

[…] Il giocatore firma un ricco triennale a circa 8 miliardi di Lire a stagione, 2 in più di quelli che percepiva in Spagna.

[…] Quello che è certo è che l’argentino si rompe il legamento crociato del ginocchio destro, ma sulle modalità non c’è uniformità di racconto. Molti dicono che la causa sia il piede messo in un buco del terrenodi Milanello, reso pesante dalle piogge. Altri, fra cui il Milan, sostengono che l’incidente sia invece avvenuto mentre correva sul tapis-roulant.

[…] Redondo, dimostrando grande onestà, e guadagnandosi la stima dei tifosi rossoneri, chiede alla società di sospendere il pagamento del suo stipendio fino a quando non avrebbe ripreso a giocare.

[…] La prima prestazione importante di Redondo in rossonero arriva il 18 dicembre 2002, quando la squadra di Ancelotti strapazza 5-1 a San Siro l’Ancona nel ritorno degli ottavi di finale. […] Ma la gioia più grande a livello personale è la Coppa Italia vinta da protagonista con 2 grandi prestazioni nelle due finali con la Roma.

[…] Il saluto ai tifosi del Milan e al calcio giocato Redondo lo dà a San Siro il 16 maggio 2004 nella sfida contro il Brescia, passata alla storia perché è in quella gara che anche Roberto Baggio si ritira. L’argentino entra al 60′ al posto di Andrea Pirlo, giusto in tempo per festeggiare il 17° Scudetto del Milan e salutare nel modo migliore i suoi tifosi.

 

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