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La Penna degli Altri

Tomas Brolin, per amore di Parma

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Svedese di Hudiksvall, nato il 29 novembre 1969, Tomas Brolin si mette in luce come ala o seconda punta giocando in patria sin da giovanissimo prima nelle file del Sundsvall e poi nel più celebre Norkopping, club con cui nel 1990 guadagna la convocazione ai mondiali italiani che sono sfortunati per la Svezia (ultima nel proprio girone) ma che consentono a Brolin di mettersi in mostra grazie a buone prestazioni e al gol della bandiera svedese realizzato nella gara contro il Brasile, persa per 2-1. È proprio nella stessa estate che il Parma, neopromosso e debuttante assoluto in serie A, tratta col Norkopping ed acquista il calciatore, terzo straniero della squadra dopo il portiere brasiliano Taffarel ed il difensore centrale belga Grun […]

Al debutto in Italia, Brolin se la cava egregiamente, integrandosi alla perfezione con Alessandro Melli con cui forma un’ottima coppia offensiva che porta l’italiano a realizzare 13 reti e lo svedese 7, prima delle quali nella trasferta di Bari del 30 settembre. Nella stagione seguente il Parma si piazza al settimo posto in campionato ma soprattutto vince la Coppa Italia, primo trofeo nella storia dei gialloblu e manifestazione in cui Brolin è grande protagonista con due reti decisive che valgono il passaggio del turno contro Fiorentina e Sampdoria, prima della finale vinta dai ducali contro la Juventus; in serie A lo svedese mette a segno 4 reti contro Napoli, Lazio, Genoa e Fiorentina quando trasforma il rigore dell’1-1 finale proprio a ridosso del 90′, poi va in gol 3 volte agli Europei casalinghi della Svezia che arriva in semifinale. Nell’annata 1992-93 la crescita del Parma aumenta, la squadra di Scala, grazie anche all’arrivo dell’attaccante colombiano Faustino Asprilla, conquista il terzo posto in campionato e vince la Coppa delle Coppe nella finale di Wembley contro l’Anversa; Brolin è ancora fra i protagonisti, la sua duttilità tattica, unita al senso del lavoro scandinavo, lo rendono uno dei calciatori col miglior rendimento in tutta la serie A, nonostante non segni tantissimo (4 reti anche nel campionato 1992-93) sacrificandosi tanto per i compagni di reparto, Melli ed Asprilla, che ne traggono beneficio arrivando in doppia cifra.

La stagione 1993-94 è ancora ricca di successi per il Parma che batte il Milan nella doppia finale di Supercoppa Europea, Nevio Scala, dopo l’arrivo in Emilia di Gianfranco Zola, arretra Brolin sulla linea dei centrocampisti, una mossa che aiuta i gialloblu a conquistare il quinto posto in campionato ed un’altra finale di Coppa delle Coppe, stavolta persa a Copenaghen contro l’Arsenal. Proprio questa sconfitta, però, riconsegna al tecnico una squadra più matura, combattiva e finalmente pronta per giocarsi lo scudetto nel campionato 1994-95 che però per Brolin finisce presto, dando inizio al suo calvario, proprio subito dopo la splendida cavalcata della sua nazionale ai mondiali americani del 1994 quando il calciatore del Parma realizza 3 reti contribuendo al terzo posto finale della Svezia. Il 16 novembre 1994, infatti, nella partita di qualificazione agli Europei del 1996 contro l’Ungheria, Brolin rimedia una frattura al piede che lo tiene fuori per 6 mesi; il Parma, che allora era primo in classifica, perde la volata scudetto contro la Juventus, ma si prende la rivincita battendo i bianconeri nella finale di Coppa Uefa, gare che Brolin guarda dalla tribuna e da casa, sperando di tornare in fretta a pieno regime per l’annata 1995-96, l’ultima per Nevio Scala sulla panchina parmense. Ma la stagione comincia male: l’allenatore nota diverse difficoltà nel recupero fisico dello svedese, lo fa esordire in campionato ad inizio settembre contro l’Inter, poi in Coppa Uefa con gli albanesi del Teuta, ma dopo due mesi di panchina, decide di lasciare Parma, 5 anni e 20 gol dopo la prima volta.

Brolin saluta l’Italia con rammarico e dispiacere, ma convinto che a 26 anni la carriera sia ancora nelle sue mani.

Lo acquista il Leeds United che gli fa un contratto di tre anni […] Brolin, mal visto dalla piazza ed ormai in rotta con l’ambiente, decide di riprendere in mano ciò che resta della sua carriera: il 24 dicembre 1996, proprio quando a Parma la città si prepara per il cenone della vigilia di Natale, lo svedese paga di tasca sua 500.000 sterline per finanziare il suo ritorno in Emilia, seppur in prestito per i successivi sei mesi. Il fisico non risponde ancora come prima, ma nessuna piazza può essere migliore della sua Parma per rimettersi in sesto e dimostrare al mondo che Tomas Brolin non è ancora un calciatore finito. Sulla panchina del Parma c’è ora Carlo Ancelotti, ma soprattutto c’è una squadra che lotta per lo scudetto contro la Juventus (stavolta per davvero) ed un pubblico che accoglie Brolin come un idolo assoluto, grato per essere tornato in città e nello spogliatoio gialloblu praticamente gratis, anzi, pagando per giocare. Pazienza che il quasi ventottenne non sia più quello di una volta, che i suoi muscoli non abbiano più recuperato da quell’incidente del novembre ’94; Brolin è leggermente in sovrappeso, si impegna ma il corpo non tiene il passo della mente. Il secondo esordio con la maglia del Parma avviene il 23 febbraio 1997 nella sfida contro la Lazio, ma Ancelotti non può permettersi troppi sentimentalismi, si accorge che il calciatore può giocare al massimo qualche spezzone di partita e così è: lo svedese scende in campo 15 volte fra febbraio e giugno del ’97, poi il Parma lo restituisce al Leeds non riscattando il prestito.

Si chiude così l’avventura di Tomas Brolin in Emilia, quasi nell’indifferenza calcistica (l’apporto dei sei mesi di prestito si rivela pressoché nullo) ma con sentiti e sinceri ringraziamenti di una città che non dimentica quel biondino che nei primi mesi italiani girava per le strade vestito come a casa, con tute e scarpe da tennis, andando a fare la spesa nei supermercati come uno qualunque […]

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Dino Zoff: “… un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile”

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IL TEMPO (Simone Pieretti) – Dino Zoff, campione indimenticabile vincitore non solo con la Juventus ma anche con la maglia della Nazionale: Campione d’Europa nel ‘68 e Campione del Mondo nell’82, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo. Di seguito alcune sue dichiarazioni:

Relativamente alla Rai che in questi giorni ha riproposto alcune partite della Nazionale che lo hanno visto protagonista dice… “Non sto vedendo queste partite […] Sono molto autocritico, per questo evito di rivedere partite nelle quali sono stato protagonista”. 

Su Italia-Haiti del 1974, in cui Sanon mise fine al suo record dice: “Era un record importante, 1143 minuti senza subire reti, (dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, a oggi è ancora il record assoluto per quanto riguarda le squadre Nazionali ndr) ma in quella partita d’esordio al Mondiale l’importante era il risultato finale. E alla fine vincemmo». […]

“Difficilmente potremo rivedere un Mondiale come quello del 1982, un torneo del genere sarà difficile da ripetere: al di là dei primi turni, in tutto il resto del torneo, vennero realizzate tante reti, e tutte su azione. Se vediamo altri Mondiali, ci sono state partite combattute e vissute, e vinte con grandi meriti. Nessuno vuol dire niente, ma un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile […]

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Pruzzo: “Viola? Lungimirante. Liedholm? Se si incavolava …”

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L’ex bomber giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Di seguito un estratto:

Su Viola: “… è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là […] Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato”.

Su Liedholm: Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Mi aveva studiato in qualche cassetta, non era mai casuale quando puntava su un calciatore. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, riusciva a mettermi nelle condizioni di esprimermi al massimo, con il piacere di farlo. Ma se si incavolava era un casino, io ho rischiato un paio di volte, ho avuto la fortuna di non essergli troppo vicino. Ero uno che faceva fatica a stare zitto, rompevo le scatole a tutti. Lui qualcuno per il collo l’ha preso. Ma è prevalsa l’omertà tra giocatori”.

Su Di Bartolomei: Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo”

Su Falcao: “Quel rigore gli resterà nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito […] Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente”

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Bruno Neri, il calciatore partigiano

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Bruno Neri, terzino successivamente trasformato in mediano di spinta, nato a Faenza il 12 ottobre 1910 e debuttante fra i professionisti quando ha soltanto 16 anni nella squadra della sua città, prima di essere acquistato dal Livorno e, nel 1929, dalla Fiorentina che lo paga 10 mila lire […] corsa, sudore e grinta sono le caratteristiche di questo ragazzo che appare diverso dagli altri calciatori: lui legge, scrive, ama la poesia, visita spesso musei e mostre d’arte, si incontra sovente con poeti, scrittori, persino qualche attore con cui condivide la passione per le arti.

[…]  gioca con la Fiorentina per 7 stagioni collezionando 187 presenze ed una rete, ma entrando soprattutto nella storia d’Italia per quanto accade il 13 settembre 1931 […] è in programma l’inaugurazione dell’impianto in un’amichevole tra la Fiorentina e la squadra austriaca dell’Admira Vienna; quasi 15 mila spettatori in un pomeriggio caldo nel capoluogo toscano, in tribuna diverse autorità del Regime Fascista, sul campo i 22 calciatori schierati sulla linea mediana per il consueto saluto. Gli 11 giocatori della Fiorentina sono rivolti verso gli spalti, 10 di loro tendono il braccio in onore del Fascismo, magari qualcuno lo fa pure di controvoglia, però lo fa. Uno di loro, tuttavia, resta fermo, le braccia lungo i fianchi, lo sguardo fiero di chi dice “io non mi presto“. Un gesto pericoloso e rischioso, certamente notato dagli stati generali del Regime, ma sul quale il governo preferisce soprassedere […] Le cronache parlano di un calciatore generoso, di un lottatore tenace e carismatico, forse dalla tecnica non sopraffina ma del quale in campo si sente costantemente la presenza. Neri si guadagna così l’ingaggio da parte del Torino […] chiude la carriera agonistica a trent’anni nel 1940 dopo tre stagioni in granata, 219 presenze e 2 reti in serie A […]

Smessi i pani dell’atleta dopo una brevissima esperienza di allenatore alla guida del Faenza, Neri tenta l’avventura imprenditoriale, rileva un’officina meccanica grazie ai soldi messi da parte con l’attività di calciatore e […] ora dirige l’officina, dimostrandosi persona più che assennata, in barba a chi pensa che i calciatori siano tutti ignoranti e superficiali. Del resto, lui ha studiato, ha letto, ha una cultura diversa rispetto a molti suoi coetanei […] Ma proprio quando tutto sembra volgere per il meglio, ecco lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’ingresso dell’Italia nel conflitto. Bruno Neri, trentatreenne […] si arruola nel 1943, imbraccia le armi e trasforma la sua storia da quella di un ex atleta ormai imprenditore a quella di un combattente.

[…] ora un altro ruolo, è il comandante del Battaglione Ravenna nella Resistenza Partigiana. Porta il soprannome di Berni, è uno dei più apprezzati comandanti della Resistenza, […] Nel 1944 torna perfino a giocare a calcio nel campionato Alta Italia con la maglia del Faenza, chiudendo così il cerchio e indossando per ultima la maglia della sua città natale con la quale aveva debuttato ad appena 16 anni. Il 10 luglio 1944 nei pressi di Marradi, vicino Firenze, Bruno Neri assieme all’amico Vittorio Bellenghi si sta recando a Gamogna dove sul monte Lavane c’è da recuperare un aviolancio degli Alleati. I due percorrono la strada e, come sbucati dal nulla, ecco 15 soldati tedeschi dietro di loro […] La successiva testimonianza di un colono che, nascosto dietro una cascina aveva assistito al breve scontro a fuoco […] Dirà anche che, seppur colpito alla testa ed ormai crollato a terra, Bruno Neri rotolando verso la morte avrebbe sparato ancora qualche colpo verso il nemico. E’ forse questa l’ultima immagine dell’ex calciatore: un estremo intervento difensivo per evitare il successo dell’avversario, costi quel che costi, che sia calcio o guerra. A Bruno Neri è oggi intitolato lo stadio cittadino di Faenza.

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