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La Penna degli Altri

Il Cosenza di Mutti e quei mesi da serie A

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Alla vigilia del campionato di serie B 2000-2001 il Cosenza allenato già da un anno da Bortolo Mutti è una buona squadra del torneo cadetto, migliore di quelle che dovranno barcamenarsi per conquistare la salvezza ma non all’altezza di quelle che lotteranno per la serie A […] Il Cosenza di Mutti è una formazione all’apparenza pragmatica, organizzata in difesa, con qualità a centrocampo grazie ai piedi buoni di Strada e Valoti, e con un attacco che in serie B può dire la sua: Pisano, Savoldi e Zampagna, infatti, hanno le potenzialità per raggiungere la doppia cifra e realizzare gol pesanti per la compagine calabrese […] il Cosenza parte benissimo battendo in casa per 1-0 il Pescara, rete di Savoldi nel primo tempo. Lo stadio San Vito, spesso critico nei confronti della squadra ma sempre caloroso ed appassionato, applaude con convinzione l’atteggiamento e la grinta dell’undici rossoblu che, dopo il ko di Piacenza alla seconda giornata, travolge 3-0 il Crotone nel primo derby calabrese della storia in serie B fra le due compagini, coi silani sul 2-0 già dopo appena 7 minuti di gioco. Il successivo 2-2 di Venezia anticipa le 4 vittorie consecutive contro Monza, Ancona, Empoli e Siena che catapultano il Cosenza sorprendentemente al comando della classifica; dopo il 3-2 sull’Ancona dell’8 ottobre, deciso da una rete di Paschetta al 90′, i calabresi salgono in testa per la prima volta con 13 punti, anche se la graduatoria è molto corta, ma dopo il 3-1 al Siena del 29 ottobre la squadra di Mutti ha un vantaggio di 4 punti sulla seconda […]

Il Cosenza inizia a crederci, anche se Mutti prova a gettare acqua sul fuoco, tenta di abbassare i toni parlando di classifica da non guardare se non intorno a marzo; […] Ora anche i giornali parlano di questo Cosenza magico che sta dominando la serie B e che crede in una promozione che dalle parti della Sila non hanno mai visto, perché la città calabrese aspetta la serie A da sempre, la prima della sua storia.

Ma è proprio in questo momento che la fortezza cosentina si sbriciola come un castello di sabbia: i rossoblu perdono due gare di seguito, prima in casa contro il Chievo per 2-1 dopo essere passati per primi in vantaggio, quindi a Genova contro la Sampdoria […] Prima di Natale, il Cosenza balbetta ancora, ottenendo due pareggi contro Ternana e Pistoiese, prima della sconfitta casalinga col Torino che allontana i rossoblu anche dalle prime 4 posizioni della classifica. E’ il periodo peggiore dell’anno per la squadra di Mutti, con la società che prova ad intervenire piazzando un colpo di calciomercato importante: a Cosenza arriva infatti Gianluigi Lentini, esperta ala, ormai centrocampista, vecchia promessa del calcio italiano fra Torino, Nazionale, quel passaggio plurimiliardario al Milan, il grave incidente stradale dell’estate del 1993 ed un recupero fisico e mentale mai completato del tutto. Lentini porta a Cosenza temperamento e mentalità vincente […] i rossoblu possono ancora dire la loro nel girone di ritorno. Nelle prime 4 giornate i calabresi ne vincono 3 contro Piacenza, Crotone e Venezia, riprendendo la marcia e raggiungendo il secondo posto in classifica alle spalle del Chievo che ormai sembra imprendibile in prima posizione […] ma le successive tre sconfitte contro Monza, Ancona e Siena, intervallate dal pareggio in rimonta contro l’Empoli, allontanano i silani dalla zona promozione […]

La sconfitta col Cagliari ed i successivi successi di Salerno ed in casa contro il Treviso, entrambi sofferti, soprattutto quello con i veneti, ottenuto grazie al primo centro di Lentini in maglia rossoblu al 92′, lasciano il Cosenza attaccato alla zona promozione e proprio alla vigilia dello scontro diretto di Verona col Chievo, formazione che ha subìto un brusco calo ed ora rischia di veder sfumare una promozione che sembrava ormai certa. I veneti hanno 59 punti, il Cosenza 55: vincere vorrebbe dire riaprire il campionato, perdere significherebbe mettere fine al grande sogno della serie A. Il 29 aprile 2001 allo stadio Bentegodi sono duemila i sostenitori cosentini, pronti a spingere i loro beniamini verso l’impresa; la stampa calabrese infonde coraggio, il Chievo è in difficoltà, il Cosenza può fare il colpo, può imprimere al campionato un’impronta indelebile dopo l’inizio da urlo e una fase centrale complicata. […] al 77′ i calabresi passano in vantaggio grazie ad un gol di Adriano Fiore, fratello più piccolo del più celebre Stefano, calciatore della Lazio e della Nazionale. Lo spicchio di curva rossoblu esplode, il Cosenza è ad un passo dal sogno, ma ben presto ricade nell’incubo: all’80’ il Chievo pareggia con Manfredini e 5 minuti più tardi segna il 2-1 con De Cesare; un finale rocambolesco, beffardo e drammatico per la squadra di Mutti che esce dal Bentegodi con le ossa rotte ed il morale sotto i tacchi. Passa una settimana ed il sogno della serie A svanisce definitivamente dopo il 4-4 al San Vito contro la Sampdoria coi silani in vantaggio per 3-1, raggiunti sul 3-3 e poi sul 4-4 dopo il provvisorio 4-3.

E’ il capolinea definitivo […] un sogno cullato per metà stagione, forse troppo poco per restare nella memoria comune, ma abbastanza per lasciare quella squadra nel cuore della tifoseria cosentina, incantata da quella serie A mai raggiunta e mai così vicina come stavolta.

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Dino Zoff: “… un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile”

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IL TEMPO (Simone Pieretti) – Dino Zoff, campione indimenticabile vincitore non solo con la Juventus ma anche con la maglia della Nazionale: Campione d’Europa nel ‘68 e Campione del Mondo nell’82, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo. Di seguito alcune sue dichiarazioni:

Relativamente alla Rai che in questi giorni ha riproposto alcune partite della Nazionale che lo hanno visto protagonista dice… “Non sto vedendo queste partite […] Sono molto autocritico, per questo evito di rivedere partite nelle quali sono stato protagonista”. 

Su Italia-Haiti del 1974, in cui Sanon mise fine al suo record dice: “Era un record importante, 1143 minuti senza subire reti, (dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, a oggi è ancora il record assoluto per quanto riguarda le squadre Nazionali ndr) ma in quella partita d’esordio al Mondiale l’importante era il risultato finale. E alla fine vincemmo». […]

“Difficilmente potremo rivedere un Mondiale come quello del 1982, un torneo del genere sarà difficile da ripetere: al di là dei primi turni, in tutto il resto del torneo, vennero realizzate tante reti, e tutte su azione. Se vediamo altri Mondiali, ci sono state partite combattute e vissute, e vinte con grandi meriti. Nessuno vuol dire niente, ma un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile […]

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Pruzzo: “Viola? Lungimirante. Liedholm? Se si incavolava …”

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L’ex bomber giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Di seguito un estratto:

Su Viola: “… è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là […] Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato”.

Su Liedholm: Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Mi aveva studiato in qualche cassetta, non era mai casuale quando puntava su un calciatore. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, riusciva a mettermi nelle condizioni di esprimermi al massimo, con il piacere di farlo. Ma se si incavolava era un casino, io ho rischiato un paio di volte, ho avuto la fortuna di non essergli troppo vicino. Ero uno che faceva fatica a stare zitto, rompevo le scatole a tutti. Lui qualcuno per il collo l’ha preso. Ma è prevalsa l’omertà tra giocatori”.

Su Di Bartolomei: Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo”

Su Falcao: “Quel rigore gli resterà nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito […] Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente”

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Bruno Neri, il calciatore partigiano

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] Bruno Neri, terzino successivamente trasformato in mediano di spinta, nato a Faenza il 12 ottobre 1910 e debuttante fra i professionisti quando ha soltanto 16 anni nella squadra della sua città, prima di essere acquistato dal Livorno e, nel 1929, dalla Fiorentina che lo paga 10 mila lire […] corsa, sudore e grinta sono le caratteristiche di questo ragazzo che appare diverso dagli altri calciatori: lui legge, scrive, ama la poesia, visita spesso musei e mostre d’arte, si incontra sovente con poeti, scrittori, persino qualche attore con cui condivide la passione per le arti.

[…]  gioca con la Fiorentina per 7 stagioni collezionando 187 presenze ed una rete, ma entrando soprattutto nella storia d’Italia per quanto accade il 13 settembre 1931 […] è in programma l’inaugurazione dell’impianto in un’amichevole tra la Fiorentina e la squadra austriaca dell’Admira Vienna; quasi 15 mila spettatori in un pomeriggio caldo nel capoluogo toscano, in tribuna diverse autorità del Regime Fascista, sul campo i 22 calciatori schierati sulla linea mediana per il consueto saluto. Gli 11 giocatori della Fiorentina sono rivolti verso gli spalti, 10 di loro tendono il braccio in onore del Fascismo, magari qualcuno lo fa pure di controvoglia, però lo fa. Uno di loro, tuttavia, resta fermo, le braccia lungo i fianchi, lo sguardo fiero di chi dice “io non mi presto“. Un gesto pericoloso e rischioso, certamente notato dagli stati generali del Regime, ma sul quale il governo preferisce soprassedere […] Le cronache parlano di un calciatore generoso, di un lottatore tenace e carismatico, forse dalla tecnica non sopraffina ma del quale in campo si sente costantemente la presenza. Neri si guadagna così l’ingaggio da parte del Torino […] chiude la carriera agonistica a trent’anni nel 1940 dopo tre stagioni in granata, 219 presenze e 2 reti in serie A […]

Smessi i pani dell’atleta dopo una brevissima esperienza di allenatore alla guida del Faenza, Neri tenta l’avventura imprenditoriale, rileva un’officina meccanica grazie ai soldi messi da parte con l’attività di calciatore e […] ora dirige l’officina, dimostrandosi persona più che assennata, in barba a chi pensa che i calciatori siano tutti ignoranti e superficiali. Del resto, lui ha studiato, ha letto, ha una cultura diversa rispetto a molti suoi coetanei […] Ma proprio quando tutto sembra volgere per il meglio, ecco lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’ingresso dell’Italia nel conflitto. Bruno Neri, trentatreenne […] si arruola nel 1943, imbraccia le armi e trasforma la sua storia da quella di un ex atleta ormai imprenditore a quella di un combattente.

[…] ora un altro ruolo, è il comandante del Battaglione Ravenna nella Resistenza Partigiana. Porta il soprannome di Berni, è uno dei più apprezzati comandanti della Resistenza, […] Nel 1944 torna perfino a giocare a calcio nel campionato Alta Italia con la maglia del Faenza, chiudendo così il cerchio e indossando per ultima la maglia della sua città natale con la quale aveva debuttato ad appena 16 anni. Il 10 luglio 1944 nei pressi di Marradi, vicino Firenze, Bruno Neri assieme all’amico Vittorio Bellenghi si sta recando a Gamogna dove sul monte Lavane c’è da recuperare un aviolancio degli Alleati. I due percorrono la strada e, come sbucati dal nulla, ecco 15 soldati tedeschi dietro di loro […] La successiva testimonianza di un colono che, nascosto dietro una cascina aveva assistito al breve scontro a fuoco […] Dirà anche che, seppur colpito alla testa ed ormai crollato a terra, Bruno Neri rotolando verso la morte avrebbe sparato ancora qualche colpo verso il nemico. E’ forse questa l’ultima immagine dell’ex calciatore: un estremo intervento difensivo per evitare il successo dell’avversario, costi quel che costi, che sia calcio o guerra. A Bruno Neri è oggi intitolato lo stadio cittadino di Faenza.

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