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Il Calcio Racconta

13 Marzo 1955… nasce Bruno Conti, il “gatto che gioca con il gomitolo”

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Il 13 Marzo del 1955 nasce a Nettuno Bruno Conti “…indimenticabile giocatore di Baseball……”. Così sarebbe potuta cominciare la storia di colui che invece è diventato un’icona giallorossa e dell’intero calcio italiano nel mondo. Non tutti, infatti, sanno che Conti esordì nella serie A di baseball nel 1969 difendendo proprio i colori della sua città natale. Le sue prestazioni attirarono l’attenzione di alcuni emissari californiani del Santa Monica con l’intento di portarlo oltre oceano nei campionati a stelle e strisce. Per fortuna il padre si oppose e permise, fortunatamente, un destino diverso alla carriera del figlio.

Dopo i primi calci dati a un pallone a Nettuno, Conti giocò al Cos di Latina, dove la Roma lo adocchiò una prima volta e gli permise di sostenere un provino. Il giudizio di Helenio Herrera fu impietoso: “bravo tecnicamente, ma con quel fisico certo non potrà mai essere un calciatore..”. Approdò all’Anzio, tra giovanili e prima squadra, quindi un secondo provino alla Roma: a 17 anni entra a far parte dell’organico della Primavera giallorossa insieme a Rocca, Di Bartolomei, Peccenini.
Di lì a poco, il 10 febbraio del 1974, esordì in A (Roma-Torino 0-0), e collezionò nel biennio ‘73/’74 e ‘74/’75 4 presenze in campionato e 3 in Coppa Italia.

10 febbraio 1974, Roma Torino, il biglietto d’ingresso per l’esordio di Conti

Nella stagione 1975/76 venne mandato in prestito in serie B al Genoa, dove incontrò Roberto Pruzzo. Qui disputò una stagione esaltante trovando subito un’intesa innata con il futuro ‘9’ giallorosso e aiutando il Genoa a tornare in serie A. Tra l’altro il bomber di Crocefieschi fu capocannoniere del campionato cadetto.
Quindi il ritorno a Roma per altre 2 stagioni, nelle quali fu inserito in pianta stabile tra i titolari. Da segnalare il Derby del 27 marzo 1977 vinto dalla Roma con un suo tiro al volo da 25 metri con il quale conquistò definitivamente i tifosi romanisti. Tornò in prestito al Genoa proprio per permettere ai giallorossi di assicurarsi le prestazioni di bomber Pruzzo. Un altro anno di praticantato prima di rientrare alla base nella stagione 1979/1980 e non uscire più dal mondo Roma. Proprio nella stagione 1979/80 contribuì, riportando a Roma dopo 11 anni la Coppa Italia, a cambiare per sempre il destino suo e della Roma, sdoganando per sempre “La Rometta” verso un posto d’èlite sia in ambito nazionale che internazionale.
Infatti, negli anni 80, periodo di massimo splendore per la Roma del presidente Dino Viola, contribuirà a portare nella quasi deserta bacheca di Trigoria, uno scudetto e quattro coppe Italia (in realtà ci fu anche quella del ‘90/’91 ma Conti non scese mai in campo).
Il bottino avrebbe potuto essere più corposo dopo essersi guadagnato, insieme ai compagni, il diritto a giocarsi una finale di Coppa dei Campioni davanti il proprio pubblico in quella maledetta, nefasta, disgraziata serata del maggio ’84. Proprio in quella serata si rese protagonista di un fatale errore dal dischetto, dopo aver fornito l’assist del pareggio al solito Pruzzo durante i 90’ regolamentari.
La sua ultima stagione in giallorosso, 1990/91, è abbastanza avara di soddisfazioni e, con Ottavio Bianchi allenatore, passa da 22 presenze totali della stagione precedente ad una sola presenza con il Bordeaux in Coppa Uefa per una manciata di minuti.

È tra i 5 romanisti che hanno vinto il più alto numero di competizioni con la maglia della Roma: uno scudetto e 4 Coppe Italia come Ancelotti, Tancredi e Pruzzo, oltre a Totti che ha vinto uno scudetto, 2 Supercoppe Italiane e 2 Coppe Italia.
Ma il nome di Bruno Conti è legato anche allo splendido successo di Espana 82 con la Nazionale di Bearzot. Fece il suo esordio con la maglia azzurra nel 1980, raccogliendo la pesante eredità di Franco Causio e inserendosi prepotentemente nel cosiddetto “Blocco Juve” tipico della Nazionale dell’epoca, ricoprendo il ruolo di titolare per ben 9 anni.
Assoluto protagonista nella spedizione Mundial dell’82 tanto da guadagnarsi il soprannome di “MaraZico”. Nel girone di qualificazione segnò anche contro il Perù con un tiro da fuori area con il piede destro, per lui il piede ‘debole’. Partecipò anche alla spedizione dei mondiali in Messico nell’86 e poi chiuse con la Nazionale, giungendo a quota 47 presenze e 5 reti.

Il 23 Maggio del 1991 (in diretta Rai) con “Il Gran Finale” Bruno Conti salutò il calcio giocato di fronte alla sua gente: uno dei momenti più emozionanti della storia giallorossa e non solo. La festa in onore del folletto di Nettuno registra, particolare significativo, più spettatori paganti della finale di Coppa Uefa tra Roma e Inter giocata la sera prima (che la Roma vinse 1-0 ma non bastò per alzare il trofeo, visto il 2-0 dell’andata). Al grido di “Un Bruno Conti, c’è solo un Bruno Conti”, alternato a “Bruno Conti sindaco de Roma“, il numero 7 a fine gara e dopo il consueto giro di campo, accompagnato dai figli, si mise in ginocchio sotto la sua Sud (gesto che lo rese famoso dopo i suoi gol) e tirò lo scarpino sinistro, quello del mancino magico, alla sua gente. Quella sera lascia il calcio giocato un pezzo di storia giallorossa. Alla fine si contano, in sedici anni, 401 presenze nelle diverse manifestazioni in cui la Roma è stata impegnata e 47 gol. Ma soprattutto sono indelebili le sue corse con i capelli al vento, i suoi repentini dribbling e cambi improvvisi e geniali di direzione che ubriacavano gli avversari di turno, le sue gesta funamboliche e il suo modo di giocare con il pallone “come fa un gatto con il gomitolo” (Cit. Gianni Brera).
Dopo il suo ritiro dal campo non ha mai abbandonato la causa giallorossa, ricoprendo più ruoli nell’ambito del settore giovanile. È stato anche allenatore della prima squadra dal 14 marzo sino al 30 giugno 2005, a seguito delle dimissioni di Luigi Delneri, portando la Roma in finale di Coppa Italia e conquistando il diritto a disputare la Coppa UEFA. Altra curiosità: Bruno Conti è l’unico giocatore nella storia della Roma, che ha visto vestire la maglia della Roma anche ai suoi due figli, Daniele ed Andrea.

Scontato il suo inserimento nell’11 titolare della Hall of Fame ufficiale dell’AS Roma e tra le ‘bandiere’ nella coreografia del derby in cui giganteggiava anche la sua immagine con l’enorme didascalia: “Figli di Roma, capitani e bandiere, questo è il mio vanto che non potrai mai avere”.

Buon compleanno Bruno Conti!

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Ezio Vendrame e la figurina… sbagliata

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ezio Vendrame ieri è venuto a mancare. Tutti coloro che hanno a cuore il calcio, in modo particolare quelli come noi che amano le storie vintage e particolari, lo hanno ricordato, descritto, elogiato, sottolineandone anche gli eccessi. Forse proprio per quest’ultimi così amato. Il suo essere controcorrente è stato il leitmotiv della sua vita, il suo modo di rapportarsi con il mondo. Nessun giudizio. Lui era così. Punto.

A 13 anni era arrivato nelle giovanili dell’Udinese per poi passare alla Spal per quella che era la sua prima stagione da professionista. Il suo carattere particolare mal si conciliava con il Patron della società di Ferrara che lo cedette alla Torres e successivamente al Siena.

Ma proprio in questa prima stagione da professionista a Ferrara, prima delle cessioni, c’era una pratica da dover svolgere, una pratica che esiste ancora oggi: le foto per l’album di figurine.

Ovviamente Vendrame non è tra i titolari e quindi non è nemmeno così scontato che lui debba farla. Prendete allora l’album della Panini della stagione 1967-68, ovviamente alle pagine dedicate alla Spal:

A sinistra trovate i due portieri, Mattrel e Cantagallo, al centro, tra di loro, il classico “scudetto” con l’emblema del club. Poi i quattro “arretrati”, il terzino destro Pasetti, il terzino sinistro Tomasin, il libero Massei e lo stopper Bozzao. Al centro una storia sintetica della società a completare la prima pagina. Andiamo ora ad analizzare la seconda pagina, leggermente più ricca di foto, nove contro sette della precedente.

Si parte con la figurina di Bertuccioli, mediano di spinta, poi il centrocampista Parola, solo omonimo del più celebre e famoso per la rovesciata divenuta iconica, e Lazzotti mezzala di punta. Completano i titolari Reif, ala destra, Bigon centravanti e Brenna ala sinistra.

Arriviamo poi a quelli che vengono definiti genericamente “altri titolari”: a sinistra il terzino Pomaro, al centro Edoardo Reja e infine a destra Gildo Rizzato.

Qui finiscono le figurine dedicate alla Spal, ma prosegue un elenco sotto la dicitura “Completano i quadri”: Stanzial, Cipollini, Rozzoni, Boldrini, Bean e Righetti.

Bene, di Vendrame nemmeno l’ombra, nemmeno tra coloro che “Completano i quadri”… verrebbe da dire. Invece ecco … guardate bene l’ultima figurina, quella di Gildo Rizzato…

Siamo certi si tratti esattamente di Gildo Rizzato? La didascalia riporta “Nato a Montagnana (PD) il 2 -2-1948. Centravanti cresciuto nel Legnago è passato alla Spal nel 1965-66. Esordiente in serie A. Altezza 1,70 Peso Kg. 66 Celibe”.

Beh, i dati corrispondono a Rizzato. Ma la foto? Forse non abbiamo bene in mente il volto di Rizzato, ma in quella figurina, guardandola bene, si scorgono dei connotati familiari ai più… siamo di fronte a Ezio Vendrame: molto giovane, ovviamente, e senza la barba.

Insomma uno degli errori della Panini e, visto l’anno, forse il primo in assoluto. Errori che fanno sorridere. Un modo diverso oggi di ricordare Vendrame. Con il sorriso appunto. Così avrebbe voluto.

Ciao Ezio

(Tutte le foto sono tratte dalla preziosissima “Collezione Gianni Bellini”, che ringraziamo per la solita grande collaborazione)

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L’ultimo gol di Bigon in Serie A

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – La ventiseiesima giornata del torneo 1979-’80 andava in scena sabato 5 aprile, vigilia di Pasqua. Il Milan era di scena a Udine e i friulani vinsero in rimonta 2-1, dopo il vantaggio rossonero siglato al quarto d’ora da Bigon. Nell’ultima stagione da calciatore nella massima serie per il futuro allenatore del secondo scudetto partenopeo. La decima annata di Albertino con il Diavolo. Era arrivato a Milanello dal Foggia, che nel 1971 era retrocesso in B. Soffiato alla Roma, rappresentò una scommessa subito vinta perché nel primo campionato con la casacca milanista andò a segno 14 volte in 29 partite. Nei due lustri con la maglia rossonera ha disputato tutte le finali del Diavolo: quattro di Coppa Italia e quella della Coppa Coppe del 1973. Nel giorno della ‘fatal Verona’ siglò l’ultimo gol e nella stagione del decimo scudetto milanista realizzò 12 reti. Con il tempo si era trasformato da attaccante in ala o anche in seconda punta, in base alle esigenze. Il 5 aprile di quarant’anni fa Albertino Bigon andava a segno per l’ultima volta in Serie A.

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Addio a Ezio Vendrame, il nostro George Best

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“Si è spento poche ore fa, Ezio Vendrame all’età di 72 anni, nella sua casa a Conegliano Veneto.

Genio, icona e simbolo di un calcio che non esiste più. Considerava Vicenza la sua seconda casa e aveva sempre nel cuore i tifosi biancorossi che aveva conquistato e deliziato con le sue giocate, per tre stagioni in Serie A dal 1971 al 1974. Con la maglia biancorossa infatti registrò 46 presenze in campionato ed una rete siglata proprio in un derby contro l’Hellas Verona, nel quale fu mattatore perché oltre al gol, servì un assist e fu fermato solo dalla traversa che gli negò una storica doppietta. Cresciuto nelle giovanili dell’Udinese, aveva militato tra le altre nel Napoli, nel Padova e nel Pordenone. La società LR Vicenza si unisce al dolore per la scomparsa di Ezio e desidera esprimere ai suoi cari le più sentite condoglianze”. Questo il messaggio di cordoglio dalle pagine del sito ufficiale del Vicenza, accompagnato da un’opera disegnata dal noto illustratore vicentino Osvaldo Casanova (Vai al comunicato ufficiale)

Anche il Padova dal proprio sito ha dato comunicazione della triste notizia: “Si è spento all’età di 72 anni Ezio Vendrame. Nato il 27 novembre 1947 a Casarsa della Delizia (Pordenone), Vendrame, soprannominato il “Best Italiano” ha vestito le maglie di Spal, Torres, Siena, Rovereto, Lanerossi Vicenza, Napoli e Pordenone. Ha vestito la maglia del Calcio Padova dal 1975 al 1977 realizzando 8 reti in 57 incontri in Serie C. La Società Biancoscudata si stringe attorno ai familiari e agli amici di Ezio in questo momento di dolore” (Vai al comunicato ufficiale).

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